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Paranoia di Shirley Jackson
Adelphi

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Palermo 3 “Eutropia”
coordinato da Rosana Rizzo

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Ho iniziato dalla fine, leggendo la postfazione della figlia. L’ho trovata bellissima e con uno spirito aperto mi sono avventurano in questa raccolta di racconti. Devo confessare che pur scritti benissimo e con spunti interessanti, non sono riuscito mai ad appassionarmi, anzi mi sono spesso annoiato e sentito quasi estraneo anche nel ruolo di lettore.

Giuseppe Riccio

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Anche i protagonisti dei racconti della Jackson sono anonimi, puliti, la barba rasata di fresco, la confezione di dolci sgargiante, il vestito a posto, la casa in perfetto ordine. Ma nel loro mondo apparentemente incolore, le loro ossessioni prendono corpo e sostanza, deformate da una scrittura ironica e divertente che però regala al lettore momenti di autentica angoscia: il senso di non appartenenza ad un mondo estraneo eppure vicinissimo, che è quello in cui vivono; la dimensione del nulla in cui tutti si trovano a girare vorticosamente senza raggiungere la meta che però è lì, si vede…; il senso di colpa, l’impossibilità della comunicazione con gli altri. E all’improvviso, il racconto che si interrompe quasi di colpo, delegando al lettore la responsabilità dell’ultima parola.

Neva Galioto

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Paranoia è il ricordo controverso e discontinuo della vita della scrittrice Jackson attraverso le parole dei figli. Una scrittura attenta, puntuale e pur tuttavia intessuta di sensazioni intime di un vissuto complesso come complessa è stata la vita di una scrittrice fuori dal coro per la sua epoca, per la condizione della donna e per la sua stessa personalità. Senza questo libro, sarebbe mancata una preziosa testimonianza.

Angela Falcone

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Mentre mi accingo a scrivere una recensione su Paranoia di Shirley Jackson non posso fare a meno di sorridere pensando alle pagine in cui l’autrice, con un tono scanzonato e brillante, prende in giro il marito (critico letterario) svelando al lettore gli ingredienti segreti per scrivere una buona recensione. Forte per me è la tentazione di utilizzare alcuni degli aggettivi a cui il marito era particolarmente legato: suggestivo e incantevole. Non conoscevo questa autrice e la sua scoperta è stata per me una piacevolissima sorpresa. Il libro è una raccolta di brevi racconti, riflessioni, resoconti tragicomici di vita vissuta e trascrizioni di sue conferenze. In apparenza tutto può apparire scollegato e privo di un filo conduttore. La postfazione dei figli ne rivela l’essenza e l’intento: donare al lettore una raccolta che fornisca un’immagine varia delle innegabili e poliedriche qualità personali e artistiche della madre. Unica pecca a mio parere è proprio il titolo nella versione italiana, Paranoia. Più azzeccato il titolo originale Let me tell you.

Laura Guercio

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Non mi ha appassionato, la differenza ed il paragone con il capolavoro di capote non lascia scampo: il confronto non regge

Fulvia Rizzo

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Al contrario Paranoia mi ha stupito.

Non amo il noir, perché non amo sentirmi a disagio. E il disagio l’ho provato tutto con i primi 4 racconti. Poi la svolta, leggera, spensierata, sopra le righe. Racconti anche di vita quotidiana, che avrebbe potuto scrivere ogni donna con marito e figli. Una prosa veloce, fresca, accattivante (anche nei primi 4 racconti). Forse una raccolta disomogena (ma si capisce il motivo alla fine), che mi ha fatto venir voglia di leggere di più di questa scrittrice.

In ogni caso, secondo me, i 2 libri non sono paragonabili fra loro…

7.         Ernesto Melluso         Il mio contributo è tiepido, pur conoscendo la scrittrice mai avrei comprato un libro con questo titolo per niente rassicurante. La prima parte è composta da 4 racconti: Paranoia è quello più interessante, non ci sono colpi di scena, il protagonista è un uomo normalissimo ma niente è così come sembra... La 2 parte è dedicata agli aspetti della sua vita e al suo ragionare, utile per comprendere la sua personalità. La3 parte è dedicata a vari racconti di vita familiare, il suo ruolo di donna e madre. Una “desperate housewives” che per sopperire “la fredda realtà” inventa mille storie intorno gli elettrodomestici?

Stefania Oliveri

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Una miscellanea può essere divertente e inquietante al tempo stesso? Paranoia lo è.

La prima parte, fatta di racconti per cuori forti (io li ho letti in preda alla tachicardia), è avvincente e inchioda al testo. Il desiderio di capire dove la storia andrà a parare è il sentimento trasversale a tutti. Nella seconda parte della raccolta, invece, Jackson ti proietta con forza tra le pieghe della sua vita di donna, madre e scrittrice. Anche chi considera la lettura un passatempo “leggero”, si ritrova – soprattutto se donna e madre – a chiedersi: ho anch’io certe abitudini, paure, FISSAZIONI?

Non importa la risposta, l’importante è che, dopo aver letto questo libro, anche le piccole nevrosi quotidiane rientreranno in una dimensione di accettabilità.

Ho trovato più godibile ed accattivante la parte in cui Jackson descrive la sua quotidianità, meno quella in cui si addentra nel suo mestiere di scrittrice: è più piacevole leggerla mentre utilizza la sua arte che non quando la racconta.

Roberta Palleschi

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E difficile dare un giudizio omogeneo su questo libro. Ho trovato molto interessante, inquietante la parte dei racconti . I primi due sono perfetti  nella loro costruzione trasmettendo un inquietudine ed una insofferenza allo stesso ritmo dei romanzi di Kafka o di grandi scrittori di gialli come Cornell Wollrich . Il lettore resta incollato al racconto ,immaginandoselo come un film. Il finale dei due racconti è magnifico e sorprendente mostrando la maestria della scrittrice.

Gli altri due racconti sono in un tono minore , perdono l’inquietudine dei primi  due e sembrano scritti da un’altra penna. La bugia è paradossale con un senso di colpa sproporzionato all’episodio e con un’ atmosfera quasi irreale, senza emozioni. Mille e una notte è un racconto anonimo ,un po’ noioso, con un finale senza empatia.

La parte autobiografica è discontinua e per me interessante ed Originale   in alcune Parti (il Clown, l’Aglio nella narrativa)meno in altre dove la scrittrice racconta scende di vita familiare in modo divertente ma devo dire per me meno coinvolgente forse perché non sono una casalinga con quattro figli.  

Mario Cottone         

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Ho gradito molto la lettura dei 4 racconti iniziali di Paranoia. Subito avvincenti ti coinvolgono in una atmosfera ansiogena da cui è facile immaginare possa nascere un bel romanzo noir. Genere che tra l’altro non amo. Per il resto devo dire che mi sono un po’ annoiata pur riconoscendo spunti di simpatica ironia che però non mi hanno convinto a votare per Paranoia.

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La raccolta di Shirley Jackson conta molto meno di cinquecento pagine. Ergo - secondo la regola del recensore – probabilmente merita una recensione di più di tre righe. Sfortunatamente (o forse no, chi lo sa?) non ho una moglie a cui chiedere di leggere il libro al posto mio, quindi mi sono arrangiato come potevo, a beneficio del settimanale-molto-letterario per il quale scriviamo. La raccolta è di certo “altamente leggibile”, “suggestiva” e per certi versi “incantevole”. I quattro racconti inziali – che giustificano il titolo – sono dei piccoli gioiellini letterari che rivivificano in chiave yankee il racconto dell’assurdo di tradizione europea: una scrittura controllata e incisiva, che riesce perfettamente nell’intento di suscitare angoscia, smarrimento e inquietudine nel lettore; in breve, l’omologo letterario di Hitchcock. Gli altri scritti, anch’essi “altamente leggibili”, restituiscono l’immagine di una personalità acuta, pungente, ironica e autoironica, che tuttavia mai scade in un cinismo anaffettivo.

Da esponente medio del genere maschile, mi hanno colpito in queste pagine le rappresentazioni letterarie (e autobiografiche) della donna: si sarebbe tentati di descrivere l’orizzonte della Jackson come ‘post-femminista’, non fosse che in realtà, in termini cronologici, si tratta di scritti addirittura precedenti (o in qualche caso contemporanei) al fiorire del movimento femminista negli Stati Uniti. Un post-femminismo ante-litteram, dunque, che suscita stupore e straniamento.

“Paranoia” è una raccolta incommensurabile (in senso proprio) con il romanzo di Capote, e di questa disparità ha certamente risentito. Ma è stata una felicissima scoperta, che intendo certamente approfondire.

 

Pietro Giammellaro

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Ho gradito molto la lettura dei 4 racconti iniziali di Paranoia. Subito avvincenti ti coinvolgono in una atmosfera ansiogena da cui è facile immaginare possa nascere un bel romanzo noir. Genere che tra l’altro non amo. Per il resto devo dire che mi sono un po’ annoiata pur riconoscendo spunti di simpatica ironia che però non mi hanno convinto a votare per Paranoia

Stella Verde

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Paranoia è una raccolta di racconti variegati, che proprio per questo avvince e non smette di sorprendere. La prima parte comprende quattro racconti noir, talvolta surreali, che lasciano il lettore senza fiato, con la tentazione di guardare sotto il letto e dietro le tende prima di andare a dormire. Paure nascoste, ossessioni, pregiudizi, sensi di colpa dilagano e si ingigantiscono fino a raggiungere una dimensione paradossale. Della seconda parte notevole “Una proiezione privata”, in cui l’autrice, sottolineando le ricadute familiari che il mestiere della scrittrice comporta, analizza con ironia i diversi punti di vista dei suoi cari che sembrano riscrivere con toni diversi e nuovi accenti il testo di “Lizzie”. Nella terza parte vediamo la Jackson immersa nella sua quotidianità con sagacia, briosità e un tocco di umorismo. Mi rimane il sottile dubbio che anche le mie stoviglie quando spengo la luce possano animarsi di vita propria o che ordiscano un complotto quando continuano a cadermi di mano. Senza tralasciare la tentazione di consultare le regole di “Come godersi una lite in famiglia” in caso di un’improvvisa disputa familiare. Nella quarta parte il mestiere di scrivere è analizzato in maniera concreta, senza utopie, frasi fatte o sterili idealizzazioni, piuttosto è di volta in volta contestualizzato nelle sue varie sfaccettature. Anche qui non mancano aspetti paradossali, sagaci intuizioni e sottile umorismo. Una lettura scorrevole, talvolta ansiogena talaltra divertente, si passa da un colpo al cuore ad un sorriso, da un sospiro ad una grassa risata. Un libro che vale certamente la pena di leggere.

Caterina Pietravalle

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Da bambina mio fratello riusciva a convincere mio padre (che non si faceva pregare più di tanto) a farci andare a letto tardi per vedere, tutti insieme, una serie televisiva che non ho mai più dimenticato: “Ai confini della realtà”. Ecco, già dalla lettura del primo racconto, a cosa mi ha fatto piacevolmente pensa-re Paranoia di Shirley Jackson.

La prima parte del libro è formata proprio da quattro racconti; la seconda parte raccoglie invece riflessioni e recensioni, mescolati a elementi di vita quotidiana, scritte con ironia e rivelatrici della personalità dell’autrice.

La parte finale è stata invece scritta dai figli, i quali raccontano come è stato l’incontro con la madre scrittrice e il recupero di questi scritti divertenti e autoironici.

Tra i racconti “Mrs Spencer e gli Oberon” è quello che mi è piaciuto maggiormente: dapprima divertente, il racconto diventa poi angosciante e con un finale spiazzante.

Mi ha particolarmente colpito la capacità dell’autrice di cambiare registro con una facilità disarmante.

Molto particolare la composizione del libro che dapprima crea tensione e poi induce continuamente al sorriso.

La scrittura dell’autrice si dipana tra due cardini, tra ciò che accade fuori e ciò che suscita in lei dentro, in termini di ricordi e riflessioni, tra rimandi e metafore. La descrizione di ciò che vuol dire essere scrittrice intimamente e drasticamente anche quando si è apparentemente impegnati in qualcos’altro.

La necessità di dover scegliere mi costringe ad attribuire il voto zero pur avendo molto apprezzato il libro.

Viviana Conti

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Non sono amante del genere, quindi mi sono avvicinata a questo testo con pregiudizi e titubanza.

Ho cominciato i racconti mettendomi sulla difensiva per evitare sorprese, invece mi sono trovata davanti un testo scorrevole e divertente.

 Durante la lettura senza quasi accorgersene ci si ritrova ad avere a che fare con dettagli inquietanti che uno dopo l’altro con lentezza, si aggiungono agli altri sino a rendere ansiogena l ‘atmosfera in modo tale da fare immedesimare totalmente chi legge.

Ci si trova così a guardarsi le spalle per vedere se un losco individuo ci sta seguendo o spiando, a cercare di imitare la crema al limone e la casa perfetta, mentre degli sconosciuti minano la nostra credibilità e onorabilità o cercare di capire dove sta la gravità del chiedere scusa per qualcosa che nessuno ricorda....La seconda parte di Paranoia raccoglie recensioni e riflessioni dell’autrice ed è quella che più ho preferito. Pagine piene di ironia tagliente che delineano una personalità di rara intelligenza: una donna moderna che riesce ad esserlo pur rimanendo intrappolata nel ruolo di casalinga e moglie del periodo. La Jackson dimostra raccontando come ci riesca, non nascondendo le difficoltà, ma permeandole di un’ironia travolgente che renderà agli occhi del lettore ogni cosa diversa animandola con la stessa fantasia dell’autrice. Così sarà per ‘l’aspetto delle case, delle stoviglie della cucina che litigano tra loro o dei battibecchi e della scena di vita vissuta della famiglia. Queste pagine sono piene di ironia (tagliente) e di immagini fondamentali per capire la sua personalità. Nella parte finale invece parlano i figli che hanno curato la raccolta uscita nel 2015 e raccontano come è stato l’incontro con la madre scrittrice e il recupero e la scelta di queste opere divertenti, autoironiche.

Serena Crifò

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La prima parte, formata da quattro racconti, mi ha ricordato la nevrosi narrativa di Kafka per l’incomprensibilità iniziale delle situazioni. La seconda parte fa conoscere la donna e la sua complessità, con una scrittura da diario in cui l’autrice trova pacificazione con se stessa, sentendosi intrappolata nel ruolo di moglie da adulta, in quello di figlia da ragazza. Ho colto l’umorismo con cui l’autrice prova a dare un volto leggero agli aspetti più difficili della vita familiare, ai complessi, alle frustrazioni. Ma non sono riuscita ad apprezzare questa lettura, se non per brevi tratti, come ad esempio il lucido e divertente capitolo “Come godersi una lite in famiglia”. La postfazione è interessante perché spiega il processo costruttivo della raccolta dal punto di vista dei figli. È comunque scattato l’interesse nei confronti della scrittrice come donna, per cercare di delinearne meglio i tratti colti durante la lettura.

Laura Mollica

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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