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Mrs. Caliban di Rachel Ingalls
Nottetempo

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Farra di Soligo “Quelli di LLC”
coordinato da Annalisa Tomadini:

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Che regalo, è stato, questo libro!

È la strana storia di Dorothy, una casalinga americana che “tira avanti”, dopo che la morte del figlioletto ha desertificato il suo matrimonio con Fred e la sua intera vita. L’unica consolazione è l’amicizia con Estelle, più esuberante ed emancipata di lei, divorziata, che davanti a un caffè in cucina, le racconta delle sue relazioni complicate. Un giorno la radio annuncia che un mostro alto e verde, molto pericoloso, è scappato dal centro di ricerca in cui veniva studiato dopo la cattura nell’oceano, e si aggira per la città. E sarà proprio in casa di Dorothy che “il mostro” cercherà rifugio.

Con una naturalezza e una freschezza inusuale, la scrittrice ci racconta dell’amore che scatta immediatamente tra la donna e il mostruomo. Di come lo nasconda in casa, comprando per lui gli avocado di cui è ghiotto, di come si confidino, di come cerchino dei momenti di normalità su una spiaggia isolata. Di come progettino di riportarlo al suo mondo, tramite una fuga in Messico.

Una favola originale e delicata, con un finale amaro e per nulla scontato...

Lo consiglio a chi è in cerca di una storia originale e illuminante sul pregiudizio, sul desiderio di libertà e sulla falsità di troppi rapporti umani.

Annalisa Tomadini

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Una favola moderna, agrodolce e moraleggiante contro i pregiudizi e il sentire l’amore.

Una storia più profonda di quanto l’intreccio narrativo faccia intendere, oltre l’incontro dei protagonisti, si muovono dinamiche di solitudine, disperazione, di mancanza di affetto e la morte aleggia come un soffio leggero su tutto. Un finale in linea, coerente.

Elena Raspanti

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“E io, sono il tuo vizio segreto?”, domandò Dorothy.

“No, il mio vizio segreto sono gli avocado”.

Ovvero, la diversità è negli occhi di chi guarda.

Dove una creatura marina che parla un inglese forbito, in fuga da laboratori di ricerca, non ci sembra più “terribile” della quotidianità di una coppia in cui si è troppo infelici pure per lasciarsi, trincerati dietro i non detto, con zone della casa delimitate da confini invisibili, senza chiedere per paura di sentirsi rispondere.

In questo piccolo inferno domestico la “mostruosità” di Larry è forse la cosa meno mostruosa. Talmente poco mostruosa che in qualche modo si finisce per dimenticarcela, nel tentativo di questa strana coppia di ricostruire una routine parallela nelle proprie giornate.

In fondo, in queste vite “ordinarie” segnate da lutti e perdite, silenzi e incomprensioni, figli ribelli, storie trascinate stancamente, amicizie con persone che nemmeno ci piacciono tanto, un essere verde e palmato alto due metri che si presenta nella tua cucina può non essere la più spaventosa delle alternative.

Una piccola favola amara, sulla solitudine, sul desiderio. E sulla diversità, se ce ne ricordiamo.

E anche sugli avocado, volendo.

[Del Toro, mi spiace, mi è piaciuto più questo. E comunque sei arrivato dopo.]

Alessandra Fineschi

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Alla storia di Mrs. Caliban si sono ispirati per il film “La forma dell’acqua”, però ho preferito il romanzo.

Romanzo breve che unisce molto bene il reale allo straordinario, la quotidianità di una vita segnata dal dolore per la morte di un figlio ad un amore inatteso, improbabile, il diverso visto con occhi innocenti.

Dorothy è una donna infelice, il suo matrimonio è naufragato, inizia a pensare di non farcela, ma poi nella sua vita entra lui, l’uomo-rana, l’anfibio, il diverso.

Non è una favola surreale, né sentimentale, è una storia amara, che non fornisce risposte, dove il dolore rimane dolore e dove nessuno troverà consolazione nella fuga da una realtà domestica ormai logora.

Una lettura davvero piacevole.

Nicola Feo

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Si tratta di un interessante esperimento narrativo che racchiude in poche pagine un ampio ventaglio di significati. Il racconto esplora infatti i temi del matrimonio e della condizione femminile con l’ausilio dell’elemento fantastico, caratterizzato dal topos letterario della creatura mostruosa. Pur apprezzando il senso della storia, non si è verificato il patto narrativo, la sospensione del dubbio, ovvero quel tacito accordo che permette al lettore di abbandonare i propri pregiudizi per seguire l’autore nel suo universo finzionale. La vicenda surreale risulta eccessiva e poco credibile anche nei risvolti più realistici, finendo con il rovinare il piacere di una lettura pur arguta nelle analisi e nell’osservazione dei dettagli. Lo stile scarno e privo di guizzi linguistici, unito all’atmosfera di disperazione e solitudine, rende questo racconto più simile a un’allucinazione che a una favola.

Laura Del Ben

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“Uno dei venti romanzi americani più importanti del Dopoguerra” è incentrato sul senso di Dorothy per ciò che è giusto o sbagliato, giorno dopo giorno: un istinto, il suo, che rasenta la monotonia ma che (come per la sua omonima del “mago di Oz”) ad un certo punto viene travolto da un uragano. Che, in questo caso, ha l’aspetto di un bellissimo uomo rana. A differenza del Calibano più famoso di tutti, umano oltre gli stessi umani. E Dorothy si lascia travolgere volentieri da lui, forse vedendo addirittura nel “mostro” qualcosa che non c’è, immaginando ciò che non potrà (forse) mai realizzarsi. È tutto anticipato nell’apparentemente inutile dialogo tra la protagonista e l’amica Estelle, mentre entrambe bevono caffè. Dorothy dice che il troppo, cioè due tazze, le farebbe avvertire un dolore dove forse c'è il fegato: l’amica risponde spiegando che lì, in quel punto (dove, da quanto sappiamo, aveva sede il coraggio o, al massimo, l’invidia) “c’è solo la sua immaginazione”. Ingalls è bravissima a disseminare la storia di brevi accenni ai peccati commessi dall’uomo capitalista: l’impersonalità del potere (colpevole di aggredire la natura), i rapporti stantii tra coniugi e, più in generale, il razzismo e l’indifferenza. Su tutto, la poetica dei grandi spazi (l’oceano, sfondo dei bagni purificatori della coppia), in contrasto con stanze di case banali o con supermercati asfittici.

Marcello Bardini

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Di primo acchito, il riferimento a Calibano mi ha fatto ricordare l’insegnante di Inglese a scuola che tentava di spiegarci la prefazione a “Il ritratto di Dorian Gray” (“L’avversione del diciannovesimo secolo per il realismo è la rabbia di Calibano che vede il suo volto in uno specchio. L’avversione del diciannovesimo secolo per il romanticismo è la rabbia di Calibano che non vede il suo volto in uno specchio”). L’unica cosa che avevo capito al tempo era che l’insegnante di Inglese - persona di una certa età e non esattamente equilibrata - doveva aver avuto una giornata difficile e non si sentiva particolarmente propensa all’insegnamento quel giorno. In tempi successivi ho scoperto che il Calibano originale, cui Oscar Wilde faceva rimando, era un personaggio de “La Tempesta” di Shakespeare, un selvaggio deforme che alcuni naufraghi avevano descritto metà uomo e metà pesce.

La Mrs. Caliban del titolo è Dorothy, la classica casalinga americana depressa dei film; dopo la morte del figlio il suo matrimonio si è svuotato di ogni significato, il marito Fred ha trovato altro modo di consolarsi, la sua buona amica non è così buona e la vita di provincia non le dona alcuno stimolo. Poi un giorno incontra il Calibano. Mr. Caliban è il mostro anfibio, metà uomo e metà pesce appunto, che alla radio comunicano essere scappato dall’Istituto oceanografico e che Dorothy vede entrare nella sua cucina una mattina chiedendo cibo e riparo.

Il racconto dolce-amaro del rapporto che si instaura tra i due protagonisti è simile a quello di numerose altre storie dal tema simile, dal “La Sirenetta” in poi, ma la narrazione realistica toglie o trasforma il carattere fantastico del tema.

Nonostante non sia la storia il punto focale del libro, non è mai corretto dare troppi indizi, né svelare la conclusione. Le domande a cui verrà data risposta sono: Da dove viene in realtà il mostro? È una creatura della natura o il risultato di un esperimento scientifico? Cosa mangia il mostro? Cosa succederà tra i due? Sarà solo amore platonico? Com’è fatto un uomo anfibio? Come farà Dorothy a nascondere il mostro al marito e agli altri? L’Istituto di oceanografia troverà il mostro e se sì, come? Riuscirà a scappare? Ce ne sono altri? Chi morirà? (Sì, perché qualcuno muore, c’è sempre qualcuno che muore). Ma soprattutto: fa bene mangiare avocado?

Chi ha visto il film “La forma dell’acqua” mi dice che l’ispirazione al libro è molto netta e la trasposizione cinematografica è rispettosa e coerente con il messaggio che il libro voleva trasmettere (senza avocado). Non posso confermare o smentire, non avendo visto il film di Del Toro, ma posso dire che l’elemento fantastico è solo il pretesto per parlare di diversità, di disagio, di nuove opportunità quando la vita sembra non offrirne più.

Stile piano, narrazione pacata, storia non originale trattata con delicatezza, più che un libro corto un racconto lungo per soffermarsi a pensare che è nella vita non serve un mostro anfibio per cambiare prospettiva.

Marzia Pavanin

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Forse sconta l’essere stato saccheggiato a piene mani da Del Toro nella sua pellicola La forma dell’acqua, ma la lettura della vicenda di una casalinga infelice e frustrata che trova una insperata possibilità di redenzione nell’incontro amoroso con un mostro marino, scappato da esperimenti governativi di laboratorio, non è riuscita a scaldarmi il cuore e anzi la sensazione di già sentito non è mai evaporata. Anche le vene di umorismo weird, fra cui il presunto potere dell’avocado come cibo afrodisiaco, passano sotto traccia, e pure i personaggi sono insipidi, salvo forse la migliore amica della casalinga frustrata, alcolizzata pluridivorziata che si coltiva gli amanti finendo per venire raggirata dalla figlia in una sorta di scontro generazionale. Ecco, forse la scoperta della tresca fra il marito della casalinga e sempre la figlia di tale amica è l’unico sussulto, insieme alla loro tragica fine, che si accompagna all’isolamento finale della protagonista, abbandonata da tutti e costretta a rifarsi una vita, di nuovo senza soprassalti.

Matteo Polo

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Il libro di Rachel Ingalls parte come un tipico romanzo americano sulla crisi di coppia, a seguito di un grande dolore che ha coinvolto Dorothy e Fred, i coniugi Caliban; ma presto cambia direzione e si trasforma in una riflessione sulle dinamiche che si sviluppano quando l’altro irrompe nelle nostre vite. Quale altro? Nel romanzo è un animale, un anfibio antropomorfo che, fuggito dalla clinica nella quale era rinchiuso e fatto oggetto di torture e sperimentazioni, entra in casa dei Caliban, dove viene accolto con gentilezza da Dorothy che ne comprende la paura, la gentilezza, la curiosità, l’educazione; i due iniziano una relazione, fatta di reciproci insegnamenti, di protezione da parte di Dorothy per salvarlo dagli sguardi esterni, e soprattutto fatta di amore sensuale. Più dunque dei drammi, e ce ne sono altri nel romanzo, conta la puntualizzazione sul prendersi cura come forma coraggiosa e piena di vita.

Alberto Trentin

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Fin dalle prime righe, la Ingalls, con Mrs. Caliban, mi ha catapultato nelle atmosfere americane tipiche dei quadri di Dennis Hopper: tutto è così in ordine, pulito, definito, ordinato e, contemporaneamente, come privo di anima, privo di emozione. Apparenza e, dietro, ormai il nulla.

E poi il mito - o la favola - della Bestia e della Bella, solo che, ai nostri giorni - e gli esempi sono molti, da ultimo il film La forma dell’acqua - è la Bestia a salvare la Bella. Memento alla incomunicabilità, individualismo, aridità dell’individuo contemporaneo che solo un essere diverso e contrario a tutti i canoni dell’apparenza che dominano il singolo e la collettività, può spezzare, facendo riemergere il cuore dell’uomo.

Sonia Marchioro

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Siamo di fronte ad una piacevolissima favola moderna, in cui una casalinga americana di qualche decennio fa mostra tutta la sua irritazione per il mondo in cui è confinata e finalmente accade anche a lei qualcosa di bello, l’inaspettato: l’incontro fortuito con un mostro, che in realtà fa da specchio al mostro che si nasconde nella natura umana, alla piccineria e meschinità che l’uomo può provare nei confronti di un altro uomo. E il mostro, poi, deve essere salvato dalla crudeltà dell’uomo e chi meglio di Mrs. Caliban che in questo modo potrebbe anche riuscire a cambiare vita? Ma le favole, a lieto fine, edulcorate, non fanno più parte di questo mondo e dalla trama di sottofondo emerge sempre di più, fino a diventare protagonista, l’amarezza e la malinconia, che tengono avvinta, come fossero melma, Mrs. Caliban alla sua vita. Come a dire che la speranza la si può solo sognare.

Marta Masotti

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La storia di Dorothy, una casalinga con una vita mediocre, depressa per non aver avuto figli, con un marito fedifrago, Fred, che la trascura ed una quotidianità fatta di nulla, un nulla talvolta interrotto dalle chiacchiere con l’amica (amica?) Estelle, piena di amanti e con una vita in apparenza ricca e se non felice, di certo soddisfatta e riempita dai due figli. Questa quieta normalità, che tanto quieta e tanto normale poi non è, viene interrotta dalla comparsa di Larry: l’uomo rana di colore verdastro, fuggito da un laboratorio ove veniva usato come cavia. La passione fisica, forse l’amore che sboccia tra Dorothy e Larry li porta, in un’accelerazione che impedisce fermate, alla resa dei conti finale.

La diversità di Larry è un mero pretesto per scavare nella facciata della famiglia medio-borghese americana e svelarne vizi e peccati, una facciata sotto la quale la decomposizione (della famiglia, dei legami, della società) prospera e tutto contamina.

Romanzo piccino piccò (sembra quasi un racconto lungo) ma densissimo e potente, nel cui finale - amarissimo, inaspettato, doloroso - vorresti prendere Dorothy tra le braccia e stringerla forte. Non c’è patina, non c’è finzione: ogni segreto alla fine rivela tutto il marcio che c’è sotto. Bellissimo.

Arianna Bressan

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Il matrimonio di Dorothy sta percorrendo la sua parabola discendente. Dorothy è sola: il suo unico figlio, Scotty, è morto quando era piccolo, per complicazioni durante un intervento di routine, e suo marito Fred è spesso assente. Lui giura che lavora fino a tardi, ma Dorothy sospetta che abbia un’amante. La coppia dorme ormai in letti separati e vive in stanze diverse della stessa casa.

Un giorno Dorothy senta alla radio la notizia della fuga di un “mostro” marino dall’Istituto di Ricerche Oceanografiche. La creatura cercherà rifugio proprio nella casa di Dorothy e fra i due nascerà una storia d’amore. Nonostante sia Dorothy a spiegare al “mostro” come funziona il mondo, sarà proprio lei che ne gioverà di più da questo incontro, imparando nuove cose su di sé e sulla sua vita.

Romanzo breve ma conturbante e tenero. Evidenti le reminiscenze di Apuleio, di Shakespeare e di Poe.

Carlo Mattioli

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“Mrs. Caliban” è un racconto molto originale, una singolare variazione su due temi insieme: il tema della bella e la bestia e quello dell’infelicità domestica. Una specie di uomo anfibio fugge dal laboratorio dov'è rinchiuso e irrompe nella vita di una triste casalinga americana. La Ingalls alterna con scrittura e trama svelte i due piani del racconto: da un lato l’amore che lega l’essere verde e gentile con la donna, dall’altro la sua vita quotidiana, tra marito assente, ricordi del figlio morto ragazzino, l’amica ciarliera, divorziata e dai due amanti. Sul finale le due trame finiranno per unirsi, trovare la sintesi, con una piccola sorpresa narrativa. La trama è coraggiosa, e va sempre apprezzato uno scrittore che esce dalla realtà e immagina mondi nuovi, e mi è sembrato interessante innestare l’elemento fantastico con la mesta cronaca di una villetta nei sobborghi.

Giuseppe Bruno

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“Mrs. Caliban” è il racconto di un cortocircuito attualissimo, è l’irruzione del diverso che mina e sconvolge gli equilibri precari delle nostre vite.

È il racconto di due solitudini che provano ad unirsi perché, come scrive Franco Arminio, “le persone si incontrano per rinascere, nascere non basta mai a nessuno”.

Dorothy è una casalinga che a fatica prova ad incollare i cocci del proprio matrimonio, andato in frantumi in seguito alla morte del figlio. Perché di fronte ad una tragedia simile una coppia o si unisce ancora di più, o si allontana. Almeno lei crede.

E lei e Fred hanno finito con l’allontanarsi, col recitare una stanca rappresentazione della famiglia unita in apparenza, ma non nella sostanza.

Aquarius il Mostruomo è un anfibio antropomorfo, una sorta di rana di dimensioni umane fuggita da un laboratorio in cui è stato seviziato, torturato. Un laboratorio in cui a fare da mostro è stato l’uomo, non quello che come mostro è stato additato.

È un animale pericoloso, capace di ragionare e parlare, quello che compare inaspettatamente nella cucina di Dorothy.

Larry, questo il nome della strana creatura, è però diverso da come i media lo vogliono, da come lo dipingono.

Non è aggressivo, ma appare spaventato, gentile, bisognoso di affetto. Solo, come sola è anche Dorothy.

Il racconto del loro amore è il racconto del superamento di quelle barriere che vogliono tenerci lontani. È il racconto dei muri che crollano, delle distanze che si annullano, delle certezze che si sgretolano.

È il racconto di una realtà più sfumata di come ci viene presentata; più complessa di come noi la percepiamo.

Perché Larry diventa metafora e simbolo dello straniero che irrompe nelle nostre esistenze. Essere abietto, deumanizzato, proprio come spesso si tende a percepire il diverso. Proprio come spesso quello stesso “diverso” finisce col percepire se stesso.

Perché di fondo ancora manca una cultura delle differenze, una cultura che le valorizzi che non le tema. Che le accetti di buon grado, serenamente.

Mancava prima e manca ancora adesso.

Per questo quello di Ingalls risulta essere un libro ancora tristemente moderno.

Perché ci parla, fa appello al nostro essere, al nostro sentire, al nostro percepire la realtà in relazione a quello che questa invece è.

E in questo Mrs. Caliban non è solo una fiaba moderna, una nuova declinazione della Bella e la Bestia, è una narrazione intimamente politica che mette a nudo le paure e le ipocrisie che ancora ci appartengono.

Danilo De Rossi

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Alessano “Libreria Idrusa”
coordinato da Michela Santoro:

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Due solitudini che si incontrano, ribaltano i luoghi comuni sulla diversità e creano un universo parallelo fatto di complicità, sullo sfondo di un’America perbenista, ipocrita, dove anche gli affetti più cari sono da guardare con sospetto.

La signora Caliban ha saputo vedere “l’altro” con occhi puri, oltre il pregiudizio: la ricompensa sarà un legame che dà senso ad un’intera esistenza. Larry è l’uomo che Dorothy vuole perché “la cosa che vuoi è la cosa che hai” e finalmente può condividere il suo mondo con qualcuno.

Un breve sogno, ma quanto basta a Dorothy per sentirsi finalmente viva.

Maria Grazia Bello

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Un romanzo fresco che scivola via senza intoppi. Una scrittura che porta per mano il lettore dentro una storia che attraverso il fantastico parla della realtà: le difficoltà degli amori, le fratture provocate dentro gli equilibri delicati delle persone, la paura del diverso e l’indomabile voglia di cambiarlo e di sopprimerlo, il bisogno d’amore che corre lungo tutta la vita di ciascuno.

Maria Letizia Pecoraro

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All’inizio della lettura sembra di avere di fronte uno spaccato di noiosa vita casalinga di un’America piuttosto stereotipata e provinciale.

Ma improvvisamente la storia, apparentemente tanto vicina alla realtà, si anima di un “imprevisto” e si dimostra poi assolutamente discosta da essa.

L’ “imprevisto” è una sorta di essere ibrido tra un uomo e una rana, fuggito dall’Istituto di ricerca oceanografica, dove era stato rinchiuso per essere studiato, ma poi lì veniva in realtà torturato da scienziati crudeli. Dichiarato pericoloso, perché responsabile della cruenta morte di due scienziati, scappa e trova ricovero e aiuto in casa di Dorothy, la protagonista, stereotipo della casalinga senza carattere e reduce da esperienze personali dolorose. La fragile donna non esita un attimo ad accogliere questa “diversità” con una naturalezza sorprendente, quasi fosse la “normalità”.

Concetta Licchetta

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Ho scelto Mrs. Caliban prima di tutto perché in poche righe evidenzia la solitudine del sogno americano e la possibilità di un riscatto attraverso una favola. Mi ricorda molto il film “la forma dell’acqua” la cui sceneggiatura è stata ispirata dal libro della Ingalls. In quanto al libro di Susan Sontag è senza dubbio affascinante la ricostruzione storica del periodo della rivoluzione repubblicana a Napoli e l’ultima parte del punto di vista delle quattro donne vale tutto il libro.

Mauro Alba

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Come tutte le mattine, Dorothy Caliban, dopo aver salutato suo marito Fred che va al lavoro, si dedica alle faccende domestiche con la musica della radio in sottofondo. Mentre la giornata prosegue nello svolgimento delle incombenze domestiche, Dorothy sente la notizia che dall’Istituto di ricerca oceanografica è fuggita una creatura mostruosa, mezzo rana e mezzo uomo, molto pericolosa. Creatura che giungerà proprio nella sua cucina chiedendole aiuto. Inizia così una storia d’amore tra una casalinga delusa dalla sua vita matrimoniale che considera vuota e priva di significato, e la creatura anfibia che fugge dalle violenze sperimentali di uomini scienziati che gli stanno solo facendo del male. Bella storia, che richiama il film da poco trasmesso in tv “La forma dell’acqua” di Guillermo del Toro basato sul romanzo di Andrea Camilleri, dove il fantastico si incrocia con la realtà domestica e deludente.

Un elemento non si comprende proprio benissimo… potrebbe essere la protagonista mentalmente malata tanto da crearsi questa creatura mostruosa per poter fuggire da ciò che la quotidianità le offre?

Lucia D’Aversa

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Una bella storia fantastica, dove Dorothy insoddisfatta della propria vita coniugale si rifugia in una storia surreale fatta di intrecci amorosi sotterfugi e tradimenti. Ho visto una certa apertura verso il nuovo il diverso.

Piacevole lettura.

Maria Teresa Santoro

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Genova “Museo Biblioteca dell’Attore di Genova”
coordinato da Patrizia Ercole:
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La perdita di un bambino ha mandato in crisi una coppia americana. Lei si ritrova a condurre una vita monotona, in solitudine ascoltando la radio e a volte le capita di sentire delle voci che parlano di lei; non pensa di essere impazzita, di primo acchito. Il marito si manifesta solamente per i pasti. Alla radio viene comunicato che da un laboratorio è fuggito un mostro anfibio, molto pericoloso che assomiglia ad un uomo e ad una rana.

Lei se lo ritrova in cucina. Non poteva non nascere un amore che costituisce l’occasione per stravolge i punti di vista degli umani: “È importante?” è la formula che questo essere “alieno” utilizza per cambiare il punto di vista della protagonista e del lettore su piccoli e grandi luoghi comuni umani. Questa è la forza del romanzo.

Gli eventi si susseguono in un crescendo drammatico per la protagonista: un groviglio di rapporti sentimentali tra mariti e figlie di amiche ci rivelano quanto questa donna sia stata tradita dall’amore e dall’amicizia. Lo stile monocorde e piatto rende lo stato depressivo e si può comprendere come ci si possa rifugiare nel sogno di un amore immaginario, per sopravvivere.

Federica Fumagalli

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Uno scorcio della provincia americana condensato nella cucina, luogo-cult delle casalinghe anni Sessanta.

Una donna infelice, vittima inconsapevole di un doppio tradimento, si riscatta da una vita opaca attraverso un amore impossibile.

Testo fantastico, surreale, delicato e preciso nella scrittura.

Paola Elena Vassallo

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Per quanto riguarda Mrs. Caliban, si legge in modo molto scorrevole. Una scrittura efficace. La tipica casalinga americana si muove sotto i nostri occhi nel suo rapporto fatto di pura abitudine con il marito e con la casa. Fino all’irrompere del mostro. Tutta la vicenda si snoda apparentemente come una favola, senza far sospettare il finale tragico, che rivela quanto il dolore trattenuto, soffocato possa essere letale per se stessi e per gli altri. Una storia triste, senza speranza. Vorrei quasi non averla letta.

Maddaly Mari

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Una storia d’amore che abbatte i pregiudizi, una critica dura nei confronti dell’America conformista degli anni Ottanta, dove i veri mostri sono i preconcetti e la falsa moralità della società di quel tempo. Un fantasy dove il “reale” supera ogni “immaginazione”.

Enrico Mughetti

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Ho trovato questo breve romanzo sorprendente. Ci regala uno spaccato della vita della provincia americana, che potrebbe però essere ovunque, con le sue solitudini, le incomprensioni, la mancanza di comunicazione, i ruoli di genere stereotipati, la depressione e i dolori di cui non si parla. Dorothy, la protagonista, è arrivata al punto di sentire le voci, voci della radio che parlano solo a lei. Ad un certo punto compare il mostruomo, l’uomo-rana di cui Dorothy ha sentito parlare alla radio ma lei, anziché esserne spaventata, lo accoglie e nasconde in casa instaurando con lui una relazione amorosa anche molto fisica. Del mostro parlano la televisione e la radio e lo raccontano come un essere senza scrupoli, pericoloso, che nulla ha di umano e che uccide. “Questa gente che parla al tg -afferma lui- cerca di terrorizzare le persone, cerca di farmi odiare così se mi trovano mi ammazzano.” E questo gioco sporco, che ogni tipo di propaganda ha sempre fatto contro il diverso e il nemico, è ben presente anche in questa pagine.

Ma il mostro non si limita a incarnare il diverso contro cui tutti si scagliano è molto di più, è un pensiero critico che pone domande, che critica la società (“a casa mia nessuno ti attacca solo per il fatto che pensi”) che scardina e mette in discussione regole sociali, convenzioni e comportamenti con la sua frequente domanda “È importante?” che fa riflette Dorothy e con lei la lettrice.

“Noi non vogliamo qualcosa che non possiamo avere e non vogliamo che non ci piaccia quello che abbiamo” afferma lui con la sua logica inattaccabile, spiegando che nel suo mondo, nell’ambito delle relazioni se non si riesce a conquistare la persona che piace, se ne cerca un’altra. E alla domanda di Dorothy “E con questa seconda scelta saresti felice come con la prima?” lui risponde “Non lo posso sapere, è importante?”

Ma tutto questo non serve, tutto questo fare domande e fare riflessioni non porta a nulla perché la stessa triste Dorothy, torna ad essere feroce e calcolatrice quando pensa ad un possibile figlio col mostro, che sarebbe pur sempre figlio di una donna americana e quindi sarebbe americano e potrebbe perfino diventare presidente. Si potrebbe vendere la storia i giornali, far un bel po’ di soldi in questo modo e diventare ricchi perché “è davvero stupefacente quanto poco importa alle persone come vengono etichettate se hanno abbastanza soldi” Mostro reale che poi scompare nel mare o voce della coscienza che compie un ultimo tentativo di ribellarsi per ricominciare a vivere in maniera più autentica, senza menzogne respirando a pieni polmoni il profumo dei fiori e della natura?

La scrittura è asciutta, priva di fronzoli, chiara, con brevi escursioni nella poesia nelle descrizioni dell’innamoramento di Dorothy.

Luana Valle

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Il romanzo offre uno sguardo su una dolorosa vita quotidiana.

La routine di una casalinga viene sconvolta dall’arrivo di un mostruoso uomo rana. Tra i due si instaura un rapporto speciale, impossibile ma delicato.

Una favola paradossale nella quale le incursioni dell’uomo anfibio sembrano non suscitare stupore.

Una critica sociale in cui un incontro fantastico risolve la più cupa disperazione esistenziale.

Un romanzo singolare che sfida le convenzioni.

Gabriella Rebecchi

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Fantasia, fantascienza, amore e tanta America (pubblicità, tv, radio). Il punto di vita dell’altro, del diverso, che fa riflettere Dorothy riguardo alla visione del mondo comunemente accettata. Un amore forse aiutato dallo squallore della sua vita matrimoniale. Un bel sogno che, come tutti i bei sogni, svanisce con un brusco risveglio.

Silvestra Sbarbaro

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Mrs. Caliban è un romanzo che in sole 150 pagine racchiude una grande storia. Utilizzando una scrittura scorrevole e divertente, si presta a diverse chiavi di lettura: l’ipocrisia dei rapporti di vicinato in una piccola cittadina, la solitudine in una stanca relazione di coppia e l’accettazione dell’altro, del diverso da sé.

Con un espediente narrativo che è stato sicuramente ripreso successivamente in altre tipologie di racconti, narra di un “alieno” (= straniero, diverso) che evade da un laboratorio (= carcere, lager) dove veniva sottoposto ad esperimenti e torture. Arriva, per caso, nel giardino di Mrs. Caliban, una donna con una grande sofferenza per la perdita di un figlio e per lo stato di indifferenza e solitudine a cui l’ha condannata un marito egoista e distratto, e lei lo accoglie senza paura e senza riserve. Ne nasce una bellissima amicizia.

Una gran bella storia, piena di tenerezza e malinconia ma anche d’amore.

Daniela Guarrera

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Mrs. Caliban una deliziosa fiaba d’amore tra diversi. Dorothy una donna senza interessi, un lavoro accettato tanto per tenersi occupata, un matrimonio deludente e Larry una gigantesca creatura alta due metri dalle sembianze di una rana, un uomo anfibio catturato da scienziati violenti, senza remore.

Fin dal primo incontro la donna rimane conquistata dalla dolcezza di Larry, si innamorerà e se ne prenderà cura decidendo di salvarlo.

Alla fine non sapremo mai se Larry si salverà, a me piace pensare di si, mi piace pensare ad un’acqua salvifica che lo trascinerà via per lasciare sulla terra bruttezza e mostruosità.

Il libro scorre veloce, è scritto bene ma non l’ho completamente amato perché manca di introspezione psicologica.

Gabriella Aimo

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Mrs. Caliban é una favola nera con una potente accelerazione nel finale e un epilogo con molte rivelazioni.

La suggestione del racconto sta nella sottile ambiguità di accostare una domestica banalità a eventi e sentimenti estremi e drammatici, anche il linguaggio è piano scorrevole, senza toni eccessivi.

La vita di Dorothy, docile casalinga apparentemente rassegnata alla quieta sofferenza della perdita dell’unico figlio bambino e al distacco emotivo del marito, viene sconvolta dall’improvvisa apparizione di Larry,”mostruomo” dal nome familiare, affascinante creatura anfibia, curiosa, avida, amorale che fa riscoprire alla protagonista le gioie del sesso e una vicinanza emotiva mai provata prima. Larry può uccidere senza sensi di colpa per salvarsi.

Così come Dorothy non può continuare “ a nascondere la polvere sotto il tappeto” e vivere nella stessa casa: allora il dramma esplode, il mostro emerge e riemergono i sentimenti profondi negati con cui lei riprende contatto: dolore, desiderio, amore, ma anche odio e vendetta.

Forse tutto succede solo nella sua testa, non importa, adesso Dorothy può di nuovo abitare la sua casa, adesso che può sentire e riconoscere la musica del mare, “l’onda che ne ricopre un’altra come i fili di un ricamo, come la reiterazione di vendette, tradimenti, ricordi, rimpianti. Una lingua esatta come se fosse parlata” Forse Larry non torna.

 Amalia Scoti

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Il libro che ho preferito perché scorrevole nella lettura, una bella trama, quasi una favola moderna che trovo attuale per due argomenti che la scrittrice ha trattato: la solitudine e la trascuratezza di una donna vittima del marito che vede naufragare giorno per giorno il suo matrimonio, che porta avanti stancamente non accettando il fallimento di esso e la violenza subìta da uno strano essere marino, che viene catturato e considerato “inferiore” tanto da ricevere ogni tipo di vessazione da parte dell’uomo che decide di studiarne natura e provenienza. Bello l’incontro fortuito tra i due personaggi che, bisognosi dell’aiuto reciproco, sfocia in un amore emozionale e fisico che dona loro la gioia di ritrovare una felicità da tempo assopita e dimenticata, anche se dura soltanto un soffio di vita.

Floriana Masala

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Ogni mattina, Dorothy Caliban, dopo aver salutato dalla finestra suo marito Fred che va al lavoro, si dedica alle faccende domestiche con la radio in sottofondo. Stretta nella sua solitudine e rassegnata al fallimento del suo matrimonio, sente la notizia che dall’Istituto di ricerca oceanografica è appena scappata una creatura pericolosa, mezzo-uomo e mezzo-rana. L’enorme uomo-rana, entra nella cucina di Dorothy e le chiede cibo e aiuto. È l’inizio di una storia d’amore tra una casalinga e una creatura anfibia in fuga dai crudeli esperimenti della comunità scientifica. La scrittura è scorrevole e divertente, una storia fantastica in un certo senso simile a “La bella e la bestia”. L’incontro con un alieno diventa un evento normale, familiare. Il romanzo è interessante e ci fa riflettere sulle diversità, anche in campo sentimentale.

Angela Gibaldi

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Mrs. Caliban di Rachel Ingalls è un piacevole romanzo breve, quasi una fiaba.

Una storia d’amore tra una casalinga, infelice e molto sola dopo aver perduto l’amato figlio, e una creatura anfibia fuggita agli esperimenti degli scienziati umani ma disumani. Attraverso questa inusuale relazione amorosa, Dorothy, nel confronto con il diverso rappresentato da Larry, il mezzo-uomo e mezzo-rana, si ritrova a riflettere sulla sua esistenza e a rivedere la qualità delle sue relazioni.

La scelta dei nomi non è casuale. Dorothy come la protagonista del Mago di Oz e altre eroine delle fiabe che intraprendono un viaggio di formazione. Larry nasconde nel nome così comune un personaggio ricco, profondo e positivo.

Trovo splendido l’incipit della Ingalls che partendo dalle voci che tutte le mattine Dorothy ascolta alla radio, e che potrebbero rappresentare i suoi pensieri e desideri inconsci, alla fine ci lascia il dubbio che tutta la storia narrata potrebbe essere avvenuta solo nella mente di Dorothy. Ognuno trova i suoi mostri dove vuole.

 Andrea Basevi

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Penso che Mrs. Caliban sia un libro in cui solitudine, sofferenza, amore e tradimento sono intrecciati in maniera perfetta. La narrazione è incentrata su Dorothy, una donna che ha perso il figlio e che trascorre le sue giornate occupandosi delle faccende domestiche mentre il marito Fred è al lavoro. Il suo matrimonio sta ormai naufragando quando la radio trasmette la notizia che dall’Istituto di ricerca oceanografica è appena scappata una creatura pericolosa, chiamata Aquarius Mostruomo. L’immenso uomo-rana si presenterà proprio nella cucina di Dorothy, chiedendole cibo e protezione. Larry, questo è il suo vero nome, le racconta i terribili trattamenti subiti e tra i due si instaura un rapporto d’amore fatto di domande, carezze, fisicità, uscite in macchina nelle ore più buie, destinato però a precipitare (Larry ucciderà il figlio di Estelle, la migliore amica di Dorothy) e a rimanere impossibile.

Erica Rocco

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I due libri :Mrs. Caliban e Il falò delle vanità, mi sono piaciuti per le diversità, di argomento e del modo di scrivere. Ho preferito Mrs. Caliban perché la comprensione del suo contenuto non mi è arrivato in modo immediato, ma diciamo ho dovuto lasciare decantare poi ho detto: è una storia significativa, mi piace! Il falò delle verità mi ha semplicemente stupito perché mi sono trovata in un ambiente a me sconosciuto, ma forse un po’ complicato.

Piera Bazzani

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Chiari “I Miserabili - Biblioteca di Chiari”
coordinato da Alice Raffaele
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L’ho trovato dolce e tenero, ma al tempo stesso crudele come solo l’amore a volte può esserlo. Qui l’amore è descritto in tutte le sue declinazioni, con tutto il fascino che un amore che va alla deriva possiede. Ho apprezzato la forma in racconti distinti, riescono a fare eco all’idea principale dello scrittore. Per un momento, leggendolo, mi sono ritrovata a Holt in compagnia di Kent Haruf e della trilogia della pianura.

Moira Galli

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Mrs. Caliban è una casalinga americana di mezza età, dedita al marito e ai lavori domestici. Ha dovuto affrontare nel corso della sua vita vari drammi familiari che l’hanno portata ad annullarsi, a mettere da parte i suoi bisogni e desideri. Una mattina sente uno strano annuncio radiofonico su un mostro che è appena scappato dall’Istituto per la ricerca oceanografica e la sua vita ha una svolta quando nella sua cucina si presenta proprio questo essere. Le premesse per una bella storia ci sono tutte, peccato che lo svolgimento sia poi troppo veloce e superficiale. La trama non è per nulla ben costruita, mancano moltissimi passaggi e i personaggi non sono per nulla approfonditi. Non vi è, purtroppo, qualcosa di appassionante in queste pagine. Se ripenso a questa lettura ho solamente una sensazione di noia senza fine.

Maria Zecchini

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Una storia di fantasia ma che sembra scritta in modo molto veritiero. Un amore inimmaginabile e forse per questo possibile solo per una persona al mondo. La vicenda nonostante sia surreale è davvero coinvolgente, il testo è scritto in modo fluido e ma ben strutturato. La mancanza di capitoli lo rende quasi un racconto lungo da cui non riesci a staccarti fino alla fine. Ma forse in fondo è tutta una pazzia, un sogno della protagonista che cerca di evadere dalla quotidianità che la annoia, da un marito che la tradisce e da una città che non la soddisfa più. I suoi figli muoiono, tutti intorno la abbandonano o la ingannano e probabilmente Dorothy per estirpare questi demoni dalla sua vita crea lei stessa un mostro e grazie a lui riesce vedere in faccia la realtà e a superare le sue paure. Anche se questo significherà perdere colui che ama.

Lucrezia Uberti

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Banale la trama, il solito intreccio americano di divorzi e tradimenti, piuttosto scontati e prevedibili. La presenza del mostro gentile a mio parere è una forzatura, che non aggiunge originalità ma, tutt’al più, un certo disorientamento.

Germana Grazioli

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La morte di un figlio è la più grande tragedia che possa capitare a due genitori! Fred e Dorothy ne perdono addirittura 

due (uno in arrivo); il baratro si apre sotto i loro piedi. Dorothy cade nella depressione e vive in una sua realtà.

Sente voci, dalla radio, che le parlano. In questo contesto appare un essere marino che le regala l’affetto e le attenzioni

di cui ha bisogno. L’autrice, con delicatezza, ci porta ad esplorare la mente della protagonista ed a vivere il suo dramma.

Ci lascia il dubbio sull’effettiva esistenza dell’incredibile creatura marina.

Carlo Alberto Basile

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Dorothy vive la sua routine matrimoniale ormai logora senza particolari aspettative, il dolore per la perdita del figlio, invece di avvicinarla al marito, scava tra di loro un solco incolmabile. L’arrivo di Larry, un anfibio umanoide, bisognoso di protezione e di cure, sovverte le abitudini di Dorothy, riportando nella sua vita la gioia di vivere.

La relazione che nasce tra i due offre all’autrice la possibilità di analizzare la società americana da un punto di vista esterno, mettendo in luce le sue contraddizioni e le sue paure.

Rachele Baresi

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La protagonista del romanzo è una casalinga statunitense rassegnata e annichilita dalla sua quotidianità.

Una sera sua vita (vera o immaginata?) entra una misteriosa creatura, un uomo-rana in fuga da un laboratorio poiché vittima della violenza di esperimenti scientifici.

Tra i due nasce un rapporto, anche fisico, voluto e necessario alla donna per sfuggire all’ipocrisia della sua crisi con un marito che non ha né tempo né voglia di occuparsi di lei e alla sua vita senza passioni, senza un lavoro e sempre di rincalzo.

Nel libro c’è anche una critica alla società statunitense e al consumismo.

Il racconto finisce con Mrs. Caliban che fa chiarezza nei suoi rapporti con l’amica del cuore e il marito e, ormai sola, rimane in attesa del suo Larry.

Alla fine rimane un senso di compassione dolce-amara per la spenta Mrs. Caliban, per la sua voglia di sognare e credere che le favole possano avverarsi.

Claudia Gozzini

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Il dolore per la morte del figlio, rende Dorothy spettatrice del naufragare del suo matrimonio. Aspetta che qualcosa cambi, che i pezzi di quel rapporto possano riattaccarsi e, pur con tante cicatrice, rinnovarsi in qualcosa di positivo per andare avanti. Ma un giorno arriva Larry, un mostro anfibio, in grado di parlare e ragionare. I media lo definiscono molto pericoloso, ma nel mondo di Dorothy diventa così gentile che lei se ne innamora. Il romanzo tende a condurci per mano verso diversi punti di riflessione. È davvero Larry il mostro in questa storia? E Mrs. Caliban? (il riferimento al Calibano dell’opera shakespeariana “La tempesta” non è casuale). La Ingalls ci prende per mano e attraverso le pagine del suo romanzo ci porta a scoprire cosa alberga dentro ognuno di noi, e lo fa attraverso l’amore, un amore che non è silenzioso ma che urla contro ogni tipo di pregiudizio e di miseria umana.

Consiglio la lettura.

Giusy Geloso Barbaria

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Il rimedio all’insoddisfazione, il bisogno di amore e di evasione da una vita stanca e bugiarda, il cercare “altrove” un risarcimento per le proprie aspettative deluse, tutto ciò per Dorothy si materializza in Larry, uno strano essere amorale e istintivo, che fa l’amore o uccide senza pensarci un attimo. Gesti gentili e delicate attenzioni aiutano a superare la frustrazione di giorni sempre uguali in una vita che non è andata come i due coniugi volevano, ma dove dolore e incomprensioni hanno minato il rapporto di coppia. Tutto raccontato con fluidità e leggerezza, senza happy end consolatorio.

Vilma Tenchini

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Il romanzo si svolge nella casa di un sobborgo americano: in cucina, in sala, in camera da letto e nel ripostiglio si svolgono le solite cose quotidiane, quasi tutte ordinarie. Quasi. Perché l’ordinario può anche diventare anomalo, minaccioso, (soprattutto) se si è appena vissuta una tragedia e la sensibilità e le sensazioni si amplificano e anche un pensiero può convertirsi in voce.

A Dorothy capita un fatto che trasfigura le sue giornate, un amore potente come tutti gli amori che la distoglie e la solleva dalla patina imbrogliata e deludente della vita casalinga, si innamora di Larry, “di una specie diversa”, fuggito da un laboratorio dove il prof. Dexter, spinto a studiare le scienze perché “molto interessato all’anima”, lo ha sottoposto a sofferenze e torture. La vita di Dorothy si trasforma: si accorge delle incoerenze del mondo, dei cambiamenti nei rapporti con gli amici, dice a Larry “Tu sei tutto ciò che ho”, e Larry è un uomo con la testa verde, un grande spazio piatto tra gli occhi, decisamente oltre qualunque confine della realtà. Quello di cui si ha bisogno, una favola, per sopravvivere.

Emma Dovano

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È un romanzo fantascientifico, che racconta di un’improbabile storia d’amore e rivalsa di una casalinga americana.

Il romanzo è raccontato in prima persona da Dorothy, lacerata dalla perdita del primo figlio e del bebè che aspettava poi e incastrata nella quotidianità con un marito assente. La vita procede senza emozioni né pulsioni fino all’arrivo di Acquarius/Larry, una creatura anfibia catturata in mare e scappata dal centro studi in cui veniva studiato, lasciando dietro di sé una scia di vittime. Larry oltre alla passione e a una rinnovata voglia di tornare alla vita, regala a Dotty e a noi, domande e chiavi di lettura che solo l’estraneo, il diverso, il forestiero, possono favorire.

Tinte cupe anche in questo romanzo, dove viene sospeso il giudizio, dove il falso buonismo non è contemplato, dove le pulsioni sono spesso la soluzione e i sensi di colpa limitati all’attimo effimero in cui sopraggiungono.

Chiaraluna Cinquini

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Il libro alterna descrizioni piene di ironia della società americana al racconto di una “fantastica” storia d’amore tra la protagonista e una creatura aliena.

Consigliato ai cuori solitari!

Michele Torresani

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Il romanzo si apre con una serata tra amici, una quotidianità che coinvolge perché è la stessa che ogni lettore potrebbe vivere. L’immedesimazione, in un libro, è uno degli aspetti che lo rendono leggibile. Poi la trama evolve e mi cattura il personaggio di Dorothy.
Della protagonista si percepisce la solitudine, quella più profonda, perché vissuta all’interno di un matrimonio freddo e piatto, quella che svuota: sentirsi soli pur abitando con qualcun altro. E Fred scende di punti in classifica.
La trama coinvolge man mano che prosegue, rivelando colpi di scena: il tradimento del marito con la figlia dell’amica e l’amica stessa.

I dialoghi sono ben costruiti e lo stile di scrittura è piacevole nella lettura.
L’unico punto che non ho apprezzato è la versione aliena di chi, dopo anni di vita non vissuta, fa scalpitare il cuore di Dorothy d’emozioni. Avrei preferito un incontro con un personaggio meno rana e in circostanze diverse (anche se è da ammettere che l’alieno sia stato più umano del marito).

Il finale vede una donna che sta per riprendere in mano la propria vita, e non puoi che essere solidale con lei. Seppure una componente rimanga invariata, sia all’inizio che alla fine: l’attesa (all’inizio l’attesa di vivere davvero e alla fine, l’attesa dell’uomo che le ha fatto provare questo sentimento).

Simona Guarino

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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