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Myra Breckinridge di Gore Vidal
Fazi

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Aprilia “Le Bucoliche”
coordinato da Antonella Proietto
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Un romanzo scritto durante la rivoluzione sessuale, dove l’osceno e lo scabroso servono a Vidal per condannare i vizi della società americana perbenista. Nonostante gli anni resta di una attualità disarmante. Già dalle prime righe “Io sono Myra Breckinridge che nessun uomo potrà mai possedere” è evidente il parallelismo con la figura del bullo queer e con la lotta del movimento LGBTQ contro la preferenza sessuale come identità.

Myra è una creatura “sovrasessuale” che combina i tratti più forti di uomini e donne, parla in modo altamente stilizzato e si compiace di interpretare Dio e di esercitare il controllo sugli altri (vedi la dissolutezza ritualizzata di una coppia eterosessuale convenzionale).

La versione da cartone animato della devianza di genere che ha presentato è stata quella che, inaspettatamente, mi è piaciuta maggiormente ma che non mi ha rapito, ecco perché ho scelto l’altro libro in gara.

Antonella Proietto

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È “Myra” il libro che mi ha colpito di più tra i due e i capitoli finali mi hanno spiazzata. In particolare colpisce il linguaggio sfacciato, diretto e senza fronzoli della protagonista.

Myra deve scrollarsi di dosso la sua ‘vecchia’ vita e, da New York, si trasferisce a Hollywood dove, dopo la morte della madre, vuole rivendicare la sua parte di eredità da un vecchio zio attore, che ha messo su un’Accademia.

Per questo non guarda in faccia a nessuno, è in lotta contro tutto e tutti ed è disposta a qualunque cosa pur di raggiungere il suo obiettivo e realizzare la sua visione del mondo, senza preoccuparsi troppo delle conseguenze. È come se la sua schiettezza e sfrontatezza fossero le uniche armi che ha per imporsi, per dare un calcio definitivo al suo ‘io’ precedente e per sovvertire lo stereotipo millenario che ha relegato la donna ad essere identificata come il sesso debole. Myron è stato debole, Myra non può, non deve e non vuole esserlo.

Paradossalmente, però, fa pace con se stessa solo quando le due identità finalmente convivono e l’una non deve prevalere sull’altra. Gore Vidal ha scritto il libro alla fine degli anni ‘60, in pieno periodo di contestazioni, e forse, per la prima volta, si comprende che sesso e identità di genere non sono più così definiti, ma sono ‘fluidi’, come dice Myra.

E, forse, non è un caso che la storia sia ambientata a Los Angeles, la città del cinema, la città dove tutto è possibile.

Teresa D’Ambrosio

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La storia di Myra è raccontata attraverso le pagine del suo diario personale iniziato a redigere sotto consiglio dello psicologo. Arriviamo con lei a Hollywood, a reclamare dallo zio Buck l’eredità che gli spetta in quanto vedova del nipote Myron, iniziamo a lavorare con lei nella scuola di recitazione dove stravolge le regole e, già dalle prime pagine, capiamo che in realtà Myra è Myron.

Sulle prime il personaggio di Myra appare seducente, accattivante, ammaliante, conturbante ma, a poco a poco, mi è sembrata solo delirante ed egoista. La promessa di ironia delle prime pagine si perde nel proseguire della narrazione fino a spegnersi completamente in una sequenza di noiose ripetizioni. Sono arrivata alla fine con molta fatica e solo perché ho il vizio di non lasciare le cose a metà.

Claudia Rizzaro

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California- Hollywood, anni ’70 all’Accademia di Recitazione e Posa gestita da Buck Loner (zio Ted) è in corso una battaglia legale tra lo stesso e Myra Breckinridge, la quale reclama la sua parte di eredità secondo testamento della suocera Gertrude. Lo studio legale Flagler&Flagler indaga sulla vita di questa nipote acquisita che viene assunta per temporeggiare, come docente di Empatia e Portamento all’Accademia riscuotendo presto un grande successo tra gli studenti.

La personalità di Myra è alquanto ambigua, intervallata da ruoli che ella stessa interpreta traendo ispirazione dai protagonisti del cinema anni ‘40 e il suo è un racconto in prima persona, taccuino richiesto dal suo psicologo e più che un’esposizione diaristica si presenta come un saggio, futura pubblicazione sulla gioventù bruciata di quegli anni in cerca di celebrità a tutti i costi e soprattutto indaga sul rapporto tra il potere e il sesso.

Ma non sarà solo una riflessione teorica perché Myra, arriverà a voler mettere in atto la sua tesi sconvolgendo le vite di una giovane coppia di studenti: Rusty e Mary-Ann vittime inconsapevoli di una vendetta tramata a loro danno-beneficio.

Conturbante scrittura non priva di fascino nell’esposizione, ma piuttosto esplicita in dettagli non richiesti, ma funzionali probabilmente a sottolineare la personalità dubbia e meschina della protagonista tesa solo a soddisfare il suo ego sadico vendicativo. Una rivelazione choc verso la fine, anticipata da indizi che il lettore percepisce, ma che non blandisce la conferma della scoperta, arriverà quasi a giustificare senza però salvare del tutto il reggente di questo gioco perverso che si risolve solo con un ritorno alle origini.

Norma Perrone

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Perché è un’opera di rottura e provocatoria la cui originalità sta nell’affrontare temi quali la liberazione sessuale, la parità di genere, la fluidità dell’orientamento sessuale raccontati dal punto di vista di un transgender. Pubblicato nel 1968, in pieno clima di contestazione e liberazione sessuale, Myra Breckenridge racconta, sotto forma di diario psicoanalitico, il viaggio metaforico dell’individuo attraverso ruoli sessuali stereotipati e natura del potere.

Myra, nata Myron, è l’antieroina per eccellenza: eccessiva, egocentrica, narcisista e manipolatrice senza scrupoli. Una donna nuova, come si definisce, fanaticamente orgogliosa di esserlo, che racchiude in sé tutte le caratteristiche peggiori dell’umanità ed i cui modelli di riferimento sono le dive del cinema degli anni ’40, filmografia che l’ha così fortemente influenzata da far nascere in lei il desiderio di questo cambiamento così radicale. Ha un’unica missione nella vita: distruggere il mito della virilità in quanto strumento di sottomissione delle donne per raggiungere la parità di genere. Il suo piano prevede un capovolgimento di ruoli e la scelta di una vittima sacrificale sulla quale compiere l’abuso supremo. L’estremizzazione del potere che ne deriva, in questo caso femminile, rende necessaria la ricerca di un nuovo equilibrio di forze e quindi il cerchio si chiude con un inevitabile ritorno all’origine. Critica feroce della società che, influenzata dai miti della Hollywood degli anni ruggenti, cerca di vivere il “sogno americano”. Generazioni di persone completamente assorbite in una realtà che subiscono in maniera passiva e acritica poiché prive della complessità che consentirebbe loro di avere una lettura più consapevole della condizione che vivono.

Un libro scabroso per gli argomenti che tratta, specialmente considerando il periodo nel quale è stato scritto, in cui l’autore ingaggia una sfida con il lettore creando un’opera destinata a chi, andando oltre alle sue irriverenti provocazioni, ne coglie appieno lo spirito di denuncia dissacrante.

Stefania Momo

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Il libro racconta la storia travagliata di una donna: Myra, diventata tale dopo un processo di transizione, che inizia a vivere la sua nuova vita con l’obbiettivo di vendicare la sua rabbia e il suo risentimento verso il genere maschile. La storia parte nel momento in cui Myra si presenta per rivendicare un’eredità e approfitta di quest’occasione per crearsi anche un posto di lavoro. Fin da subito è chiara la lucidità e la dedizione che lei mette nel suo disegno di vendetta verso il genere maschile, senza tregua e senza scrupoli. Nel racconto non mancano episodi di violenza sessuale perpetrati agli uomini, ma non sono di minor impatto neanche gli episodi di violenza psicologica che lei esercita per affermare il suo dominio. Myra è una tiranna insaziabile. Il libro è scritto con la combinazione di due formule: un diario tenuto da Myra, accompagnato dalla trascrizione di alcune registrazioni audio del suo “datore di lavoro”, nonché suo cugino. La strana accoppiata risulta vincente: il libro si legge con facilità e trasporto. Unica nota negativa è il finale che risulta un po’ banale, dopo una storia raccontata con tanta originalità e tanta dovizia di particolari mi aspettavo qualcosa di più.

Daniela Cecconato

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È una storia che travolge, spiazza e infastidisce per il carattere irriverente della protagonista, Myra. Vive tante vite tutte all’insegna del cinismo e della cattiveria che esercita maggiormente verso il sesso maschile, ma non tralascia il genere femminile pur di raggiungere i suoi scopi. Conosce come entrare in sintonia con entrambi visto che conosce bene tutti e due i sessi, e nato uomo attraverso cure ormonali e un innesto di protesi al seno, diventa donna. Attraversa l’universo femminile usando la sua bellezza, vuole entrare nel mondo del cinema, insegna portamento in un’accademia per aspiranti attori. Vuole vendicarsi del genere maschile ridicolizzandolo e praticando abusi e sevizie su di essi, per sopire ogni loro impulso. Trasgressiva come solo lei può esserlo, dopo un incidente perde la sua femminilità non potendo assumere ormoni femminili per molto tempo, il suo corpo torna a mascolinizzarsi, riprende il suo nome Myron che aveva prima di diventare Myra, (la vedova di se stessa).

Giuseppina La Guardia

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Il racconto, anche se scritto tempo fa, tratta un tema attuale e ancora oggi molto discusso: la sessualità che cambia. Myra mi ha colpito molto sia per la personalità così forte sia per la bellezza che usa per manipolare le persone. Si parla anche dei ragazzi che frequentano l’accademia con la loro voglia di fare carriera ma non culturalmente preparati per poterlo fare poiché “guardano soltanto la TV e si fanno forgiare da essa”. Tutto ciò non mi ha conquistata, anche se il libro è scorrevole e il finale non è scontato.

Paola Parrella

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Un libro che non ho amato particolarmente, difficile da leggere in assenza di punteggiatura.

Giorgio Rubiu

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Myra è una storia audace, racconta l’odio accumulato verso gli uomini ed il suo desiderio di distruggere la virilità tradizionale maschile, mentre viene celebrato il cinema americano degli anni 40. La sete di vendetta di Myra è cruenta e sadica e la descrizione nel libro così dettagliata, che si percepiscono tutti i sentimenti ed emozioni dei personaggi. In alcuni punti è davvero forte.
Il racconto delle situazioni che Myra progetta in ogni particolare e realizza sembra follia, ma allo stesso tempo mi sono ritrovata a leggere con curiosità. Anche se le vicende cruente rimarranno nascoste Myra ritroverà l’amore ed una serenità e fiducia nel mondo.

Luisa Scappaticcio

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Dei due libri proposti, personalmente, nonostante non sia amante dei racconti di genere giallo, ho comunque preferito “L’impronta dell’assassino”, perché dell’altro non ho gradito la figura della protagonista stessa, personaggio che ho trovato egocentrico e narcisista.

Myra è una donna bellissima e prorompente che finalmente riesce a coronare il suo sogno di approdare nel fantastico mondo del cinema di Hollywood. Si presenta come la vedova di un certo Myron, nipote di un vecchio attore di film western, ma in realtà Myron era la stessa Myra prima di diventare donna. Il tema della transessualità è sicuramente innovativo per l’epoca (ben 50 anni fa!) e, mentre da uomo Myron non riusciva ad esprimere pienamente il suo essere, una volta entrato nei panni di una donna, proprio perché dentro di sé lo era sempre stato, affronta la vita in maniera spavalda e riversa nel sesso questa sua rinnovata sicurezza. Il racconto non mi ha molto appassionato perché un po’ lento e farcito di riferimenti ad attori e film del cinema degli anni ‘40 e ‘50 che non conosco e non mi interessano.

Nicoletta Pisciaroli

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Ho trovato il romanzo Myra abbastanza difficile da leggere per i troppi riferimenti al cinema americano degli anni 40 di cui ignoro quasi tutto e che nella prima parte occupa tanto tanto spazio. La storia è originale essendo il primo romanzo che parla di un transessuale e sicuramente scabroso per il tempo dato il modo in cui si parla di sesso anche estremo come di una normale abitudine. I personaggi sono tutti molto sopra le righe soprattutto Myra che essendo diventata donna pensa di essere un “semidio” vendicatore e rivoluzionario che riuscirà a “...riallineare i sessi “solo per finire ad essere un uomo fisicamente senza attributi felice ed appagato in una vita borghese .

Luana Merler

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Dei libri proposti, “L’impronta dell’assassino” di CORNELL WOOLRICH e “Myra Breckinridge” di Gore Vidal, ho preferito il primo per la facilità di lettura e semplicità nell’affrontare il tema del “giallo”. Myra Breckinridge non ha attirato la mia attenzione e non sono riuscita a portarlo a termine, ma in futuro voglio darle una seconda possibilità.

Mazzapioda Rita

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Davvero innovativo se si pensa agli anni in cui fu pubblicato ma nonostante questo, l’ho trovato ripetitivo e pedante, spesso improbabile, il tema del sesso così centrale mi ha infastidito oltre che trovare scomoda la lettura senza punteggiatura, Vidal non è certo Saramago.

Pietrina Sassu

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Ci stavo cascando con questo libro relegandolo ad una squallida storiella di una pazza ninfomane con strampalate teorie sui rapporti tra i sessi ...poi scopri l’identità dell’autore e il periodo storico in cui è stato scritto… e voilà con un rapido rewind ripercorri tutta la storia e finalmente si mostra per quello che è: una parodia dirompente, originale, dissacrante!!!

Adoro Myra, così cinica, cattiva, arrogante!!!

Francesca di Nardo

 



Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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