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La piccola Parigi di Massimiliano Alberti
Infinito

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Palermo 3 “Eutropia”
coordinato da Rosana Rizzo
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Massimiliano Alberti, con la sua prosa duttile, a volte preziosa, a volte ironica e sarcastica, ci conduce emotivamente attraverso le vie, i cunicoli sotterranei, i segreti della piccola Parigi, “borgo decadente e dimenticato” di Trieste, teatro in un’atmosfera nostalgica di storie che si intrecciano e si svolgono, si aggrovigliano e si sciolgono proprio come le viuzze del borgo. Lorenzo, il personaggio chiave, è un ragazzo introverso, cresciuto in una famiglia povera, da una donna sola, a prezzo di grossi sacrifici. Al suo universo affettivo è mancata la figura paterna e ciò lo ha reso insicuro. Egli ha interiorizzato la logica di questo piccolo mondo e lo racconta, con affetto e nostalgia. Suoi compagni sono Tullio, orfano di padre e con una madre vittima del vizio del gioco, e Christian con la madre ricoverata in manicomio, compagni di esperienze e di vissuti e tutto diventa metafora di un viaggio, dall’infanzia alla maturità, in cui la amicizia gioca un ruolo importante, di aiuto e di sostegno. Lorenzo grazie a Christian riesce a diventare architetto e a realizzare il suo sogno, di riportare la piccola Parigi allo splendore di una volta.

Bellissime le descrizioni piene di poesia, capaci di fare vedere luoghi e situazioni, gatti e graffiti sui muri, panni stesi e parole ripetute come una nenia, il “colore” del luogo è fatto così di parole. immagini. suoni e alla fine resta nella mente il dolce sapore della nostalgia, soprattutto per chi è lontano dal proprio paese e si appiglia al grumo dei ricordi come ad un salvagente per non perderti, in un personale percorso di Pollicino, che lo porta fuori dal bosco del dolore

il romanzo è denso dal punto di vista psicologico, multiforme, piacevole da leggere, con un implicito messaggio di speranza che ne fa un romanzo di formazione, in cui anche il rimpianto e l’insuccesso hanno una portata umana e possono determinare la resilienza.

Gemma Alfano

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Lorenzo, Christian e Tullio sono tre ragazzini che vivono nella corte Fedrigovez di Trieste, una zona nascosta e fino a qualche anno fa anche un po’ dimenticata dagli altri cittadini della città giuliana. Possiamo dire che questa si configura come una piccola città nella città, simile in ciò a realtà che esistono ovunque, con proprie regole e dinamiche relazionali che definiscono zone, fissano delle caratteristiche e per ciò stesso delineano le vite degli abitanti.

Le vicende del romanzo di Massimiliano Alberti sono raccontate in prima persona da Lorenzo, il protagonista, che descrive sia sé stesso sia gli altri personaggi senza fare sconti di alcun tipo, soffermandosi con attenzione e cura sui caratteri, sottolineando pregi e difetti di ciascuno di loro. I tre ragazzi, dei quali seguiamo il percorso adolescenziale non sempre facile, crescono come possono, e ognuno di loro deve fare i conti con famiglie problematiche alle spalle e con la mancanza strutturale di risorse economiche e culturali.

Un giorno i tre amici scoprono che quel quartiere fu chiamato “La Piccola Parigi”, perché costruito dai francesi durante l’occupazione napoleonica con l’intento di renderlo simile ad uno dei rioni della capitale francese. A quel punto il desiderio dei ragazzi sarebbe quello di riqualificare il quartiere che conserva un fascino bohémien e anche per tale motivo uno dei tre, Lorenzo, deciderà di studiare architettura, con la speranza di riportare il rione all’antico aspetto e di completare il progetto iniziale, presente in una cartina disegnata su un sasso e trovata per caso sotto un pavimento.

Ma le cose non sono così facili e vediamo aprirsi per i tre a turno strade diverse, tutte determinate dalla necessità di evadere, chi geograficamente e chi con altri mezzi.

Nella sostanza, però, non si tratta di una storia di ricostruzioni e desideri perché quella proposta da Alberti si dipana piuttosto nel racconto di un’adolescenza che ha conosciuto atti di bullismo, degrado e problemi di droga. Da questo punto di vista, “La Piccola Parigi” è un romanzo di formazione, una storia di impoverimento sociale simile a tante altre. È tuttavia anche una storia di amicizia e di senso di appartenenza a un rione che, insieme agli innumerevoli gatti che vi abitano, diventa anch’esso personaggio centrale della trama. Infatti, attraverso la personificazione del quartiere che dialoga con i tre amici l’autore, palesemente molto legato al rione, presenta al lettore la sua “Piccola Parigi” e lo fa conducendolo quasi in una perlustrazione di quelle strade descrivendone, prospettive, edifici ed emozioni, tutte testimonianze di un lontano passato.

Cinzia Marino

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Trieste, una zona tra l’Università e il rione di San Giovanni, denominata Piccola Parigi.

Dopo aver letto le prime pagine del romanzo di Massimiliano Alberti ho cercato il quartiere su google map e, attraverso la “street view”, ho passeggiato virtualmente tra le tante piccole case e strette stradine, respirando quell’atmosfera tipicamente francese; ho trovato comunque delizioso il quartiere e, in effetti, non sembra di essere nella aristocratica città di confine, ma in un piccolo e bohemienne rione della periferia parigina.

La storia è divisa in tre parti, dove il racconto inizia dall’essere bambino, nel tempo dei giochi, passa attraverso l’adolescenza e la dinamica genitore-figlio, fino ad arrivare all’età adulta.

Oltre che il borgo, un rione ormai dimenticato fra nuovi e sovrastanti palazzi (protagonista principale) l’autore, attraverso storie e aneddoti, ci presenta altri personaggi; così, tra vicoli stretti, costruzioni basse e rustiche, scale e cortili, conosciamo storie di gente sola, di andate e di ritorni, abitanti di corti umide e scolorite; e d’amore e d’amicizia. Di Lorenzo e di Marie Jeanne; il matto Willy Boy e i suoi “pen pen” urlati al cielo, Tullio e Christian, il gatto Benny e la gatta Maria. C’è la Brown Sugar, dea incantatrice, e mamma Rosalia.

“La piccola Parigi” è un libro che si assapora come una buona pietanza, uno scritto che solletica la curiosità e che, battuta dopo battuta, coinvolge e trattiene. Un romanzo intriso di tante emozioni, una narrazione che gioca sia sul fattore temporale che su quello ambientale: Trieste come teatro magico per narrare una vicenda che ha le tinte tenui della favola insieme alla crudezza della vita reale.

Viviana Conti

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Circolo dei lettori del torneo
di Parma 2 “Voglia di leggere Ines Martorano”
coordinato da Pietro Curzio
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Lorenzo vive nella Piccola Parigi”, un angolo di Trieste”, un microcosmo un po’ angusto dove emarginazione, povertà, malattia mentale, dipendenze, ma anche grande amicizia, innamoramenti e forti legami famigliari, lo accompagnano nella sua crescita e condiscono i rapporti tra i vari personaggi della narrazione. Appartenente, per sua stessa definizione, alla generazione X - per intenderci quella nata tra il 1965 e il 1980 (di quegli anni, tra l’altro la Legge Basaglia, il catalogo Postalmarket, richiamati alla memoria...) - il protagonista si racconta e racconta, anche con ironia e in alcuni momenti con una certa lievità, la vita di quel “quartiere degradato”, al di là del quale fatica a proiettarsi. La trama in sé non sempre è convincente (la prima parte è più poetica, la seconda a tratti un po’ sdolcinata e poco verosimile), ma i temi e le vicende raccontate rendono merito di vite di adolescenti e di famiglie vissute nel disagio e nella povertà ma anche nella speranza. Si salva chi va via? Forse sì ma anche chi (come il protagonista) quei legami li vuole mantenere. E allora la piccola Parigi - come recita nella prefazione Brigitte Bardot - “...quartiere nascosto... scampato alla distruzione...piccolissime case affacciate su viuzze strette piene di gatti, di panni stesi alle finestre; un piccolo paradiso da cartoni animati.” riprenderà vita.

Elisabetta Mora

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Una storia tenerissima quella raccontata da Massimiliano Alberti, con personaggi vivi e reali nelle loro disgrazie, nel loro desideri di avere di più dalla vita. Animali, cose, case, persone tutto assiste alla crescita del personaggio principale e dei suoi amici.

Piccole case, che si muovono come in un quadro di Chagall, volano, atterrano e diventano realtà.

Da non dimenticare il grande amore tra Lorenzo e la mamma, continuo nel tempo e indistruttibile. Un linguaggio chiaro con uno sguardo ironico e sdrammatizzare.

Donata Donati

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Lorenzo, Tullio e Christian abitano in un quartiere di Trieste chiamato “Piccola Parigi” in quanto costruita dall’esercito di Napoleone agli inizi del 1800. Crescono ed iniziano le loro prime esperienze visitando il quartiere e incontrando e frequentando per la prima volta le ragazze. Inizia così una bella storia che accompagnerà i nostri tre amici nella vita. Avremo soluzioni diverse per i nostri personaggi e i loro gatti. Una storia che potrebbe essere oggetto in un futuro prossimo, di una bella pellicola.

Alberto Mutti

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Ho incominciato a leggere questo romanzo, senza averlo mai sentito nominare e senza conoscere l’autore. Pensavo di trovarmi in qualche quartiere sconosciuto della sublime capitale della Francia e invece sono stata catapultata a Trieste, che conoscevo come città delle 3 etnie: asburgica, slava e italiana. Eccomi invece in un borgo del tutto sconosciuto, per quanto riguarda i 3 brevi tempi in cui fu anche francese e addirittura ospitò Napoleone e il suo esercito. Ero incuriosita dal fatto che sulla copertina si mettesse in evidenza che il romanzo avesse una prefazione di BRIGITTE BARDOT, notoriamente amica e protettrice degli animali: la delusione poi, quando scopro che la prefazione, del tutto insignificante, è di poche righe. Sorpresa, invece, quando nella storia incontro il manicomio di Trieste diventato famoso nel mondo per la rivoluzione operata da BASAGLIA negli anni 70.                                                                  Il romanzo si fa leggere in fretta, ha una sua freschezza, nel mettere al centro il tema dell’AMICIZIA e dell’AMORE. La storia si dipana in una zona sconosciuta, quartiere difficile di Trieste, a partire da 3 amici adolescenti, a cui la vita riserva destini molto diversi. Non manca neppure la DROGA che distrugge uno di loro. C’è anche una sfumatura di giallo, in merito a una pietra ritrovata, che testimonia o giustifica il nome di PICCOLA PARIGI.  Numerose sono le figure di DONNE, come madri, che vivono per i loro figli o sono causa della rovina della famiglia, o donne, oggetto di amore, amanti complessivamente poco simpatiche. Già la copertina mette in primo piano il fil rouge del romanzo che è il GATTO, anzi diversi gatti, che occupano spazio, interesse, amore e cambiano domicilio, in base a come si evolvono le storie. Ne è prova che parte dei diritti del libro sono devoluti al GATTILE di Trieste

Tanti spunti, dunque, interessanti, si intersecano, tante storie, che andavano sviluppate in modo più coerente e convincente.

Caterina Fiore

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Un libro scritto per descrivere una vita “vera”, non si intravede un pretesto per poter scrivere e pubblicare. Gli amici, i buoni sentimenti, le ragazze, gli animali, l’amore giovanile, la madre, la città, il lavoro. Lo scorrere del tempo ci accompagna nella crescita del ragazzo. Lo seguiamo con distacco ma volentieri perché ci rendiamo conto di essere “lui”. Ricordiamo quindi le stesse sensazioni del vivere, le stesse emozioni. Lo scrittore sembra riuscire perfettamente a rendere nelle pagine del libro il “ritmo” della vita che ci educa giorno dopo giorno alla relazione sociale. L’autore ha però qualcosa di speciale da descrivere “una passione”, non amorosa, non morbosa ma “formativa” e di “appartenenza”: La piccola Parigi. Sarà un elemento che lo distinguerà, permettendogli di ancorarsi alle proprie origini ma evolvendosi in un progetto di formazione ed emancipazione. Nella grande città non sarà solo con la propria vita ma inserito in una prospettiva di maturità professione e di relazione. Un libro piacevole e anche incalzante. Inizia in un contesto di normalità, ti permette di proseguire con curiosità, continua a coinvolgerti e alla fine apprezzi il percorso di Lorenzo e il libro scritto per descrivere questa vita.

Fabrizia Paini

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Roncade “Le Kamikaze”
coordinato da Elena Bassetto
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Negli anni ‘80 del secolo scorso, l’antico quartiere di Trieste chiamato “la piccola Parigi” per via della sua impronta urbanistica, eredità dell’occupazione francese, non godeva affatto di buona fama, essendo popolato per lo più da realtà difficili. Qui incrociano il loro destino tre ragazzi e una ragazza, uniti, più che da profonda amicizia, da una comune situazione di marginalità e da un fortissimo bisogno di evasione. Seguiamo le loro vicende attraverso la voce narrante di uno di loro, Lorenzo, il protagonista, che trasformerà quel desiderio in riscatto sociale. Lo spunto è davvero interessante e la storia ben raccontata, peccato per la parentesi milanese, dove il protagonista, come un Cenerentolo con poca arte e poca parte, ottiene una serie di successi piuttosto inverosimili.

Elena Bassetto

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In una zona di Trieste sorge “La piccola Parigi”, un agglomerato di basse casette il cui nome ispira romantici paesaggi ma che oramai è soltanto un quartiere in degrado, dove abitano famiglie non troppo convenzionali a cui la vita ha chiesto molto. Il libro racconta la storia di tre amici che qui ci abitano e che, fin da bambini, condividono gioie e dolori, tra desideri di riscatto sociale e asservimento a un destino che sembra già segnato. Alla fine il protagonista Lorenzo, trasferitosi a Milano per lavoro, troverà il modo di “chiudere il cerchio” con il passato e voltare pagina (anche se avremmo fatto volentieri a meno delle varie parentesi sulla sua controversa e infantile vita sessuale …)

Lorena Barbirato

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Perino “FestivalTrebbia”
coordinato da Irina Turcanu
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Ben scritto, ma che fatica a restarti dentro.

Mia Hudici

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Grandi lettori
di Robinson
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È il racconto della crescita di un ragazzo, Lorenzo, nato in un quartiere di Trieste nel quale scopre l’amicizia e l’amore, emigrato poi nella grande Milano per realizzare il suo sogno di trasformare e ristrutturare il piccolo quartiere da cui proviene. Un interessante scambio tra centro e periferia che si riflette anche nell’animo del protagonista, diviso tra l’amore che lo lega al luogo di nascita, con tutti gli affetti che lì sono custoditi e la voglia di scappare da tutto questo. La storia ha la possibilità di crearsi grazie al movimento e la presenza dei gatti, animali quasi magici che permettono di aprire porte che altrimenti sarebbero rimaste chiuse.

Aurora Passon

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Ho fatto molta fatica a farmi coinvolgere da questa storia, a causa del punto di vista del narratore. La voce attraverso cui è raccontato il quartiere di Fedrigovez, o “piccola Parigi”, utilizza termini altisonanti e complessi, che allontanano il lettore dall’aspetto rurale che dovrebbe caratterizzare la storia. L’uso di queste parole auliche, rende il racconto più estraniante. I personaggi e l’ambientazione della zona della città di Trieste sono ben caratterizzati, con uno stile crudo e diretto che racconta la realtà senza fronzoli (ad esempio la tragica fine di Christian). Non sono riuscita ad entrare in sintonia col protagonista.

Silvia Pigozzo

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Chiaro omaggio a una Trieste meno conosciuta dalla massa e dalle guide turistiche: il quartiere chiamato La Piccola Parigi che è il vero protagonista del libro, descritto in maniera meticolosa dall’autore. Personalmente ho trovato questo romanzo un po’ pesante a causa della scrittura abbondante di arzigogoli e giri di parole. I dialoghi non sono convincenti in quanto difficilmente rispecchiano il modo di parlare di un bambino o di un adolescente, a seconda dei casi. Le situazioni descritte sono spesso banali e anche quando vengono affrontati temi più profondi il romanzo non riesce mai a toccare le “corde” giuste. Quindi non posso che dire che non mi ha coinvolta, non mi ha rapita. Mi ha dato l’idea di un romanzo scritto da un principiante alle prime armi.

Elisabetta Mura

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
"Biblioteca comunale di Castano Primo"
coordinato da Paola Lauritano e Maria Rosa Gambacorta

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Lorenzo è un ragazzo che vive in un quartiere di Trieste, la piccola Parigi, fra vicoli, gatti e casette e ci fa conoscere il destino dei suoi amici più cari e del suo acerbo amore, ognuno con la propria storia. Il legame con il suo quartiere sarà il punto da dove partire per costruire il suo futuro e dove tornerà sempre alla ricerca dei suoi affetti più cari. Una lettura scorrevole e piacevole anche se a tratti con un linguaggio un po’ scolastico.

Elisa Baldetti

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Ho trovato questo libro una lettura piacevole da cui trarre innanzitutto un grande sentimento di nostalgia per i luoghi descritti, per le persone (madre, amici d'infanzia, primo amore) tanto che il protagonista è alla continua ricerca delle stesse atmosfere della sua giovinezza in altri luoghi, ma non ci riesce. L'unica presenza che pervade tutto il racconto è quella dei gatti che, mi ha sorpresa, ha sollecitato perfino l'intervento di Brigitte Bardot.

Carla Tagliabue

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Libro in cui il tema dell’amicizia e della famiglia sono sviluppati nel contesto di vicende abbastanza comuni da quasi sentirle come nostre esperienze. Il tutto ambientato in un piccolo quartiere periferico (la Piccola Parigi appunto), decadente e dimenticato" di Trieste città multiculturale e ponte verso un’Europa che fino a non molto tempo fa era “l’altra Europa”, e come Parigi considerata città multiculturale.

Nonostante non sia il genere di libro che normalmente leggerei, devo riconoscere che è un romanzo che si legge bene, piacevole e rilassante.

Giovanni Marzorati

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È una bella storia coinvolgente, di amicizia, di crescita, di delusioni e di scelte che la vita ti impone. I personaggi sono persone semplici e genuine, soprattutto il protagonista che a volte fa quasi tenerezza! È ambientato in un quartiere di Trieste, denominato la Piccola Parigi, lontano dal centro, un po’ appartato, come se fosse un paese a parte. Il protagonista ci rende partecipi dell’amore per questo luogo di nascita, immobile e immutato nel tempo, da cui si allontana per creare il suo futuro, ma dove torna sempre perché lì sono custoditi i suoi ricordi, gli affetti, l’amore per sua madre.

La cosa che mi è piaciuta di meno è il modo in cui è scritto con uno stile un po’ aulico, desueto, come se l’autore fosse sempre alla ricerca di un linguaggio ricercato, ad effetto, che però non gli appartiene.

Elena Pastori

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Romanzo avvincente, rivela delicate emozioni, drammaticità e tempi e sentimenti umani. Lorenzo, il protagonista, coltiva passioni che porterà avanti per tutta la vita: Marie Jeanne, amore adolescenziale dalla fugace fedeltà, la Piccola Parigi con la Corte Fedrigovez, sobborgo di Trieste, il luogo in cui è nato e, dove leggenda dice, sia passato Napoleone. Fantastica sul progetto di restaurare quei luoghi in cui è vissuto in povertà, perciò frequenta la Facoltà di Architettura e passa il concorso indetto dal Politecnico di Milano con lo stanziamento del Fondo Europeo e riesce nel suo intento. Trasferitosi a Milano per il progetto, conosce la volubile Veronica, figlia del costruttore Trei, che lo appoggia perché realizzi il suo sogno. Durante il viaggio a Parigi, con la nuova amica Giulia, prende spunto per il logo della Piccola Parigi: sarà un gatto, felino da lui molto amato.

Maria Grazia Arpisella

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Grazie alla scrittura fluida e scorrevole dell’autore, conosciamo le storie familiari e di amicizia dei protagonisti. Lorenzo innamorato di Maria Giovanna (Marie Jeanne), gli amici di sempre Christian e Tullio, lo “strano” e matto Willy Boy, il gatto Benny e la gatta Maria. Tutto ambientato nella città di Trieste ove l’autore ci accompagna a conoscere case e quartieri descritti e “dipinti” come cartoline illustrate. Desidero sottolineare: la breve prefazione di Brigitte Bardot (personaggio che ha dato molto in difesa degli animali) e che parte dei diritti d’autore derivanti dalla vendita di questo libro sono destinati al gattile di Trieste. Io che amo i gatti, rileggerò senz’altro questo libro.

Rosa Maria Calloni

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Coinvolgente romanzo di formazione, che abbraccia la vita di tre ragazzi in un difficile quartiere di Trieste. La trama mi è parsa piuttosto lineare, le vicende pennellate ad ampi tratti, senza eccessi, tuttavia, l'autore riesce a risvegliare emozioni intime, che credo vicine al sentire di ogni lettore. La narrazione in prima persona appare sincera come un ricordo e introspettiva, ci illude di trovarci davvero seduti in un bar ad ascoltare il protagonista, che come un vecchio amico ci racconta le vicende della sua infanzia e della sua adolescenza. Un libro che volentieri rileggerei. 

Ilaria Mossali

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Un borgo nascosto in una zona periferica di Trieste, tre ragazzi che crescono insieme tra viuzze strette e trascurate, una mappa su pietra che conferma la leggenda del passaggio di Napoleone e della Grande Armée. L’autore coinvolge da subito chi legge in questo che si può definire un romanzo di formazione, di amicizia, di attaccamento alle proprie origini. Incuriosisce il riferimento storico al piccolo borgo, che ricorda la struttura degli antichi quartieri di Montmartre e Pigalle a Parigi. Lo stile narrativo è scorrevole, i protagonisti e l’ambiente in cui vivono sono ben delineati, tanto che il lettore prova la curiosità di conoscere meglio la “Piccola Parigi”. In effetti a Trieste esiste un quartiere nascosto in cui sembra di essere nel 19° secolo, con casette piccole e attaccate le une alle altre e con i gatti che girano indisturbati tra gli orti e le stradine e, anche se non esistono documenti storici relativi alla sosta di Napoleone in questo quartiere, i Triestini continuano a chiamarlo così.

Luigia Sala

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È la storia (raccontata in prima persona) di Lorenzo, prima bambino di provincia e poi studente adulto che cerca di realizzare il suo sogno di diventare architetto grazie a una mappa della sua città (la piccola Parigi, appunto). La storia, e il tempo dei personaggi, scorre velocemente. Il testo sembra essere sempre narrato da un Lorenzo piccolo perché lo stile della scrittura rimane semplice ed elementare (a volte sembra che abbia una cadenza da filastrocca) nonostante i temi a volte toccati. Un libro che, secondo me, poteva essere elaborato maggiormente, tiene comunque compagnia senza grandi pretese. E alla fine sarà difficile non finire con il tifare per Lorenzo e per la sua piccola Parigi. 

Sara Martin

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È un romanzetto di formazione che strizza l’occhio a tematiche modaiole: l’amore per Parigi ed i gatti – vedi prefazione della Bardot ottenuta chissà grazie a che, il richiamo al fascino di Trieste, l’allusione ai siti UNESCO…Unica cosa positiva è un elemento sul quale non mi ero mai soffermata: “...per conoscere una persona si deve osservare il suo comportamento con l’essere più debole”. Esattamente come fa Lorenzo, il protagonista, con sua mamma ed i suoi amici.

Lucia Garavaglia

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Un libro piacevole nella lettura e avvincente nella trama... in una zona d’Italia ricca di storia, dominata nei secoli da vari regni e con una grande storia di convivenza tra persone di diverse nazionalità: Trieste centro nel bene e nel male del libro. La storia di ragazzi che accomunati dal quartiere in cui vivono ...sono però portati ad affrontare la vita in modalità completamente diverse e alle volte distruttive. In compagnia dei gatti …altri protagonisti del libro che offrono affetto e vicinanza solo se lo vogliono loro, non bisogna costringerli ad amarci, proprio come fanno i protagonisti nelle loro vite.

Daniela Colombo

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Libro di piacevole e scorrevole lettura. Si sorride, si prova malinconia. Scritto in prima persona da Lorenzo, nato negli anni 70, che racconta la sua infanzia, giovinezza, età adulta, le amicizie, gli amori, il rapporto con la madre e con i gatti. Personaggi e luoghi ben descritti (La piccola Parigi quartiere periferico di Trieste). Lorenzo vuole diventare architetto per poter un giorno "sistemare tutta questa schifezza qui attorno...far rimettere in sesto tutte le nostre case di colori diversi" Vi sono alcune belle immagini: la madre che sorride e si guarda allo specchio in posa con la borsetta regalata; persone in ospedale che soffrono mentre fuori "gente esaurita per problemi irrisori dimenticava di essere felice". Alcune frasi: "...il gatto è come l'amore. È inutile rincorrerlo. Devi aspettare che sia lui a mettertisi vicino..." "Realtà simile alla scaletta di un pollaio: generalmente stretta e piena di sterco". Non sempre si possono mettere a posto le cose che si rompono. "... se non ero in grado di cambiare il passato, potevo almeno render migliore il futuro." "Rassegnarsi, è non comprendere che viviamo una volta sola..."" ...per conoscere a fondo una persona si deve osservare il suo comportamento con l'essere più debole" "Era dalle sconfitte che avevo imparato a vivere"  

Maria Rosa Gambacorta

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Nella sua prefazione Brigitte Bardot, nota attivista per i diritti degli animali, dice “questa ‘piccola Parigi’ mi fa sognare. È una vera favola. C’era una volta… nella città di Trieste un piccolissimo quartiere nascosto che è scampato alla distruzione e nel quale ci si crederebbe nel diciannovesimo secolo”. L’autore descrive con nostalgia questo piccolo paradiso risparmiato dalla follia di grandezza degli uomini. Condivido con lui l’amore per i piccoli borghi italiani. I personaggi descritti sono per lo più i semplici, gli scartati che vivono però la loro condizione con dignità e a volte con eroismo. La mamma di Lorenzo (il protagonista), i compagni di scuola legati da forte e vera amicizia che si protrae nel tempo. Anche qui la follia della droga non risparmia qualcuno; l’amico Christian che vive questo calvario fino alla morte. Siamo a Trieste dove visse Freud e diede vita alla scuola triestine. L’autore parla anche delle menti labili verso cui ha una grande delicatezza e comprensione; la mamma di Christian, chiusa in manicomio dopo la morte prematura del marito. Struggente l’incontro con lei nel nosocomio. Insieme a questa umanità ci sono anche gli animali (i gatti) bellissime pagine in cui l’autore descrive con delicatezza ed efficacia il mondo dei gatti che hanno accompagnato la sua esistenza. Nel romanzo c’è tutto, uno stile che è profondo ma che ha anche ritmo ed efficacia,

Maria Luisa Tacchi

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Se chiudo gli occhi, posso vederla la “Piccola Parigi”, i suoi vicoli, le sue case, i suoi profumi, le luci, persino i volti dei suoi abitanti. Dopo poche pagine, ci sei dentro e ci vivi. Sul filo del racconto, partecipi alle vicende del protagonista e dei suoi compagni di viaggio, dall’infanzia all’età adulta. Sono talvolta esperienze forti, come solo la vita sa riservare, che si alternano a banale quotidianità. Si tocca anche il fondo, lo squallore e il marcio di certi rapporti e di certe persone. Nonostante la tanta, tanta tristezza che accompagna le vicissitudini del suo protagonista, la narrazione si chiude con la promessa di un prosieguo esistenziale più felice.

Samantha Mapelli

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Con entrambi i libri del Torneo ho esercitato almeno tre tra i diritti sanciti da Pennac: quello di saltare pagine, quello di non finire un libro e quello di non leggere. Esercito ora anche quello di tacere. Rare sono state le esperienze di lettura così poco soddisfacenti.  Rispetto ad Agamben (filosofo?) penso che si tratti di argomentazione criminale o di pericoloso esercizio dell'aforisma da Facebook; quanto alla Piccola Parigi ho trovato un romanzo grigio, in rosa e in viaggio. Né scoperta di un luogo né storia d'amore e d'amicizia. Trieste ha avuto di certo pagine, penne e parole migliori.

Brunella Baita

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Matera 2  "Svoltiamo pagina"
coordinato da Vanessa Vizziello
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Davvero bello: un racconto che incuriosisce ed emoziona per tutto il tempo accompagnando con descrizioni semplici e schiette chi legge alla scoperta di un “mondo”, il quartiere della Piccola Parigi, inizialmente piccolo e nascosto come gli amici le cui storie personali si intrecciano ed aprono tra dimensioni di disagio e non. Evoluzione ed emozione sono in sintesi i tratti che coinvolgono il luogo, dagli edifici, alle persone, ai gatti.E vien già voglia di rileggerlo.

Maddalena Anna Colangelo

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Sono tanti i protagonisti, complessi e diversi, di questo racconto, ma il vero protagonista è Corte Fedrigovez. C’è poesia nel descrivere le amicizie, gli amori, il rione e persino i gatti, che hanno un ruolo centrale nella narrazione. Il racconto è una storia di crescita, di rabbia e di degrado sociale, ma anche di rivalsa personale e di riscatto sociale. Viene voglia a andare a Trieste alla scoperta delle case e dei vicoli romanticamente descritti, per sentirsi magicamente a Montmartre.

Mariangela Verrascina

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Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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