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Peccati Immortali di Aldo Cazzullo e Fabrizio Roncone

Mondadori

 

Con “Peccati Immortali”, Cazzullo e Roncone tra i toni di dramma e di farsa, in una ridda di personaggi, reali e immaginari, tra colpi di scena, come novelli Machiavelli ci svelano (se ce ne fosse bisogno) di che lagrime grondi e di che sangue il Potere. Lo scenario si apre con la morte misteriosa del cardinale Michelangelo Aldrovandi, potente “principe” conservatore della Chiesa, nelle cui tasche viene rinvenuto un telefonino con immagini di un’orgia e di un braccio tatuato, che si scoprirà appartenere al leader del Partito dell’Onestà. Dal momento in cui viene rubato si scatena una caccia, da parte di molti, per il suo ritrovamento, per cui avvengono altri due omicidi e un suicidio, perché le foto potrebbero compromettere il Vaticano e il Governo. Gli investigatori del caso sono la giovane suora Remedios, unica anima buona, che deve “rimediare” alle nefaste conseguenze, insieme all’antiquario Leone di Castro, ex spia, non integerrimo ma sincero, detto il Gricia per la sua golosità. I diversi angoli e luoghi di Roma, della cristianità, del potere politico, le periferie, i campi di rom e di migranti, le trattorie, dove si svolgono gli eventi, diventano lo specchio di peccati (lussuria, avidità, voracità, vendetta) che sono immortali, al contrario degli uomini, e che vanno espiati con “la furia e il fuoco”. Nel finale, quando tutto sembra risolto, si prospetta una minaccia incombente su S. Pietro, simbolo della cristianità, perché il male vince sempre. Il romanzo giallo, che sembra divertire di più gli autori, vuole essere un ritratto impietoso e attuale (un po’ esagerato) del nostro Paese.

Anna Violati

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Il cardinale Aldrovandi, simile a un novello Buck Mulligan, celebra messa per la bellezza istrionica del rito più che per devozione a Nostro Signore e sotto la porpora nasconde una vita di eccessi e lussuria. Ma non si fa in tempo a lasciarsi scandalizzare dal personaggio, che questi viene ritrovato morto in circostanze controverse. L’incidente, nel quale è coinvolto un importante ministro, innesca la macchina del malaffare romano, tra insabbiamenti, omicidi e ricatti. Sullo sfondo di una Roma decadente (e anche piena di cliché), il giallo di Cazzullo e Roncone racconta con la maestria dei reporter il “mondo di mezzo” delle cronache recenti in cui politica, Chiesa e criminalità si affratellano, stringendo pericolosi patti e macchiandosi di peccati “immortali”.

Aida Marrella

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Io credo che l'Editore di Peccati immortali abbia sbagliato a "sua insaputa" i tempi di pubblicazione del romanzo: Come lettrice in isolamento per il Covid 19 che ha trapassato negativamente corpi, sentimenti e razionalità, la lettura del libro, con i suoi colpi di scena, con la descrizione della prevaricazione di gente di malaffare sugli onesti, con la fantapolitica volgare, ci mostra una realtà che non vorremmo più né conoscere né vedere proprio perché nel disastro che stiamo vivendo, come dicono a Roma, per sopravvivere, chi può" si attacca al fumo della pipa" pur di immaginare un po' di armonia e il miglioramento della società. Temiamo tutti che non andrà bene proprio niente, ma in questo disastro è meglio confidare in una realtà più o meno rassicurante che disgustarsi per l'esistenza del male: si rischia di non cogliere l'ironia e il sarcasmo contenuti nel romanzo.

Rita Cerri

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“Roma è una scena teatrale magnifica. Quello che conta non è la città, è il potere.” Le parole di uno dei protagonisti di questo libro ci spiegano lo scenario di una città nella quale il desiderio di reggere le fila del Paese domina su tutto. Con vari colpi di scena e con grande maestria, gli autori ci conducono alla ricerca di uno smartphone rubato che contiene foto compromettenti, tali da far saltare importanti personaggi del Governo e del Vaticano. In questa ricerca, c’è la crudele analisi di una Roma corrotta, piena di intrighi e di personaggi senza scrupoli che, per evitare gli scandali, ricorrono anche all’omicidio. La coppia di detective formata da una suora che assomiglia a Penelope Cruz e da un uomo grasso che chiamano “Gricia”, come un piatto tipico della cucina romanesca, danno al racconto momenti di leggerezza in mezzo a tanti colpi di scena che fanno rimanere col fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina.

Paola Mattonelli

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Il corpo di un alto prelato viene ritrovato cadavere a seguito di un gioco erotico finito male, e intorno alla spasmodica ricerca delle prove di questo scandalo sessuale si muovono a vario titolo personaggi che vogliono sfruttare a proprio vantaggio l’accaduto. Luci e ombre si alternano con equilibrio nel racconto grazie a uno stile narrativo realistico che sa dosare linguaggio alto e popolare, conferendo al testo un ritmo che rende la lettura mai monotona e accompagna piacevolmente il lettore al finale, non scontato. Fa da sfondo alla vicenda Roma, coi suoi luoghi e le sue atmosfere, archetipo e simbolo del potere che attraversa i secoli. Tra fatti noti e scenari, in questo libro vero e verosimile si fondono in un amalgama suggestivo che fotografa la realtà di un Paese, l’Italia, dove il potere genera un insopportabile quanto inevitabile senso di impunità non tanto in chi lo esercita ma, soprattutto, in chi lo manovra.

Mary Patella

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In una giostra fantastica appare ROMA come fosse vista in una carrellata di set cinematografici tutti diversi, così come sono diversi ed insoliti i personaggi che animano il romanzo: colorati, bizzarri, inquietanti, onesti e disonesti. L'atmosfera a volte irreale, a volte concreta, è pervasa da una certa " suspense" che aleggia per tutto il racconto e raccorda le scene. L'azione del romanzo si fa spesso incalzante e la lettura diventa frenetica riservando le pause alle acute battute romanesche che muovono il sorriso. È una lettura scorrevole e avvincente.

Rosella Tappi

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Nella Roma di un futuro piuttosto prossimo, personaggi dai nomi attuali, per quanto la narrazione sia di fantasia, commettono “peccati” generati da vizi senza tempo, che hanno caratterizzato la storia di Roma (e non solo) e che l’autore proietta nell’immediato futuro sottolineandone l’immortalità. Il linguaggio spesso scurrile rende poco gradevole la lettura, comunque veloce grazie a una trama accattivante e allo stratagemma di collocare personaggi attuali in un futuro vicino con vizi del passato. Tuttavia proprio questo simpatico stratagemma sottrae a questo libro quella immortalità che ogni libro in quanto tale dovrebbe avere: se l’uomo del nostro tempo sorride davanti all’architettura dei personaggi, la medesima teatralità non verrà palese all’uomo del futuro, davanti a una trama in fondo piuttosto sottile.

Lidia De Franciscis

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