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Kolja di Giulia Corsalini
Nottetempo

 

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Circolo del Lettori del torneo letterario di Robinson
di Vicenza "SentieriDiLettura"
coordinato da Marianna Repele
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Un libro con molte tematiche, tutte molto coinvolgenti.

Una coppia separata (ma non del tutto) ospita per l'estate, tre bambini ucraini provenienti da un orfanotrofio.

Marcello e Natalia sono spaesati e impreparati per una tale esperienza, la quale, implica l'affiorare di sentimenti temuti e accantonati. 

Ho avuto l'impressione che tutti i loro problemi fossero causati da un’incapacità di esprimere le proprie emozioni, come affetti, da una sorta di apatia sentimentale. 

Nonostante le premesse, trovano un equilibrio, vivendo con i bambini, in una piccola casa vicino al mare, un giorno alla volta, senza pretese e aspettative, si rafforzano così sentimenti di affetto, responsabilità, e protezione per questi bimbi che cercano amore con gli occhi. 

Questa insolita famiglia imparerà piano piano a conoscersi, pacatamente senza apparenti sconvolgimenti, ma con profonde consapevolezze. 

In particolare, mi è piaciuta l'introspezione di Marcello, l'ho trovato molto sincero con sé stesso, capace di riconoscere i propri errori e debolezze.

Quasi inconsistente, Natalia sembra voler passare inosservata, quasi come se sorvolasse senza lasciare alcun segno, ma, si mostrerà poi inaspettatamente sotto un'altra veste. 

Un' infinita tenerezza per Kolja, Natasa, Katja. 

Anime indifese, colpite da una vita difficile, in balia di adulti più o meno consapevoli degli effetti delle decisioni prese per loro.

Stefania Dalla Gassa Nome e Cognome

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Quale illusione di serenità possono regalare a tre bambini ucraini approdati in Italia per trascorrere delle vacanze di risanamento, Natalia e Marcello, una coppia che vive una relazione da tempo esaurita? I due ex coniugi sono i primi a non orientarsi più nelle loro esistenze bloccate e tentano di ricomporre, ospitando nella loro casa al mare i piccoli, quel poco che è rimasto di una relazione attraverso un terzo oggetto d’amore, che potrebbe far tornare tra loro un rapporto che non esiste più. Sembra una scommessa già persa.

Certo l’esperienza si dimostra fin da subito impegnativa: questi bambini estranei sono difficili da capire e già segnati dalla vita. Alla fine di una stagione divisa per tutti tra tenerezza e smarrimento, quando i bambini ripartono, resta soprattutto la nostalgia per i momenti felici passati insieme, come la serata di Ferragosto con la processione delle barche e i fuochi d’artificio.

Ma in Ucraina è scoppiata la guerra e Natalia e Marcello, dopo essere nuovamente tornati alle loro rispettive vite poco comunicanti, ancora grazie alla mediazione dei bambini, si riuniscono di nuovo, preoccupati in particolare per la scomparsa di Kolja, frenetico e sovraeccitabile, dall’espressione introversa e sfuggente.

Sullo sfondo della bella città di Kiev, tappezzata dei manifesti di Toto Cotugno, Marcello e Natalia iniziano a cercare Kolja e si scontrano con la tragica realtà degli orfanatrofi. Li aiutano Ivan, laureato in Economia ma che in Italia ha fatto il becchino, e Irina, che desidera l’autonomia della sua terra.

In Marcello si risvegliano dubbi profondi: mentre si chiedeva se l’avverbio “indarno” fosse la traduzione migliore di un verso dell’Eneide, accadevano delle tragedie e la sua esistenza si perdeva. Per la coppia la ricerca del bambino si allarga a interrogativi divenuti prioritari

sul senso dell’essere genitori e sulla difficile ma possibile costruzione di una famiglia, che raccolga in sé cinque vite intrecciate.

Del resto Marcello, osservando il padre invecchiato e decaduto, ora si sente figlio e padre insieme, novello Enea, che fugge dalla sua Troia con Anchise e Ascanio, alla ricerca di un futuro sereno.

Antonella Burrini Nome e Cognome

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Una coppia separata da anni ospita tre bambini per le vacanze estive. Così Natalia e Marcello, per affrontare questa esperienza si trovano a rimettere assieme i pezzi del loro rapporto. Alla fine ogni cosa sembra tornare come prima; fino a quando Kolja un bambino fragile di carattere, durante il soggiorno fa perdere le tracce e per la coppia si allargano le domande sulla responsabilità dell’essere genitori… Questo libro mi fa riflettere sul “che cos’è essere una famiglia?” a volte si trascura la responsabilità e quando succede qualche piccolo incidente si arriva ad una maggiore maturazione.

Silvia Galiotto Nome e Cognome

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Un libro senza infamia e senza lode la cui lettura non mi ha molto soddisfatto; i temi trattati sono affascinanti e terribili ma manca la resa della prosa.

Il sottotitolo del romanzo, " Una storia familiare”, è paradossale perché quello che il lettore si trova di fronte è il fallimento di un progetto familiare, il fantasma di una coppia disfatta dalla fragilità dei due protagonisti, Marcello e Natalia.

Sicuramente il libro porta a riflettere su molteplici tematiche: sul rapporto di coppia, sul senso dell’essere genitori, sul senso di responsabilità, sulla natura dei rapporti familiari e sulle storture e incomprensioni della vita e delle relazioni.

Purtroppo l’autrice divaga spesso correndo così il rischio di fare perdere quella tensione narrativa che toglie empatia alle vicende.

Discreto.

Romina Vicentin Nome e Cognome

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La scrittrice s’identifica con Marcello e sembra davvero un romanzo scritto dal punto di vista maschile: il protagonista parla e riflette attraverso la sensibilità femminile.

La malinconia e l’inettitudine che pervade interamente il libro però è sfiancante. Il senso del non agire si contrappone al bisogno di fare, di voler essere qualcun altro per riscattarsi dal proprio passato anche se sembra ormai troppo tardi.

Molte volte si ripete la parola “indarno”: senza alcun pratico risultato, come sembra lo svolgersi del romanzo: riflessioni fine a sé stesse e una ricerca interiore di Marcello per capire alla fine che l’ex moglie Natalia è infondo la persona più importante della sua vita ma ormai perduta perché “non abbiamo avuto il coraggio di vivere”.

Coraggio e vita, sono le due parole che sicuramente riassumono il libro: il coraggio perduto e la vita che va avanti nonostante tutto e tutti. Come i bambini ucraini che vengono in Italia per i soggiorni salutari al mare, che vivono il momento in un contesto fuori dal loro spazio abituale ma sanno che qui sono solo ospiti. Ho vissuto personalmente l’esperienza di accoglienza per anni di bambine bielorusse perciò capisco personalmente cosa provano le famiglie ma soprattutto ricordo bene gli occhi di quei bambini che a fine settembre ci lasciavano, la sensazione di accoglienza e affetto ma di assoluta impotenza è davvero straziante.

Marianna Repele Nome e Cognome

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XXx

 

 

Borgo Sud e Kolja sono legati. I protagonisti sono tutti incapaci di separarsi da chi hanno amato. Come in Borgo Sud, mi chiedo cos'è l'amore. Forse la domanda è inutile e la risposta limitata. L'amore è quello che ci lega ma è anche quello che ci separa. Questa contraddizione c'è anche nella famiglia. Il contrario di amore non è l'odio: è l'indifferenza. Per questo sappiamo che Kolja è anche una storia d'amore. L’amore circonda Natalia e Marcello perché loro non possono essere indifferenti né con i ragazzi né con sé stessi. Riscatto la forza dei sensi attraverso le parole. In ogni pagina possiamo sentire profumi, la brezza e la rigenerazione automatica che il sole permette. Mare, spiaggia e sole non sono scenografia, sono protagonisti.

Camila Balter

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“una storia familiare”, è il sottotitolo di questo romanzo. Famiglia è quella separata del protagonista da sua moglie, famiglia è quella che non hanno più i tre bambini ucraini che Natalia e Marcello ospitano per sottrarli temporaneamente dall’orfanotrofio dove vivono. Kolja, che dà il nome al romanzo, è il nome di uno di questi bambini, il più problematico e turbolento. Sarà di Marcello la decisione di tentare l’adozione dei tre bambini per sottrarli alla vita dell’orfanotrofio, decisione nella quale coinvolgerà la moglie tentando contemporaneamente di riallacciare la loro relazione. Il punto di vista sull’intera storia, sulle altre persone coinvolte è della voce narrante di Marcello, in una sorta di costante elucubrazione che appesantisce la lettura e non suscita nessun sentimento di identificazione con il suo sentire, se non un po’ di noia e insofferenza.

Vittoria Di Prizito

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“Kolja”: non conoscevo il libro né l’autrice. L’ho letto con fatica, tentata più volte di rivendicare uno dei diritti ‘imperscriptibles’ del lettore di Pennac: n. 3, “Il diritto di non finire un libro”.

Scrittura faticosa; nel seguire i meandri dei pensieri del personaggio mi sono persa più volte; IO narrante egocentrico e francamente antipatico, persino quando riconosce i suoi limiti come essere umano ...

Anche il rapporto con i bambini è descritto in modo che a me è sembrato superficiale; ho conosciuto bambini ucraini che venivano in Italia, provenienti da Internat o da famiglie povere e l’esperienza è stata molto forte per chi li accoglieva…. Si poteva scrivere di meglio!

Ornella Marinozzi

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Ancora l’amore in questa storia, ma questa volta credo sia piuttosto la speranza di ritrovare un amore sparito da tempo quel che spinge Natalia a decidere di passare un’estate con il suo ex, Marcello, con tre fratellini stranieri che vengono dall’Ucraina in “vacanza di risanamento”.

Mi è sembrata una storia un po’ piatta, poco commovente; forse è stato il modo in cui Marcello che in prima persona osserva ciò che sta succedendo e cerca di trasmetterlo al lettore, senza poi riuscirci.

Taciana Aguilera

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Ci sono due ambientazioni, in Italia, un paesino sul mare, la sua spiaggia …e l'Ucraina, un paese in guerra attraversata da drammi, povertà, un conflitto che dal 2014 divide il Paese dall'est all'ovest. Si sentono rumori di bombardamenti soprattutto nella regione con tanti ragazzini. Gli abitanti si manifestano: “noi, non siamo terroristi, noi parliamo il russo, noi ci sentiamo russi". Migliaia di morti e la presenza dell'esercito americano. KIEV è una città affascinante, la sua Chiesa, il paesaggio. La Storia comincia con le vacanze di risanamento per i bambini Ucraini che vengono in Italia alcuni giorni estivi per godere del sole, del mare ...e offrire loro soluzioni benefiche in luoghi salubri. Soprattutto per i bambini ospitati all'internat, ossia l'orfanotrofio. La situazione degli orfani è un problema molto diffuso in UCRANIA. Molte famiglie accolgono dei bambini come questi tre ragazzini: KATJA, tre anni, sembra che abbia problemi cognitivi, solare, intelligente. NATASA, orfana effettiva, è raccolta dalla strada a tre anni, da quel momento rimane all'internat. Di grande sensibilità verso cui Marcello si sente coinvolto. Kolja non è orfano effettivo, ha genitori viventi alcolizzati, ha una vita difficile, ha un deficit mentale, classificato come oligofrenico. Sono accolti da un matrimonio imperfetto, separati, Marcello e Natalia. Lui è filologo, si occupa di traduzione virgiliana, cerca la perfezione, CLASSICISTA. LEI invece NOVECENTESCA, colta, giornalista, aspirante scrittrice con molti fallimenti per motivi psicologici. Lui non amava questo aspetto di Lei.

Ristrutturano la loro casa sul mare, si sono separati da cinque anni. "siamo marito e moglie " non abbiamo figli e con questi bambini casa nostra sarà come ricominciare a vivere”. “non abbiamo avuto il coraggio di avere figli e di vivere". NON sarebbe possibile per loro adottarli, nessun Tribunale affiderebbe dei bambini a un uomo e a una donna che non vivono insieme. . La coppia si ritrova temporaneamente nella loro casa sul mare per accogliere questi tre bambini per un fine settimana estivo. I ragazzi

 

hanno traumi importanti. Marcello va avanti, torna indietro provando di avvicinarsi a Natalia. ‘ora mi è chiaro che è la persona più importante della mia vita’, dice a un certo punto."IL mio rispetto per la sua interiorità e le sue doti intellettuali”, aggiunge poi. La parola PADRE è molto significativa. Finisci i figli e diventa padre. VIRGILIO ha detto "il bimbo non stringe la destra ma si stringe alla destra del Padre, i suoi passi sono troppo corti nella fuga ma si salva”.

Alla fine NATASA E KATJA verranno in Italia dopo tre anni dalla prima volta. I genitori di lui fanno la loro parte. La madre è disponibile, le ha fatto bene, Marcello ritrova la confidenza con i suoi genitori. Si occupa di loro come se fossero suoi nipoti. Il padre si ammala. KATJA è molto affettuosa. LI chiamano nonni. NATASA è più fredda, ha 16 anni. Mancava Kolja, dopo una lunga ricerca lo trovano in un altro orfanatrofio. Continua con i suoi problemi psicologici.

LA GUERRA CONTINUA NEL MONDO, I RAGAZZINI DIVENTANO ORFANI: LA LORO FELICITA' E LA LORO LIBERTA' SONO LA NOSTRA RESPONSABILITA'

Lucia Matrangolo

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“Kolja” è un romanzo di mare, di fratellanza, di famiglia, in presenza o in essenza.

Secondo me, i primi capitoli sono commoventi, interessanti, un vero “tuffo” nella storia di una coppia nel suo declino e nella storia di tre ragazzi, fratelli nei fatti ma non nella biologia, con un passato duro e un futuro tutto da costruire.

Alla vita di questi 5 protagonisti, una famiglia creata per “risanare” la vita dei fratelli orfani e anche la vita degli adulti, si collega la vita dei “nonni”, i genitori del protagonista.

Carla Ventimiglia

 

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Circolo del Lettori del torneo letterario di Robinson
di Carpi 2 "I professori del Liceo Fanti"
coordinati da Chiara Francia
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Un romanzo profondo e bellissimo sulla paternità, la maternità e la famiglia, narrata da una prospettiva inconsueta. 

Nulla sembra funzionare nella vita dell'io che racconta, Marcello: la moglie, Natalia, lo ha lasciato; il suo lavoro accademico lo sfianca e lo lascia insoddisfatto e frustrato; i genitori sono fragili e indifesi di fronte alla salute che vacilla. C'è, però, una piccola casa sul mare, vicina agli scogli e agli ombrelloni, attraversata dalla luce e dall'odore di salmastro (bravissima l'autrice a rendere vivo e poetico questo paesaggio d'estate). Natalia, come l'ex marito, soffre delle sue fragilità e della vigliaccheria che le ha impedito di tentare (di avere un figlio, per esempio); a differenza di Marcello, però, si dibatte, lotta contro se stessa, cerca vie d'uscita, in moti che sembrano indicare una irritante volubilità ma che, lo si intuisce leggendo, sono segni di una forza vitale che riuscirà a scatenare scosse, a lunghissima durata, di cambiamento. Questa coppia imperfetta, infatti - è Natalia a insistere -, si offre di occuparsi per una, due, tre estati di alcuni bambini ucraini venuti in Italia per le "vacanze di risanamento": si chiamano Katia, Natasa e Kolja e portano con sé una storia di dolore muto e indecifrabile. Prima con titubanza, poi con un'urgenza sempre più profonda, Marcello intreccia ai loro i propri passi, si trova a cercare le loro piccole mani per guidarli e accompagnarli, incapace di lasciarli andare: accade sugli scogli e tra le onde, durante un'affollata festa patronale in cui Kolja sparisce tra la folla, e infine negli orfanotrofi e nelle zone di guerra dell'Ucraina, nel frattempo diventata una polveriera. In questo prendere per mano - lo stesso antichissimo gesto di Enea che conduce, fuori da Troia in fiamme, il piccolo Ascanio che non passibus aequis gli cammina accanto - c'è tutta la bellezza del romanzo, coltissimo nei suoi riferimenti letterari (oltre a Virgilio, si intuiscono i classici russi e molto ancora), profondo e delicato nelle sue scelte di temi e di stile.

Anna Chella

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Una coppia lacerata dalla paralisi esistenziale, dall’incapacità di affrontare le incertezze e i rischi che ogni scelta di vita impone, estenuata dalle esitazioni e dai dubbi che l’affetto e la stima non riescono ad arginare. Questi gli antefatti di “Kolja”, che il lettore recupera attraverso brevi flashback nel corso della vicenda. L’arrivo di Nataša, Katia e Kolja, tre bambini che trascorrono le vacanze estive in Italia per contrastare gli effetti del disastro nucleare di Chernobyl, costituisce una sorta di epifania, che restituisce alla coppia il senso del reciproco sostegno, dell’affetto gratuito, dell’impegno solidale. Attraverso una progressione emotiva, favorita dalla relazione con i bambini e dal doloroso distacco che si determina alla loro partenza, i due protagonisti ritrovano il desiderio di vivere quanto avevano fino ad allora rifuggito. Resta difficile comprendere, tuttavia, come quest’uomo e questa donna, incapaci fino ad allora di condividere un progetto di vita, tanto da prendere strade diverse, improvvisamente si ritrovino, quasi per caso, a intraprendere un percorso terribilmente complesso sul piano emotivo oltre che burocratico. Appaiono, insomma, solo abbozzate le ragioni profonde di questa scelta, i risvolti psicologici, affettivi, etici che conducono Natalia e Marcello a ritrovarsi e a decidere di affrontare ogni difficoltà per costruire una nuova storia familiare.

Laura Apparuti

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Kolja, il ragazzino ucraino che dà il titolo al romanzo, è un personaggio molto sfuggente. Definito “oligofrenico” dagli esperti dell’orfanotrofio in cui vive, è esile, raramente parla, pare non avere aspettative riguardo alla propria vita. All’inizio del romanzo si trova in Italia, insieme a Natasha e Katia, anche loro provenienti dall'orfanotrofio ucraino, per una “vacanza di risanamento”. Infatti Kolja e le due ragazzine non vengono da un luogo qualsiasi dell’Ucraina: vengono da Chernobyl e si trovano in Italia per smaltire un po’ della radioattività che il loro corpo ha accumulato. Terminata la vacanza i ragazzi tornano in Ucraina, ma ben presto il loro paese si trasforma in un teatro di guerra e i “genitori” italiani si mettono alla loro ricerca. La voce narrante non è nessuno dei tre ragazzi, bensì il “padre” ospitante, Marcello. È lui che racconta come si affezioni ai bambini, come gli accada di non capirli, come questa accoglienza riapra le profonde ferite della sua vita di coppia e della sua paternità mancata.  Marcello, per la verità, più che raccontare riflette: come siamo arrivati, io e mia moglie, che ora viviamo divisi (anche se insieme abbiamo accolto questi bambini), ad allontanarci, a non intenderci, a deluderci vicendevolmente? Questo ha a che vedere con la nostra mancata accoglienza di figli, col nostro esserci condannati alla sterilità? Riportare questi bambini con noi in Italia cambierà qualcosa tra noi? 

Cristina Catellani

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Seregno “Un mondo di libri”
coordinato da Eva Musci
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Natalia e Marcello sono separati da cinque anni, ma un'estate Natalia convince Andrea a dare ospitalità a tre bambini Ucraini.

La permanenza dei bambini indurrà Marcello a mettersi in discussione e ad analizzare i motivi che hanno portato al fallimento del loro rapporto. 

Sarà un'estate caratterizzata d'aspettative da parte tutti.

Daniela Roviezzo

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Anche questa storia è complessa, l'autore ci presenta un personaggio autorevole, colto, distaccato, e..... sorpresa...andando avanti nella lettura si scopre la fragilita' di questo uomo, il coraggio di mettersi in discussione e riconoscere gli errori ....fantastico

Linda La Monica

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Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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Dubbi, problemi: torneoletterariodirobinson@giorgiodellarti.com
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