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La nuova stagione di Silvia Ballestra

Bompiani

 

Olga e Nadia , due sorelle coese nei loro valori , prima fra tutti la fratellanza, in sintonia anche nelle decisioni più critiche e cruciali della loro vita che le porteranno inevitabilmente a delle scelte affinché possa avere inizio una “ nuova stagione “.
La trama molto realistica e concreta , si inserisce in un dolce paesaggio marchigiano , ferito più volte dalle calamità naturali .
Le descrizioni , che diventano  ben visibili e rappresentabili dal lettore , sono in alcuni capitoli espresse da periodi troppo lunghi , ricchi di dettagli e inframmezzati da vicende e linguaggio popolari che appesantiscono la lettura rendendola lenta .
In generale un piacevole viaggio nel tempo passato.

Mariangela Gaudiano

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Riusciranno Nadia e Olga a vendere la terra? I tempi sono cambiati, la campagna non rende più ed è tempo di accogliere una nuova stagione. Sebbene il soggetto sia davvero interessante ed innovativo ed alcuni passi siano spassosi, il libro sembra scritto da tante mani diverse, le parti tra loro non si legano, le descrizioni sono verbose e a volte avulse dallo scorrere della storia, la tecnica del flashback non funziona a dovere.
Davvero un peccato, perché credo sia importante dar voce alla compagna ed alle sue problematiche, soprattutto in un paese a vocazione agricola come il nostro.

Esther Berardengo

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Mi è sembrato di leggere più una cronaca che un romanzo. 

Peccato perché il tema della vendita poteva essere sviluppato e raccontato meglio.

Il libro risulta monotono a causa della assenza di colpi di scena. 

Lettura facile, scorrevole. 

Francesca Giannatelli

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Narra la storia di Olga e Nadia, due sorelle costrette a vendere il terreno agricolo di famiglia. Sullo sfondo, ma non in secondo piano rispetto alle vicende narrate, un paesaggio marchigiano arricchito da aneddoti e dittonghi dialettali, che a parer mio rendono la scrittura poco accattivante.

La storia in sé risulta piatta e poco costruita e i termini tipicamente agricoli appesantiscono la lettura rendendola noiosa. I personaggi e le loro relazioni non sono approfondite ma superficialmente accennati... come anche gli avvenimenti descritti sono scialbi e vuoti. Non lo consiglio.

Caterina Angelino

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"In campagna non si può avere niente di buono, o, se c'è, non te lo lasciano avere". William Hazlitt.

La storia raccontata racconta la vita e le peripezie burocratiche di due sorelle marchigiane che cercano di vendere la terra ereditata dopo la morte del padre.

L'argomento trattato poteva avere delle potenzialità, tuttavia la storia non mi ha coinvolta, la linearità della scrittura e la sua pacatezza, i dialoghi poco interessanti mi hanno trascinata all'interno della storia senza alcun entusiasmo.

Vi è poi una storia nella storia che racconta di un delitto consumato anni prima nelle campagne marchigiane e che speravo facesse decollare la narrazione legandosi alla vicenda delle due sorelle, ma anche quella storia si spegne sottotono.

L'unica cosa entusiasmante nel libro è stata la partecipazione al concerto dei Radiohead con in sottofondo però " No surprises"! (adoro!)

Antoniella Patierno

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Con una scrittura lieve, a tratti ironica, che scivola via come olio, Silvia Ballestra costruisce una bella storia di grande attualità, profonda quanto basta. E’ la storia di due sorelle che tornano nelle loro Marche per decidere il futuro dell’azienda del padre, il futuro dei loro alberi e delle loro piante, il futuro della loro terra e delle loro radici. E così incontrano i fantasmi del loro passato e le leggende che ruotano intorno a quella splendida terra e ai monti Sibillini. E in questo viaggio si interrogano sulla reale necessità di gettare il passato e sulla utilità, invece, di ripartire dalle radici per costruirsi un nuovo futuro capace di trasformare i fantasmi in semi da coltivare. Con mano leggera e asciutta l’autrice ci rivela il paesaggio di una terra da sempre in movimento, un movimento sotterraneo, disperato, con cui tutti, prima o poi, ci troviamo a fare i conti. In attesa di una nuova stagione.

Nino Paternoster

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Olga e Nadia, due sorelle impegnate nella vendita di un terreno di famiglia, una questione alquanto spinosa da risolvere. Tutto il racconto si snoda attorno a questo affare che tarda a concludersi. Siamo nelle Marche ed è un piacere perdersi nella toponomastica di quei luoghi, reminiscenze geografiche sepolte nei banchi di scuola. I rimandi alla sociolinguistica endemica sembrano completare il quadro situazionale. Ci si muove successivamente sull’asse di un linguaggio tecnico e agrario. La linea del tempo scorre prima all’indietro, conosciamo gli episodi di gioventù delle due sorelle, le scelte sbagliate, i mariti bugiardi, unioni fallimentari per poi volgere lo sguardo al futuro, alla speranza. Riusciranno le protagoniste ad affrancarsi dalle zavorre del passato e a donare nuovo vigore alle proprie radici? Una storia che sembra non tenere le briglie, una rete dalla maglia larga da cui non si evince cosa realmente l’autrice voglia mettere in risalto, così il piacere iniziale della lettura si disperde e non trova terreno fertile nel prosieguo del racconto.

Nadia Berardi

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