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Il tempo del secolo di Elettra Deiana
Bordeaux

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
"I lettori della libreria Tuttilibri"
coordinato da Enza Campino ed Eleonora Ortolani
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Il saggio racconta aneddoti sociali e politici del Novecento inserendoli in modo casuale. È ben evidenziato il tono politico utilizzato e la chiara posizione femminista della scrittrice. Anche se caotico è ricco d’informazioni, alcune storiche, per me nuove. Una donna di 80 anni che ha vissuto una vita intensa ricca di viaggi e di esperienze, ha tanto da raccontare. L’ho ritenuto interessante perché ha raccontato e tramandato un po’ della nostra storia del mondo con riflessioni che portano il lettore a riflettere su argomenti mondiali importanti.

Michela Colalelli

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Una narrazione della storia delle donne troppo spesso letta. Poca attrattività dal punto di vista letterario. Un saggio non accattivante su un tema potenzialmente fortemente narrativo.

Antonia Cincioni

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Scrittura densa, coesa, racconto lucido e appassionante. La Storia raccontata anche attraverso il proprio sentire.

Carmina Trillino

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Un libro difficile.

La storia del nostro Paese attraverso la memoria personale dell’autrice, la sua crescita, la militanza, l’adesione a certi ideali, la passione politica, il femminismo, la politica dal di dentro, l’impeto rivoluzionario, la violenza che diventa cronaca nera, le brutte pagine della nostra storia.

Troppo. Non sono arrivata alla fine.

Susanna Garofalo

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Non sono riuscita nemmeno a finirlo perché caotico e noioso.

Daniela Cesarale

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Questo saggio scorre tra fatti e misfatti del secolo, con pagine di vita quotidiana, pensieri e considerazioni, con uno stile giornalistico chiaro e dotto, che parte da una sinistra che ormai da tempo ha mandato al macero i presupposti “dell’essere sinistra”, denuncia e confronta le piaghe strutturali del potere, gli articoli della Costituzione calpestati, parla di quanto la Donna abbia combattuto e lotti tutt’oggi per affermarsi oltre al ruolo di moglie e madre. Mi ha colpita molto la sua definizione del burka come “strumento di colonizzazione maschile”, testuali parole che ritengo considerevoli.

 

Stefania Messa

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Ho faticato un po’ nella lettura di questo mémoire che racconta la militanza femminista e politica di Elettra Deiana, densa di avvenimenti, ricordi, articoli e riflessioni. Nessun confine tra il suo vissuto personale e quello politico, svoltosi nella seconda metà del Novecento, appena uscita da una guerra spaventosa che ha lasciato un segno indelebile nell’autrice. Interessante ma che necessita di molta concentrazione e tempo a disposizione.

Eleonora Ortolani

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Con una scrittura densa e precisa, Deiana dipana il filo della memoria mescolando sentimenti pubblici e privati, vicende personali e politiche, accompagnando il lettore all’interno dei meccanismi che hanno permesso la vittoria del mercato su tutte le istanze sociali, fino alle scelte ancora da compiere per invertire la rotta.

A tratti lento e monotono.

Romina Esposito

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 “Sono arrivata a un’età che mi interroga i ricordi” scrive Deiana nelle pagine che costituiscono l’epilogo del suo libro.

Un testo di difficile definizione, saggio politico-filosofico, manuale schieratissimo di storia contemporanea, mémoire personale, biografia ma anche cronaca giornalistica e molte altre cose, non ultimo romanzo di formazione e monito per le giovani generazioni. Attraversando un arco temporale che sostanzialmente parte dal ‘68 e arriva al 2008 non c’è un avvenimento importante della storia italiana, di quella europea e di quella mondiale che passi sotto silenzio. E il lettore, con l’incalzare delle date e dei fatti, si vede costretto a non sfuggire da una riflessione critica e dal porsi il problema di quanto possa essere pericolosa la nostra diffusa scelta di vita focalizzata quasi esclusivamente sulla dimensione del presente. Elettra Deiana, militante fin da giovanissima nelle file dell’estrema sinistra, parlamentare in diverse legislature, impegnata anima e corpo in quella che poi si è rivelata solo un’illusione di rifondazione di un partito e con esso della società, da sempre femminista, vive lo sconforto dei nostri giorni e non si riconosce da tempo nel paese in cui vive e che ha sempre amato. Tra i mille cambiamenti che hanno attraversato la sua vita, arrivata oggi a una ragguardevole età, afferma con forza di avere sempre avuto chiaro un concetto al quale non ha mai smesso di credere e che sintetizza nella frase: “Se il mondo potrà mai essere salvato, le donne lo salveranno.”

Serena D’Onofrio

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Un appassionante viaggio nella storia del Femminismo moderno, composta da una delle sue protagoniste in Italia. Un libro assolutamente da leggere se si vogliono conoscere le ragioni profonde di questo Movimento.

Enrico Greco

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La protagonista e autrice, Elettra Deiana, è un’attivista, politica e femminista, che non riesce a digerire la definizione di “secolo breve” con il quale Eric Hobsbawm chiama il XX secolo: la definisce inadatta e incapace di esprimere tutto l’orrore che il Novecento ha significato. Gli effetti storici del XX secolo sono stati sottovalutati, rispetto all’azione del nostro vissuto quotidiano. Questi cambiamenti perdureranno ormai all’infinito. È stato anche il secolo dei sentimenti contrastati da un lato e delle grandi conquiste civili dall’altro, un mare in continuo movimento che spinge oltre ogni cosa e riporta naufraghi che sopravvivono grazie a lotte inalienabili (come i diritti civili) e a perduranti criticità sociali. Deiana, con una scrittura decisa e una fine memoria, mescola sentimenti, vicende personali e politiche, accompagnando il lettore all’interno dei meccanismi che hanno permesso lo sviluppo di una nuova società libera di esporre finalmente le sue istanze, raccontandoci quanto ancora c’è da lottare per invertire un processo liberatorio non ancora concluso

Valentina Fantozzi

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Con il saggio "Il tempo del secolo", Elettra Deiana attraverso ricordi personali e collettivi, ci invita a ripercorrere molti avvenimenti sociali del secolo appena trascorso, con particolare attenzione al movimento femminista. Con parole a volte vibranti, a volte invece più sommesse e a tratti commoventi, l’autrice ci porta a riflettere non solo sul passato, ma anche - e soprattutto - sul nostro presente, sempre sul filo di una parola ricorrente ed evocativa: memoria.

Cristina Bertorelle

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Il tempo del Secolo sicuramente più interessante e scorrevole del “Sul filo di Lana”, anche per gli argomenti trattati molto vicini ai miei interessi: emancipazione, femminismo, vissuti personali che si mescolano con gli avvenimenti storici.

Pina Pes

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Nel saggio "Il tempo del secolo", l’autrice analizza il Novecento, denominato anche "il secolo breve". A suo avviso, è una nomea assurda, dato che durante questo secolo sono successe tantissime cose e molto importanti per il mondo. Narrando delle sue vicende personali nell’arco degli anni, partendo dal ‘68 ed introducendo spesso alcuni episodi per dare un contesto a ciò che racconta, si passa da un evento all’altro, tenendo sempre in considerazione l’evoluzione del femminismo. Ho trovato affascinante il suo punto di vista sul ‘68, sul G8 di Genova, sull’11 settembre. È interessante leggere di certi periodi storici, raccontati da chi li ha vissuti e ci mette del suo. Ho apprezzato molto meno le lunghe definizioni di alcuni periodi storici, così come tutti le conoscono, perché mi sembrava di leggere un sussidiario scolastico. Inoltre in alcuni casi si passa da un discorso ad un altro senza un nesso apparente, il che mi ha fatta sentire un po’ confusa.

Federica Palma

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson 
di "Biblioteca di Pioltello"
coordinato da Fiorenza Pistocchi e Sara Ballis

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Il tempo del secolo di Deiana Elettra è un libro che descrive le principali vicende della vita politica, economica, sociale, culturale italiana, e di altre pari del mondo, della seconda metà del Novecento e dei primi anni del secolo successivo. La scrittrice, attivista, femminista e pacifista convinta, ha ripercorso sia le sue esperienze pubbliche di adesione ai partiti di sinistra e ai movimenti che allora stavano nascendo, e sia la sua vita privata. L’intreccio tra pubblico e privato e la fede nelle ideologie che hanno alimentato i movimenti, anche da me vissuti, di contestazione giovanile del ‘68 mi hanno particolarmente interessata. La scrittura, scorrevole e di facile comprensione quando l’autrice parla delle vicende personali, diventa più complessa, articolata quando vengono trattati temi di natura politica ed economica.

Emilia Grimaldi

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Più che un saggio lo definirei un’autobiografia, un libro che si snoda sul filo della memoria personale e sentimentale dell’autrice. I rimandi a un contesto più generale non approdano a riflessioni articolate, si fermano a tratteggiare un quadro, direi, quasi in maniera impressionistica. Ma il libro riesce a restituirci pienamente il clima di un’epoca, dell’attivismo politico e femminista che ha caratterizzato il Novecento. E non è poco.

Giuseppina Minchella

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Non è un romanzo storiografico, non è un saggio, non è un memoriale, non è un romanzo di formazione, ma è tutti i generi messi assieme.Con linguaggio schietto, privo di retorica, che riesce subito ad arrivare al cuore del problema, oltre che al cuore del lettore, l’autrice riesce a penetrare le criticità, gli avvenimenti più importanti, le contraddizioni di questo secolo, che proprio per i drammi intercorsi e le grandi conquiste civili, non si può certamente definire un “ secolo breve”, come lo definì Eric Hobsbawm, nel suo celebre libro storico, ma “ intenso”

Così l’attivista, la politica, la femminista E. Deiana, a 50 anni dal ’68, attingendo da appunti, da diari sparsi qua e là, come lei stessa rammenta, e che racchiudono tanti avvenimenti pubblici e privati della sua vita, prende la penna in mano e costruisce un libro di memorie personali, di fatti storici, a cui spesso si è resa partecipe, come quelli del G8 di Genova o l’intervento davanti ai cancelli delle fabbriche, per le prime proteste operaie. Fatti quasi dimenticati nella società attuale, “ ormai spoliticizzata”, in quella stessa società che aveva reso possibili le conquiste significative degli anni ’60-’70, per poi perdersi, anche presso la sinistra più radicale, in una mera neutralità neoliberista, cancellando per sempre la sua identità di sinistra.

Nata in Sardegna, dopo la Puglia, approda a Roma e poi a Milano.Dai genitori apprende la difesa del bene prezioso dell’autonomia, dalla nonna materna il valore della memoria, dal nonno socialista probabilmente l’amore sviscerato per la politica e quello della laicità della vita.Questo libro, che racchiude vicende private e pubbliche molto note e importanti: la nascita del governo Tambroni, con la fiducia anche dei voti del MSI; il ’68 anno in cui i pregiudizi vengono messi alla porta e contestati duramente, soprattutto dalle donne; gli avvenimenti di Genova del G8, in cui la violenza delle istituzioni si esprime alla massima potenza, vuole essere un duro attacco alla ideologia neoliberale, che negli ultimi anni ha conquistato anche il cuore della sinistra radicale e a cui l’autrice è sempre stata fedele.Lo scacco più duro, però, la femminista di sinistra lo subisce con il Forum delle donne, quando nel ’91 nel partito di Rifondazione Comunista prova ad abbattere il “ patriarcato maschile”, minando l’insopportabile gerarchia. Invece, al Congresso, che tenta di riequilibrare il legame tra i sessi, squilibrato da secoli, l’articolo nello Statuto sarà bocciato, tra l’acclamazione quasi unanime anche di molte donne, che si sentono appagate o per abitudine o per fedeltà a questo o quel dirigente maschio o da qualche contentino di carica pubblica.Si perdono così, nel partito della sinistra radicale, quelle che erano state le conquiste del ’68 a livello sociale e ci si accontenta della presenza in politica di una marginalità femminile.Il lavoro della parlamentare Deiana, di contrasto la vede sui campi di guerra di Kabul, Nassirya e anche su quelli del G8 di Genova, luoghi in cui emergono le grandi contraddizioni della Storia e dove la sensibilità femminile si manifesta ora solo a rappresentare l’avversione alla guerra, con la sua grande crudeltà, ora a far emergere l’insensatezza umana.Intanto, arriviamo ai giorni nostri, dove l’autoreferenzialità delle classi dirigenti determina la sfiducia dal basso verso la politica, i partiti e le istituzioni in generale, facendo perdere alla democrazia la sua attrattiva e al Parlamento il suo compito principale di espressione della volontà popolare, mediante elezione dei suoi rappresentanti scelti liberamente, con espressione della prevalenza delle classi dominanti rette dalle leggi del mercato, della tecnica e della economia.Nel finale, comunque, l’anziana femminista Deiana, col cuore ancora giovane e proiettato al futuro, ci lascia una speranza attraverso il riscatto della visione “ delle cose belle e importanti

della vita, le opere del pensiero, dell’arte, della capacità di ideare e di costruire città, di elaborare intense poesie e grandi narrazioni”.Nella nuova acquisizione di relazioni umane, negli scambi culturali, nelle mescolanze di popoli, nella cura delle persone c’è la possibilità di riemergere. E in tutto ciò, il contributo femminile a cambiare ”le persistenze che si nascondono nelle pieghe del tempo che viviamo, insistenze dei tempi che hanno portato alla tragedia del fascismo e del nazismo, sdoganando l’odio sociale,” sarà di fondamentale importanza per riproporre la vera Essenza Umana, fatta di “cura” per l’ Altro.

Il sottotitolo del libro esprime forse la vera Essenza di questa attivista femminista e lo manifesta, a mio avviso, in una frase che la stessa aveva scritto sul retro di una lavagna durante una delle tante lotte da lei sostenute e vissute in prima persona:“ Sul retro della lavagna, scrissi: “ Se il mondo potrà mai essere cambiato, le donne lo salveranno”.

Annamaria Manfredi

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson 
di "Biblioteca di Pioltello"
coordinato da Fiorenza Pistocchi e Sara Ballis

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Il libro racconta il 900 in modo parziale e frammentario, alternando periodi molto diversi tra loro utilizzando come collante la biografia dell’autrice: per forza di cosa quindi l’autrice da un approfondimento maggiore agli anni della sua vita, con un’attenzione particolare agli anni 60 e 70. Purtroppo anche questo periodo, forse perché l’ho direttamente vissuto condividendo molte delle esperienze descritte, non risulta organicamente descritto. Non ho trovato il necessario rigore del saggio storico né la piacevolezza di un auto biografia.-

Lucia Lanzanova

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Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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