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La pianta del mondo di Stefano Mancuso
Laterza

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Corbetta “Bookclub della biblioteca di Corbetta”
coordinato da Mirko Ferrini
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Il testo apre con la suggestiva esposizione della storia degli alberi della libertà e con la scoperta di una simbolica rete sotterranea che collega fra loro diverse località del mondo dove erano stati messi a dimora queste piante a inneggiare alla aspirazione della libertà dei popoli. 

L’autore si dilunga in una complessa esposizione sullo sviluppo delle piante e sulla reciproca convenienza per resistere ai climi estremi. 

Da qui la rielaborazione del concetto di riscaldamento globale dalle gravi non valutabili conseguenze sulla vita umana. Tema attualissimo ma non originale. 

Si procede con lodevoli analisi su le piante e la musica (abete rosso per gli Stradivari) /le piante e la chimica /fino alla botanica forense. Non certo privo di interesse il libro mi sembrerebbe troppo specialistico per essere divulgativo e troppo aneddotico per essere definito specifico. 

Raffaella Nova

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Il saggio di Mancuso ha superato quello di Canfora nelle mie preferenze per molteplici fattori.

Innanzitutto Mancuso è un divulgatore appassionato, lo è a tal punto da riuscire a rendere altrettanto appassionato anche il lettore che si avvicini per la prima volta al mondo della botanica. Del resto non si può restare insensibili davanti alla storia di Prometeo, il più antico essere vivente conosciuto, un pino di 4900 anni, decano della vita sul pianeta, incappato in una tristissima sorte a causa di una sequenza inaudita di leggerezza, imperizia e stupidità.

Il suo stile è dinamico, coinvolgente, godibilissimo, unisce al rigore scientifico dello scienziato di fama mondiale una certa dose di ironia, come ad esempio quando descrive gli incontri ravvicinati con il professor Henri nel Marché G. Brassens a Parigi, e persino una certa dose di commedia, come quando racconta della disfida sulla scivolosità della buccia di banana con il collega giapponese.

Le storie delle piante che compongono i capitoli del saggio, tutte interessanti, si intrecciano con le vicende umane e rivelano la grande importanza del mondo vegetale. Importanza che Mancuso più volte enfatizza nel saggio, carpendo l’attenzione del lettore, che in effetti come lui si interroga sul perché le scoperte in tale ambito siano meno considerate di quelle in ambito animale.

Bellissime, infine, le illustrazioni dell’autore che precedono ogni capitolo.

Manuela Pilotti

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Marostica “Insieme per leggere”
coordinato da Liliana Contin
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Mancuso ci accompagna a conoscere il mondo delle piante con una modalità nuova, originale ed accattivante, come deve essere un’opera divulgativa. È un piacere leggere e scorrere le pagine arricchite illustrazioni veramente molto belle, che arricchiscono il testo. All’inizio di ogni storia c’è l’immagine di una pianta. Sono piante famose, ma anche meno famose che spesso noi non degniamo di uno sguardo, ma sono fondamentali per l’esistenza dell’uomo: vivono più di noi e da loro dipende la nostra vita.

Mancuso ci racconta le storie delle piante che si intrecciano tra di loro, ma anche racconti sulla pianta della città, sulla pianta della luna, sulla pianta della musica…Leggendo il libro si apprendono alcune curiosità come il significato della palinologia, la scienza che studia i pollini e può aiutare a risolvere anche casi giudiziari di difficile soluzione oppure la vicenda dei 500 semi portati sulla luna dentro una scatola metallica, riportate poi sulla terra e piantate in luoghi -simboli. Alla fine ci rendiamo conto che dovremmo rispettarle di più e capire finalmente che solo le piante ci possono aiutare a risolvere il problema del riscaldamento globale. Piantare milioni, miliardi di alberi è il sistema più economico ed efficace per salvarci.

Liliana Contin

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Con una scrittura piacevole, mai banale, ma allo stesso tempo alla portata di tutti, lo scienziato di fama internazionale Stefano Mancuso ci accompagna con questo libro alla scoperta del ruolo fondamentale delle piante nelle nostre vite. Secondo l’autore sono infatti le piante le vere protagoniste del nostro Mondo: fonte di vita e di conoscenza rappresentano, infatti, l’85% della materia vivente sulla terra (contro lo 0,3% del mondo animale). Appare quindi incomprensibile il motivo per cui le piante sono invece da sempre ignorate, trascurate, messe in secondo piano. Mancuso propone anche una soluzione al problema principale dei nostri giorni, ossia il riscaldamento globale. Una soluzione geniale nella sua semplicità: piantare milioni, miliardi di alberi è il sistema più economico ed efficace per salvarci. Suddiviso in otto capitoli e corredato da immagini dell’autore, “La pianta del mondo” si legge volentieri, con una sottile vena di ironia, ma anche con la precisione dello scienziato e la piacevolezza dell’esperto divulgatore. 

Serena Vivian

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Fermo “Villa Vitali”
coordinato da Cinzia Centanni
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Libro pieno di curiosità, scrittura semplice e assolutamente comprensibile anche per i non addetti ai lavori. Ogni capitolo presenta concetti ed idee interessanti che però non vengono sviluppati e quindi si rimane con una continua sensazione di incompiuto. Manca del tutto la componente emotiva personale dello scrittore a tal punto che l’idea di fondo, che le piante sono fondamentali per la sopravvivenza del pianeta e di chi lo abita, è assolutamente condivisibile ma non convincente.

Cristiana Sanchioni

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Questo libro è una scoperta delle infinite possibilità di studio e punti di vista che la natura offre. Non ho ancora capito se mi hanno coinvolto di più i contenuti o l’idea stessa del libro. Con uno stile di film ad episodi, le piante (in particolare alberi) vengono raccontate e studiate non per sé stesse ma per ciò che rappresentano in un dato argomento o contesto: ecco proprio questo stile, la narrazione di un evento attraverso lo studio del protagonista dell’evento mi coinvolge in modo particolare. Quando il protagonista è un albero, la narrazione mi cattura. L’autore lo dice spesso nel corso dei vari capitoli “un albero, simbolo di stabilità, fa muovere conoscenza, cultura, relazioni …” come la pianta della libertà, che connette nazioni e popoli distanti tra loro, o la pianta del crimine che muove l’indagine di polizia, o la pianta della musica che ha portato l’anima di un solo abete rosso attraverso secoli di armonie classiche. Questo libro regala un’apertura mentale su esseri viventi a noi fratelli offrendoci una lettura dell’altro

insolita e piena di opportunità e prospettive inusuali: non importa se questo altro appartiene alla specie vegetale, esso condivide con il genere umano la stessa vita sullo stesso pianeta terra e già questo è motivo sufficiente di interesse e arricchimento. L’autore fa ancora di più: apre le porte dei progetti di ricerca, racconta la vita (spesso stravagante) dei botanici e dei loro colleghi sempre poco conosciuti e ancor meno valorizzati nonostante si occupino dell’80% della vita sulla terra. Illuminante, infine il collegamento con la teoria di Franco Arminio secondo il quale dobbiamo imparare a considerare cittadini non solo gli animali a due gambe ma anche i vegetali con radici, un fusto e molti rami e foglie e fiori.

Laura Stopponi

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Circolo dei Lettori del torneo di Robinson
di Milano 6 “Critici in progress”
coordinato da Barbara Monteverdi
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Questo è il modo giusto, secondo me, di approcciarsi all’ecologia: un racconto curioso, suddiviso in capitoli che sono ognuno un libro a sé: La pianta della libertà, La pianta della città, La pianta del sottosuolo e così via.

L’argomento base è, ovviamente, il mondo degli alberi (molto originali anche le immagini che corredano il testo), ma trattato ogni volta con tono e approfondimenti diversi. Così, nel primo capitolo, l’autore ci parla di piante ma anche della Rivoluzione Francese, mentre ne La pianta del crimine all’albero si affianca il racconto del rapimento di Charles Augustus Lindberg Jr., figlio primogenito del famosissimo trasvolatore americano.

Il libro si può, perciò, leggere a partire da un capitolo qualsiasi e regala una magnifica libertà d’azione e la sensazione di essere immersi in un bosco luminoso dove ci è permesso prendere qualsiasi direzione, certi di trovare qualche tesoro, neppure troppo nascosto. Piacevolissimo.

Barbara Monteverdi

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson

di Chiesa in Valmalenco “Leggere a 1000 slm “

coordinato da Maria Grazia Carrara
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Questo libro racconta la storia di molti alberi e di come interagiscono con l’uomo, a volte con una funzione vitale per la sua sopravvivenza e salute “la pianta della città”, oppure “la pianta della musica” l’abete rosso che fornisce il legno di cui sono fatti i preziosi Stradivari.

 “La pianta del crimine” con i suoi pollini o spore può rivelare la presenza di un sospettato sul luogo del delitto: l’agronomo che corre in aiuto della legge.

Affascinante il racconto dell’olmo di Boston “la pianta della libertà “: The liberty Three, un albero che ha tutte le caratteristiche di una solida e giusta democrazia.

 Mi ha intenerito sapere che le piante sono collegate sottoterra tra di loro attraverso complesse reti radicali e che si scambiano tutto ciò di cui necessitano, anche un ceppo mantiene le sue radici che verranno sfruttate dagli altri alberi, dando così vita ad un sistema di mutuo appoggio.

Dopo la lettura di questo interessante libro mi trovo a guardare i bellissimi alberi che incontro durante i miei ottomila passi giornalieri…prima non mi ero accorta di loro!

Lucia Carboni

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Grandi lettori
di Robinson
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La pianta del mondo è una lettura bella per la chiarezza del linguaggio e la capacità espositiva dell’autore che percorre la multiformità del regno vegetale con fantasia, curiosità, passione e intelligenza. La presenza delle piante è una componente insostituibile nella vita dell’uomo, in senso reale e metaforico: basti pensare alla consuetudine di usare la locuzione “scivolare sulla buccia di banana” o all’esperienza di personaggi affascinanti, come il collezionista di libri del primo capitolo. Per Mancuso, la botanica non è affatto una disciplina ancillare nel panorama delle scienze naturali, ben più interessate al mondo animale; né la presenza delle piante può essere ridotta ad un fatto estetico. Alla fine sarà chiaro anche al lettore, sorpreso da una lezione suggestiva e coinvolgente.

Silvia Vantaggiato

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La pianta del mondo di Stefano Mancuso è un saggio farcito di una lunga serie di riflessioni sulla relazione: partendo dal confronto che possiamo fare con gli elementi naturali lo scrittore ci fa capire come tutti e tutto ciò che ci circonda sia profondamente legato.

La natura utilizzata come simbolo che unisce gli uomini nelle rivoluzioni, la natura che deve cercare di entrare all’interno delle città per non farle soccombere, la natura come esempio di mutuo appoggio, come strumento per strumenti, come custode del tempo, della conoscenza sono tutte considerazioni che Mancuso scrive per comunicarci come sia fondamentale pensare al mondo e viverlo cercando di scorgere gli esempi che l’ordine naturale ci offre.

Lo scrittore, con una scrittura precisa, ci guida facendoci capire chiaramente come l’uomo sia miope di una continua non-scelta nella cura della relazione naturale che se diversamente trattata potrebbe diventare una risorsa non indifferente.

 Alessandro Demaria

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Difficile inserire questo testo in uno specifico genere: da una parte è un saggio che tratta dell’ambiente e di quanto siano essenziali gli alberi per la nostra vita, dall’altra è avvincente come un romanzo, con tanti risvolti interessanti non necessariamente legati al mondo del green. Inoltre, ogni capitolo si può leggere come un racconto singolo ed è possibile, volendo, fruirne in maniera disordinata lasciandosi ispirare dai titoli.

Elisa Zentilini

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Da entusiasta ma fondamentalmente ignorante sostenitrice delle scienze botaniche, mi sono goduta questo libro dall’inizio alla fine. Ammetto che ci sono stati momenti in cui il discorso si è fatto un po’ intricato, ma questo non ha impedito che continuassi con piacere la mia lettura. Mancuso scrive in un modo fluido e ironico, genuinamente divertente e che suscita il sorriso; intreccia scienza, storia, cultura e umana quotidianità con tanta maestria da rendere questo libro - oltre che incredibilmente interessante – di innegabile attualità, non importa da che parte la si guardi.

Erica Zagato

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Bari “Le donne in corriera”
coordinato da Maria Gabriella Caruso
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Leggere questo originale libro di Stefano Mancuso è come addentrarsi in una foresta fitta in cui ci si smarrisce senza avere paura, perché c’è un intangibile ma chiaro segno che rassicura: una sottile narrazione che racconta la vita degli alberi, delle piante e quella degli uomini che li hanno piantati, curati e amati.

È una lunga storia che Mancuso arricchisce con piacevoli disegni di piante, i cui nomi introducono i diversi capitoli del testo. In tali rappresentazioni grafiche domina la natura, ora ricca e rigogliosa ora priva di vegetazione e fatta solo di spogli tronchi: non v’è traccia di presenza umana.

Gli esseri umani- quelli che agiscono e costruiscono la storia- sono un coro in sottofondo al grande scenario della natura che viene dall’autore declinata e descritta nelle forme più inconsuete. Ogni pianta ha un ruolo e parla di libertà, di città, di mondo.

Una realtà che sembra parallela a quella da noi vissuta, in cui le due vite, quella umana e quella vegetale sembrano sfiorarsi senza mai realmente incontrarsi pur creando un unicum straordinario che chiamiamo ‘ambiente’ e ‘paesaggio’, utilizzando nomi collettivi che, come tali, annullano le specificità che caratterizzano l’esistenza in tutte le sue forme.

Celeste Maurogiovanni

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Facile e interessante lettura di un testo che stupisce e coinvolge. Una continua scoperta di storie affascinanti che rivelano la straordinaria sensibilità e cultura di un autore appassionato. Geniale.

Annamaria Barbone

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Sembra strano e insolito ma alla base di ogni vicenda umana c’è una pianta.

L’autore del libro “La Pianta del Mondo”, Stefano Mancuso, racconta nel suo libro le diverse vicissitudini che contraddistinguono la vita del nostro pianeta attraverso un’ottica inusuale e particolare: quella delle piante.

Egli descrive l’importanza che hanno avuto alcune piante nella formazione, nella scoperta e nella ricerca di aspetti della vita sociale e culturale non altrimenti indagati e spiegabili se non con l’apporto fondamentale del mondo vegetale che impregna l’intero habitat terreste. E, stando ai numerosi indizi sparsi nel libro, è probabile che il mondo delle piante sia più solidale e più interconnesso di quello animale.

In un percorso curioso e interessante l’autore ci conduce in un mondo, quello vegetale, ricco di storie e di spunti utili a comprendere l’importanza dello studio e della conoscenza delle piante.

Lo scrittore, con una sorta di intreccio, oltre a raccontare una storia specifica, come ad esempio, quella straordinaria dell’abete rosso, una insostituibile pianta utilizzata con preziosa maestria dai famosi liutai che operarono a Cremona tra il ‘600 e ‘800, ci fa comprendere anche quanto sia stato fondamentale il clima per gli abeti rossi e nello stesso tempo ci introduce in uno straordinario museo di violini e di viole, esistente a Cremona, costruiti da liutai leggendari come Antonio Stradivari. Infine, questo racconto ci fa pensare a quanto sia stato importante, per la musica, la prodigiosa costruzione di questi impareggiabili strumenti musicali conosciuti in tutto il mondo.

L’autore vuole esprimere nel suo libro tutto l’amore che prova per le piante e infatti ci parla di piante che rappresentano determinati soggetti: la città, la musica, il sottosuolo, la luna, il tempo, oppure di piante accomunate a fenomeni sociali intimamente connessi con la storia umana: la libertà, il crimine, la conoscenza.

Ogni racconto è intimamente legato alla vita professionale di Stefano Mancuso che prendendo spunto, apparentemente per caso, da un episodio della sua vita ci introduce nel “mondo” delle piante e ci fa conoscere storie strabilianti, come quella dell’albero della libertà o altrimenti detto della fraternità legata alle lotte per i diritti civili e politici professate dai fautori della Rivoluzione Americana e Francese. La scoperta dell’albero della libertà è dovuta a un testo acquistato a Parigi, Mancuso è un appassionato lettore e un amante dei libri. Il libro scritto da un abate francese addirittura contiene una mappa degli alberi della libertà. La mappa indica non solo dove sono stati piantati gli alberi della libertà, in circa due secoli in Europa, ma disegna anche una mappa ideale dei vari luoghi, c’è anche l’Italia infatti la mappa riporta anche uno stradario esistente in Calabria, in cui sono avvenuti dei moti rivoluzionari.

La conservazione e la conoscenza della vita degli alberi e delle piante, in genere, può essere un potente aiuto per il nostro pianeta ormai attanagliato dal riscaldamento climatico. La pianta delle nostre città, come ci suggerisce l’autore, deve essere ridisegnata inserendo più zone verdi per migliorarne la vivibilità.

Di alcune storie sugli alberi si è persa la memoria nessuno ricorda perché sono collegate a determinati fenomeni o oggetti ma di altre invece ne è rimasto vivo il ricordo. Le piante con la loro forza e la loro bellezza sono diventate dei simboli per molti uomini e sicuramente è necessario proteggerle se vogliamo preservare il nostro futuro.

Narda Limitone

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Affascinante saggio scientifico, scritto quasi come un racconto amichevole, che ti prende e ti proietta in un mondo che vediamo spesso ma che non osserviamo e rispettiamo quasi mai.

Con i suoi 7/8 capitoli che raccontano storie completamente diverse, anche allegre, il prof. Mancuso ci fa capire quanto la storia e l’evoluzione del pianeta hanno come protagonista “LA PIANTA”, specie vivente quanto quella umana e animale, ma da noi combattuta in quanto convinti di essere gli UNICI Esseri Viventi.

La Biomassa è composta all’85% da vegetali e solo allo 0,3% dagli esseri umani, eppure noi aggrediamo l’ambiente e solo ultimamente, per esempio, abbiamo capito quanto una concezione diversa della città, non più cementificata al massimo come concepita sin dai tempi antichi, ma con presenza di verde, che a lungo andare aiuterebbe a risolvere o quantomeno ad alleviare le problematiche non solo ambientali ma anche sociali.

Quindi Botanica applicata alla Criminalità, alla Libertà, alla Musica...

Mi sono avvicinata a questo testo con la convinzione di trovarmi davanti un trattato di botanica ed invece la sua lettura mi ha piacevolmente coinvolto, passando dalla Storia all’Arte, alla Musica ad esperienze e racconti di vissuti personali.

Daniela Porcù

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Dato che sono molto sensibile al tema della salvaguardia dell’ambiente ho apprezzato i racconti dell’autore sulla complessità e ricchezza di risorse del mondo vegetale, che in parte mi erano note, ed anche i bellissimi disegni.

Eleonora Sibilano

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Scienziato botanico, Stefano Mancuso ci affascina e ci incuriosisce con questo nuovo libro in cui sono presenti bellissimi disegni dell’autore.

Le piante sono dappertutto, sono fonte di vita, tutto comincia e finisce con esse. Mancuso sa studiarle, osservarle e ascoltarle, rivelandoci aspetti incredibili attraverso i suoi racconti che non sono semplici storie ma il frutto di una profonda conoscenza.

Il regno vegetale rappresenta l’85% della biomassa, già questo è un dato che dovrebbe far capire la loro importanza. Mancuso mette l’accento sul problema del riscaldamento globale, il più grande pericolo per il futuro dell’umanità. Una delle soluzioni sarebbe quella di aumentare la superficie vegetale delle città, piantando alberi dappertutto con evidenti benefici per la qualità della vita.

Tanti sono gli argomenti sviluppati dall’autore: ad esempio la connessione sotterranea delle piante e quindi il ruolo fondamentale della cooperazione per l’evoluzione della specie. Ancora, perché siano stati scelti gli abeti rossi per la costruzione dei violini più famosi tra cui lo Stradivari. La dimostrazione di come la dendrocronologia possa dare un contributo fondamentale all’archeologia. L’importanza della botanica nella pratica forense, come nel rapimento Lindbergh.

Le piante costituiscono le basi su cui poggia l’intera umanità, non accorgersene potrebbe crearci grossi problemi per il nostro futuro. Come non pensare ad Avatar, il film di James Cameron in cui le piante assumono il ruolo di protagoniste, sono l’anima stessa del pianeta. Esse formano una rete che scambia informazioni, dando vita ad una intelligenza che controllerebbe l’equilibrio di tutti gli organismi.

Grazia Tucci

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Entrambi i libri che abbiamo letto ci sono apparsi, fin dalle prime righe, molto interessanti nella loro veste di saggi. A me, Roberto, il saggio, in generale, mi fa un po’ storcere la bocca in quanto appassionato di altri generi letterari come il romanzo, la narrativa. Ma devo dire che ringrazio vivamente colei che ce li ha proposti perché sono entrambi bellissimi. Si leggono “tutto di un fiato” come se fossero due romanzi gialli o d’avventura e sono molto ricchi di riferimenti scientifici e storici. Il primo parla anche di ecologia della Terra e di cosa possiamo ancora fare per evitare la catastrofe attraverso anche l’utilizzo, soprattutto nelle città, degli alberi, ma sono scritte tante altre bellissime storie che vedono protagonisti gli alberi come ad esempio l’albero della libertà o l’albero con cui viene realizzato il violino Stradivari. Lo stile è molto semplice ed efficace. il secondo libro, RE DI NAPOLI, è stato per me una folgorazione. Tutto mi aspettavo tranne che di leggere la storia del protagonista assoluto del libro; il pomodoro. Dalla sua origine all’arrivo in Europa, a come viene accettato ed utilizzato all’inizio nelle varie corti d’Europa fino a quando non diventa, prima a Napoli e poi lentamente in tutta Italia, uno degli alimenti principali della nostra dieta. Un’avventura bellissima che mi è toccata, tra riferimenti storici che mi hanno appassionato fin dal primo rigo.

Francamente, se potessi darei il massimo del voto ad entrambi i libri, ma dovendo fare una scelta opto per RE DI NAPOLI per il semplice motivo che mi ha coinvolto di più emotivamente considerando le mie due passioni di tutti i giorni; la storia e la gastronomia.

Mariella Grosso e Baldassarre

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Il protagonista del libro è l’albero in ogni accezione.

L’autore è docente universitario di botanica, che ama profondamente.

Questo amore emerge dalla lettura di un testo che sulle prime «spaventa» per l’aspetto tecnico ma che, poi, via via, cattura il lettore.

Per questo motivo, ero inizialmente scettica perché la botanica non è mai rientrata nelle mie passioni né nei miei interessi. Tuttavia, piano piano che procedevo nella lettura, ho apprezzato le informazioni che il libro contiene.

A tratti, risulta anche divertente come, per esempio, quando racconta la storia della buccia di banana.

Ho provato molto interesse nello scoprire quanto il mondo vegetale sia un modello comportamentale e sociale.

Interessante è la parte in cui affronta l’argomento della espansione delle aree urbane e denuncia come questa avvenga «a spese delle risorse naturali della terra» mentre la città non dovrebbe essere immaginata come qualcosa di separato dalla natura.

Da avvocato, poi, ho appreso con interesse che esiste una botanica forense così poco conosciuta e sfruttata, ma tanto importante per la soluzione di casi, come accadde per il rapimento Lindberg che fu risolto proprio grazie a prove di carattere botanico.

Il libro è ricco di interessanti informazioni, anche se a volte troppo tecniche per non addetti ai lavori, ma esposte con tale chiarezza, da rendere comunque piacevole la lettura.

Bellissimi i disegni.

Ketty Capotorto Costantino

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L’Autore Stefano Mancuso è uno scienziato di fama mondiale che nei suoi libri affronta la problematica globale della difesa dell’ambiente, mettendo le piante, e il mondo vegetale tutto, al centro di possibili soluzioni.

Nel libro La pianta del mondo l’Autore, attraverso sette racconti ci accompagna in un viaggio tra i segreti della natura e ci dimostra di come sia rilevante la presenza delle piante sulla terra partendo dall’assunto che ben l’85% della massa vivente terrestre è rappresentata appunto dalle piante.

Il primo racconto è dedicato alla pianta della libertà e, partendo dal suo amore per la carta e per la ricerca di libri antichi e dimenticati, illustra di come allorché i coloni di Boston, per manifestare contro i soprusi, si riunirono attorno ad un olmo che divenne il simbolo della resistenza degli inglesi contro gli americani conquistatori. Il loro esempio fu seguito da tanto altri popoli ribelli.

Interessante come i racconti che dalla pianta della libertà, della città, della musica, del tempo, della conoscenza, della luna, del crimine riescono a trasferire al lettore, a me sicuro, la convinzione che le avventure delle piante si intrecciano con gli avvenimenti della vita sulla terra.

E così come accade nel bosco, in cui ogni albero è legato a tutti gli altri da una rete sotterranea di radici, così le piante costituiscono la mappa sulla cui base è costruito il mondo in cui viviamo.

Se l’uomo continua ad ignorare tutto questo, continuando ad erigersi al di sopra della natura, metterà sempre più a rischio la sopravvivenza della terra e della nostra specie.

Lucia Berardino

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Tra Mancuso e il pomodoro la lotta è ardua. Conoscevo già l’affascinante e rivoluzionaria visione dell’agronomo sulla portata pazzesca che le piante hanno sul nostro pianeta. Sul mio frigo ho affissa la brochure su “la carta dei diritti” della “Nazione delle piante”. Quanto al secondo libro, il pomodoro e il mio ortaggio preferito e la pizza non mi stancherei mai di mangiarla.

Entrambi i libri, a mio avviso, sono scritti molto bene: accuratezza, ricchezza di nozioni e riferimenti storici, lettura scorrevole e comprensibile anche per i non addetti ai lavori.

Ma il “Re di Napoli” per quanto accurato non ti coinvolge quanto “La pianta del mondo”, Di quest’ultimo ho apprezzato molto i capitoli “La pianta della libertà” e “La pianta della conoscenza”. Il libro di Mancuso, dovrebbe essere obbligatorio nelle scuole di ogni ordine e grado letto dal più alto numero possibile di persone, per aumentare la consapevolezza sull’importanza che il regno vegetale ha sulle nostre vite.

Marianna Colasanto

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Si parla di alberi e della loro importanza: per il verde pubblico e la lotta contro lo smog, per le loro reti sotterranee simbolo di cooperazione, per il loro legno usato per strumenti meravigliosi come gli stradivari e ancora per il loro uso come simboli della libertà nella rivoluzione francese. L’autore guarda al mondo delle piante come ad un modello di cooperazione ed esalta il mondo vegetale contro il mondo animale dicendo che quest’ultimo manda un messaggio di violenza, infatti il più forte prevale sul più debole. Le piante rappresentano l’85% della biomassa terrestre, fanno parte della nostra storia e da loro dipende la vita sulla terra. Tutto molto bello ma lontano dalla nostra vita quotidiana. Risulta quindi essere la visione di un accademico che partito dalla botanica è arrivato a una filosofia naturalistica. Assolutamente encomiabile se si potesse portare sui banchi di scuola come insegnamento. Messaggio ardimentoso da far passare.

Tiziana De Flammineis

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Circolo di Lettura del torneo letterario di Robinson
di Venezia “Di libro in libro”
coordinato da Cristina Celegon
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Un viaggio nella foresta del pianeta, popolato di persone dimentiche di appartenervi. Un’allarmante e vivificante percorso che oppone fitocentrismo a antropocentrismo. Una lettura essenziale per capire i limiti e contraddizione dei nostri paradigmi di vita, fondati sull’errato presupposto di un pianeta infinito. Dopo l’inizio accattivante, da cui trarre una nuova consapevolezza dell’interazione fra esseri viventi dotati di radici o di gambe, prevale una deriva aneddotica, piacevole e curiosa, ma che poco contribuisce a sensibilizzare il lettore al nodo cogente esposto nella prima parte. Una buona revisione editoriale avrebbe potuto ridurre le pagine incrementandone l’efficacia.

Guido Galesso

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Brillante, ricco di spunti, sollecita l’interesse e la voglia di approfondimento in svariati campi del sapere.   

Tutti i capitoli di questo libro sono coinvolgenti, ma il primo, La pianta della libertà, mi ha folgorato. L’autore, mischiando abilmente vicende personali, passione per i libri, incontri inconsueti, sviluppa un itinerario che ci conduce alla Rivoluzione francese e ai famosi alberi della libertà, simbolo degli ideali dell’epoca e alla mappa che ne indicava la posizione sia in Europa che in America. 

Tutta l’opera è una continua scoperta di storie interessanti; l’autore ha trovato un approccio perfetto per avvicinare i lettori al mondo scientifico e a quello degli alberi in particolare.

Patrizia Bravetti

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Stefano Mancuso riesce sempre ad affascinarmi. La sua scrittura agile e sorniona arriva ad aprire la serratura del mondo dello specchio e ti fa trovare immediatamente dall’altra parte immersa in un mondo apparentemente silente ed immobile, ma se solo ti concentri un poco, riesci a percepirne l’immenso ed instancabile lavoro, le voci, il movimento, la generosità, l’amore, la bellezza del mondo delle piante e ogni volta ti viene da pensare a quanto questo superi in capacità ed intelligenza il mondo animale.

Così la lettura di questo libro mi ha insegnato molto divertendomi assai.

I sette capitoli che lo compongono sono dei veri piccoli trattati di botanica, scienza purtroppo negletta e fino ad ora abbastanza sconosciuta.

Mancuso con leggerezza ed ironia ci fa scoprire questo mondo affascinante che noi uomini dovremmo rispettare ed eternamente ringraziare.

La vita del pianeta sarebbe impossibile senza la sintesi clorofilliana. Ce ne dovremmo ricordare qualche volta.

Annamaria Longoni

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Ho letto con grande piacere questo racconto che ci regala delle notizie molto interessanti, di cui alcune veramente curiose, suddivise in 8 capitoli che trattano 8 particolarità inaspettate delle piante.

E’ quindi una piacevole sorpresa riscontrare che questo scrittore, che è anche un appassionato botanico, che questo botanico, che è anche un gradevolissimo scrittore, tratta un argomento che molti di noi sono abituati a considerare un mondo a parte, esclusivo, per addetti ai lavori.

E pensare che, come ci informa l’autore, i vegetali costituiscono ben l’85% della biomassa del pianeta, mentre l’uomo ne rappresenta solo lo 0,3%!

Questo libro non può essere definito un romanzo, ma è altrettanto avvincente grazie alla varietà delle storie sulla vita vegetale e sul suo intrecciarsi agli avvenimenti umani. E sono propri del romanzo lo stile accurato, e mai verboso, le argomentazioni puntuali e al tempo stesso accattivanti per il lettore.

Marcella Toninato

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Dice l’autore che noi animali di questa terra rappresentiamo solo un misero 0,3% della biomassa, mentre le piante ne rappresentano l’85%.

L’estremo egocentrismo umano ci porta a salire su un piedistallo e parlare, mettere in luce, raccontare solamente di noi e delle specie animali nostre consimili. Usiamo i fiori, gli alberi, le piante, solamente per illustrare e rappresentare la loro bellezza attorno a noi e ai nostri occhi.

Ecco che allora raccontare in maniera così avvincente e straordinaria  otto “semplici storie di piante” facendo sentire il respiro delle foreste, risuonare magicamente i legni di risonanza, toccare con mano un esempio concreto di mutuo appoggio, diventa un piccolissimo gesto riparatore verso la maestosità e bellezza di questi esseri vegetali che saranno solo loro, forse, in grado di salvarci dai gravi danni che noi stessi abbiamo inflitto alla terra e che ora sono la causa dei pericolosi cambiamenti climatici.

Sandra Martin

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Libro straordinario scritto da un agronomo, sia per il contenuto che per lo stile sicuro, scorrevole preciso, l’autore ha dimostrato una grande capacità di usare un linguaggio semplice e comprensibile da tutti anche per trattare argomenti complessi.

L’ironia è un’altra caratteristica di questo testo: lo si legge sorridendo quasi senza accorgersene.

E’ anche molto istruttivo infatti si apprendono molte cose sia storiche, che umane e “vegetali”. Il messaggio è chiaro: la vita delle piante è importantissima non solo per salvaguardia ma soprattutto per la sopravvivenza del nostro pianeta e dell’uomo. È un testo che tutti dovrebbero leggere, anche chi non è sensibile ai problemi presentati così efficacemente perché è un testo che ti cambia.

Annamaria Cester

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Gli alberi sono la nostra salvezza. Così suggerisce Mancuso: un maggior numero di alberi è la via per uscire dal riscaldamento globale e dall’inquinamento.

Il mondo vegetale offre un modello diverso di sviluppo dell’umanità, un futuro di condivisione e cooperazione, ispirato alle radici vegetali che si intrecciano nel sottosuolo e si sostengono.

Libro divulgativo, piacevole e confortante, raccoglie storie di piante, tra la scienza e l’aneddoto, ricche di notizie curiose e divertenti quanto le favole della buonanotte.

Valeria Boscolo

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Contenuto molto ricco, come sempre, ottimamente documentato dalla bibliografia a fine libro. Primo capitolo accattivante come un piccolo giallo, avvincente e Ironico.

La ampiezza di contenuto è affiancata da uno stile impeccabile e scorrevole, dal lessico semplice, ricco e mai artificioso. Il fine del libro è come sempre, molto esplicito. Elegantemente divulgativo.

Irene Marri

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Ho trovato l’idea originale e i racconti mi hanno incuriosito e coinvolto. È un libro ben scritto forse in pochi punti un po’ didascalico. Il messaggio è trasmesso in modo deciso anche attraverso l’utilizzo dell’autorevolezza delle fonti. Mi ha interessato e spinto ad approfondire alcune tematiche, cosa che per altro penso fosse uno degli obiettivi dell’autore.

Elisa Alessi

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Anche questo libro di Stefano Mancuso è appassionante e divulgativo come i precedenti. Le storie di piante si intrecciano alle vicende umane nei vari capitoli. È di facile lettura, fa capire anche gli argomenti scientifici complessi e ti tiene incollato alle sue pagine dall’inizio alla fine.

Anche qui Mancuso spazia in vari ambiti, musica, storia, ecc. e sa unire storie di piante anche a grandi scoperte.

Penso che questa opera sia fondamentale per renderci consapevoli di Robinson che non prestiamo la dovuta attenzione alle piante e che il rapporto dell’uomo con il mondo vegetale è di primaria importanza. Gli aneddoti personali, sempre raccontati con molta ironia, i disegni dell’autore arricchiscono questo libro.

Silvia Marri

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Ecco che la lettrice inizia con gusto a leggere questo libro introdotta dalla ricerca tra carte, libri e mappe che è un’appassionata caccia al tesoro il cui riscontro è nel territorio, anzi proprio nel terreno. La ricerca la fanno i protagonisti del racconto, ma guardandosi intorno ognuno di noi troverà le tracce per fare le proprie scoperte. Stefano Mancuso ha scritto un libro appassionato ed appassionante, originale perché ci avvicina alla conoscenza scientifica applicata anche al nostro quotidiano; ci aiuta con conoscenza, umanità e sapienza a renderci conto delle nostre responsabilità nei confronti della terra e degli esseri viventi: con quale più amorevole sguardo ammiro adesso gli alberi e la modesta piantina sul balcone, che aiuterò ad essere meno stentata!  Come ci dice l’autore ognuno di noi può imparare e fare qualcosa, oltre che leggere e scoprire le mirabolanti storie ed avventure delle piante così strettamente connesse alle nostre.

Silvana Gasperi

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Nel suo libro, La pianta del mondo, Stefano Mancuso, partendo da una spiccata attrazione per la carta, ci racconta il suo grande amore e interesse per gli alberi.

Con un racconto concreto ci convince che le piante costituiscono la nervatura che contribuisce a dare vita al nostro pianeta.

Queste varie storie si intrecciano agli avvenimenti umani, si collegano ed danno luogo e forma al racconto della vita sulla Terra.

Per questo studioso della natura le piante sono la “mappa sulla quale è costruito l’intero mondo in cui viviamo”.

Tutto comincia e finisce con le piante. Così l’autore ci racconta dell’abete rosso che diede il suo legno prezioso per fare il violino di Stradivari e parecchi altri strumenti tra viole e violini di pregio.

Altre piante il cui legno è legato ad avvenimenti tra i più singolari, come per esempio il racconto del processo per il rapimento del bambino Lindbergh.

Queste storie ci hanno colpito e coinvolto. Storie vere, diverse, legate a diverse piante, a come le stesse sono riuscite a viaggiare diffondendosi in luoghi molto lontani e a volte anche lontane nel tempo.

Curiosa, ad esempio, la storia del basilico che, conosciuto fin dai tempi di Alessandro Magno, era ritenuto addirittura velenoso.

Le piante, come la musica che è ovunque nell’aria, sono dappertutto intorno a noi; sono parte della nostra vita, perciò all’uomo non conviene non considerarne appieno la vitale importanza e sentirsi al di sopra di queste può diventare un reale pericolo per la sopravvivenza del genere umano.

Rita Busetto

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Ho letto d’un fiato e con crescente entusiasmo questo bel libro.

Queste storie di piante che si intrecciano a storie di uomini sono molto interessanti, coinvolgenti e molto utili a conoscere le specificità ed i segreti del mondo vegetale poco conosciuto perché poco considerato dagli umani.

Le piante ci insegnano la cooperazione, il concetto di rete vegetale attraversa tutto il libro e ci ricorda che in natura tutto è collegato.

L’autore ci invita a modificare la nostra visione antropocentrica del mondo facendoci capire, partendo da osservazioni semplici e profonde, che le piante hanno molto da insegnarci e che oltre a permettere la nostra vita potranno salvarci in futuro se riusciremo a capire che dobbiamo adottare modelli basati su sistemi che interagiscono, avere una visione sistemica e non preferire saperi parcellizzati.

La botanica entra in molti campi del sapere e della tecnica e questo viene spiegato in modo molto chiaro, appassionato e divertente.

Mi è piaciuta molto la scelta di introdurre ogni racconto con un bel disegno dell’autore e con una frase breve e significativa.

Queste storie, che spaziano in numerosi campi, ci fanno capire che la scienza è fatta di passato e quanto questo sia importante per aprire la strada a scoperte che devono ancora venire perché come ci dice Seneca: “La Natura non rivela i suoi segreti tutti in una volta”.

Stefano Mancuso ha saputo ascoltare con grande sensibilità le storie che le piante gli hanno voluto raccontare e con molta perizia, poesia ed amore ce le ha raccontate.

Mi auguro che questo libro possa contribuire a farci capire rapidamente che è assolutamente necessario cambiare il modo di considerare il nostro rapporto con il Pianeta che ci ospita.

Rita Luparelli

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Durante una conferenza il prof. Stefano Mancuso proietta una diapositiva che mostra un uccellino o un fiore o una volpe… (non ricordo bene) in mezzo ad una foresta di alberi e chiede al pubblico di dire che cosa vedesse in quella diapositiva. È la stessa domanda che l’autore afferma di aver proposto, in più occasioni, anche ai suoi studenti. “Che cosa vedete?” E… immancabilmente la risposta si riferiva alla vista di quell’oggettino (uccellino, fiore o volpe che fosse…). A nessuno veniva in mente di dire “Vedo una foresta” anche se questa occupava più del 95% della diapositiva.

In “La Pianta del Mondo” lo scienziato Stefano Mancuso, attraverso un serie di narrazioni, frutto di studi e ricerche, ci accompagna nella foresta attirando la nostra attenzione sulla presenza e sull’importanza fondamentale che le piante hanno per la vita di tutti gli organismi.

Ogni capitolo ci svela, col rigore scientifico dello studioso (scienziato), e con la scorrevolezza del narratore un “nodo” fondamentale che le piante rappresentano per la civiltà umana.

Mostrando come questo universo vegetale, che noi spesso ignoriamo e del quale non ci occupiamo, se non per distruggerlo, sia invece lo sfondo, la base sulla quale la nostra vita biologica, sociale e relazionale poggia.

Sabrina Berno

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Ironia, narrazione comprensibile ma mai banale, esercizio della curiosità dello scrittore e del lettore, così definirei il libro di Mancuso. Ma anche di grande consolazione, perché se solo tutti capissimo realmente come si compone la vita delle piante e come questa composizione sia fondamentale per la vita degli umani, con poco sforzo potremmo contribuire alla soluzione del cambiamento ambientale e contemporaneamente se facessimo nostre le “regole” che permettono alla foresta di esistere, potremmo dare una svolta alla società degli uomini.

Bellissimo il primo capitolo e folgorante parallelo degli Alberi della Libertà.

Cristina Celegon

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Est! Est!! Est!!!: così nel 1111 un anonimo coppiere aveva entusiasticamente segnalato al proprio signore, un vescovo tedesco di nome Defuk, il nettare delle vigne di Montefiascone. Come lui, con lo stesso entusiasmo, anch’io suggerisco al lettore (se giovane soprattutto) di fermarsi a degustare centellinandolo il prodotto di annata di Mancuso. Molte e convincenti le ragioni per leggere questo libro, ragioni da ricercare, sicuri di trovarle nella ricchezza e varietà del contenuto (anzi dei contenuti), nella pulizia e leggerezza della forma, nel rigore e brio dello stile, nella scorrevolezza della prosa godibilissima. L’autore, appassionato e dotto esperto di botanica, si rivela ottimo divulgatore e, preso da una sorta di “innamoramento verde”, dedica alla materia prediletta un vero e proprio inno che arricchisce con vivacissime e dettagliate illustrazioni da lui stesso realizzate per introdurre i singoli temi trattati. I temi spaziano dalla libertà alla musica, dalla città al tempo, dal sottosuolo alla luna, passando attraverso la conoscenza e addirittura al crimine, tutti e sempre in strettissima relazione con il modo delle piante. Protagonisti sono l’autore e una variegata umanità fatta di collezionisti di libri usati e coloni rivoluzionari, maestri liutai e re di Francia, ecologisti e architetti di giardini verticali, scienziati prestati alla botanica e astronauti, premi Nobel della fisica e figli dei fiori, eroi dell’aria e criminali. Su tutti però svettano olmi, pioppi, querce, aceri rossi e aceri bianchi, alberi reduci dallo spazio, umili banani, pini di 4000 anni o pini banali adatti ai pioli di una scala. Sono le creature del mondo vegetale, un “super-organismo” sostenuto dal “mutuo appoggio” grazie al quale tutti gli alberi (indissolubilmente collegati da una rete infinita di radici) potranno riappropriarsi delle città, diventando fonte di vita presente e futura per tutti gli uomini. Basterà che questi ultimi, messa da parte la competizione di darwiniana memoria, imbocchino, sull’esempio delle piante, la via della collaborazione per vedere realizzato il messaggio di Mancuso, un messaggio di armonia e di speranza.

Patrizia D’Este Ongaro

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Trani “Libreria Bovio”
coordinato da Daniela Pellegrino e Ottavia Digiaro
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Dopo la lettura della Pianta del mondo di Stefano Mancuso non riesco più a vedere il mondo intorno a me senza prima assicurarmi che nel mio campo visivo ci sia almeno una (o più d'una) qualsiasi forma di vegetazione a farne parte: che sia una pianta, un fiore, un albero... Quasi contemporaneamente, ho sentito il bisogno di raccontare a chi mi stava accanto cosa avessi appena "scoperto", con l'entusiasmo tipico di un bambino.

Ho così realizzato quanto fosse grande la forza divulgatrice di questo scienziato che, con linguaggio semplice ma preciso e con straordinarie illustrazioni (anch'esse di sua realizzazione), ci racconta una materia tanto complessa come la botanica. Tuttavia, la forza di questo libro risiede nel messaggio finale: la nostra sopravvivenza (soprattutto futura) dipenderà dalla sopravvivenza stessa delle piante e dal ruolo che consentiremo loro di giocare nel "nostro" mondo.

Simona Gentile

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Può l’amore condizionare la nostra visione del reale? Partendo da questa domanda e attraversando l’elegante opera di Maupassant, Stefano Mancuso conduce il lettore in un avventuroso viaggio alla riscoperta del mondo vegetale, troppo spesso soffocato dalla superficialità della noncuranza. Affascinante è l’incontro con il Ficus macrophylla e il Pleistodontes froggatti le cui esistenze sono talmente intrecciate da poter essere assunte a metafora del legame vitale esistente fra l’uomo e la libertà. La maestosità del Ficus macrophylla necessità della piccolezza del Pleistodontes froggatti per la sua riproduzione, senza della quale i suoi fichi, non fecondati, cadono immaturi. Anche la libertà non si riproduce facilmente e proprio come un albero ha bisogno di tanta cura. Che lezione! Passeggiando fra mercatini delle pulci e palazzi dal fascino antico si ripercorre la Storia con le sue rivoluzioni, ma si spalanca anche l’abisso verso cui sta marciando a ritmi forsennati l’umanità. La città priva di vegetazione mostra tutta la sua assurdità e Mancuso lancia il grido di speranza per ripensare alle megalopoli ,oggi prive di attenzione per l’ambiente naturale, che potrebbero essere trasformate in “riserve” ecologiche capaci di assicurare un habitat equilibrato e duraturo per l’uomo. Per realizzare tutto questo Mancuso mostra al lettore la strada da seguire: osservare le piante, le loro radici, la loro capacità di sostenersi a vicenda. Lungo il percorso narrativo le avventure per il lettore non mancano, ascolta la musica magica dei violini di Stradivari, assiste a indagini della polizia antidroga e infine, come un moderno Astolfo, si aggira sulla Luna per riportare sulla Terra suo fratello: l’albero.

Angela Di Nanni

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Il botanico e saggista italiano Stefano Mancuso, nel libro “La pianta del mondo”, racconta storie di piante che, intrecciandosi con vari avvenimenti umani, compongono la narrazione della vita sulla Terra. Queste piante costituiscono la mappa sulla quale è stato costruito il nostro mondo.  Non accorgersi di esse è uno dei pericoli più gravi che la nostra umanità sta attraversando e che mette a rischio l’esistenza dell’intero pianeta.

Quello che colpisce già dall’indice è l’importanza data alle piante: “La pianta della libertà”, “La pianta della città” o “La pianta della luna”; questi sono solo alcuni degli otto capitoli che compongono il libro.

Per l’autore, le piante sono le protagoniste indiscusse della vita sulla Terra. Se pensiamo che tutti gli animali insieme costituiscono soltanto lo 0,3% della biomassa del pianeta, del peso di ciò che è vivo, le piante invece rappresentano l’85%. Da questo ci accorgiamo come ogni storia che riguarda la vita su questo pianeta ha come protagonista le piante.

Dalla Rivoluzione francese alla costruzione delle nostre città, dalla creazione degli strumenti musicali fino ad arrivare alla datazione dei viaggi spaziali; con un protagonista in comune: le piante.

Nel primo capitolo, Mancuso, grazie ad un libricino ripescato in un mercatino dell’usato, conosce la storia degli alberi della libertà, noti come “The liberty tree”, simbolo indiscusso della Rivoluzione francese.  In questo libro vengono identificati i vari posti in cui sono stati piantati gli alberi della libertà che non si svilupparono soltanto in Francia ma anche in Italia. A seguito della Restaurazione molti di questi alberi furono abbattuti e pian piano oggi stanno scomparendo. Sarebbe importante proteggerli e raccontarne la storia, prima che l’unico albero della libertà che potremo guardare resti quello rappresentato sulla moneta francese da due euro.

Nel secondo capitolo l’autore ci spiega la necessità di dover cambiare le nostre città per poter combattere uno dei temi che più affligge il nostro pianeta, il surriscaldamento globale. Per poter migliorare la qualità di vita nelle nostra città bisogna assolutamente piantare degli alberi, così da abbassare non solo il tasso di CO2, ma migliorare la qualità dell’aria che respiriamo. La città non deve richiamare l’idea di una giungla piena di pericoli, ma di un ambiente naturale che, attraverso gli alberi, contribuisce a trasformare in meglio le nostre città.

Nel quarto capitolo l’autore parla di colui che più di ogni altro è riuscito a trasformare il legno in strumenti musicali capaci di emettere dei suoni celestiali, Antonio Stradivari. Egli è il risultato finale della scuola di Cremona, la più importante scuola liutistica per innovazione e qualità degli strumenti. Per Stradivari l’unico tipo di legno in grado di produrre la tavola armonica era l’abete rosso che, grazie ai suoi minuscoli canali resiniferi, che corrono lungo il tronco, riesce a riprodurre la tavola armonica. Inoltre, in questo capitolo Mancuso ci permette di “esplorare” il celebre museo cremonese degli strumenti antichi.

Il solo pensiero di vivere senza il mondo delle piante è un’utopia. Le piante nel passato sono state fondamentali e lo saranno per sempre. Ciò che ha fatto l’autore nel libro è semplicemente fantastico, raccontare delle storie in cui i protagonisti sembrano gli uomini, ma in realtà sono le piante, per cercare di far comprendere a tutti noi come sia impossibile vivere senza di esse.

Mancuso molto spesso cerca di dare delle soluzioni per avvicinare il più possibile il mondo delle piante al nostro, facendo capire che i vantaggi sono innumerevoli. Secondo me l’autore ha voluto far capire che le piante meriterebbero un’importanza maggiore di quella che gli viene attribuita da noi tutti oggi, basti pensare come alberi che hanno segnato la Rivoluzione francese siano stati abbattuti o che addirittura non se ne conoscesse nemmeno l’esistenza.

Tutto questo è deplorevole, perché la vita di un albero, di una pianta non ha importanza? Perché dev’essere così semplice abbattere una foresta o togliere dello spazio alla natura per i nostri interessi? Quando un giorno tutto questo andrà via e non ci sarà più nulla intorno a noi, capiremo l’importanza degli errori che stiamo commettendo.

Questo libro mi ha fatto capire quanto le piante siano state importanti nel corso della storia del nostro pianeta e quanto siano importanti tutt’ora. Noi uomini dovremmo capire che le piante sono fondamentali per la nostra vita e che, invece di salvaguardarle, le stiamo distruggendo facendo un torto proprio a noi stessi. Consiglio vivamente di leggere questo libro per guardare con occhi diversi il mondo che ci circonda   perché difendere gli alberi significa difendere il nostro benessere, in campagna e in città, così come la nostra memoria.

Carmine Ramundo

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La pianta del mondo è una raccolta di storie che riguardano il legame tra le piante e la storia dell’uomo sulla Terra, scritto dallo scienziato Stefano Mancuso che torna a scrivere “storie di piante che intrecciandosi agli avvenimenti umani si legano le une agli altri nella narrazione della vita sulla Terra”.

Del libro colpiscono le illustrazioni realizzate dall’autore che intervallano i capitoli. Illustrazioni realistiche che mostrano come la vita e le attività più comuni siano legate alle piante. Inoltre oltre a guardare il passato, le piante potrebbero garantirci un futuro e secondo Mancuso la città del futuro dovrebbe essere coperta di vegetazione, per essere più sostenibile e garantire lo smaltimento di parte della CO2.

Un approfondimento sul mondo vegetale che ci fa guardare la natura con occhi diversi.

Ottavia Digiaro

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Storie di piante che intrecciandosi agli avvenimenti umani si legano le une alle altre nella narrazione della vita sulla Terra, ecco il libro di Stefano Mancuso “Le piante del mondo”

Le piante costituiscono la nervatura, la mappa (o pianta) sulla base della quale è costruito l'intero mondo in cui viviamo. Non vederla, o ancora peggio ignorarla, credendo di essere al di sopra della natura, è uno dei pericoli più gravi per la sopravvivenza della nostra specie.

Lo scienziato Stefano Mancuso dona dignità e rispetto alle piante mostrandole come un ottimo esempio di vita cooperativa: con i loro apparati radicali sostengono anche ceppi apparentemente morti. Nel mondo vegetale non esiste l’individualismo che viviamo noi umani, ma sfogliando le pagine del libro conosciamo i vantaggi concreti che possiamo ricevere dal mondo vegetale.

Maria Stella Barracchia

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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