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L’imperfezione delle madri di Marida Lombardo Pijola
La Nave di Teseo

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Portogruaro “Mamaluco”
 coordinato da Luisa Perosa
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Il libro è piacevole e si legge volentieri nella sua ricchezza, a volte anche eccessiva, di descrizioni, eventi e personaggi. Colpisce il linguaggio ricercato tra arcaismi e frequenti tributi al dialetto.

Marina Caruso

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Il libro di Piera Ventre è incantevole. Ben scritto, senza mai una frase o una parola di troppo. Tutto è raccontato con rara delicatezza e sensibilità e tutti i personaggi delineati con grande capacità di introspezione. Le passeggiate per la Napoli post terremoto del 1981 creano un'atmosfera magica e inquietante. L'espediente di mischiare alla lingua termini dialettali (non nuovo, ma sempre valido) fa emergere in primo piano la Napoli madre-matrigna (che accoglie e respinge), che diventa coprotagonista del racconto. La tragedia di Vermicino sullo sfondo, metafora del "Pozzo" in cui sono scesi e annaspano i protagonisti... "Opera-Mondo", complessa, infinita, metafora di tutta un'epoca e della vita, indimenticabile.  

“...le cose si mescolano di continuo, dolore e piacere, cura e abbandono, morte e vita, in un balletto ambiguo, di allegra disperazione.”

Concetta Trifiletti

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L’autrice è nata a Napoli nel 1967 e dal 1987 vive a Livorno. Dopo una raccolta di racconti del 2011 (“Alisei”), con “Palazzokimbo” del 2020 si impegna a descrivere con forza narrativa un palazzo, un microcosmo napoletano degli anni Settanta. Nello stesso anno, Neri Pozza pubblica anche questo romanzo ambientato nella Napoli dell’inizio degli anni Ottanta. Qui la scrittura è notevole, nella descrizione ambientale, nel gusto del dettaglio, nella ricerca interiore. Ma c’è anche un discorso sull’essere, o perlomeno il tentativo di capire come funzionano le cose umane. Insomma, è una buona lettura di un pensiero maturo, o quasi. Aspettiamo la prossima puntata napoletana.

Luciana Stefanutto e Adriano Zanon

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Opera ben scritta ma forse troppo densa e a volte effusiva, poiché dedica eccessiva attenzione a dettagli e aneddoti a mio parere inessenziali. Troppe descrizioni sempre molto particolareggiate risultano distraenti e allontanano il lettore dal filo conduttore. Ne risulta un libro troppo (e inutilmente) lungo.

Giulio Negretto

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Un bel libro, da leggere lentamente per gustare una bella scrittura al servizio delle storie di ordinaria e umile realtà di donne e uomini descritti bene nella loro fisicità e nei tormenti che portano dentro. La famiglia di Cristoforo e Luisa vive a Napoli, in una casa vicino al cimitero di cui Cristoforo è il custode. Le fosse, la morte aleggiano sulle loro vite ma non li deprimono, i loro sguardi sollevati verso gli altri sono la loro via di salvezza. Da leggere.

Luisa Perosa

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Formia “I lettori della libreria TuttiLibri”
 coordinato da Enza Campino e Eleonora Ortolani
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Bella l’impostazione della storia, con personaggi che si confrontano e si scontrano. Nelle pagine resta forte la sensazione di imprescindibilità delle tre vite. Forse un po’ forzati i dialoghi.

Antonia Cincioni

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Agata, Angelina, Azzurra: una nonna, una madre, una figlia. Tre donne, il cui nome per tradizione familiare comincia per A, che si somigliano molto fisicamente e che sono segnate da un destino che non sembra lasciare scampo. Diverse per generazione e per carattere, nelle prove che la vita le obbliga ad affrontare a volte sembrano soccombere mentre in altre sfoderano una grinta e una determinazione da vere guerriere. Gli uomini che hanno amato non sono mai stati all’altezza delle loro aspettative e si sono sempre alla fine sottratti, abbandonandole, diventando indifferenti, riconvertendo passione in amicizia, cercando alibi in un alone di mistero. Ma i vincoli familiari, quelli declinati al femminile, sono più forti delle avversità, riescono a far superare dolori e rimpianti, sanno accettare le diversità (Azzurra dopo un grande travaglio interiore capirà che il suo cuore batte per Gaia, la sua amica di sempre) e hanno la forza per voltare pagina e ricominciare da capo. Sarà una piccola Agata che, con il nome della bisnonna, l’affetto e la cura di tutte queste donne, riuscirà ad aprire una finestra su un futuro dove poter sperare che il destino non sia necessariamente una condanna.

Serena D’Onofrio

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Il tentativo di scrivere storie con linguaggi diversi, con forme di scrittura ora al diario ora al monologo appesantiscono la lettura e fanno perdere il filo.

Carmina Trillino

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Un libro che bisogna leggere nel momento giusto se si è donne, per metabolizzarlo lentamente. Le tre protagoniste, nonna, mamma e figlia sono lo specchio di un’unica creatura femminile. Siamo tutti i ruoli, siamo tutti i nostri errori, siamo le nostre rivincite. Questo ci insegna la Storia. Nessuna è d’esempio. Tutte falliamo ma la redenzione è sempre a portata di mano. Se sei nella fase in cui tua madre ti dice che sei la mamma perfetta dei suoi nipoti…perché non confessarle che preferiresti sentirti, almeno una volta nella vita, la figlia perfetta della loro nonna?

Ecco, anche ammettere questo è accettare l’imperfezione che ci contraddistingue. Viene voglia di confessarsi e abbracciare quella madre e di piangere e perdonare o perdonarsi.

Susanna Garofalo

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Questo libro scava nelle ferite e nell’emancipazione delle donne. Le donne che curano sia il pubblico che il privato di tutte le vite che girano intorno alla figura femminile vista come madre, moglie e lavoratrice. Tre generazioni che si passano il testimone di madri imperfette. Il ruolo maschile è poco descritto ma sappiamo che al padre poco appartiene il ruolo di imperfetto, l’uomo è sempre poco reattivo ai cambiamenti che evolvono intorno a lui, senza toccarlo mai. Per la donna l’imperfezione è uno stimolo al migliorarsi. Gli uomini come sappiamo bene non hanno questo spicco. Le donne protagoniste capiscono entrambe di essere fragili, Agata, 80 anni, ha investito tutto nel matrimonio, anche la cinquantenne Angela si trova intrappolata in un matrimonio inconcludente mentre Azzurra, di 25 anni, è carica di coraggio e determinazione, il riscatto delle donne che conosce. La rete femminile trasformerà la famiglia lasciandogli un finale aperto tutto da riscrivere.

Non è rivelativo, descrive l’approfondimento sul tema dell’alienazione femminile, come sempre la prima e vera responsabile delle ferite che la donna si infligge. Azzurra è il riscatto, lo vogliamo credere tutte. Ma Azzurra va aiutata e va appassionata nell’amare la sua parte femminile, nello scopo di essere madre che deve migliorare la vita della sua famiglia.

Valentina Fantozzi

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Questo libro non mi ha appassionata, ho trovato la lettura faticosa.

Daniela Cesarale

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Saga familiare contemporanea che fa risaltare le fragilità moderne. Lo stile di scrittura è abbastanza lineare e semplice. Lo preferivo perché evidenziava alcune relazioni problematiche ma poi ho cambiato idea.

Michela Colalella

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Tre donne a confronto. Tre generazioni: una madre, una figlia e una nipote il cui rapporto resterà saldo e profondo nonostante le incomprensioni. Un romanzo intenso e duro allo stesso tempo, che sa coinvolgere piacevolmente il lettore.

Romina Esposito

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Un romanzo in cui risuonano tre voci, quelle delle protagoniste, tre donne colte in fasi diverse della vita, che però sono molto simili. Forse perché la visione della donna (e dell’uomo) presentata nel romanzo è un po’ uno stereotipo. L’autrice cerca di farle parlare con tre stili differenti ma in conclusione la voce che si sente è proprio una sola: quella dell’autrice, appunto.

Enrico Greco

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Un romanzo tutto al femminile, che racconta la storia di tre donne forti, indipendenti, imperfette e anche un po’ turbate dalle vicende che caratterizzano le loro vite: ma da esse ne usciranno più forti e con una nuova consapevolezza di sé stesse. Nonna, figlia e nipote devono imparare le une dagli errori delle altre, superando silenzi e incomprensioni.

Inizialmente ho trovato la lettura di questo romanzo poco appassionante e anche un po’ angosciante ma via via, proseguendo, insieme a loro ho trovato la luce in fondo al tunnel, il riscatto e la serenità.

Eleonora Ortolani

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Praga “Dante Alighieri”
coordinato da Monia Camuglia
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Sentimenti espressi con autenticità ed empatia. Anche se lo schema nonna – madre – figlia è un po’ abusato, con i suoi registri linguistici marcatamente differenziati. Inoltre, il linguaggio attribuito alla nipote, volutamente marcato nella prima parte del libro, risulta a volte quasi caricaturale, così come nei diari della nonna il linguaggio è troppo palesemente quello dell’autrice, un po’ troppo “alto”. Gli avvenimenti e le chiuse di vari capitoli sono un po’ troppo “circolari”, scopertamente. Infine l’utopia femminile è un po’ manichea verso i maschi, ma tant’è: molti in giro se lo sono meritato.... Tuttavia, in conclusione, gli aspetti positivi detti all’inizio (autenticità ed empatia) prevalgono e rendono il libro più valido.

Andrea Luise

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Tre donne, tre storie che sembrano quasi ripetersi. Sono nonna, madre e figlia. Cambiano le epoche, i linguaggi, l’ambiente in cui conducono le loro vite ma è costante la delusione che ricevono dagli uomini ai quali chiedono amore, considerazione, attenzione e dai quali si aspetterebbero risposte adeguate.

Tre donne complesse, insolite che fanno fatica a farsi capire perché la complessità e la diversità spaventano e nessuno ha voglia di sforzarsi ad accoglierle; meglio affidarsi a un manicomio, al silenzio, alla mancanza di cura, meglio rinunciare alla responsabilità di essere padre, meglio scegliere donne rassicuranti.

Queste tre donne nei diversi momenti delle loro vite non trovano mai la mano di un uomo che le aiuti, devono arrangiarsi da sole, si ritrovano a fare famiglia di fatto escludendo gli uomini dal loro piccolo universo tutto al femminile.

Stefania Marcon

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All’inizio del libro sembra che si tratti di tre storie separate. Ma poi si scopre che le tre donne, le protagoniste delle storie, sono la nonna, la figlia e la nipote. Tutte e tre vivono le proprie vite, combattono contro le loro paure, l’una contro l’altra e sembrano diverse. Ma hanno molte cose comune, sono molto fragili e ripetono gli stessi errori. Secondo me non è importante dove le protagoniste vivono. Le vite e le esperienze sono uguali sia in Italia che nella Repubblica Ceca. Il romanzo mi è piaciuto molto.

Jana Benešová

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Il libro L’imperfezione delle madri è davvero emozionante, soprattutto perché racconta una storia di donne, e dei loro ruoli nella vita: madre, figlia, nipote. L’autrice ci fa conoscere queste donne molto profondamente, facendoci sentire tutte loro emozioni. Ci fa anche sentire più fiere di noi stesse, di essere donne, e delle nostre battaglie.

Dorota Čičatková

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L’imperfezione delle madri: Il libro ha la struttura di un vero e proprio romanzo di formazione, dove la protagonista ormai adulta prende coscienza di sé attraverso un percorso di esplorazione della sua identità di madre ma anche di figlia. Dall’incrocio e il parallelismo delle emozioni e vite di tre donne, Agata la nonna, Angela la mamma, e Azzurra la figlia, si assiste ad un evolversi di tre storie che si alternano regolarmente nello scorrere dei capitoli, e che convergono in un baricentro unico: Angela, la protagonista. Essa si rivela in un’analisi pluriangolare, e prende coscienza della sua persona non solo attraverso altri punti di vista – quello della figlia e della madre- ma anche attraverso i ricordi e le trasposizioni temporali, dalla sua infanzia al suo presente di donna sposata e madre matura. Giunge dunque a un momento importante, il cambiamento, l’evoluzione, il momento necessario a riscattarsi e ritornare ancora a emozionarsi in un’immobile quotidianità.

Luciana Pietrafusa

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n un susseguirsi intenso di esperienze personali che attraversano le generazioni, tre magnifiche donne raccontano, nel modo proprio della loro età, il desiderio d’amore. Desiderio afflitto da figure maschili inadeguate, vuoi per insufficienza relazionale, vuoi per affettività ego-psicotica, vuoi per irresponsabilità decisa e congenita. Ciò che regge e illumina questa storia di desiderio e di relazioni ferite è l’amore materno-filiale, riscoperto nella fatica e nel lavoro su di sé da tutte e tre le figure, amore che non è mai superficiale, intenso nella sua manifestazione e nella sua richiesta. Amore che manca alle figure maschili, per questo sostituite, escluse ma pur sempre generative di relazioni; imperfette nell’affezione e che in questo racconto così presente al dolore dovrebbero riscoprire quell’imperfezione che li rende finalmente fragili e umili, disposti alla comprensione delle esigenze dei cuori che incontrano.

Francesco Maria Massetti

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Il romanzo di Marida Lombardo Pijola L’imperfezione delle madri è la storia di tre donne: Agata, Angela, e Azzura. Nonna, madre e nipote si ritrovano ad affrontare fasi della loro vita che le mettono alla prova, le allontanano l’una dall’altra per riscoprirsi poi più forti e vicine anche grazie a quel legame di sangue che le accomuna. È la famiglia, infatti, al centro del romanzo, ma non quella tradizionale - che qui mostra i suoi limiti e che si sgretola piano piano -, bensì quella che si sceglie di costruire: “Sai, la famiglia non è un dato di natura, servono fantasia, energia, pazienza, amore, ostinazione. Serve follia”.

La scrittura di Lombardo Pijola è densa ed evocativa, a volte forse un po’ troppo ridondante nella prima parte del romanzo.

Camilla Camilli

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Seppur basata su un’intuizione ed un intreccio interessante, con i pensieri e le vite personali di tre donne che in qualche modo ciclicamente ricalcano l’una il percorso dell’altra, l’opera risulta pesante e difficilmente godibile, caratterizzata da una voce narrante con cui si entra in empatia solamente per brevissimi momenti.

Giuditta Cittone

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La prima parte mi ha lasciato un po’ confusa, scrittura ricca di dettagli e alternarsi delle tre storie di Angela, Azzurra e Agata che mi impediva un po’ di entrare dentro alla storia. Dalla seconda parte in poi però, prende avvio il vero svolgimento delle tre vicende e anche l’interesse nell’andare avanti ricomincia a galoppare. Tre esistenze che procedono contemporaneamente vicine ma lontane, donne che interpretano vari ruoli, che soffrono, che vivono. L’ho trovato molto potente e vivo.

Claudia Panagia

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23 anni, nata a Napoli ma poi migrata prima a Ferrara e poi a Bologna che mi ha adottata definitivamente, laureanda in comunicazione pubblica e d’impresa. Accumulatrice seriale di informazioni, vorrei sapere tutto di tutto. Leggo tanti libri e newsletter, amo i temporali, il caffè caldo, le penne che non macchiano il foglio perché sono mancina. Non so ancora cosa farò da grande, ma quand’ero piccola volevo fare l’edicolante. La passione per il giornalismo è rimasta.

Amo i gialli Sellerio, da Camilleri a Manzini, da Gimenez-Bartlett a Malvaldi, il mio primo amore letterario è stato Italo Calvino, poi il suo nemico/amico Pasolini. Ora leggo molta politica e sociologia, ma il libro che ho amato maggiormente quest’anno è stato Una storia americana di Francesco Costa.

Nelle aspirazioni per il mio futuro c’è quella di rimanere in Italia, a casa mia, non vorrei sentirmi obbligata ad un certo a partire. Vorrei fare qualcosa di semplice ma allo stesso tempo che possa dare una mano agli altri, vorrei mettere la mia goccia in questo mare, senza sentirmi inutile. Trovare un lavoro qui non è semplice, tra stage full-time 40 ore a 600 euro al mese e lavoretti pagati 5 euro l’ora fanno di tutto per scoraggiare noi giovani, che abbiamo diritto al futuro. Noi continueremo a lottare, ma voi dateci una mano.

Claudia Panagia

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Romanzo deludente un incrocio tra 50 sfumature di grigio e la sceneggiatura di un film di Moccia. L’idea di narrare le vicende di tre donne appartenenti a generazioni diverse della stessa famiglia risulta poco originale (La Casa degli Spiriti). Il libro è pieno di luogo comuni, imbevuto di un femminismo spiccio.

Andrea Messina

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Agata, Angela e Azzurra sono tre donne tanto legate ai propri caratteri quanto lo sono tra loro, nello schema impossibile da evadere delle loro parentele. Nel circolo che le vede madre, figlia e nipote, un’altra prigionia sembra soggiogarle: quella dei rapporti amorosi, così spesso dolorosi, a volte superficiali, a volte violenti, sempre imperfetti. Un legame però non è solo una prigionia, e ciò che lega queste tre donne così diverse da loro è anche un motivo di salvezza, di redenzione. Se ci troviamo davanti a un libro che fa della mancanza di linearità un elemento dinamico e sicuramente interessante, i temi della maternità e dell’amore soffrono di una certa mancanza di libertà, soprattutto la libertà di dire qualcosa di eterno, immutabile, costante…in un modo nuovo.

Lorenzo Barberis

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Tre donne al centro del romanzo, che vuole affermare la durezza e la crudità dell’esistenza, e perché no, anche della condizione femminile.

Matteo Graziani

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Roncade "Le Kamikaze"
coordinato da Elena Bassetto
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Tre generazioni di donne a confronto, perseguitate da una sfortuna intergenerazionale che fa loro incontrare solo i peggiori prototipi maschili; sarei curiosa di leggere i commenti dei lettori maschi ammesso che siano riusciti a sopravvivere ad una tale concentrazione di estro-progestinici

Elena Bassetto

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Agata, Angela, Azzurra, Agata. Quattro donne (una neonata), ognuna a modo suo figlia, madre, nonna, nipote che affrontano le gioie (poche) e i dolori (molti) delle loro vite. “Merito” anche degli uomini che incrociano nelle loro esistenze, ambigui, immaturi e incapaci di assumersi responsabilità. Questo racconto trasmette la difficoltà del ruolo di genitore/madre ma anche l’inadeguatezza dell’essere figlie, tra scontri generazionali e tentativi di rimanere a galla e ricostruirsi di volta in volta.

Lorena Barbirato

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Un bell'affresco della femminilità varia e complessa attraverso 3 generazioni: gli affetti, gli amori, le delusioni, la difficoltà dei rapporti e di alcune scelte.

Chiara Anglesio

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Amman
coordinato da Elisa Gironi  
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Libro scorrevole, segue le regole della scrittura narrativa, si legge in breve tempo poiché è lo sviluppo di un intreccio di una fabula con un colpo di scena finale. Coinvolge bene il lettore, cattura la curiosità.

Il tema predominante è il rapporto irrisolto tra uomo e donna portato all’estremo e descritto dal punto di vista dell’emotività femminile. Penso comunque che pur esistendo uomini narcisisti, non tutti sono come appaiono nel libro, per cui la narrazione è squilibrata ed eccessivamente di parte.

C’è un giudizio, per fortuna, negativo sulla ricerca dell’uomo perfetto in internet.

Alessandra Rocchi

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Un libro che chiede di essere letto. Una volta cominciato, va assolutamente finito.

Attraverso l’avvicendarsi delle generazioni, la donna si rende conto dell’inutilità dell’uomo (a parte la fornitura di sperma per la procreazione).

Prima ne è soggiogata (bisnonna Lina si suicida)

Poi viene a compromessi (Agata tenta il suicidio, ma poi si accontenta di condividere il suo uomo con l’altra)

Tenta l’evasione dal solito trantran, ma poi da’ un taglio netto alle relazioni inconcludenti (Angela divorzia)

L’istinto di sopravvivenza la porta alla totale emancipazione dall’uomo.

Decide di occuparsi da sola della figlia, escludendone il padre (Azzurra).

Angelina è il futuro tutto rosa.

Barbara De Maio

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L’imperfezione delle madri è uno di quei libri capaci di trasportarti dentro le vite dei protagonisti avvolgendoti con le loro emozioni. Ho sempre amato le storie intergenerazionali, permettono di capire quanto complicato sia l’animo umano, quante sfaccettature abbia la vita di ognuno di noi. Ognuno ha ombre sconosciute, c’è la continua ricerca di dare un senso reale alla vita che viviamo, generazione dopo generazione. Le emozioni e le paure che proviamo noi, sono le stesse che han vissuto le generazioni precedenti, le nostre madri, le nostre nonne. Siam parte di un tutto, siam connesse anche quando non lo sappiamo, come man mano capiranno anche le donne, madri e figlie di questo romanzo.

Deborah Da Boit

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Voglio spendere poche righe per un romanzo che non ho amato. La trama è basata sulla vita ordinaria, quotidiana di donne comuni alle prese con il loro vissuto e le loro crisi. C’è la crisi di mezza età di una donna che vive un matrimonio oramai finito fatto di corpi molli sul divano, l’evasione in una chat di incontri, le problematiche con la figlia più che paturniosa, l’omosessualità di lei, i ricordi di una infanzia devastata dalla separazione dei genitori. Temi triti e ritriti che avrebbero potuto essere trattati con maggiore originalità per poter trovare degli spunti sui quali riflettere. Invece si percorre la vita di queste donne senza provare nessun brivido se non quello di aspettarmi esattamente ciò che doveva succedere ad ogni giro di pagina.

Donatella Pichinon

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Sin dalle prime righe, il libro mi ha conquistato; lo stile usato per scrivere è simpatico, accattivante, scorre bene e mantiene viva l'attenzione. La scrittrice usa espressioni mai sentite, che mi hanno colpito e fatto sorridere spesso, e bene rendono l'idea dei personaggi e delle situazioni, le descrizioni dei luoghi sono accurate ed esprimono, anche i luoghi stessi, i sentimenti dei protagonisti.

Il racconto e' surreale, anche se scritto con un linguaggio avvincente.

Loredana Frizzi

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Complimenti alla Nave di Teseo per aver dichiarato a tutto il mondo che una società amazzonica è la nostra speranza per un future migliore.

Evoluzione delle donne italiane dalla seconda metà del secolo scorso ad oggi.

Come reagivano allo scontro col mondo maschile?

Lina si è suicidata

Agata ha urlato il suo diritto di proprietà sul marito e quando lui l’ha lasciata ha cercato di suicidarsi, ma ha poi accettato l’offerta di condivisione dell’uomo e in seguito l’offerta di amicizia e supporto della sua rivale

Angela ha cercato di evadere dall’apatia e alla fine ci è riuscita in maniera inaspettata, col divorzio

Azzurra non prova neanche a stare con Masi e comincia la sua vita da amazzone con la sua piccolo Angelina.

È davvero difficile essere maschio, di questi tempi

Mara Peplis

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Pagina 275: Per la famiglia servono fantasia, energia, pazienza, amore, ostentazione.

Serve follia.”

Le donne, sia pure imperfette, hanno imparato a non accettare compromessi sulla qualità della loro vita.

4 generazioni, per arrivare a toccare il cielo.

LINA, bisnonna. Fine tragica: si suicida

AGATA, nonna. Dramma pirandelliano. Tenta il suicidio, ma poi si adatta a condividere il marito

ANGELA, madre. Tenta di reagire all’immobilismo del marito cercando un uomo alternative, ma si accorge che la libertà è la cosa più preziosa. Divorzia. Thriller all’italiana

AZZURRA, figura di rottura. Elimina l’uomo dalla sua vita, pur accettandone la figlia. “Prende il toro per le corna”. Corrida

ANGELINA, il germe del futuro.

Ecco I colori delle donne:

Nero  Lina

Sfumature di grigio  Agata

Blu aviazione  Angela

Blu oltremare  Azzurra

Celeste cielo  Angelina

Teresa Lananna

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Romanzo esageratamente complesso. Le imperfezioni delle madri ci sono, ma dovute ad eventi più unici che rari, fatti accaduti in passato che ovviamente hanno influenzato i figli a venire. L’ho trovato pieno di forzature, ben scritto ma non empatico.

Elisa Gironi

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Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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