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Chisciotte di Antonio Moresco
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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Macerata "La bottega del libro"
coordinato da Alessandra Vita          
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Di questo racconto surreale leggo che l’autore, Antonio Moresco, dice: “La mia speranza è che questo inclassificabile e sghembo romanzo capiti tra le mani di lettori che sentano il bisogno di allargare i propri confini”.

Ecco, purtroppo per l’autore, il libro è capitato nelle mie mani, che magari non contano niente ma appartengono a un lettore che pure sentirebbe il bisogno di allargare i propri confini: il problema è che mi sono trovato di fronte a un romanzo che non è un romanzo ma uno sbrigativo canovaccio per un futuro film, di cui tra l’altro sono addirittura, presuntuosamente, già stati individuati attori e attrici. No, non si sono allargati i confini, mi spiace. Una mezza delusione, anche se forse, come film, potrebbe non essere male. Certo: ci vorrebbe un regista molto bravo. Chissà se l’autore ha la pretesa di aver individuato anche quello?

La trama e il lessico si svolgono in un modo abbastanza piatto ma diciamo che almeno l’idea (Chisciotte rivive come paziente psichiatrico contemporaneo) sembrava carina prima di perdersi nella ripetitività, seppure una ripetitività onirica che si fa comunque leggere fino alla fine. Del resto si sa, da Platone in poi, che le idee non si realizzano mai bene nella pratica.

Giudizio complessivo: un libro che viene pubblicato solo perché l’autore ha accumulato, anche giustamente, un buon credito in passato. E altri giovani autori più meritevoli a rodersi il fegato.

Andrea Ferroni

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Chisciotte è un uomo originale, fuori dal comune. Inserito in un ambiente lontano dal cosiddetto normale a cui siamo abituati, sperimenta la sofferenza di non essere capito.

Un romanzo metaforico di un disperato in cerca di sé stesso che attraversa le stanze di un ospedale psichiatrico per relazionarsi con chi incontra. Nel suo errare quotidiano, riconosce in ogni ospite un poeta, uno scrittore o un artista incompreso che ha tanto da dire, ma tutti lo allontanano. Le luci si spengono si dovrebbe dormire e Chisciotte va a trovare I suoi compagni. Le avventure descritte sono il centro del romanzo.

Infermieri e medici hanno il loro ruolo definito, cioè riportare alla consapevolezza di un mondo inventato, chi per dolore lo ha cercato come conforto. Ma chi è veramente in errore? Mettere la camicia di Forza, costringere ad una verità assoluta questi uomini e donne un po’ stravaganti, è la strada giusta per salvarli dal loro delirio?

La trama è un continuo intreccio di vicende che si delineano con incertezza, ma dovizia di particolari, a volte inquietanti.  Un infermiere viene affiancato a Chisciotte per controllarlo 24 ore su 24. E lui cerca sempre di riportarlo con razionalità alla realtà. Eppure chissà chi ha veramente ragione…!!!!!!

L’operatore sembra non dare importanza a quello che invece è l'obiettivo significativo del protagonista, ovvero individuare la vera risorsa di ogni uomo. La magia dell'amore e dell'attrazione, il sapere prestare la giusta attenzione a tutti. Le sue intenzioni sono buone ma non si allineano alle convinzioni di chi vuole guarirlo dal suo disagio e alla fine il suo delirio viene interrotto con l'uccisione, come si trattasse di un demone da eliminare.

Un racconto a confine tra il detto e il sentito che accoglie la malattia e il disordine a cui la mente arriva quando non trova la sua dimensione. Confonde leggere il testo e nello stesso tempo aiuta a porsi varie domande. 

Suscita inoltre emozioni diverse e intense, a cui non si può che rispondere cercando di dar valore alla lucidità e all'equilibrio. 

Purtroppo senza una chiara comunicazione di quello che si sente è difficile aprirsi all’altro. Un linguaggio comune è necessario. 

Allora chi lavora con i disturbi della mente deve sapere leggere attraverso e non far indossare una camicia di forza che può risultare una condanna al vero sé.

L'autore voleva scrivere la scenografia di un film, ma non essendo stato possibile ha intanto pubblicato il racconto, sperando di incuriosire qualche produttore. Alla fine del libro descrive anche le idee che ha su come realizzare il film specificando chi vorrebbe per interpretare ogni personaggio.

E dice: “ho cercato di mettere insieme qualcosa di inaspettato che lasci il segno nelle menti e nei cuori in questi anni cupi in cui c’è bisogno di un Salto di immaginazione e di piano, di rompere lo specchio in cui Siamo imprigionati e passare dall'altra parte.”

Patrizia Politano

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Storia di un don Chisciotte reinventato e scaraventato ai giorni nostri, ospite di un ospedale psichiatrico (non si sa per quale motivo), dal quale fuggirà grazie all’amore per Dulcinea (porta di accesso per la ribellione verso il reale) insieme agli altri ospiti dell’ospedale (simbolo della prigione in cui è rinchiuso l’uomo moderno), ospiti che sono la reincarnazione dei più illustri scrittori europei (Omero, Leopardi, Dickinson, Kafka, ecc.), tutti incompresi e solitari.

È una storia scritta, in realtà, per un film non ancora realizzato: in effetti l’ambientazione è tutta di interni, ci sono pochi dialoghi e spesso si dice che si sente un sottofondo di musica; paradossalmente le parti più riuscite sono quelle dialogate (don Chisciotte e il primario).

Il libro è una nuova avventura ambientata ai nostri giorni con tutte le contraddizioni del mondo moderno; è un testo comico e tragico contemporaneamente, imprevedibile e che porta alla riflessione: attraverso la letteratura si può creare un passaggio verso la vita “vera”, è questa l’idea di fondo.

L’autore è il prototipo dello scrittore che vuole, sopra ogni cosa, fare del mondo il “suo” romanzo, rompere la barriera che separa il reale dall’immaginario, combattendo una battaglia contro i “mulini a vento” del realismo.

Fiorella Perugini

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Moresco decide di riscrivere il personaggio che più ama. Il suo Chisciotte è un uomo recluso in ospedale (che in tempo di pandemia non mi sembra niente di originale) in un romanzo più che raffazzonato. Ma perché?

Teresa Catenaro

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Livorno "L'avventura di un lettore"
coordinato da Valeria Cioni  
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Cosa penserebbe Don Chisciotte del mondo moderno? Quali caratteristiche avrebbe il fidato Sancho? Il libro è un racconto surreale, assurdo e straniante, epopea ma anche parodia del mondo contemporaneo. Si fa fatica ad entrare dentro la storia e a creare un legame con i personaggi, forse proprio in quanto l’effetto di straniamento è prevalente. L’idea è interessante ma il testo è di difficile lettura, perché i dialoghi oscillano tra un italiano arcaico e aulico ed uno contemporaneo e giovanile.

Giulia Bertolini

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I personaggi di Don Chisciotte riletti e trasfigurati in chiave moderna, le caratteristiche della loro personalità e delle loro sensibilità, lasciate in balia di personaggi temprati dai tempi moderni e dalle prigioni del realismo e del cinismo. Tutto per rispondere al quesito interiore comune a molti di noi: a cosa serve la letteratura? Può davvero essere indipendente e libera di difendere le illusioni e permettersi di sponsorizzare la lotta contro i mulini a vento nominando l’evasione dalla realtà come stile di vita? una risposta aperta e lasciata lì per il lettore, anzi per lo spettatore considerando che è scritta con il progetto di realizzare un film

Paola Palumbo

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Onirico affresco dell’attuale mondo letterario, inventa una deformante metafora in cui don Chisciotte, da frustrato e deriso, rompe lo specchio e si congiunge con Dulcinea in un mondo simile a quello di Alice delle meraviglie. È li che la letteratura trionfa sugli interessi intrisi di meschinità e opportunismo del milieu letterario di oggi. Chissà che, come spera l’autore, qualcuno non ne voglia fare un film. Riveduto e corretto!

Paola Bosio

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Non mi è piaciuto. L’ho trovato insignificante. Forse Moresco voleva divertirsi un po’, passare del tempo facendo qualcosa di piacevole. O forse ha un contratto con un editore che lo obbliga a pubblicare un certo numero di libri. Comunque sia il risultato è negativo.

Patrizia Belcari

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Non dico recensire, ma a me appare arduo anche solo commentare questi due “romanzi”, e metto il termine tra virgolette.

Spero solo che andando avanti con il torneo ci capiti di leggere qualcosa di più interessante, perché altrimenti questo è veramente tempo buttato via.

Se ci accontentiamo di una lettura senza alcuna pretesa, per passare qualche ora sotto l’ombrellone o in campagna, “Spigole” è adatto.

Per quanto riguarda Moresco, il solo pensare di vedere un film tratto dalla sceneggiatura che abbiamo letto mi fa rabbrividire: Moresco è definito uno scrittore “irregolare”, ma io oserei dire “sregolato”, nel senso più negativo del termine.

Michele Vitale

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Appropriarsi di personaggi letterari non propri è una scelta spesso rischiosa e in questo caso l'autore ha fallito.

Snaturare e stravolgere un personaggio letterario caposaldo di un’epoca storica passata e inserirlo nei giorni nostri con incontri con altri personaggi all'interno di un ospedale è un'idea che a mio avviso denota poca originalità e poca fantasia.

Non mi è piaciuto affatto il romanzo.

Giulia Campi

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Il Chisciotte di Moresco vive nei nostri tempi, internato in un istituto, e da lì osserva la vita e il mondo con sguardo allucinato in un racconto ricco d’ironia e però drammatico. Un personaggio comico e irreale, in una corsia d’ospedale moderno. Il personale del reparto, infermieri/e, monache, medici di guardia sono creature sostanzialmente malvage, sembra messe a posta per tormentare i degenti. La trama è semplicistica e irreale, il linguaggio non sempre corretto e il finale deludente.

Michela Carlotti

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Un progetto ambizioso, quello di Antonio Moresco. Proporre una propria versione di un classico è un’operazione molti difficile e delicata, che riesce solo in pochi, rari casi e richiede un particolare talento. Operazione, in questo caso, decisamente non riuscita. Uno stile lento, noioso, che vorrebbe essere originale ma è solamente confusionario. Non conoscevo l’autore ma non ho provato il desiderio di leggere altro di suo. Confesso di non essere riuscita ad arrivare alla fine.

Silvia Cilliano

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Antonio Moresco offre a chi legge una moderna rilettura del classico di Cervantes, in veste cinematografica. Il testo è evidentemente destinato al grande schermo e chi legge ne prende atto sin dalle prime battute che portano il gusto della sceneggiatura. Le vicende tuttavia, non si svolgeranno tra le polverose strade spagnole, bensì tra i corridoi di un ospedale. È il reparto psichiatria, difatti, ad ospitare le tragicomiche gesta dell'eroe, accompagnato dal fedele Sancho, infermiere personale.

Moresco segue con evidente affetto le peregrinazioni del suo protagonista, pur non lesinando in scene grottesche e ironiche circa la sua inguaribile ingenuità di ideali. Parodia della fredda e disincantata modernità, la poesia del Chisciotte riprende l'illustre originale iniziatore del romanzo moderno, in un omaggio spassoso alla Letteratura. Il dubbio sul medium resta: dopo il recente (e travagliatissimo!) capolavoro di Terry Gilliams, vogliamo realmente un altro Chisciotte sullo schermo?

Camilla Del Corona

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Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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