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Piccole donne di Louisa May Alcott
Giunti

 

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Circoli dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Treviso “5 di 42”
coordinato da Laura Pegorer
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Leggere questo romanzo mi ha riportato indietro nel tempo di più di mezzo secolo, mi sono chiesta come avessi fatto ad arrivare alla fine del romanzo già a quei tempi. Il fatto che io leggo tutto fino alla fine anche se non sempre ciò è un bene. Comunque il mio giudizio equivale a quello riservato alla precedente autrice (Rebecca Harding Davis) pur riconoscendo che la notorietà di “Piccole donne” ha attraversato i tempi, ma riproporre oggi quell’insieme di buoni sentimenti (sempre) rende tutto di una noia mortale.

Eugenia Paladini

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Peccato aver dovuto rileggere questo libro dopo così tanti anni. Avrei preferito mantenere il bel ricordo di uno dei primi romanzi letti alla fine della mia infanzia. Ora lo trovo sdolcinato e lezioso oltre misura e non credo sia perché i miei gusti siano decisamente cambiati nel corso degli anni. Non ho potuto durante la lettura non pensare a cosa scriveva Jane Austen settant’anni prima al di là dell’oceano.

Laura Cavarzerani

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Difficile trovare ancora un qualche interesse nella lettura di questo classico così decisamente datato. L’esplorazione dei buoni sentimenti di cui è profondamente intessuta la trama risulta stucchevole. Anche se alcuni personaggi si ribellano alla loro condizione femminile finiscono poi per uniformarsi alle consuetudini consolidate. Le ragazze erano veramente così?
Forse l’autrice si fa voce di un ‘800 romantico in cui la bontà viene sempre premiata. Romanzo di formazione rimane un documento dei valori di un’epoca ormai troppo lontana perché possano essere condivisi.

Natalina Mungari

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Un classico intramontabile, scrittura fluida, semplice, capitoli brevi che rendono il libro scorrevole; a questo si aggiunge il velo nostalgico e romantico di averlo letto in adolescenza quindi riemergono i ricordi frivoli e spensierati di come lo si era affrontato, che non fanno altro che far sorridere anche un po’ da ebete, con la testa piegata di lato e sguardo assorto nel passato.

Per il mio stato d’animo attuale dovrei dare il podio a Polvere di Ferro (di Rebecca Harding) , ma non posso voltare le spalle alle dolci sorelle che mi hanno fatto ridere e piangere in giovinezza. 
Il verdetto vede vincitore Piccole Donne. 
P. S. Non me lo sarei mai aspettata da me stessa 

Marta Marcazzan

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Difficile rileggerlo dopo cosi tanti anni senza avere una predisposizione positiva. Come non ricordare l’immedesimazione in Jo? e le lotte portate avanti con lei ? ma non si può cedere alla memoria, bisogna essere attuali e il confronto con l’altro testo (Polvere di ferro di R. Harding), pressoché coevo, porta a riflettere e a chiedersi:

Quali valori incarna Piccole donne?

Valori religiosi, senza dubbio, ben farciti di senso di colpa (basta pensare alla rinuncia alla prima colazione di Natale, così attesa e così generosamente offerta ai vicini bisognosi, una mazzata tanto per iniziare !!) e con un “senso del dovere protestante”. La fiducia nella famiglia, nel futuro, nel sacrificio realizzato con positività.

Ma è tutto così mieloso e per bene, rassicurante e protettivo, del senso del tragico non c’è traccia, l’ironia è blanda e infine che ruolo ha la donna in questo contesto? 

Meg è dipinta subito come “dolce e pia” : dolcezza e piitudine questo incarni la donna :

che sia  un libro per donne dell’era di Trump? per fortuna mia figlia non ha voluto saperne di leggerlo e ha preferito Matilde o Gli Sporcelli di Roal Dhal.

Laura Pegorer

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Roncave “Le kamikaze”
coordinato da Elena Bassetto
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Non posso che essere d’accordo con la definizione di questo libro “un capolavoro della letteratura per l’infanzia”. Un anno passato insieme alle quattro sorelle March, molto diverse tra loro, ma unite per sostenersi a vicenda, durante un anno della loro crescita e maturazione. L’autrice riesce cogliere perfettamente il passaggio dall’adolescenza verso l’età adulta, reso difficile dall’assenza del padre partito per la guerra e la povertà nella quale riversa la famiglia.

Ho scelto LE PICCOLE DONNE, letto per la prima volta oltre quarant’anni fa, ma poi ripreso in mano in varie occasioni.  Considerando il periodo in cui fu scritto, trovo notevole la capacità dell’autrice nell’affrontare il tema dell’importanza che ha la famiglia e il ruolo dei genitori nella formazione dei figli. Un altro aspetto della storia che ho sempre amato è il forte patriottismo, tipicamente americano.

Jitka

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In questo libro l’autrice descrive, in maniera quasi maestrale, uno scorcio di vita della durata di un anno di quattro sorelle adolescenti ognuna con un suo carattere, una sua passione, un suo temperamento che in questo periodo di difficoltà date dall’assenza del padre impegnato nella guerra Civile Americana e dalla difficile fase dell’adolescenza, danno prova di una maturazione personale pur nelle diverse sfumature dell’essere donna e sono in grado di affrontare le avversità quotidiane di una famiglia povera.

Il libro “Piccole Donne” rimane un libro intramontabile; la capacità dell’autrice di descrivere i personaggi, resta nel cuore di chi legge come un modello senza tempo; Tuttavia ho scelto il libro “Polvere di Ferro” in quanto trovo che Rebecca Harding Davis abbia saputo cogliere, attraverso la descrizione dei personaggi, la condizione umana del suo tempo. Credo inoltre che l’autrice abbia posto particolare attenzione alla donna, alle complessità della vita da affrontare quotidianamente, e al desiderio di rivalsa del genere femminile; una rivalsa che ancora oggi a volte trova ostacoli da affrontare.

Cristina

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Rebecca Harding Davis incontra Louisa May Alcott assieme ad altri intellettuali nel 1862, nel corso del suo primo viaggio a New York. Sembra questo l’unica cosa in comune tra le due autrici, ma scorrendo la loro biografia scopriamo che non è così. Ed allo stesso modo, apparentemente, non hanno molto in comune tre racconti venati di realismo come “Polvere di Ferro” e la storia per bambini che è “Piccole Donne”. Entrambe le autrici scrivono di donne, lasciando le figure maschili in secondo piano. I racconti di Harding Davis mostrano protagoniste di diversa estrazione sociale combattere le proprie battaglie o rinunciare alle sfide, affrontando se stesse, i propri limiti, i desideri che non si sono avverati, le scelte non fatte, drammaticamente provando a diventare ciò che sono nonostante i limiti del loro tempo.

I personaggi maschili di Alcott restano in seconda fila, mentre le quattro ragazze vengono descritte nel loro percorso di maturazione, con pregi e difetti, mentre affrontano piccoli e grandi eventi quotidiani. Chi di noi non si è identificata, da piccola lettrice, in Jo March, che vede davanti a sé un mondo infinito di possibilità, lei che vorrebbe fare “qualcosa di veramente splendido: che cosa, non ne aveva la minima idea, ma lasciava tempo al tempo”. Ecco perché il mio voto va a questa “storia della buonanotte per bambine ribelli” ante litteram.

Elisa Viaro

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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