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Il nazista e il ribelle di Andrea Cominini

Mimesis

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson di Torino 1 "Circolo dei lettori di Torino" coordinato da Francesca Alessandria

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Recensione uno Il racconto – che nella prefazione di Franzinelli è autorevolmente incorniciato nella “microstoria” e nelle risonanze della Storia – inizia in forma orale con un capitolo di “Ricordi” che accoglie e accompagna chi legge in vicende tragiche narrate con dovizia di particolari e ben documentate. È un libro coraggioso che decostruisce il mito del nazista in Val Camonica e getta luce sulle zone grigie e ambigue della guerra civile, sulle sue ferite. Utile per la conoscenza del nemico e della Resistenza in Val Camonica, occorre però essere consapevoli che non è vero che tutti i morti si equivalgono. Fa orrore pensare che il nazista trucidato fosse un libraio e avesse lavorato per la Springer. Oggi più che mai occorre essere consapevoli della banalità del male ed essere capaci di stare dalla parte giusta della Storia. Il nazista era protestante, ricordo che Bonhoeffer, teologo luterano, partecipò all’attentato a Hitler e la Chiesa confessante scrisse la Dichiarazione di Barmen.

Paola Schellenbaum

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Sono sufficienti poche pagine di questa monografia per comprendere quanto il lavoro di ricerca svolto da Andrea Cominini sia stato monumentale: la precisione con cui sono stati ricostruiti non soltanto gli avvenimenti bellici relativi all’occupazione tedesca in Val Camonica negli anni 1943-45, ma anche le vicende personali dei protagonisti, è ammirevole. L’autore è stato spinto all’impresa dalla curiosità che un particolare racconto di guerra del nonno ha instillato in lui sin da bambino: la vicenda di “Marào”, un soldato tedesco linciato dalla folla sul finire della guerra. Nel far luce su questo episodio, la ricostruzione di Cominini scalfisce gli stereotipi che spesso accompagnano la visione del secondo conflitto mondiale – il partigiano italiano che agisce sempre nel giusto ed il tedesco invasore che non conosce altro che crudeltà e sopruso – e ci restituisce un quadro inedito e disarmante della complessità umana. Un’opera di grande onestà e rilievo.

Elena Campadese

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Saggio storico ricchissimo di fonti legate al periodo della Seconda Guerra Mondiale. Il libro parte dalla narrazione di un evento realmente accaduto: la fucilazione di un giovane partigiano di nome Bortolo Bigatti, giustiziato dal Maresciallo tedesco Werner Mauran nel piccolo paese di Esine in provincia di Brescia. Racconta il dramma dell’occupazione nazista in Val Camonica e le ferite mai rimarginate mostrando il male della guerra nella sua sconcertante banalità.

Enrico Rossi

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Terni “Scarabeo c/o Mondadori Point
coordinato da Gianni Pozzi   
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Racconto profondo, stratificato nella memoria, e che sta significare quanto sia complessa la realtà, rispetto alle narrazioni che arrivano alle generazioni successive. Attraverso un’ampia ricerca su fonti del tempo, Andrea Cominini fa luce su un episodio accaduto nell’area della Valle Camonica negli ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale. Il punto di partenza è una storia raccontatagli da suo nonno e risalente proprio a quel periodo. Una storia di cui fino a un certo periodo era vietato parlare. Si intrecciano così le trame di un maresciallo nazista e di un giovane partigiano che, attraverso la comparsa di altri personaggi, creano un mosaico di narrazioni e punti di vista, differenti anche se spesso riferiti alle stessa persona o allo stesso avvenimento. Un lavoro reso da una trama precisa e ricca di particolari.

Massimo Colonna

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Andrea Cominini, l’autore de Il nazista e il ribelle, non è uno storico di professione, ma ha dedicato anni di ricerche alla ricostruzione di un episodio di “microstoria” avvenuto nella valle Camonica (dov’è nato), nell’ultima fase della seconda guerra mondiale, in uno dei momenti cruciali della storia d’Italia. Sono gli anni della guerra di liberazione contro le truppe tedesche occupanti e della guerra civile con lo scontro tra italiani di diverso orientamento. Quella di Caminini è una ricostruzione basata su fonti originali, forte e vivida come un affresco, con una grande attenzione alle storie dei singoli, dei soldati, dei “banditi”, della popolazione che talvolta fece da supporto, altre volte fu conflittuale (la “zona grigia” delle connivenze e delle delazioni).   Come osserva nella prefazione Mimmo Franzinelli, autorevole storico conterraneo di Cominini, a partire da un episodio di storia locale, l’autore dà vita a un’operazione di “destrutturazione delle verità consolidate” nella memorialistica, infrangendone i luoghi comuni, attraverso la minuziosa ricostruzione storica delle fonti. Il merito principale della pubblicazione, al di là delle intenzioni, sta però nell’abile strategia “narrativa” di Caminini – emblematico il sottotitolo “Una storia all’ultimo respiro” - che fa di una microstoria del secolo scorso “quasi un poliziesco” che cattura il lettore dalla prima all’ultima pagina. 

 

Paola Maraldi

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Devo premettere innanzitutto che i testi che mi sono stati assegnati non hanno particolarmente stimolato la mia curiosità, però in particolare “Il nazista e il ribelle” di Andrea Cominini è riuscito piano piano ad interessarmi oltre le mie aspettative. Lodevole è sicuramente l’impegno nella ricerca delle informazioni e nella ricostruzione apparentemente fedele della realtà storica. Questo impegno appassionato ha portato l’autore a disegnare i profili umani di due personaggi contrapposti e nemici, ognuno con la sua umanità e con il suo cinismo. Entrambi vittime e carnefici, seppur con responsabilità di diverso peso e gravità. Protagonisti comuni di un piccolo pezzo di storia in una periferia lontana possono essere gli stessi protagonisti di migliaia di altre storie analoghe nella loro drammaticità e ingiustizia. Quello che più mi ha fatto pensare leggendo è come la vita di ogni uomo può indirizzarsi in un modo o in un altro e portarlo poi ad essere nella realtà così diverso da quanto può apparire ad un figlio o ad una madre. Inoltre ho trovato sia nell’opera di Cominini che nell’altra che ho letto di Massimo Castoldi un terribile fil rouge che è il comportamento della folla. La folla che partecipa in prima persona e con inaudita cattiveria alla profanazione dei cadaveri di coloro che magari avevano sostenuto o aiutato in precedenza, in una sorta di purificazione in vista della nuova vita. 

Cosmina Ioan

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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