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Come una storia d’amore di Nadia Terranova
Perrone

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Palermo 3 “Eutropia”
coordinato da Rosana Rizzo
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Dieci racconti di donne che vengono descritte nel momento della trasformazione, dieci racconti ambientati in una Roma “normale”. In ogni racconto all’improvviso ecco la anomalia che rende straordinario quello che non è. Il linguaggio è poetico, raffinato, perfettamente coincidente con la “normale” poeticità delle vite narrate

Marco Beccali

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Come una storia d’amore è un piccolo caleidoscopi di emozioni e di immagini raccolte della periferia di Roma siamo tra i quartieri Ghetto e Pigneto.

Ma più che questo il libro è una dichiarazione di amore alla città questa Roma eterna e caotica che è di tutti e di nessuno che ti stordisce ma poi alla fine ti conquista, e, si conquista un pezzo del cuore, ma che cela anche dietro a una apparente felicità, storie di donne alla ricerca di serenità o anche tormenti e sofferenza.

Il libro si legge piacevolmente anche chi non ama i racconti dovrà ricredersi per la capacità dell’autrice di saper costruire architetture narrative fascinose nella loro semplicità, sempre ispirate alle quotidianità della vita e colme di descrizioni sul logos lasciando al lettore spazio per immaginare altre giornate dei protagonisti, il loro passato. Meno spontaneo forse è immaginare il futuro di questi personaggi e queste donne che sembrano avvolte dalla malinconia, da una solitudine interiore, alcuni racconti mi hanno trasmesso come un senso di nostalgia di un passato migliore o forse solo un presente che ha tradito le aspettative. Molto intenso il ritmo dei racconti la scrittura è avvolgente e costruita con grande maestria.

Paolo Siena

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Dieci quadri, animati di sofferenza e umanità, sullo sfondo della città di Roma, così Nadia Terranova ci conduce in un tour emozionale per i luoghi incantati o graffiati di questa città che è l’oggetto di questo amore.

“Le tracce dei miei racconti di principessa esule su questa terra senza anima…” così l’introduzione scelta dall’autrice quale prima indicazione per la lettura della sua opera.

E dunque le strade, i quartieri, le diverse zone della capitale prendono vita grazie all’umanità che le abita e che le ha vissute ed animate di ogni passione, gioia, dolore e speranza, tutti sentimenti comuni alle vite di tanti e per ciò universali. L’io narrativo si frantuma, moltiplicandosi e diversificando, di volta in volta, la prospettiva e l’angolo di inquadratura sulla città. Il quartiere ebraico, il Pigneto, la Tangenziale e, via via, i mercati e le strade raccolgono le emozioni di chi vive o ha vissuto lì e si fa palcoscenico e scenario di vicende individuali eppure universali perché comuni al vissuto di molti.

La scrittura è emozionale e caratterizzata dall’utilizzo frequente dei dialoghi nell’ordito del racconto narrativo. Un libro piacevole per chi conosce Roma ma anche per chi vi è stato solo una volta

Rosella Balsamo

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Le storie raccontate nel libro sono particolari, storie di assenze, di solitudini, di persone che si sono incontrate per pochi minuti e poi si sono allontanate, senza un perché, lasciando nel cuore il non detto, un ricordo che diviene rimpianto. I personaggi dei racconti hanno in comune il senso doloroso della vita che non riesci a vivere come vorresti, lo smarrimento della solitudine, la ritualità assurda della festa quando si vorrebbe piangere, il desiderio di cambiamento, la necessità di rapporti sociali saldi. Le donne protagoniste sanno ridere e piangere, disperarsi e sognare in una Roma che sa essere amica ma anche tradire, accogliere le lacrime o ridere di esse. Una malinconia sospesa pervade tutti i racconti, la prosa appare abbastanza fluida ma a volte volutamente studiata e alla fine, pur nella varietà delle situazioni descritte, i racconti sono un po’ripetitivo nei ruoli, c’è sempre qualcuno che cerca e non trova, qualcuno che cerca di evadere come può eccome sa e che qualche volta rinuncia.

“Davanti a un bicchiere di bollicine scarse, mi chiedo chi sono e la domanda, mentre sorge, smette di avere importanza”

Gemma Alfano

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Come una storia d’amore Attraverso dieci piccoli racconti, l’autrice ci porta a conoscere diverse storie di donne, tutte in una fase di cambiamento della loro vita che si svolge sempre in quartieri periferici di Roma. Teresa, la protagonista del primo racconto, il cambiamento l’ha già avuto, o meglio subito in quanto, colpita da un ictus non è più autosufficiente. Si apprestano a cambiare i due fidanzati che cercano casa al Pigneto, un quartiere di assoluta normalità, dove la quiete è lacerata dall’urlo dei corvi. Le due sorelle, che non interrompono la loro routine quotidiana neppure il giorno di Natale pur di sfuggire ai soliti litigi dei genitori e prendono il solito tram per ritrovarsi a Porta Maggiore, vorrebbero non dover più rientrare, specialmente Elisa, costretta a lavorare in una pizzeria mentre il suo sogno è solo studiare arte e che intanto cerca di coinvolgere la sorella parlandole dell’importanza del luogo in cui si trovano e della sua storia millenaria. Il Natale, un rito che va avanti da 2000 anni, quando ci si riunisce per far finta di non essere soli, e per desiderare di essere soli, non piace neppure alla protagonista del racconto l’ora di libertà che si concede una pausa in un bar prima di indossare la solita maschera di falsa felicità. Capire cosa sia la felicità è il tema del racconto Il primo giorno di scuola, a mio parere il più significativo, la protagonista si propone di studiare le persone felici anche se pensa che la felicità sia qualcosa di troppo lontano

da sé la felicità esiste ma non so se ci abiterei, intanto perdendosi tra le strade di Roma si ritrova nel Ghetto e prova una particolare attrazione per

quel quartiere, si ferma a guardare la gente e decide di studiare ebraico perché una lingua che si scrive al contrario è quella più confacente a sé che ha

voglia di studiare o magari vivere che è poi la stessa cosa. C’è la donna ansiosa e depressa che cerca di carpire i segreti di una sconosciuta trovata su facevo che sembra avere una vita perfetta. Tutte le protagoniste, e non solo quelle del racconto “freezing” hanno qualcosa di irrisolto soffrono di un

congelamento delle emozioni, sono disilluse, alla ricerca di una propria identità e di un luogo che le accolga facendole sentire a casa. Hanno cominciato una storia d’amore, ma non tranquilla, è un tragitto accidentato come un diagramma pieno di cuspidi. Questa storia l’hanno iniziata con Roma che ti abbaglia e ti respinge, che puoi amare od odiare o entrambi le cose, ma che non ti lascerà mai indifferente. Non so se l’autrice abbia scritto questi racconti in periodi diversi o sia stata una scelta metterli insieme per poter frammentare stati d’animo che sarebbe stato più difficile concentrare su un’unica protagonista. Io propendo per la seconda ipotesi. Il libro è gradevole il linguaggio ricercato, e, come Roma, penso che non possa lasciare

indifferenti.

Olinda Orlando

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Quando, dopo quindici anni di convivenza, il rapporto d’amore della narratrice con Roma finisce nel disincanto, non resta che ricostruire mattone per mattone una città nuova, ben lontana dalla “Roma di tutti”, dalla Città eterna raccontata nelle cartoline, nella letteratura, nei commenti stupiti dei visitatori che mai vi abiteranno. Questa città, che Nadia Terranova chiama R., diventa così un luogo segreto e privato, una città invisibile uguale a tutte le altre, che prende forma attraverso la descrizione dei suoi abitanti, anche loro persone come tante, colte nei loro sogni e illusioni o più spesso nei momenti di solitudine e abbandono. Comincia così una sequenza di dieci brevi racconti di vita ordinaria: ci sono Teresa e Raffaele, una coppia di anziani che vive da sempre in Via della devozione; sono abituati ad una vita semplice, a far quadrare i conti ma non esitano un istante quando si tratterà di pagare il funerale per Andrea, un transessuale dalla voce flautata che è stato ucciso nel loro quartiere; ci sono Elisa e sua sorella, che il giorno di Natale prendono il tram per Porta Maggiore per sfuggire ai genitori impegnati come sempre a litigare; c’è la donna che si reca al Ghetto per studiare le persone felici e l’ebraico, “l’unico caso di lingua morta e poi risorta”. È attraverso le storie di questi personaggi-comparsa e forse dalla constatazione, amara ma consolatoria, che “da vicino nessuno è felice” che il rapporto della narratrice con Roma e con la vita sembra ricomporsi con un finale che apre alla speranza: “Resterai e forse l’amore ritornerà”.

Annalisa Cannata

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Perino “FestivalTrebbia”
coordinato da Irina Turcanu
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Una scrittura piacevole, vicenda poco accattivante.

Irina Turcanu

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Grandi lettori
di Robinson
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È una raccolta di brevi racconti di storie di donne (o piuttosto di un’unica donna in vari momenti della sua vita?). Sullo sfondo c’è Roma, la mia città, con la sua luce che la rende unica (“La luce di Roma è una stronza, è colpa sua per ogni cosa che mi è successa” dice in uno dei racconti). Spesso ci si riconosce nei momenti narrati, nelle reazioni, nei pensieri; forse anche troppo spesso. È sicuramente un libro scorrevole che ci racconta, ma (almeno a me) non porta dentro, la vita di personaggi familiari.

Elisabetta Barberi

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i dieci racconti danno sicuramente un’immagine umana di Roma come città fuori dai riflettori, vissuta nelle periferie e negli angoli assolutamente non turistici, non storici, non iconici. Sono luoghi anonimi, così come lo sono i personaggi e le loro storie. Ho letto troppa passività, troppa negatività, troppa apatia nei personaggi dei racconti e leggere un libro che narra di questi unici aspetti diventa troppo pesante a mio parere, né rende giustizia all’umanità. A mio parere troppo sveviano come approccio, un languore che io non vorrei incoraggiare. Ho apprezzato invece lo stile, la narrazione minuziosa di una bontà quotidiana schiacciata dalla vita o da altri essere umani. La Terranova è ricca di dettagli, approfondisce la narrazione psicologica dei personaggi e ci fa scendere nei loro miseri panni, che d’altronde spesso sono i panni di ciascuno di noi.

Caterina Cocchi

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La forma del racconto in genere non è quella che preferisco, ma questo libro è uno di quelli che di tanto in tano mi fanno ricredere.

Come una storia d’amore verso una Roma che si compone a poco a poco quartiere dopo quartiere, storia dopo storia, sciatta feroce e indifferente, eppure forse è proprio questa indifferenza che ci lascia liberi di essere come siamo, imperfetti e ossessivi, fragili e insoddisfatti, alla continua ricerca della felicità come se esistessero vite perfette e una felicità limpida cristallina e immutabile, la città che ognuna delle protagoniste ha scelto e che non riesce a lasciare, una Roma in cui si rimane intrappolati così come nelle proprie debolezze, ossessioni, dolori, paure.

Una Roma in cui personaggi prendono vita e profondità attraverso pochi tratti e (che splendido dono) diventano persone, imperfette e vere, donne qualsiasi, fragili, come noi, ognuna alla ricerca di un po’ di felicità, “ma visto da vicino nessuno è felice”.

E allora la piccola felicità della scrittrice e forse anche la nostra è prendersi la libertà di chiamarla semplicemente R e così renderla tua e quindi unica, proprio come le nostre vite.

Cristina Flamini

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L’autrice riesce a trasportare il lettore in poche pagine in stralci di vite molto diverse, ma accomunate dal punto fermo dell’ambientazione: Roma. All’inizio questa città potrebbe sembrare un limite oltre il quale tali episodi non possono accadere, ma man mano i punti di vista si fanno così ampi che Roma viene relegata sullo sfondo, silenziosa e artefice. Mi sono rimaste particolarmente impresse “Via della Liberazione”, soprattutto per la scelta del narratore che ammette di non voler raccontare; e “Roma in uscita”, dedicata a quella città che è rimasta nonostante l’amore sia volato via. Ma la migliore e più significativa è “La felicità sconosciuta”, quella più lontana dagli episodi di vita da quartiere della città, ma vicina alla vita moderna dei social.

Silvia Pigozzo

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L’ho trovato un libro interessante, scorrevole ma piacevole. 

Dentro ogni racconto di questo libro possiamo trovare le nostre storie: i personaggi richiamano e rispecchiano sempre un pezzetto di noi. La cosa che mi è piaciuta di più di questo libro è che i protagonisti sono persone comuni, con delle vite tutto sommato abbastanza banali...ma se facciamo un po’ attenzione, ognuna di loro nasconde un qualcosa di straordinario. E alla fine, se ci pensiamo bene, in ognuno di noi c’è qualcosa di straordinario.

Valentina Zottarel

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“Come una storia d’amore” è una raccolta di nove storie con un tessuto narrativo ricco di sfumature, descrizioni di luoghi vissuti dai vari personaggi presenti nei racconti. Si percepisce il sentimento della malinconia, dell’assenza, del cambiamento. Il tutto accompagnato dallo splendido scenario che la città di Roma offre tanto che la raccolta di racconti finisce proprio con una lettera alla città.

Roma viene vista in tutte le sue sfaccettature e ciò aiuta il lettore ad avvicinarsi ai personaggi e a provare empatia verso di loro.

Chiara Malavolta

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Circolo dei lettori di Robinson
di Bari “Le donne in corriera”
coordinato da Maria Gabriella Caruso

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Il libro di Nadia Terranova «Come una storia d’amore» è una raccolta di storie in cui le protagoniste sono donne. Donne tristi, insoddisfatte, spezzate da malattie o da dolori senza nome. Fa da sfondo a queste vite la periferia di Roma, dove sono approdate ad un certo punto della loro vita senza avere né la voglia né la forza di staccarsene. Forse l’ultimo racconto «Lettera ad R.» chiarisce
qual è il filo conduttore che unisce tutte queste storie. Il disagio che queste donne provano è dovuto all’essere diventati adulti portandosi dietro un bagaglio di speranze, sogni e desideri a volte infranti, accomunati a una città come Roma, piena di contraddizioni come la loro vita.

Tiziana de Flammineis

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La lettura di questo libro si snocciola lentamente assaporandolo racconto per racconto. Infatti in queste 10 storie di donne si coglie come una fotografia, un concentrato di eventi e di trasformazione e di rapporti interpersonali, ambientati in diversi quartieri di Roma. Quartieri che in una grande metropoli come Roma, rappresentano dei microcosmi autonomi, ma marcatamente variegati per religioni, cultura, età e colore della pelle. Racconto come dei cortometraggi che attraversano la città, che zoommando su frammenti di storie, su persone e i loro rapporti. Descrizioni come schizzi con matita veloci e superficiali, altre come pennellate piene in maniera più dettagliata e profonda, ricche di aspetti introspettivi e emotivi. Mi è molto piaciuto la prospettiva strettamente personale e originale della autrice come “la celebrazione degli infelici...”, considerazioni, secondo me, molto più diffusa e comune di quanto non si possa pensare, a cui la Terranova ha dato parole e vita. Particolare è anche per me il racconto “l’ora di libertà “che in modo leggero e spiritoso affronta la realtà di molti di non volersi omologare a certi usi, a non conformarsi a riti e abitudini dei più, di essere diverso dalla famiglia del “Mulino bianco”. Ed è proprio in certi momenti come il Natale, Capodanno e Ferragosto che si accentuano certe problematiche e certe sofferenze e tensioni individuali e familiari! La scrittura è veloce, ritmata di chi ha molta attenzione e curiosità verso gli altri, verso le novità e i luoghi che abita e che attraversa, ma anche una consapevolezza fine del mondo interiore proprio e dell’altro.

Valeria Grasso

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I racconti di Nadia Terranova si snodano nei quartieri periferici e multietnici di Roma. I protagonisti e le protagoniste di queste brevi storie, arrivati nella città eterna da altre città, da altri paesi, sono alla ricerca di una nuova identità che si identifichi con la nuova vita che hanno intrapreso a Roma.

I personaggi attraverso i loro ricordi, i loro gesti quotidiani ci conducono in una Roma inusuale, lontana dalla città da cartolina che tutti conosciamo.

I racconti sono ambientati in luoghi che sicuramente i turisti non visitano: un mercato di quartiere, un bar alquanto dimesso e desolato, due lavanderie, una scuola di lingua ebraica. In questi luoghi i personaggi vivono la loro vita segnata da frustrazioni, da sogni, dalla ricerca della felicità.

I racconti di Nadia Terranova non solo ci descrivono i cambiamenti sociali e culturali avvenuti nella citta di Roma ma rappresentano un atto di amore verso la sua città di adozione.

Narda Limitone

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Il file rouge che unisce i racconti della Terranova è la città di Roma, o meglio i suoi quartieri centrali o periferici, città in cui sono nate o in cui si sono trasferite le protagoniste delle storie, tutte donne, che ha segnato la vite delle stesse, a volte con risultati positivi e aspettative realizzate, altre lasciando un senso di non appartenenza.

Così nella prima storia se per Teresa la via in cui vive da significato alla sua esistenza, e ciò vale anche dopo la malattia, dal momento che l’unica occupazione rimastale è lo sguardo sulla via dal balcone, per contro per Saba è proprio quella via a crearle problemi. Ancora nella storia successiva i vocii e i rumori del Pigneto costituiscono la colonna sonora della vita della protagonista; così la bellezza di Roma antica consente ad Elisa, protagonista di altra storia, di superare le difficoltà dei rapporti familiari; ed ancora in un ulteriore racconto, il ghetto di Roma, luogo in cui è avvenuta un’immane tragedia, può servire a ritrovare il significato del proprio dolore di orfana ed a superarlo.

Per contro la protagonista de “L’ora di libertà” esprime un bisogno assoluto e indicibile di isolamento dalla propria famiglia e dalla città nelle festività natalizie. Ancora in altra storia la solitudine affettiva porta Paola a seguire sui social la vita “perfetta” di una donna a lei altrimenti sconosciuta. L’improvvisa scomparsa di quest’ultima, però, sembra riportarla ad una nuova vita e a riallacciare i rapporti con i suoi familiari. Per la protagonista di altro racconto, Veronica, donna che sacrificato i suoi sogni, ma ha continuato a vivere, l’irruzione della morte di una sconosciuta, avvenuta per strada, determina il congelamento del suo stato emotivo. La protagonista di “Roma in uscita” infelice per la fine del proprio matrimonio, avverte la non accoglienza della città di Roma.

Infine, l’ultimo racconto a me sembra un atto d’amore pur sofferto e contradittorio per Roma da parte della protagonista, per una città che è stata scelta, difficile, complessa, e però privata di sovrastrutture, falsi miti e resa “normale” nel senso che deve addentrarsi in essa con la piena consapevolezza della difficoltà della vita.

L’autrice ha saputo condensare in poche pagine il racconto di intere vite, e individuare ciascuna delle protagoniste con brevi tratti, come pennellate rapide, caratterizzandole per le varietà delle esperienze di vita e per sentimenti e passioni diversi fra loro.

Giuseppina Pellegrino

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Questo libro è dedicato a donne irrequiete. Attraverso racconti sfumati emergono stati d’animo, emozioni, paure, instancabili ricerche di equilibrio mai trovato, serenità, felicità o qualcosa di non identificato che possa riempire un vuoto dell’anima.

I racconti, accennati e mai conclusi, ci dicono della difficoltà delle protagoniste a relazionarsi con il mondo esterno e con la realtà e, più che dipanare una storia d’amore, testimoniano grandi fragilità irresolute.

Certamente la chiave di lettura può essere un’altra: l’estrema debolezza di queste donne che si perdono nella ricerca di sé stesse, possono suscitare amore?

I profili delle protagoniste, i contesti sociali e familiari sono troppo vaghi per andare oltre con riflessioni più approfondite.

Il libro, complessivamente, è indeterminato.

Annamaria Iodice d’Erasmo

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Si comincia a leggere questa raccolta di racconti senza comprendere, sulle prime, quale possa essere la logica, il filo rosso che li lega. Alcuni sono delicati, altri dolenti, altri carichi di una malinconia capace di portare a inaspettate e profonde considerazioni sulla propria esistenza e su quella di chi ci circonda. Poi il racconto finale chiude il cerchio e ci si accorge di aver seguito, attraverso le diverse “storie”, un’unica traccia: quella del bilancio che un io narrante fa con sé stessa, il proprio vissuto e una città con cui, tutto sommato, ha imparato a rapportarsi proprio “come una storia d’amore”.

Rosa Tripaldi

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Serie di racconti con protagonista in tutti la città di Roma e in ognuno una figura femminile diversa: più che racconti sembrano flash, istantanee di momenti in cui la città ingombrante è lo sfondo di storie intime che si snodano nei quartieri multietnici.

Beatrice Greco

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Nadia Terranova nel suo libro raccoglie 10 storie, apparentemente non connesse tra loro, aventi come unico comune denominatore l’ambientazione. Sono tutte ambientate a Roma. La scrittrice di origine messinese vive, peraltro, proprio a Roma. Nei quartieri della Città Eterna si sviluppano le vicende dei personaggi alle prese con la quotidianità. All’inizio le storie sembrano slegate tra loro, non riesci a capire se c’è, e quale è, il filo conduttore che lega questi racconti. Sono racconti piacevoli, alcuni melanconici perfino drammatici. Ad un certo punto, nell’ultimo racconto, il cerchio si chiude e finalmente si capisce il percorso che l’autrice ha voluto farci seguire. Ha voluto condividere con il lettore il suo vissuto in questa città. Città che “ti accoglierà subito e non ti accoglierà mai” ma con la quale ha imparato a rapportarsi e a viverci proprio “come una storia d’amore”. Questo libro sembra una lettera d’amore alla città dove vive, a quella che ora è la sua citta.

Mara Dentamaro

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Un mosaico di storie vibranti, intense, ma soffocate dalla nostalgia di quello che sarebbe potuto essere…

Sospese tra passato e presente, tra l’attaccamento alle radici e l’urgenza del cambiamento. Destini segnati dalla difficoltà dell’incontro con l’altro, filtrato dal sospetto, condizionato dal pregiudizio, sciupato dalla diffidenza, inseguito dalla curiosità, logorato dal tempo.

Tanti frammenti di vita che racchiudono ricordi, dolori, desideri inespressi, sogni irrealizzati, abbandoni, paure, tormenti, in cui ogni lettore trova spazio per riconoscersi senza giudicarsi e senza giudicare, per scoprire di sé qualcosa che non sa, per riportare in superficie problemi irrisolti e indicibili.

I racconti possiedono il tono confidenziale dell’intimità, ma tradiscono incompiutezza.

Disegnano esistenze anguste, ripiegate su sé stesse in balia dei capricci della sorte.

Katia Berlingerio

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Libro breve ma intenso e ricco di storie d’amore, appunto come recita il titolo. Una ricerca interiore ed esteriore d’amore verso sé stessa, altre persone, cose, città, ricordi. La scrittrice analizza sé stessa e la sua esperienza di fuorisede partendo dalla vita del quartiere in cui vive, attraverso lo sguardo delle persone che incontra per concludere con una lettera appassionata d’amore verso la città eterna, che la colma della solitudine e dei vuoti, delle assenze e dell’irrisolto di cui è popolata la sua vita. La città eterna le restituisce senso e significato.

Maria Gabriella Caruso

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Triste e doloroso

Stella Buttiglione Giura

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Deliziosa antologia di racconti brevi, incisivi, che ritraggono persone, quartieri, vie, luoghi con tratti di grande maestria stilistica e toni lirici.

Un universo che pullula di sentimenti, sensazioni, vissuti grandi e piccoli, di donne perlopiù ritratte nelle loro solitudini volontarie o forzate.

Il mondo della Terranova ha i caratteri di una ‘commedia’ umana in cui le condizioni esistenziali individuali si celano dietro un quotidiano cui ciascun personaggio cerca di dare un senso diverso da quello apparente.

Tutti i ritratti delineati in questo libro hanno in comune tra loro un elemento: la curiosità verso l’atro, verso mondi e realtà, anche culturali e linguistiche differenti dalle proprie.

Le donne in particolare osservano- fosse anche da una finestra o dal tavolino di un bar- e riflettono, silenziose, desiderose di penetrare ciò che non vedono ma percepiscono profondamente: le vite degli altri.

Da questo interesse scaturisce la sottesa voglia di vivere anche la propria esistenza piroettata ‘oltre’ e di credere in una dimensione, che va oltre il dolore e la sofferenza personali e si trasforma, nonostante tutto e tutti, in umana solidarietà.

Scrittura personalissima, originale, asciutto e complesso il lessico nella sua semplicità e affascinante eleganza.

Celeste Maurogiovanni

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Brevi racconti ambientati nei quartieri di Roma, scrittura fluida, personaggi descritti in modo delicato

Eleonora Sibilano

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Immagina la mappa di un quartiere, un vecchio e contorto quartiere in una Roma antichissima, una mappa in cui i rettangoli sono case che circondano piazze e disegnano strade brevi e tortuose e su questo coloratissimo intreccio si muovono donne e uomini sorpresi nella loro quotidianità. Donne, soprattutto, donne che la vita ha reso amare, dure, disilluse e cariche di una nostalgia inquieta e feroce.

Le protagoniste dei racconti vivono un mondo a due piani: quello che si vede e quello che le dilania, segreto, terribile e ineluttabile.

E in quelle tante, semplici vite esposte nel dramma quotidiano, ognuno ritrova un po’ di stesso, un momento vissuto o un’indimenticata emozione; ogni pagina è la scoperta di una dimensione nuova, che dall’essere immaginata diventa reale attraverso le parole.

L’amore silenzioso, fintamente arrabbiato, del pensionato che cura la moglie con la quale, in un corto circuito mentale, ritrova la sintonia antica e il coraggio rabbioso di affrontare l’indifferenza e il crudele perbenismo della società; la sera della Vigilia “in cui si fa finta di non essere soli desiderando di essere soli”; la nostalgia dolorosa di una separazione; la ricerca determinata della giovinezza, pur essendo consapevoli che è un gioco a perdere.

Un libro lucido, amaro, che bevi avidamente nella speranza di arrivare al nocciolo dolce della vita.

Pinuccia Perrini

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Libro breve ma poco coinvolgente. Le storie sono appena accennate e non riescono a farci entrare nei personaggi

Maria Sassanelli

 

 

 

 

 

 

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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