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L’istante largo di Sara Fruner
Bollati Boringhieri

 

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario
di Robinson di Lanciano "Ex libris" coordinato
da Maria Rosaria La Morgia
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Con diversi elementi di base ossia l’essere orfani, il desiderio di conoscere le proprie origini, l'adolescenza, l'amicizia, la malattia, la solitudine …. (in realtà c'è un po’di tutto) l’autrice crea con delicatezza una favola moderna, dove grandi e piccoli possono immergersi. Ci si chiede se la tenerezza e l'indagine di Macondo sulle proprie origini riesca a colmare la richiesta atavica delluomo di sapere chi sia, da dove venga e dove sia diretto. Posso essere quello che sono se so chi sono stato? In questa indagine, a volte, il testo perde di dinamicità, alcune lettere che la nonna scrive a Macondo nel quaderno giallo sembrerebbero appesantire un po’la lettura, perdendo così di fluidità. Nonostante ciò la scrittura nel complesso risulta avvincente e incantevoli sono le metafore presenti nel testo.

 Elvira Martelli

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Il protagonista è Macondo: un nome che rappresenta un luogo letterario immaginario ma che rappresenta, al tempo stesso, una vita piena di misteri e segreti non ancora rivelati. Macondo deve costruire la propria identità dando un senso al proprio nome attraverso la scoperta di essere (lui, come tutti noi) la somma delle storie delle persone che hanno costruito la nostra affettività. L’identità e la famiglia sono quindi uno spazio largo in cui vivono legami non solo di sangue.

Annamaria Ciarelli

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"Ho avuto tre madri e non ne ricordo nemmeno una ". Macondo, 15 anni, geniale, lettore vorace con il mito di Sherlock Holmes e Martin Mystère vuole scoprire cosa si nasconde nel suo passato. Rocio Sanchez, l'amatissima nonna, artista anticonformista, costretta al mutismo da un carcinoma all'orofaringe, che si esprime attraverso biglietti "scontrini" conosce la verità, ma gliela rivelerà solo dopo il traguardo dei 18 anni. Macondo cresce nel silenzio, lingua dell'assenza per eccellenza, interrotto dalla parola manoscritta della nonna che ha qualcosa di potente e di divino. Allora comincia una indagine personale e scoprirà da vari indizi raccolti che nel suo nome è racchiusa tutta la sua storia e non solo il senso di solitudine ispirato dal paese inventato da Gabriel Garcia Marquez. In una atmosfera di realismo magico, si muovono tanti personaggi, artisti, cantanti lirici, scrittori e creativi e nella relazione con la nonna e il nipote si realizza la perfetta fusione tra il passato, che profuma di mitologia e il presente nella sua faccia più moderna.

Un coro di voci, ognuna con la propria storia. Sono loro che formano questa famiglia, al di là dei legami di sangue. È attraverso di loro che vengono raccontati i mille volti dell'amore con la leggerezza e l'incanto della parola della Fruner." Il passato non si contiene, È ovunque come l'aria. Vive dentro e fuori di noi, nei nostri passi nei nostri gesti. E respira nelle persone che ci aiutano a fare di noi quello che dobbiamo diventare"

Rita Crisanti

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Alcuni romanzi sembrano delle sceneggiature: tanti personaggi, tante storie, tanti ambienti, continui richiami a brani musicali che sembrano delineare una sorta di colonna sonora. In qualche pagina si intravede la luce di un personaggio, si incontra una descrizione efficace ma poi, subito, il testo riprende con il suo turbillon di storie, luoghi, periodi storici che, per chi legge, non è facile seguire. E questo "troppo" distrae il lettore e la lettrice, rende difficile, per loro, appassionarsi alla vicenda e partecipare emotivamente alle storie dei tanti personaggi che restano tratteggiati, sullo sfondo, figure senza spessore. Anche la scrittura non appare curata (la virgola tra soggetto e verbo?) vittima anch'essa di una "voracità narrativa" che avrebbe richiesto, forse, una redazione editoriale più attenta. 

Luigina de Sanctis

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Stile complesso di scrittura, prosa stratificata e scorrevole, registro colto caratterizzano questo bel romanzo di esordio di Sara Fruner. Capace di giocare abilmente con le parole, l’autrice sperimenta generi e canali espressivi diversi, opera su più piani narrativi, perlustra territori emotivi e culturali, lega epoche e generazioni diverse nel raccontare la storia di Macondo. Chiaro è il riferimento a “Cent'anni di solitudine”, ma il nome porta con sé anche le iniziali ed il mistero delle tre madri di questo adolescente pieno di interrogativi, dalla intelligenza straordinaria e talento investigativo. Nella ricerca del suo passato e della sua identità, entra in contatto con diverse espressioni artistiche - a partire dalla pittura della nonna con cui vive - con una varietà di personaggi, rapporti, relazioni e situazioni familiari che superano pregiudizi e standard. Un romanzo appassionante, anche se un po' acerbo, che parla di amore, di amicizia, di solidarietà fra donne, di forza e solidità di legami di affinità elettive più che di sangue, che allargano “l'istante” e consentono di sentire e guardare oltre, di capire e trovare quello che cerchiamo.

Alba Simigliani

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Romanzo molto piacevole, denso di suggestioni nel racconto di vicende intricate e intriganti, di legami inesorabilmente spezzati, sui quali il giovane Macondo indaga. La nonna Rocio, artista anticonformista, a conoscenza di tutta la verità sulle “tre madri”, custodisce in una scatola inaccessibile ciò che intende rivelare al ragazzo solo al compimento del suo diciottesimo compleanno. Passato e presente si intrecciano in uno spazio dove altre figure, come una grande famiglia, contribuiscono a delineare un universo poliedrico in cui si dipana l’esistenza dei legami.

Franca Pierdomenico

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L’Istante Largo, un titolo che suscita perplessità, stimola curiosità, il cui senso è rivelato alla fine del romanzo: è l’attimo di sospensione in cui tutto, dilatandosi, diventa chiaro…. e Macondo entra nello studio della nonna per completare, aprendo una scatola proibita, il quadro del suo passato. Evidente il richiamo nel nome del protagonista, quindicenne intellettualmente superdotato, al romanzo di Marquez, la cui magia, i cui colori, le cui immagini percorrono la scrittura di Fruner, lasciandoci il desiderio di rileggere quel capolavoro. Il nome contiene in sé anche quello delle sue tre madri, Maia Consuelo Doriana, alla cui ricerca si muove il ragazzo, ostacolato e nel contempo guidato dalla nonna, la pittrice Rocìo Sanchez. E piano piano si costruisce, insieme al presente, il passato di Macondo e di tutta una serie di personaggi, prima tra tutti la nonna, il mondo cileno della sua infanzia, la sua tribù di amici, la vera famiglia di Macondo che ne accompagna e guida la crescita, le tre giovani madri e il loro destino di dolore, i compagni di scuola, sopra tutti Bea. Il romanzo è ricco di figure di donne indimenticabili, Rocìo, la più anziana, Bea, la più giovane, donne piene di grinta, determinazione, che hanno un progetto di vita da realizzare per cui si battono con cuore e cervello. Il tutto in una lingua lirica, musicale in cui spesso la parola si fa colore. Unico neo…nel libro c’è un po’ troppo di tutto, pittura letteratura musica cinema sport: la cultura della scrittrice è trasmessa a piene mani ai suoi “ragazzi”.

Rita Foresi

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Macondo, un adolescente con una intelligenza eccezionale, vive con nonna Rocio, un’eccentrica artista cilena che non può parlare perché ha un tumore alla gola. Tra loro comunicano attraverso dei foglietti che il ragazzo chiama “scontrini”. Alle spalle ha una storia che non conosce, tre donne sconosciute, tre madri. La verità è nascosta in una lettera custodita in una scatola che Rocio ha promesso di dargli al compimento dei 18 anni. Macondo però ha fretta di sapere e parte con le sue indagini. Nella scelta del nome del protagonista è chiaro il riferimento a “Cent’anni di solitudine” e del romanzo di Gabriel Garcia Marquez si sente l’eco: dal realismo magico alla moltitudine di personaggi, forse troppi, tanto da rendere difficile per chi legge seguirne le vicende.

Maria Rosaria La Morgia

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L’istante largo è un romanzo da leggere tutto d’un fiato, la scrittrice usa una prosa quasi leggera ma che coinvolge già dalle prime pagine il lettore. Il protagonista, Macondo, ha 15 anni e un quoziente intellettivo molto alto. Ama leggere libri di avventura ed è segretamente innamorato di Bea, la sua migliore amica. Ha avuto tre madri ma non ne ricorda nemmeno una e si vuole scoprire la verità sul proprio passato e sulle proprie radici. Vive con sua nonna Rocio, anticonformista pittrice cilena, la quale, a causa di una malattia alla gola, non è in grado di parlare. Per comunicare usa dei foglietti che strappa da un blocchetto che porta sempre appeso al collo. La nonna ha giurato al nipote che gli rivelerà tutta la verità, che nel frattempo custodisce in una scatola, chiusa ed inaccessibile, sull’ultimo scaffale del suo studio, solo al compimento del diciottesimo anno di età. Macondo, però ha sete di sapere, conoscere le sue radici e non vuole attendere ancora tre anni e inizia la ricerca del suo passato, esamina ogni indizio che troverà lungo il cammino, grazie anche all’aiuto dell’amica Bea e agli aneddoti che carpisce dalla tribù di amici di nonna Rocio che si raduna spesso a casa sua. “Un coro di voci” in cui c’è spazio per la storia di ognuno. Sono loro che vanno a formare la famiglia di Macondo, perché di famiglia si tratta, al di là dei legami di sangue e questo viene fuori molto forte nel libro: non sono i legami di sangue, infatti, a definire per forza la nostra famiglia ma le persone che ci crescono, che ci stanno accanto in ogni momento e ci amano incondizionatamente. Una storia particolare, il protagonista con la sua ricerca della propria identità porta i lettori a percorrere un “viaggio” nell’animo, tra amore e relazioni, acquisendo la consapevolezza che il nucleo familiare non è necessariamente quello in cui nasciamo ma può assumere forme diverse e soprattutto scaturire in modo del tutto inaspettato, anche con un gruppo di nostalgici che ascolta musica, fuma e legge poesia. Un libro molto bello, che fa bene all’animo del lettore, si arriva all’ultima pagina con un senso di pace.

Rosella Travaglini

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Tre madri e non ricordarne nemmeno una. È il mistero che accompagna il giovanissimo Macondo, di appena 15 anni nel suo appassionante viaggio alla ricerca del suo passato, un passato che sta anche in quel nome che non è solo il ricordo del paese immaginario del bellissimo libro di Garcia Marquez, ma è molto di più. E il lettore lo accompagna in questa ricerca attraversata da sentimenti forti e contrastanti. Tra timori e incertezze, il desiderio di conoscere le proprie origini non viene mai meno, c'è lo sforzo incessante di pescare in quell'alveo dei ricordi che pare sempre più lontano. La gioia e la delusione si alternano in questa ricerca che vede vicino a lui l'amatissima nonna, l'anticonformista e originale artista Rocio Sanchez privata della voce da un “brutto male”, costretta a comunicare con lui con bigliettini e scontrini ma lo fa con leggerezza e ironia. Pare quasi di vederla sorridente e protettiva. Un linguaggio che si fa poesia, ricco di emozioni e sfumature. La scrittura delicata e brillante della Furner, la particolarità di una storia che invita a riflettere anche sul ruolo della famiglia e dell'amore, fuori dagli stereotipi e dai pregiudizi, ne fanno un libro straordinariamente attuale e di rara bellezza.

Pina De Felice

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Gli elementi del passato e della ricerca delle origini quasi a dare un senso al presente e una direzione a cui ispirarsi per il futuro rappresentano le direttrici che muovono le vicende del protagonista. Uno snodo narrativo non originalissimo, ma comunque piacevole.

Antonella Fantini

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Non è un libro veloce anche se rapisce, ma è un libro meditativo, magari da rileggere per cogliere ciò che può essere sfuggito, un colore, una parola, una musica: perché L’istante largo, quell’attimo eterno che risulta essere il passaggio tra il passato e il futuro sa di musica, di colori violenti, di vita vissuta e di attese. I personaggi sono dipinti con la leggerezza tipica delle scrittrici sud americane, ma Marquez aleggia ovunque, anche i dipinti di Rocio, sembra vederli e vedervi Macondo ovunque, al punto che la trama passa, a mio avviso, in secondo piano tra tante sollecitazioni.

Due generazioni Rocio e Macondo solidali seppur a loro modo individualisti, con una miriade di amici e oggetti-amici che non lasceresti mai andar via.

Insomma, uno scritto pieno di fascino.

Luisa Carinci

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vorrei proporre a Giorgio DellArti di uscire da una logica binaria.

Lui scrive Come si gioca? È molto semplice: si prendono due libri e li si mettono a confronto. Poi si decide qual è il più bello (o il meno brutto...) dei due.

Da anni ogni volta che posso mi esprimo contro le dicotomie, le dimensioni di contrapposizione le polarità alternative che impediscono sempre di conseguire uno sguardo dinsieme. Poi per le donne muoversi fra queste dicotomie è particolarmente gravoso. Spesso con questa logica si decide per un libro avendo scelto di premiare o non premiare laltro. E se provassimo per una volta a mettere una terna di libri?

Annarita Frullini

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Belle immersione memoriale di un giovane artista nei ricordi della sua adolescenza, vissuta in una famiglia di donne artiste e in quasi assenza della madre…Lo sguardo affettuoso, rispettoso e riconoscente del giovane verso la nonna “matriarca” della piccola comunità, che l’ha avviato verso la libertà e la responsabilità personale, testimonia la positività dell’esperienza pur anomala rispetto alla “normalità”

Edvige Ricci

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Vicchio "Ghost readers"
coordinato da Serena Materassi
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Tante vite si intrecciano in questo libro. Tante vite, tante esperienze diverse e tanti luoghi. Emozioni che si accavallano, e legano fra se’ un gruppo eterogeneo di persone. Una famiglia allargata nata dall’amore e non dalla genetica, in barba agli ipocriti perbenisti che adorano la sacra trinità di padre-madre-figlio.

La scrittura che non sempre è lineare, ma salta spesso da passato a presente e viceversa, e da un personaggio all’altro, che racconta per immagini e colori come se il romanzo fosse una tavolozza, crea un’atmosfera che richiama veramente Marquez e i suoi Cent’ani di solitudine, da cui Macondo, il protagonista, prende il nome.

Indubbiamente un bel romanzo, storia non banale e ben raccontata. Apprezzabile la delicatezza con cui tratta situazioni drammatiche che gli permette di commuovere il lettore senza però cercare la via della commozione facile.

Serena Materassi

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Che dire, uno di quei libri che resta nella memoria e nel cuore, uno di quei libri che non vorresti finissero. Macondo, già con il nome si apre un mondo di riferimenti letterari, è il protagonista di questo viaggio di scoperta del proprio passato, guidato dall’eccentrica nonna artista Rocio Sanchez.

È un percorso di conoscenza della propria identità, della propria famiglia fatta di tre madri, ma soprattutto del proprio futuro. La storia intorno a Macondo è corale, ma ogni voce ha una storia a sé e l’autrice riesce a restituire un affresco in cui convenzioni e luoghi comuni hanno perso il loro

peso, dove il vero legame è costituito dall’amore, l’amicizia, la libertà. Anche la scrittura è libera da schemi fissi, le voci dei vari personaggi entrano nel racconto e se ne vanno, lasciando una sensazione di piacere di leggere…raro!

Cinzia Panichi

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Farra di Soligo "Quelli di LLC"
coordinato da Annalisa Tomadini
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“Ho avuto tre madri e non ne ricordo nemmeno una”.

E se in aggiunta ti chiami Macondo, hai un mistero alle spalle, una scatola chiusa che ti aspetta per il tuo diciottesimo compleanno (e ne mancano tre, un po’ troppi), una nonna artista che conserva gelosamente questo segreto, e comunica con te per bigliettini, cosa puoi fare se non trasformarti in uno dei detective che tanto ami e provare a scoprire chi sei, da dove vieni, cosa ti ha portato dove sei?

E ancora una volta, si scopre che come nella poesia che conosciamo tutti, il viaggio diviene quasi più importante della meta, e che da quello che parte come un gradevole romanzo di formazione anche il nostro sguardo diventa sempre più largo, geograficamente e non solo, anche attraverso le vite dei vari personaggi che incontriamo, la bizzarra corte di amici che circondano Macondo e la nonna, mentre si dipana la matassa delle origini.

Un libro inaspettato e fresco, una piacevolissima sorpresa, un esordio narrativo che nella sua scrittura “tradisce” le origini poetiche dell’autrice. Promosso a pieni voti.

Alessandra Fineschi

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Castano Primo
coordinato da Paola Lauritano e Maria Rosa Gambacorta

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E’ la storia di un ragazzino di 15 anni Macondo, plusdotato, che vive con la nonna Rocio di origine cilena, artista, operata di cancro alla gola, senza voce, che comunica con il nipote scrivendo su bigliettini o su quaderno giallo. Macondo è orfano dice di avere avuto tre madri (le prime sillabe dei loro nomi sono racchiuse in MaConDo) e di non ricordarle, non sa chi sia il padre, cerca in tutti i modi di scoprire qualcosa del suo passato. Scritto molto bene, bello il finale, l’autrice riesce a trasmettere l’importanza dei legami affettivi della famiglia che si sceglie per amore al di là dei legami del sangue. Alla fine Macondo dice: “Il passato non si contiene. E’ ovunque, e sempre, come l’aria, Vive dentro e fuori di noi, nei nostri passi, nei nostri gesti. E respira nelle persone che ci aiutano a fare di noi quello che dobbiamo diventare.” Non mi ha convinto completamente perché c’è “troppo”….si accenna a tante parti del mondo: Italia, Cile, Stati Uniti, Somalia, Marocco, India, Danimarca, Slovenia, Paesi Bassi. Paesi di provenienza anche di alcuni componenti della tribù di amici che frequenta la casa della nonna. Richiamo a Cent’anni di solitudine di G.Garcia Marquez, la magia dei riti mapuche. Le malattie: cancro, infarto, donazione di rene fra sorelle. Suicidio. Morti per terremoto. Accenno a  contestazioni giovanili e gli anni di piombo. Dittatura in Cile. Diversi problemi familiari, tradimenti, amori non corrisposti, primi baci. Ricongiungimenti familiari. Citazioni di libri, fumetti, artisti, brani musicali.

Maria Rosa Gambacorta

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Macondo, 15 anni, ha avuto tre madri ma non le ricorda, la verità è contenuta nella scatola che la nonna con la quale vive conserva in una scatola sullo scaffale alto della libreria e gli sarà rivelata al 18esimo compleanno. Il racconto ci parla dell’imprevedibilità dei rapporti che condizionano a volte la vita con grande leggerezza e rende la lettura gradevole e interessante e i personaggi “vivi”.

 

Elisa Baldetti

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La mia preferenza tra “L’istante largo” di Fruner e  “Al centro del mondo” di Torino va al libro della Fruner.

Ho trovato interessanti, oltre al ragazzino protagonista, tutti i personaggi che gli girano intorno, a cominciare dalla nonna con i suoi pizzini.

Alcune citazioni: “Gli istanti sono avari. Ma certe volte un istante si allarga e concede quello che di solito è negato”.

Con gli istanti larghi Macondo riesce a scoprire con pazienza la sua storia passata.

Carla Tagliabue

 

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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