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Mattatoio N° 5 di Kurt Vonnegut
Feltrinelli

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Lanciano “Ex Libis” coordinato
da Maria Rosaria La Morgia

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Efficace ed originale intreccio narrativo  tra le vicende che il protagonista, Billy Pilgrim, vive nella sua vita reale e le esperienze fantastiche che lo conducono sul pianeta di Tralfamadore: sulla terra Billy subisce le atrocità della guerra, con l’assurdo bombardamento di Dresda; le casualità, che intervengono a sconvolgere il corso delle cose; la caducità della falsa cultura e dei miti della classe media americana ma nelle  sue visite a Tralfamadore Billy conosce una realtà opposta: qui  “tutti vivono in pace” e il tempo è un unicum che racchiude passato, presente e futuro. Così è anche nella sua esperienza emotiva, con “i viaggi nel tempo”, un continuo andare e venire negli anni e nei ricordi legati alle assurdità degli anni di guerra, ai compagni di prigionia, alla fame, al freddo, alla paura ma anche alla vita familiare e sociale. Il racconto, che termina con gli assassini di Robert Kennedy  e Martin Luther King, fonde generi letterari diversi e opposti tanto efficacemente da collocare il lettore nel vivo degli avvenimenti narrati e tra quei  personaggi che, emersi con forza dalle pagine, gli rimarranno accanto anche quando, terminato il libro, dovrà chiuderlo.

Luigina De Santis

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Un romanzo che forse l’autore avrebbe dovuto intitolare: Così va la vita, espressione ricorrente in tutta l’opera, così come il bombardamento di Desdra. È un libro di fantascienza? È un libro di guerra?  Si racconta  la guerra con la fantascienza ….a volte confondendo il lettore con i salti spazio-temporali del protagonista, extraterrestri compresi. Il testo risulta  irriverente nei confronti della guerra, a tratti esilarante al fine di sdrammatizzarne i contenuti stessi anche quando determinati fatti sono realmente accaduti ….. Vero e finzione sono così intrecciati che, a volte, non si distingue quale sia l’uno e quale sia l’altro…..insinuando nel lettore il dubbio che tutto sia finzione.

Elvira Martelli

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Un romanzo percorso dal sarcasmo e dalla follia umana. Pacifista e antimilitarista offre un’immagine grottesca della guerra come se fosse l’unico modo per raccontarla. Folle la guerra, folle il protagonista: la struttura narrativa schizofrenica è funzionale a rappresentare questa follia. La forma risponde quindi al contenuto; i continui balzi temporali sono gli sbalzi mentali del protagonista tra passato, presente e futuro, quest’ultimo rappresentato da un mondo di alieni che ci guardano con stupore ed ironia. Un libro che vi fa riflettere sulla follia generale e sulle nostre follie individuali. 

Anna Ciarelli

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La storia incredibile che Vonnegut racconta in questo romanzo, di cui è difficile definire le caratteristiche e la precisa appartenenza ad un genere, è quella di Billy Pilgrim: ex prigioniero di guerra, testimone dell’atroce bombardamento di Dresda, che sul finire della seconda guerra mondiale venne completamente rasa al suolo, scopre in età matura di poter “viaggiare nel tempo” e vivere in più dimensioni temporali. Per ritrovare se stesso e il proprio universo, decide di raccontare la sua storia, anche se viene considerato un vecchio rimbambito e nessuno crede alle sue parole. Billy ha imparato dai tralfamadoriani, alieni che lo hanno rapito e portato sul loro pianeta  per studiarne il comportamento, rinchiuso in una specie di zoo insieme ad una attrice porno, il vero funzionamento del tempo: nulla passa definitivamente e ogni persona vive contemporaneamente ed eternamente in ogni istante della sua vita. Tutti questi elementi, sapientemente combinati, sono il geniale pretesto per denunciare non solo la seconda guerra mondiale,( a cui Vonnegut- Pilgrim ha partecipato) ma tutte le guerre. Un viaggio sul pianeta degli alieni è necessario per capire a fondo la realtà; al  di là di ogni propaganda, ogni guerra è una terribile crociata di bambini, perché sono solo bambini quelli mandati a morire. Attraverso i “viaggi nel tempo” Vonnegut fotografa momenti diversi della storia degli Stati Uniti dagli anni quaranta agli anni sessanta, suggerendo una idea di inevitabilità del destino “Così va la vita”. Grazie al paradosso l’autore riesce a descrivere l’Orrore e a farci riflettere su temi scottanti e scomodi, ma ancora attuali.

Rita Crisanti

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Romanzo interessante e complesso, costruito sul flusso di memorie di un anziano industriale americano, alle soglie della morte. Il senso della sua vita lo cerca nel ricordo della partecipazione, in Europa, alla seconda guerra mondiale, quando dovette attraversare, prima con pochi compagni e poi da solo, un continente disastrato, dalla Francia fino a Dresda, per ritrovare la socialità amica della sua truppa ... ma anche, poco dopo, per assistere al bombardamento che rade al suolo completamente la città e tutti i suoi residenti, umani e non solo... 

Arrivato al limite della vita, niente gli può impedire di prendere idealmente un'astronave in cui si coltivano  dialogo e piacere della pace, verso nuovi destini che non prevedano mattatoi. Ottimo libro contro la guerra. 

Edvige Ricci

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L’Autore racconta la propria esperienza autobiografica, la guerra e il bombardamento di Dresda, attraverso le avventure tragicomiche di Billy Pilgrim, un inoffensivo, stralunato, ineffabile personaggio, capace di viaggiare nel tempo e nello spazio. Scene di guerra, spesso satiriche e grottesche, scene di vita comune, personaggi rappresentati con brevi e puntuali tratto sfilano davanti a noi. Con Billy veniamo rapiti da alieni abitanti il pianeta di Tralfemadore, con lui apprendiamo la concezione del tempo, l’accettazione della vita ritenuta ineffabile ( “Così va la vita” è l’espressione più ripetuta nel testo). Con uno stile semplice e innovativo, una struttura originalissima ( continuo andirivieni nel tempo e nello spazio), Vonnegut ci trasmette il suo messaggio pacifista e antimilitarista, lontano da ogni retorica di genere. D’altra parte, che si può dire di fronte a un massacro? Solo tacere e ascoltare gli uccelli…Puu..tii..uiit.

Rita Foresi

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Ho visitato Dresda anni fa, la città ricostruita mattone per mattone impiegando le macerie dei bombardamenti messi in atto dagli Alleati; qualche area attende ancora la ricostruzione. Il libro di Vonnegut mi è sembrato l’allegoria di quella città, un’allegoria ridanciana e triste come certe sbronze: arte e bellezza in superficie, ma, sotto questa, distruzione e morte. Come si fa a raccontare il martirio di una città simbolo? Come si fa quando il proprio Paese bombarda il Vietnam con nuovi armamenti? Realisticamente? Si può farlo solo inventando un nuovo modo di scrivere. Vonnegut mescola memoria e fantascienza, lacrime e riso sarcastico. Usa una scrittura paradossale e inventa situazioni al limite dell’assurdo: il protagonista, Billy Pilgrim, è un uomo che si è “liberato dal tempo”.  Viaggiando attraverso i decenni, va dagli anni Venti alla seconda guerra mondiale agli anni Sessanta; dagli Stati Uniti alla Germania, al pianeta Tralfamadore. Tutto quanto Billy Pilgrim vive è insensato, ma constata “Così è la vita”. Solo con il paradosso Vonnegut ha potuto proclamare l’assurdità della guerra.

Tonita Di Nisio

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Tutta la storia ruota intorno alla vicenda più tragica vissuta realmente dall’autore, il bombardamento di Dresda, intrecciata alla storia di Billy Pilgrim che va e viene nello spazio temporale della sua vita. Libro essenzialmente contro la guerra, anche se espresso in maniera delicata, e pervaso da un’ironia diffusa che dovrebbe servire ad alleggerire il libro e renderlo divertente… libro un po’ complesso ma mi è piaciuto.

Maria Rosaria Cesarone

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Il libro di Kurt Vonnegut è un tuffo nelle emozioni già dal titolo Mattatoio n.5 e dal sottotitolo o la crociata dei bambini o dal sotto sottotitolo danza obbligata con la morte o ancora le prime righe sulla copertina... Un  libro insomma che promette un viaggio nell’inusuale e mantiene la promessa. La competizione duale con una autrice sacrale scomparsa recentemente è l’unica colpa di questo libro.

In un  altro confronto Kurt sarebbe uscito con ampio vantaggio. Capiamo subito che nel mattatoio richiudevano di notte i prigionieri di guerra.

Mi ha coinvolto la lunga preparazione per narrare quanto avvenuto a Dresda, la storia parallela di ricerca sulla crociata dei bambini iniziata nel 1213.

Affascinante Billy Pilgrim e i suoi viaggi nel tempo: nel  giardino delle giraffe venne la notte e Billy dormi senza sognare e riprese a viaggiare nel tempo.

Nel  pianeta chiamato Tralfamadore, c’erano 5 sessi, ciascuno dei quali compiva una delle funzioni necessarie per mettere al mondo un nuovo individuo.

Poi  all’improvviso compare lo sparo a Robert Kennedy e quello un mese prima a Martin Luther King così va la vita …

Si viaggia  nel tempo fino al 1945 a Dresda, e i tedeschi dovettero fermarsi perché non autorizzati ad esplorare la luna  

così va la vita e poi venne la primavera e gli uccelli parlavano:  “poo-tee-weet”…e rimase solo  il cinguettio di un uccello

bel libro…

Annarita Frullini

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Star dietro a Billy Pilgrim non è facile, si viaggia nel tempo e nello spazio, si attraversa buona parte del Novecento andando dagli Usa all’Europa per finire sul pianeta di Tralfamadore, “Così è la vita” sentenza Billy alter ego di Kurt Vonnegut, l’autore di questo romanzo contro l’orrore della guerra. Testimone della distruzione di Dresda, Vonnegut mette al centro della sua storia quell’insensato bombardamento arrivato sul finire del conflitto quando ormai erano chiari vincitori e sconfitti. L’assurdità della guerra prende corpo attraverso una scrittura che si nutre di ricordi reali e di invenzioni. Surreale e grottesco, ironico e provocatorio Mattatoio n.5 è non solo una condanna della guerra ma anche una riflessione sulla fragilità della società americana.

Maria Rosaria La Morgia

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Un romanzo spiazzante, fatto di realtà e fantasia. Mattatoio n.5 racconta la storia di un uomo anziano, Billy Pilgram, che ripercorre la sua vita andando oltre quanto gli è accaduto, a partire dal bombardamento di Dresda, e viaggia nel tempo tra passato e futuro. Un romanzo contro la guerra e contro un modello sociale che si nutre di apparenze e denaro.

Mariella Di Girolamo

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Un racconto surreale ambientato durante la fase finale della seconda guerra mondiale, che però non può liquidarsi come racconto di guerra.
Billy Pilgrim è il protagonista capace di spostarsi nello spazio e nel tempo, di cui conosce la vera natura.

Antonella Fantini 

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È sicuramente un libro che non si dimentica e non solo per la trama ma per come questa si dipana. Non è semplice seguire una struttura narrativa non priva di fascino ma che a volte risulta spiazzante, quasi disorienta chi legge chiamato spesso a rifare il punto della storia per cercare di non perdere il filo e soprattutto di non perdere la sintonia con l'autore. Straordinario nel raccontare le atrocità della guerra, con uno stile personalissimo e una fantasia fuori dal comune che non si può non apprezzare. Tra realtà e fantascienza, Vonnegut usa un linguaggio forte, a volte cinico e sarcastico che colpisce come un pugno nello stomaco. Che non concede cedimenti, che obbliga a rimanere dentro la storia e a seguirne, non senza fatica, i voli e i cambi di passo di uno scrittore che almeno una volta dovrebbe essere letto.

Pina De Felice

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Senz’altro è da definirsi un libro unico sia per come è strutturato, sia per la trama che sembra spesso essere quello che in definitiva non è. La distruzione di Dresda compare e scompare, mentre del protagonista viene trattato finemente il lato introspettivo, ma è la percezione del non voler trattare il tema di fondo dell’opera che ne fa, a mio avviso, il capolavoro che è, ed è forse proprio questo suo avvolgersi su se stesso che non mi ha entusiasmato.

Luisa Carinci

 

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Un romanzo sull’assurdità della guerra ormai divenuta terrorismo, ove si confondono i ruoli di vittime e carnefici coinvolgendo tutti i civili tra un crescendo di violenza e indifferenza. Scritto nel 1966, è impressionante nella sua crudeltà, difficoltoso seguirne la trama, con balzi temporali da capogiro e incursione nella fantascienza ma convalidato purtroppo dalle atrocità che la cronaca ormai riporta da ogni successiva esperienza di conflitto o missioni di pace nel mondo attuale. Raccontare lo straordinario della guerra cercando di renderlo credibile non è impresa facile: sarcasmo e ironia, magistralmente padroneggiati, attenuano la maggiore sofferenza cui vanno incontro nei conflitti le fasce marginali della società, siano essi reduci, bambini, o omosessuali, rendendone intrigante la lettura, ma anche piacevole e tollerabile.

Ezio Bianchi

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Treviso “5 del 42”
coordinato da Laura Pegorer

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Il fulcro del racconto è il bombardamento di Dresda ma il fatto risulta, anche dopo molti anni, difficile da affrontare per lo scrittore che lo ha vissuto. Il romanzo fa dei giri concentrici fino ad arrivare al centro e mostrare in tutto il suo orrore la distruzione quasi totale di una città d’arte, dei suoi abitanti, dei tanti prigionieri che vi erano alloggiati.
“La crociata dei bambini” è il titolo che l’autore vorrebbe dare al libro per sottolineare l’insensatezza della guerra dove i ragazzi vengono mandati a morire come fossero solo pedine di un tragico gioco.

Laura Mosele

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Mi è piaciuto tantissimo lo stile che l’autore ha utilizzato nella narrazione: uno stile che non saprei definire (ma va benissimo “telegrafico e schizofrenico”, come è precisato in copertina).
La vita del protagonista si snoda in un tempo paradossale attraverso il sogno (oppure una realtà in una nuova dimensione), vive e rivive epoche diverse e ripetute e osserva: osserva e riporta il vissuto così come si dipana, senza chiedersi più di tanto il significato degli avvenimenti o delle stranezze temporali. Si lascia vivere, parlando poco, a volte conoscendo già le risposte. Si imbatte in una moltitudine di personaggi vari che costellano la sua storia: ognuno di loro ha un posto preciso nello svilupparsi degli eventi, nessuno è messo lì a caso. Il bombardamento di Dresda è la base storica che prende forma ad ogni pagina, ed è ciò che rimane di sicuro e vero fino alla fine. I Tralfamadoriani sono la giustificazione a molti interrogativi, e Billy tenta di comunicarlo ad un mondo che non lo ascolta. Così va la vita.
Non è stata facile questa recensione: dovrei rileggere il libro per capire meglio certi passaggi … ma forse l’autore vuole proprio questo!

Barbara Marcazzan

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Molto meglio “Mattatoio n.5” L’autore ci porta a spasso nel tempo per sottrarci agli orrori della guerra. Con gli abitanti di Tralfamadore impara a restituire vitalità ai ricordi per affrontare la banalità del vivere quotidiano. Billy Pilgrim è l’antieroe, l’uomo che cade che non crede al mito del superuomo che si abbandona agli eventi perché “così è la vita”. Rileggere i libri letti anni addietro è curioso. Ci sono tracce delle antiche passioni e piccole delusioni. Comunque bello.

Natalina Mungari

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Mattatoio n.5 di Kurt Vonnegut è un libro che spiazza perché sembra proporsi come un racconto di guerra parzialmente autobiografico e poi si butta a capofitto nella fantascienza classica con tanto di extraterrestri che rapiscono gli umani per farne oggetto di studio e di svago.

Un romanzo di guerra che trasmette un messaggio di pace perché l’autore nel suo raccontare ne mette in risalto l’assurdità e la crudeltà. È una condanna alla guerra, la guerra combattuta da soldati talmente giovani da essere poco più che bambini che agiscono per volontà altrui, incapaci di capire quello che fanno e quello cui vanno incontro mandati a morte come bestie nel macello.

Un romanzo che rinnega la guerra e le sue atrocità e che indica la pace come unica salvezza ed è singolare come questo messaggio di speranza possa arrivare attraverso le parole, o meglio i pensieri, di quei Tralfamadoriani che vivono in pace e gli insegnano l’accettazione degli eventi, belli o brutti, della vita consigliandogli di soffermarsi su quelli belli. Che gioiscono della vita in tutti i suoi momenti, i suoi istanti.

Un romanzo più che mai attuale al giorno d’oggi con l’aberrazione dei bambini soldato, le inutili guerre e rappresaglie che si susseguono ogni giorno, grandi e piccole, volte ad un effimero accaparramento di mezzi, risorse e materiali a scapito della gioia di vivere e di un’etica che rispetti persone, animali e natura.

Mara Paladini

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Due importanti romanzi americani degli anni Sessanta/Settanta, entrambi capaci di catturare il lettore/lettrice con scrittura brillante, intelligente, scorrevole, intrigante. Capaci di indagare la realtà con espedienti narrativi che coinvolgono la dimensione comica, fantastica, grottesca, tragica, crudele. Li apprezzo molto entrambi ma scelgo Vonnegut preferendo il suo romanzo non rinchiuso dentro le mura di una casa, fosse pure quella di una famiglia del ceto medio ebraico nell’America del dopoguerra!

Tiziana Niero

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Proprio divertente!!

Ottavia Franceschini

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Eleggo Mattatoio e il motivo è che non sono un po’ pudica

Alessandra Pegorer

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Il libro è molto bello, ha una scrittura agile, ironica e molto trascinante

Enrico Franceschini

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Chi se lo poteva immaginare che con un titolo così, Mattatoio n.5 fosse un romanzo esilarante, febbrile e ritmato in cui veniamo sbalzati nel tempo e nello spazio con viaggi continui senza che ci sembrino implausibili! Un romanzo ben lontano dall’essere moribondo.

Vediamo perché: Vonnegut usa armi non troppo convenzionali:

. l’ironia: è il mezzo che gli permette di affrontare l’atroce tema della guerra, e in particolare la distruzione di Dresda, ma anche di riflettere sul concetto di libero arbitrio (meraviglioso come lo inserisca tra le cose che suscitano l’ilarità degli abitanti del pianeta Tralfamadore), sulla violenza dei Terrestri, sulla religione, sui valori del popolo americano come la ricchezza, simbolo di intelligenza (“se sei così intelligente, perché non sei ricco?”);

. lo humour: “la compagnia era stata teoricamente avvistata da un nemico teorico. Ora erano tutti teoricamente morti. I cadaveri teorici risero e consumarono un robusto pranzo di mezzogiorno.”; oppure, mentre Billy Pilgrim vaga per la campagna di guerra e il suo gruppetto viene attaccato, lui si ferma (con il fisico come di una scatola di fiammiferi) e dà, educatamente, al tiratore che l’aveva mancato, un’altra chance. E ancora “Maggie Smith era una personcina poco intelligente, ma un invito formidabile a far figli”. E dopo che Billy si è intrufolato in una radio (quanto simpatico è quest’uomo? ) e si è mescolato a degli intellettuali che stanno discutendo se il romanzo è morto oppure no, segue la frase “così va la vita” con cui Vonnegut descrive i decessi d’ogni tipo, abbiamo chiara la sua posizione in campo letterario, salvo poi smentire quest’idea proprio con questa sua opera !

. una malinconia sottile : la vecchia madre gli sussurra in un orecchio, dopo avere richiamato a sé tutte le poche energie: “come ho fatto a diventare così vecchia?”, l’effetto è struggente. Barbara, la figlia di Billy, lo rimprovera perché non si accorge del freddo che c’è in casa: “Era molto eccitante, per lei, privarlo della sua dignità in nome dell’amore”, una stilettata.

Insomma il romanzo è una commedia triste in cui il reframe è: So it goes. ( “così va la vita”, purtroppo in italiano meno pregnante) che non è un modo di accettare la vita, ma, al contrario, di affrontare la morte.

E tutto avviene ad un ritmo spezzato, qualche volta sincopato, con lo spiazzante affacciarsi improvviso dello scrittore stesso, nel turbinante andirivieni nel tempo e nello spazio che ammorbidisce le situazioni drammatiche, interrompe quelle grottesche, ci cattura definitivamente. La guerra - così - può anche essere narrata.

Laura Pegorer

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson

di Milano 2 “Lettori Temerari 2”
coordinato da Patrizia Ferragina:

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Ho trovato la scrittura di Vonnegut sicuramente innovativa, ma il racconto risulta penalizzato dai continui salti temporali e da flash che forse renderebbero maggiormente in forma cinematografica. Riconosco l’importanza del tema e lo spessore dell’autore, ma decisamene non è nelle mie corde e per me è stata una lettura molto faticosa. Ho anche notato che saltando qualche pagina (che poi, per scarico di coscienza, sono tornata indietro a rileggere) il senso generale non cambia e questo mi fa pensare che il romanzo, sebbene non lungo, sia comunque sovrastrutturato.

Barbara Monteverdi

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Ho votato questo libro, sebbene tremassi già alla lettura del titolo. È la storia della vita folle di Billy Pilgrim, un ottico che viaggia nel tempo e nello spazio, alter ego di Vonnegut, sopravvissuto al terrificante bombardamento di Dresda, nascosto nel mattatoio n.5. Un libro complesso da riassumere in quanto l’autore ci fa viaggiare in epoche diverse, in un’altalena di emozioni: diverte, commuove, spaventa. Più di tutto, è un romanzo che descrive il terrore, l’assurdità e la stupidità delle guerre.

Bernadetta Pazielli

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Per quanto desti un certo interesse, non convince del tutto il tentativo di Vonnegut di concentrare in un unico racconto disparati filoni tematici, da quello antimilitarista a quello fantascientifico, che per altro fantascientifico in senso proprio non è, passando attraverso la metafisica del tempo e approdando alla neuropsichiatria. Billy Pilgrim, lo sfortunato protagonista testimone del bombardamento di Dresda alla fine della seconda guerra mondiale, viaggiatore indefesso nello spazio e nel tempo, miserabile e ricco a seconda delle fasi della vita in cui di viene a trovare, assurge al rango di simbolo della vittima sacrificale e, in quanto simbolo, parla più al cervello che al cuore. Sono uscito dalla lettura di questo libro con la sensazione che l’autore abbia voluto prendere le distanze dalle vicende narrate, usando un tono sarcastico e asciutto, in netto contrasto con la drammaticità degli argomenti trattati. Si tratta di una scelta di stile che non mi appassiona.           

Salvatore Pennisi

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Difficile, arduo, come mai in altre sfide letterarie, decidere a chi tributare il mio voto. Continuavo a passare da una decisione a quella opposta. Poi ho capito che non ne sarei uscita se non avessi smesso di farmi influenzare dalla “statura” dei due autori, dal loro peso letterario, dalla loro notorietà. Per uscire dall’impasse avrei dovuto solamente ascoltare come ciascuno dei due romanzi “parla a me”, mi commuove, mi mette in movimento. E allora non ci sono stati più dubbi, è “Mattatoio n.5 La crociata dei bambini” che mi sa parlare con più intensità. E questa intensità sta proprio là dove Vonnegut stesso la mette, nelle parole che scrive a pagina 20: “È (un libro) così breve, confuso, stonato perché non c’è nulla di intelligente da dire su un massacro... Dopo un massacro tutto dovrebbe tacere , e infatti tutto tace, sempre, tranne gli uccelli.” Proprio così, la storia confusa e stonata, ma di grande intelligenza e libertà narrativa, di Billy Pilgrim, alter ego dell’autore, uomo dall’identità frammentaria e fluida, che viaggia nel tempo e nello spazio, è la metafora perfetta. Perfetta per raccontarci il non senso, l’orrore e la stupidità della guerra (qui rappresentata emblematicamente dal bombardamento alleato di Dresda) e di tutte le guerre, che mandano al massacro i “nostri bambini “senza scrupolo alcuno. E questa metafora, veloce, tenera e feroce a un tempo, mi ha conquistata, nonostante il dichiarato (e forse un po’ sorpassato?) Intento pedagogico. E a più di cinquanta anni di distanza il racconto di Vonnegut credo continui a dare voce al senso di precarietà e di instabilità delle nuove generazioni.    Patrizia Romano

Recensione cinque      (preferito) Confesso che non conoscevo l’autore e quindi nemmeno questo romanzo, e questo poteva essere un handicap nella sua preferenza a “Il Lamento di Portnoy, invece è stata per me una piacevole scoperta, di un racconto che mi ha tenuto sospeso fino alla fine. Un romanzo autobiografico contro la guerra in tutte le sue forme dove l’autore ci narra la sua esperienza durante la seconda mondiale in termini fantascientifici ed ironici, non dimenticando il tema lgbt. Secondo me siamo di fronte ad un vero romanzo manifesto del pacifismo. A volte sembra che il tema della guerra e degli orrori che produce sia un pretesto per parlare di diritti civili, dignità, umanità, discriminazioni, e viceversa. E poi la parte fantascientifica, davvero geniale.          

Pierangelo Vernizzi

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Vigevano “Circolo Bibliosofia della La biblioteca di Mastronardi”
coordinato da Raffaella Barbero
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Giudizio: buono

Consigliato: in particolare ai giovani, richiamati a vivere questi tempi instabili, nebulosi, contrassegnati da un futuro precario

Parlare di pace raccontando la guerra, si può, dopo aver letto questo libro.

Un libro particolare. Non di facile lettura, ma non annoia mai.

Il Mattatoio n.5 di Kurt Vonnegut, è un romanzo contro la guerra, senza mai trovare nelle sue pagine sangue e orrori.

Emerge invece un personaggio interdetto davanti al destino immutabile, senza forza né potere di interrompere il flusso degli eventi.

Per il protagonista Billy Pilgrim, il passato non può essere cambiato così come il presente e anche il futuro.

Queste dimensioni sono per lui inesistenti e gli fanno subire passivamente gli eventi, lasciando al lettore questo messaggio: non ci si può sottrarre al flusso inevitabile delle cose.

È un romanzo pieno di visioni, ma sono visioni che ci servono per immaginare possibili altri modi di vivere rispetto al nostro e per rapportarci con il tempo passato, il presente e il futuro.

Così è la vita.

Forse, senza fare un solo passo, ci si salva sempre, addirittura anche in una guerra.

Franca Ottoboni

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Il rifiuto iniziale per un libro di fantascienza – genere che non amo assolutamente – si è parzialmente attenuato durante la lettura di questo libro. Un grido contro l’insensatezza della guerra, una denuncia contro l’atrocità del bombardamento di una città libera e di civili disarmati. Un inno alla pace.

Ma anche la consapevolezza che niente può cambiare: il rigido determinismo dei tralfamadoriani comunica al lettore che ogni evento è privo di significato e ineluttabile il valore effimero dell’esistenza.

Il ritmo di lettura è veloce grazie allo stile narrativo, leggero e scanzonato, ma rallenta a causa dei salti continui (non solo temporali) e delle volute ripetizioni.

Raffaella Barbero

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Mattatoio n.5 : uno dei più grandi romanzi contro la guerra ? Grande romanzo sì ma per  la celebrazione del NON SENSO della vita, non senso sia della sanguinaria follia della guerra che della vita quotidiana. Non  aiutano né  la religione né  le relazioni umane.  Il protagonista , Billy Pilgrim, si muove in un tempo circolare appunto come un pellegrino,  errabondo,straniero…,sempre inadeguato e incapace di decidere. Tutti gli avvenimenti sono dovuti solo al caso e l’autore lo chiarisce bene, sia quando dice  che nel romanzo non ci sono personaggi, solo trastulli indifferenti in mano a forze immense, sia quando commenta ossessivamente ogni accadimento con un : “ Così è la vita.”  Inutile cercare i perché : l’hanno capito solo gli  alieni a forma di scopino di Tralfamadore, nel cui mondo fantastico Billy si rifugia a fasi alterne, condizionato sicuramente dalla sue letture di fantascienza e da una ferita alla testa, ma soprattutto dalla sua incapacità di accettare e vivere la realtà. Prosa e lessico semplici, con dialoghi che sembrano banali, consentono una lettura scorrevole ma il pessimismo è così profondo e assoluto da essere doloroso.

Nives Trombotto

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In Mattatoio n.5 Vonnegut con la sua prosa essenziale, brillante e satirica, ci racconta una guerra feroce e assurda, in cui tutti, soldati e civili sono accumunati  da uno stesso tragico destino. Attraverso il suo straniato protagonista, che fa muovere nel tempo e nello spazio, ci pone di fronte l'ineluttabilità dell'esistenza umana, concludendo ogni racconto dei vari episodi con: " Così va la vita". Voto 8

Angela Bertelegni

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Premetto che non avevo letto nulla di Vonnegut né recensioni su “Mattatoio n.5” sicché fino a pagina 27 (ed. universale economica Feltrinelli) ho pensato d’immergermi nella lettura di un romanzo in cui l’autore, parlando del bombardamento di Dresda di cui fu testimone come soldato americano oriundo tedesco, raccontasse i fatti in modo più o meno lineare dal punto di vista cronologico.

A pagina ventotto, invece, mi sono ritrovata in uno spazio-tempo onirico “nella nebbia di Boston io diventai una persona inesistente, (…) insieme ad altre persone inesistenti (…) in un hotel per una notte inesistente. (…)La seconda lancetta del mio orologio ebbe uno scatto e passò un anno,(…)come abitante della Terra dovevo credere a tutto quello che dicevano gli orologi… e i calendari.”

Qui iniziano le capriole nello spazio e nel tempo: Stato di New York 1968, pianeta di Tralfamadore1967, Germania 1944 e via via avanti e indietro.

Non è il genere di narrativa che preferisco, ma questo romanzo è davvero originale sia nella struttura sia nel modo in cui è affrontato un argomento tragico come la seconda guerra mondiale: racconto, talora crudo, di fatti realmente accaduti o verosimili intrecciati con situazioni fantascientifiche, il tutto spesso venato da una certa comicità paradossale. Vonnegut, insomma, racconta la tragicità della guerra, per auspicare il pacifismo, con narrazione inusuale.  

Dovrei fermarmi qui, essendomi richieste solo dieci righe di commento, ma, se è vero che un libro è valido quando ci lascia diversi dal momento in cui abbiamo iniziato a leggerlo, trascurerei il motivo più importante per me: mi ha fatto ripensare e tornare ad approfondire il concetto di tempo in Bergson. Esiste un tempo della scienza e un tempo della vita.

“Mattatoio n.5” mi è parso l’emblema del tempo interiore: il tempo della vita.

E in questo periodo di pandemia, per alcuni aspetti simile ad una guerra, il tempo interiore potrebbe alleviarci la paura del presente e la tristezza dell’isolamento sociale.

Antonia Ricciuti

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Un sopravvissuto al bombardamento di Dresda, Mr. Pilgrim, ha la particolare facoltà di viaggiare avanti e indietro nel tempo. Nelle sue peregrinazioni non manca un incontro con gli alieni che vivono in una condizione eterna, extratemporale.

Descritta così la trama, sembra un romanzetto di fantascienza da quattro soldi; ma è un libro che non ti aspetti, che in questo modo assurdo e con molta raffinata ironia, tratteggia la vita di un “inetto” americano, spedito dalla Patria a combattere in una terra straniera, e che senza alcun merito riesce a tornare costruendosi una vita da american dream, fatta di lavoro ben remunerato, moglie che lo adora e 2 figli, uno maschio e una femmina (la perfezione dell’ happy family pubblicitaria!).

Ma il Pilgrim del futuro vede (o ricorda?) morire soldati “veri”, alla Rambo, per un caso;  vede morire un commilitone, che aspirava ad essere un eroe, per una banale infezione; vede morire un soldato più anziano, che era sopravvissuto al campo di prigionia e al bombardamento di Dresda, per una teiera raccolta tra le macerie…

Il Pilgrim dal passato, dal teatro di guerra, invece, vede (o immagina?) una vita futura invidiata dagli altri, ma che è soltanto una messinscena: ha sposato una donna ricca, ma non per amore e neanche per un mero calcolo; la figlia amorevole lo tratta come un rimbambito e il figlio, che disprezza, dopo aver rischiato di diventare un delinquente, diventa un soldato.

In questa insensatezza del passato e del futuro, a Pilgrim non resta che (sperare di?) essere rapito dagli alieni, messo in un serraglio con la più bella attrice di Hollywood, e vivere una “vera storia” d’amore, che lo redima, senza dimenticare, dall’essere stato presente ed essere sopravvissuto al più feroce bombardamento alleato della Storia, di una città che era stata dichiarata aperta e, perciò, inerme.

Vista dall’eternità, la vita appare un insieme di fatti che si susseguono gli uni agli altri, non sempre in relazione di causa ed effetto, non sempre solo “buoni” o solo “malvagi”. Cade il velo che copre i fatti: non ci sono guerre giuste, sante, belle e il sopravvissuto non è l’eroe, ma un bambino con la testa farcita di ideologia socialmente condivisa, mandato a uccidere chi capita e che vive un’esperienza traumatizzante; nella vita, il successo non è il merito; il bene non si separa dal male e non lo vince (sempre ammesso che esistano). “Così è la vita”.

Andrea Feoli

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Un manifesto pacifista, una denuncia alle atrocità della guerra che ha ridotto i personaggi di questo romanzo ad individui malridotti, giocattoli indifferenti in mano a forze immense. La pace è l’unico strumento che può portare alla salvezza del mondo. Questo libro sembra raccontare la guerra, ma in realtà l’unica protagonista è la pace: infatti non c’è nulla di intelligente da dire su un massacro. Si suppone che tutti siano morti, e non abbiamo più niente da dire o da pretendere. Un mondo dove ci possano ancora essere delle persone e non dei giocattoli si può costruire solo in tempo di pace : unica via di salvezza del mondo e dell’anima. Un romanzo di grande introspezione, da leggere!

Martina Azzolari

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Da un'esperienza di vita cruda e crudele, Vonnegut estrae attraverso la sua fantasia fantascientifica un romanzo emozionante e indiscutibilmente grave per i temi trattati. Attraverso i ricordi del protagonista, Billy Pilgrim, il lettore viene trasportato in un viaggio nel tempo e galattico circolare, tra farsa e dramma con l'intento di proporre un'apologia contro la guerra. Certo, il bombardamento della città di Dresda è da considerare fulcro del testo, come un tronco di realtà da cui tramite i rami della fantascienza il messaggio antibellico assume una dimensione profonda quanto ampia. Volendo riassumere, Vonnegut sfrutta l'irrealtà (?) fantascientifica per chiedersi(ci) se, voltairianamente riflettendo sia  il nostro il migliore dei mondi possibili, oppure un'alternativa potrebbe essere migliore. Esistenzialmente e fisicamente siamo liberi, siamo giusti, moriamo davvero o viviamo sempre nel passato (o nel futuro)?

Simone Satta

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È facile capire per quale motivo Mattatoio n.5 sia considerato uno dei classici migliori e più travolgenti sul massacro della Seconda Guerra Mondiale. Relegarlo al fantascientifico sarebbe riduttivo, ma come i romanzi capaci di travalicare i generi sanno fare molto bene, l’opera di Vonnegut riesce a portare con sé il lettore oltre il semplice racconto sulla follia (apparente) e l’incontro con gli alieni; ciò che invece colpisce dritto in faccia chi si ritrova immerso in questa narrazione sono l’insensatezza e la violenza che la Seconda guerra mondiale ha portato con sé e ha lasciato come strascico di trauma e orrore in chi da quegli eventi è stato investito senza neppure avere gli strumenti per comprendere a cosa si sarebbe andati in contro (il protagonista è costantemente attonito, fuori fuoco, e non è un caso che tutti i soldati siano poco più che bambini). Vonnegut ha creato un romanzo potente, capace di far prendere coscienza che, sebbene sia “così che va la vita”, non è certo il modo in cui dobbiamo desiderare che continui.

Giulia Rizzato

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Diciamo che Mattatoio n.5 è scritto sicuramente meglio, Vonnegut è certamente un narratore migliore, riesce meglio ad essere ironico ed efficace rispetto a Dick. Ma questo rientra in un lungo discorso sulla fantascienza degli anni d'oro.

Però le storie surreali (non che Mattatoio n.5 non lo sia) e puramente fantascientifiche hanno per me una marcia in più. Quel fiorire di metafore e critiche sociali di solito poco evidenti, che ti fanno girare in testa il racconto ben oltre il momento della conclusione... Di contro, non amo le storie militariste. Assolutamente non quelli pro ma, per contrappasso, nemmeno quelle anti. È un blocco mio, una cosa assolutamente personale.

Per questi motivi voto Ubik, non perché sia assolutamente migliore, anzi, ma perché lo preferisco.

Mauro Rizzo

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Una lettura particolare, non avevo letto nulla di questo autore ed è stata una piacevole scoperta.

Grottesco e folle. E in quale altro modo parlare della più grande follia della guerra?

Della lettura di questo libro mi sono rimasti impressi nella mente alcuni dei protagonisti: Billy Pilgrin ovviamente ma anche Kilgore Trout e i tralfamardiani gli alieni forma di sturalavandini.

Un libro geniale non c'è altro modo per definirlo.

Caterina Negrini

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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