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Da dove viene il vento Il nostro viaggio nel cuore della notte di Mariolina Venezia
La nave di Teseo

 

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Circolo dei lettori del torneo
di Parma 2 “Voglia di leggere Ines Martorano”
coordinato da Pietro Curzio
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L’autrice, nella solitudine del COVID, rivede alcuni suoi scritti precedenti e li unisce per formare questo romanzo.

Ne esce un intreccio di vicende diverse dalla storia d’amore di due protagonisti del 68, al calvario di un ragazzo africano che emigra in Italia, alle vicende di un astronauta russo. Il libro non mi ha appassionato

Lucilla Del Poggetto

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Un romanzo con tante storie che sono distanti nel tempo e nello spazio. Un libro costruito in modo complesso e che ho trovato abbastanza complicato da ricomporre nel suo insieme. Spesso mi sono persa alla ricerca del filo della narrazione.

Cristina Colla

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Le vicende di due amanti si intrecciano con quelle del berbero Idir, unico sopravvissuto ad un tragico naufragio, con la vicenda di un astronauta sospeso nello spazio, con i pensieri di C. Colombo vissuto tanto tempo prima. I sentimenti sono gli stessi, oltre ogni tempo ed ogni spazio, le storie degli uomini sono sempre collegate tra loro.

Numerosi i riferimenti culturali e filosofici che a volte appesantiscono la narrazione.

Rita Merusi

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I temi introdotti nel libro sono tanti. I personaggi pure, diversi tra loro. Ognuno nel leggere il libro può ritrovarsi, confrontarsi, riflettere o giudicare. Molto intense le pagine che descrivono le traversie e le ingiustizie subite dagli immigranti. Pagine in cui si prende una “posizione” decisa e con una “azione” finale concreta si cerca di “raggiungere l’Altro in fondo alla solitudine. E poi restituire l’esperienza. Forse è lì la salvezza?”. L’autrice pone molti altri quesiti non facilmente collegati, figure narranti discontinue nel tempo: Cristoforo Colombo, l’astronauta, l’immigrante… forse per evidenziare il senso “pionieristico” che accomuna i personaggi? Affronta il tema della solitudine e dell’isolamento nel periodo più duro del lockdown e si pone un altro quesito: “ci ameremo di più o ci odieremo, alla fine?”

Leggere o rileggere La Fontaine per capire quali sono le caratteristiche invariabili della natura umana potrebbe essere una risposta.

Fabrizia Paini

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Intrigante la vicenda abbastanza complessa ma trainante. L’ho letto tutto d’un fiato. Una storia che fa riflettere.

Loredana Lugaresi

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Nel libro compaiono tre storie contemporaneamente, due con un senso compiuto e una terza che ho trovato difficile interpretare e collegare con le altre. In più, ogni tanto compaiono capitoli brevi di approfondimento di concetti od espressioni. Inutili. Le due storie principali sono scontate piene di luoghi comuni come è altrettanto scontato il finale in cui le storie convergono. non mi è piaciuto

Massimo Parmigiani

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Palermo 3 “Eutropia”
coordinato da Rosana Rizzo
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Da dove viene il vento è l’ideale prosecuzione del precedente libro dell’autrice “Mille anni che sto qui”: una ricerca di sentimenti comuni che segue la ricerca di radici. Un testo che affronta in profondità le ragioni della crisi del nostro tempo

Clelia Burlon

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La voce in prima persone della narratrice, durante il lockdown, riparte da un romanzo scritto da oltre un decennio e vi inserisce il tassello mancante, così da “far passare la strana notte che è appena iniziata”. Incontriamo così varie storie distanti nel tempo e nello spazio ma allo stesso tempo vicinissime. La storia di Dora, studentessa, nel 1977, all’Università di Padova e il suo amore tormentato per Salvatore; i due si lasciano per poi incontrarsi nel 2000 quando sono ormai due persone diverse, così come profondamente diversa è diventata anche Padova. La passione rinasce, diventa un’ossessione erotica, una dipendenza in mezzo ad altre dipendenze, che cercano di coprire il vuoto lasciato dalla fine dei sogni.

Le vicende di Salvatore e Dora si intrecciano con quelle del clandestino Idir, un berbero che, come tanti altri africani, ha lasciato la propria terra per imprimere una svolta al proprio destino, scampato a un naufragio attraversa tutta la nostra penisola vittima di sfruttamento, violenze e razzismo, finché non giunge a Padova dove, senza vento né stelle in grado di guidarlo, non riesce a orientarsi e finisce per impantanarsi in un’unica miseria.

Sopra Salvatore e Dora, incontriamo un cosmonauta sovietico, dimenticato nello spazio perché il suo paese non esiste più (intorno al 1991/92), il quale, per sopravvivere al senso di solitudine cosmica, si misura con le vicissitudini di un altro più fortunato esploratore, Cristoforo Colombo.

Il romanzo ha una costruzione complessa (a volte confusa) in cui è facile perdersi inseguendo le traiettorie misteriose dei personaggi lontani nello spazio e nel tempo. È una storia di solitudini, di dipendenze, di fallimenti, di perdite; di vuoto derivante dal crollo di ideali e dalla mancanza di desideri. Un romanzo leggibile, ma a tratti deludente; una sorta di puzzle non del tutto riuscito.

Viviana Conti

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Da dove viene il vento è un libro sulle aspettative non realizzate, ma è, nel contempo, un libro che dà speranza nella ricerca di ciò che accomuna. La ricerca di ciò che si sogna sembra lontano, ma non lo è, anzi è vicinissimo ed il cosmonauta è l’emblema di questa scoperta: solo vicino alla luna scopre che ciò di cui ha bisogno è sulla terra, tra gli uomini.

Paolo Siena

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Cosa accomuna Dora e Salvatore, che ritrovano a Padova la stessa passione travolgente che li univa vent’anni prima; Idir - un giovane berbero che fugge dalla propria terra clandestinamente e giunge in Italia con un barcone; Sergej Krikalëv - l’astronauta russo diventato celebre perché costretto a restare sospeso in una stazione spaziale dopo la caduta dell’Unione Sovietica; Cristoforo Colombo con la sua leggendaria traversata e infine l’autrice stessa? Apparentemente nulla, essendo distanti nel tempo e nello spazio. In realtà questi personaggi hanno più punti in comune di quanto non si possa pensare: tutti hanno dei grandi sogni da realizzare, tutti vogliono scoprire nuovi mondi e vivere nuove esperienze, tutti con lucida consapevolezza devono affrontare la solitudine e i suoi pesanti silenzi. Pensieri comuni che annullano qualsiasi distanza. Trasportate dal vento queste storie, nate nella mente della scrittrice un decennio fa, sono riemerse e hanno preso nuovamente vita durante le ovattate giornate di isolamento forzato del lockdown per intrecciarsi e diventare storie vibranti di paure e di speranze.

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Perino “FestivalTrebbia”
coordinato da Irina Turcanu
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Un testo dalla struttura narrativa frammentaria e inusuale, caratterizzato da un intreccio caotico e, apparentemente senza un filo conduttore. Si è catapultati da una storia all’altra, da un luogo all’altro, da un tempo all’altro. Un caleidoscopio di personaggi, di passioni, ansie, sentimenti e delusioni. Mi ha suscitato pensieri e emozioni diversi e contrastanti. Una lettura che allontana e attrae. Colta e particolare la scrittura.

Paola Fusco

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Grandi lettori
di Robinson
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Devo fare una premessa. Questo libro difficilmente avrebbe potuto piacermi perché non ero minimamente invogliata a intraprendere la lettura dopo aver letto la trama. Dunque la mia esperienza è paragonabile a chi si reca in un ristorante conosciuto per una specialità che non ha alcuna voglia di assaggiare!

Il romanzo contiene quattro linee narrative. Le due principali sono quella degli amanti Dora e Salvatore, entrambi personaggi estremamente sgradevoli, e quella di Idir, giovane nordafricano in fuga disperata dalla propria terra natale. Tali vicende sono intervallate da brevi finestre su Cristoforo Colombo che, senza volerlo, sta per approdare in America, e su un astronauta in una base spaziale che ha nostalgia della famiglia.

Ho trovato le storie poco correlate tra di loro: non è chiaro a mio avviso l’intento con cui sono raccontate parallelamente. Forse il senso di attesa e di stasi perché tra i personaggi c’è chi aspetta l’amato, chi la salvezza e chi i propri affetti, ma è solo un’ipotesi. L’unico incastro tra due delle quattro storie si sviluppa brevemente soltanto nelle ultime pagine del romanzo.

L’edizione del 2020 riporta anche alcuni brevi paragrafi in cui la voce narrante esprime le proprie sensazioni legate alla quarantena conseguente alla pandemia da Covid 19 e descrive la Roma deserta di marzo dello scorso anno. È il primo romanzo che leggo in cui fa capolino il Covid e purtroppo ho trovato alcuni passaggi poco efficaci e un po’ banali.

Giulia Amisano

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Un libro ambizioso, complicato, dove tutto si intreccia, il tempo, lo spazio, le emozioni, anche qui i personaggi sono infelici, sconfitti dalla vita alla ricerca di un riscatto impossibile in una società che non lascia scampo e vivere sembra una maledizione, un mondo dove tutto sembra rimanere sconosciuto e inarrivabile. Una scrittura densa, a tratti poetica che ti fa vivere e patire insieme ai suoi protagonisti e insieme a loro sentirti persa e alla fine quoto senso di smarrimento ti lascia senza la certezza esserti o di poterti ritrovare alla fine della lettura.

Ti perdi senza la certezza di esserti ritrovata alla fine della lettura.

Cristina Flamini

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Circolo dei lettori di Robinson
di Lecce 2 “Orti di guerra”
coordinato da Simona Cleopazzo e Anna Gatto

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Il libro racconta 4 storie distanti nel tempo e nel luogo, avendo in comune solo le emozioni attraverso un romanzo poetico. la prima storia racconta di Dora e Salvatore, entrambi originari del Sud, che vivono a Padova dove vivono, negli anni settanta, una profonda relazione arricchita anche dalle stesse battaglie politiche di sinistra. Si rincontrano dopo 20 anni e Salvatore, sposato con Barbara, una ricca ereditiera, sperpera il denaro, dell’azienda del suocero, in borsa. Dora è diventata una professoressa. tra i due rinasce la passione che diventa un’ossessione. A questa storia s’intreccia quella del magrebino Idir che sogna di cambiare vita in Europa e finisce naufrago a Lampedusa fino ad arrivare in Puglia a raccogliere pomodori ed ad essere sfruttato dai proprietari terrieri. A queste storie, si aggiunge quella di un’astronauta che è stato lasciato in orbita intorno alla Terra, poiché l’Unione Sovietica si è sciolta e non ci sono soldi per farlo rientrare. i suoi pensieri ed i nuovi sentimenti rischiano di farlo impazzire. La scrittrice racconta anche il viaggio delle caravelle di Cristoforo Colombo verso le Indie dove, in mezzo alla tempesta, sono pronte all’ammutinamento.

è un romanzo coinvolgente poiché nelle vite parallele raccontate, c’è il tema attuale dell’immigrazione come Idir, dove il destino, purtroppo, non è dei più felici.

Anastasia Ignone

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Un intreccio confuso. Questo è ciò che maggiormente mi rimane di questo romanzo. Oltre alla sensazione di fastidio per una storia d’amore malata, stile romanzo Harmony, caratterizzata da due personaggi semplicemente dannosi. Per sé stessi e reciprocamente. Due personaggi, ognuno a suo modo, irritanti nelle loro debolezze.

Un barlume di speranza me l’ha regalato la Storia di Idir, ma sto ancora cercando il senso della presenza del cosmonauta e di Cristoforo Colombo nell’intreccio.

Le citazioni ed i rimandi dotti, purtroppo, non bastano e non servono ad elevare di livello il Romanzo, che, furbescamente (?) strizza l’occhio ai lettori più giovani grazie all’utilizzo delle emoticon…che almeno hanno il merito di guidarci fra le storie dei vari protagonisti.

Confuso. E non felice.

Manuela Miggiano

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Mi sono avvicinata per primo a “Da dove viene il vento” di Mariolina Venezia, mi ha incuriosito il titolo. È stato veramente come viaggiare trasportati dal vento. Quattro storie parallele che corrono senza incontrarsi mai. L’autrice, complice il lungo periodo del primo lock-down, ha il tempo di recuperare appunti e vecchi scritti che danno vita alle storie della coppia di Salvatore e Dora, dell’immigrato Idir, del viaggio di Cristoforo Colombo e del soggiorno forzato nello spazio di un astronauta russo ispirato alla figura reale di Sergei Krikalev. Queste 4 storie vengono qua e la impreziosite dai pensieri dell’autrice che rivela, a tratti, il suo stupore, la sua paura e la sua meraviglia sulla condizione umana che stiamo vivendo in questo particolare momento storico mai affrontato prima. Un libro veramente coinvolgente che si legge tutto d’un fiato.

Marcella De Giorgi

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Struttura complessa ed accattivante, sviluppa il tema della solitudine esistenziale in uno spazio tempo differito ed attuale allo stesso tempo, descrivendo sostanzialmente le intersezioni nella rete della vita perché “ gli eventi dell’uno e dell’altro coincidono formando un’unica storia” in quanto “La vita. Quella degli altri nella mia e la mia nella loro”. Lettura assolutamente consigliata.

Anna Rita Fiore

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Mentre “le tenebre si addensano” sul mondo durante il primo lockdown della storia moderna, un io-narratrice, che si affida al corsivo per dire ci sono, conduce il lettore attraverso più racconti paralleli: nelle vite di immigrati in cerca dell’Europa che li attrae come calamita, nelle vicende di una coppia che si ritrova per caso dopo anni. Entriamo anche nei pensieri dell’astronauta russo che, con la fine della guerra fredda, vaga in orbita in attesa di tornare sulla terra. Il vento da dove viene? “(…) parte dal mio cuore e va a raggiungere il cuore del mio amato” recita una favola berbera. E mentre crediamo di aver trovato una risposta al non-interrogativo del titolo, veniamo sorpresi da una più prosaica riflessione “l’assenza di vento (…) impedisce l’attizzarsi della fiamma del desiderio”. In una scrittura a tratti piacevole, dove fanno capolino delle linee di poesia, “empatia passione e simpatia”, il lettore tuttavia si smarrisce, quasi tirato per la giacchetta dai personaggi delle varie vicende che si alternano al ritmo non rassicurante di un aprire e chiudere di porte.

 Gabriella Manca

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Il testo di Mariolina Venezia sembra navigare nello spazio senza tempo tra uomini che vivono vicende diverse in momenti diversi, ma che condividono analoghe dinamiche umane, sentimenti simili. Sembra quasi che tutte le vicende dei protagonisti siano, nel loro susseguirsi eterogeneo, funzionali al narratore per trovare il bandolo della propria matassa. E si percepisce forte la ricerca del senso, legata ad un intreccio che sembra rendere tutti i personaggi presenti parte di un disegno che lega ciascun destino. Ad abbellire il narrato, temi sociali e politici (dalle battaglie politiche in una Padova degli anni Settanta alla necessità di fuga di un berbero che non trova luoghi sufficientemente umani in cui fermarsi) che tuttavia non scalzano il tema centrale, quello dell’umanità che viaggia, da un punto ad un altro, senza conoscere comunque con assoluta certezza la ragione profonda di questo viaggio.

Silvia Cazzato

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Il lockdown del 2020 ha costretto molti di noi a inoltrarsi in un tunnel entro cui guardare i propri fantasmi. È ciò che accade alla voce narrante del romanzo di Mariolina Venezia, che sulla scia di alcuni appunti prova a dare un senso alla solitudine tracciando su carta le linee di quattro storie. Pensieri, ricordi, paure, speranze e rimpianti prendono così a rincorrersi in un intreccio onirico, che spiazza e travolge il lettore in un turbine di emozioni, attraverso cui si finisce per ritrovare una parte di sé stessi dentro il cuore dei diversi personaggi.

Cristina Katia Panepinto

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Dopo le prime canoniche 30 pagine ho provato una sorta di idiosincrasia per quest’opera, tanto da non riuscire a continuare a leggere. Poi ho pensato che è da presuntuosi decretare brutto un libro e bocciare una Scrittrice, dopo poche pagine di lettura. Ho ripreso e continuato a leggere, questa volta con curiosità che poi è divenuto interesse. È stata anche una vera sfida per me seguire contemporaneamente le 5 storie, entrare nella vita di ogni personaggio e lasciare che ciascuno di loro mi dicesse di sé. La forza dell’Empatia ha vinto. Il lettore non ha modo di fermarsi più. Le parole lette hanno composto pensieri e quelli, espressi in modo magistrale, hanno scorticato l’anima. Ora amo queste 240 pagine.

Mercedes Capone

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Quattro storie che si intrecciano, apparentemente diverse ma legate da un significato comune: la storia di ognuno è la storia di tutti, e ogni personaggio, con la propria umanità e le proprie caratteristiche, è alla ricerca del senso della vita. Lettura originale e interessante.

Teresa Musca

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Un romanzo scritto in modo spezzettato, una modalità che non riuscendo, da subito, a far intravedere il filo rosso che lega solo tre dei personaggi (questo lo si capirà solo alla fine) non è riuscito a coinvolgermi.

Rosanna Lerede

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È un romanzo matrioska, nel quale storie di diversa lunghezza con personaggi assolutamente diversi tra loro, convivono sotto l’esperta supervisione dell’autrice, vera protagonista del libro; ella racconta moltissimo di sé attraverso le affascinanti trame che crea e validando con una poesia ed un’empatia fuori dal comune, tutti gli individui di cui muove le fila. È un universo affollatissimo di tanti tipi umani, questo romanzo, ideato e scritto nella Roma deserta del lockdown. Sono storie intense di vita prepotentemente viva e appassionata che inondano di luce, colori e rumori il silenzio delle strade intorno alla scrittrice. Un romanzo del quale può sembrare a volte difficile seguire il filo (anche perché un filo unitario non c’è) ma di rara bellezza e intensità.

Patrizia Palumbo

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I fili dell’esistenza sono intrecciati, si sa. I luoghi possono essere ovunque. I pensieri sono sovrapposti, ed anzi contemporanei. Il tempo stesso è una giostra in cui le scene si succedono, si alternano, ritornano. Forse ogni cosa è condensata nell’unica massa che esplose durante il Big Bang. Ma ci sono, nella vita di tutti i giorni, dei punti di contatto in cui diversi frammenti si concentrano e l’origine del mondo pare rinnovarsi. La narratrice ne fa esperienza quando in quel lungo, indefinito momento che tutti noi ricorderemo come “lockdown”, si ritrova faccia a faccia con le vite di Dora, Salvatore, Idir, Tatrit, Sergei, Lena. Quando da taccuini e appunti conservati per anni emergono i loro volti e le loro storie, mostrando che “ogni viso nasconde un altro viso”. Di questa esperienza Mariolina Venezia ci racconta, in un romanzo che procede per piani paralleli, scorrendo tra le vicende dei personaggi per addentrarsi nell’intimità dell’io narrante, in una ricerca di segni e significati che spesso arrivano dal passato e qualche volta, a saperli leggere, dal futuro.

Maria Rita Cassone

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Storie intrecciate che si evolvono in un narrare stanco, poco convincente e a volte inutilmente didascalico.

i vari personaggi si rincorrono apparentemente in una girandola senza senso e in tanti luoghi comuni, così come la pandemia. 

Le righe scorrono ma non decollano mai veramente, anche a causa di una scrittura spenta e di personaggi poco convincenti.

Antonio Mileti

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La vera protagonista è la storia di Idir, il suo amore, il suo essere.

Gli altri sono comprimari talvolta banali: non si può non tifare per Dora e per il cosmonauta russo. Il testo, anche se frammentato, scorre.

Antonia Gigante

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La penna di Mariolina Venezia ci trasporta avanti e indietro nel tempo, in un circolo che unisce passato e futuro, in cui storie diverse diventano un’unica narrazione che fa percepire tutti gli esseri umani come interconnessi e legati da uno stesso destino,

I due amanti Dora e Salvatore, il clandestino Idir, un astronauta sospeso nello spazio e Cristoforo Colombo sembrano personaggi che non hanno nulla in comune, eppure tra le loro storie si intravede un unico filo rosso che è la ricerca di un senso dell’esistenza, di fronte alla quale tutti noi, lettori e personaggi, ci sentiamo uguali.

Anna Serena Gatto

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Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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