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La questione dei cavalli di Arianna Ulian
Laurana

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Arco di Trento "LibriCitando"
coordinato da Cristiana Bresciani
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Ho faticato a leggerlo. Ho trovato la trama per nulla interessante.

Davide Zanin

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Scritto molto bene, ma di una noia mortale. Non mi ha coinvolta per nulla la "questione dei cavalli" e del western da girare a Venezia. Mi è piaciuto Momo, il ragazzino forse autistico, che aspettavo di incontrare nelle pagine scritte da…
Mi sarebbe piaciuto conoscere meglio questo ragazzino. Tutti i particolari sulla fallita registrazione del western a Venezia invece mi hanno annoiata.

Cristiana Bresciani

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Trama molto particolare ma non mi ha preso. I salti temporali invece di creare suspense in questo caso secondo me creano confusione e ho fatto davvero fatica a capire dove voleva andare a finire. O più che altro come ci voleva arrivare. La fine è abbastanza ovvia in effetti. Le emozioni e le sensazioni che pervadono tutto il libro sono la parte sulla quale si delinea l’idea eccentrica e pazza. Ma è come se mancasse l’ossatura sulla quale basare tutto. Il bambino forse è il personaggio che avrebbe potuto trasformare questo evento particolarmente strano in una storia, proprio grazie al suo essere bimbo ricettivo. Ma non lo fa abbastanza. Sicuramente consapevolmente. Ma mi ha lasciato con la sensazione di non aver capito qualcosa, di aver perso qualche collegamento, di non aver colto tutto quello che c’era da cogliere.

Emanuela Prandi

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Testo noioso e senza molto filo logico. Mi è sembrato voler richiamare il "teatro dell'assurdo", risultando però superficiale e fine a sé stesso.

Valeria Gallini

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Non mi è piaciuto per niente, poco scorrevole e scritto a volte in modo incomprensibile.

Anna Maria Tavernini

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Il libro racconta dell’idea “folle” di un regista che pretende di girare a Venezia un film western, con tanto di attori reclutati dalla popolazione locale e di cavalli veri. Lo sbarco dei cavalli sull’isola risulta problematico e sembra la causa di una serie di misteriosi eventi quali la malattia degli stessi animali, la comparsa di un cattivo odore e di una strana muffa rosa sui muri della città. Viene descritta una Venezia molto distante dalla solita immagine turistica e patinata, una città vera, raccontata attraverso una minuziosa descrizione di luoghi, di personaggi e dei loro stati d’animo, del lento trascorrere del tempo senza che nulla cambi e che qualcuno si prenda la responsabilità di risolvere i problemi. La morte dei cavalli è vista attraverso gli occhi di Momo, un bambino autistico che sbircia la scena attraverso il suo binocolo e che vive la perdita in modo

molto doloroso. Un testo molto scorrevole e che evoca immagini, descritte in modo dettagliato e preciso, quasi cinematografico esso stesso. La trama incuriosisce e invoglia ad arrivare al finale (anche se un po’ deludente e non pienamente conclusivo).

Marialuisa Bozzato

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La scrittura del romanzo La questione dei cavalli è di qualità, ricercata ma non eccessiva. Presenta uno studio accurato dell’intreccio e il lettore scopre solo nelle pagine finali quale sia l’intera trama, attraverso le impressioni e i vissuti dei numerosi personaggi. In certi momenti, forse proprio per questa costruzione, la lettura diventa faticosa, manca qualche elemento che invogli a proseguire, che crei curiosità e interesse nel lettore.

Ho apprezzato la visione di Venezia, se ne percepiscono aspetti che solo chi conosce bene la città può descrivere.

Barbara Bertamini

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Una storia che racconta una situazione inusuale e inaspettata: un film western verrà girato a Venezia. Tutte le vicissitudini, perlopiù negative, girano proprio intorno alla produzione di questo film e da quello che ne comporta.  Un libro particolare e scorrevole. L’autrice, con le sue descrizioni dei luoghi e dei personaggi, degli odori e delle sensazioni, coinvolge il lettore senza annoiarlo. Il bambino “speciale”, i cavalli: il lato sensibile della storia fa riflettere. Una lettura non impegnativa e che per certi versi emoziona un poco.

Tarolli Giovanna

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La storia narrata sarebbe potuta essere intrigante e curiosa; avrebbe anche potuto tenere il lettore attaccato ad ogni singola riga...purtroppo però l’uso di una scrittura molto dettagliata e minuziosa che rallenta la lettura visto un utilizzo errato e a volte assente della punteggiatura, confonde le descrizioni ed impedisce di dare il giusto senso a quello che il lettore sta leggendo.

Questo poi è aiutato anche da un utilizzo non sempre coordinato dei tempi verbali legati alla descrizione di fatti del passato.

Barbara  Tamburini

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Non mi è piaciuto.

Laura Baldessari

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Un libro scorrevole alla lettura ma che non mi ha per nulla entusiasmato, probabilmente perché i temi "western" e "cavalli" non rientrano propriamente nei miei interessi e per la mancanza di "sostanza" alla storia. 

Questa la trama: in occasione della preparazione di un film western ambientato a Venezia accade un inghippo che impedisce ai 7 cavalli coinvolti nelle riprese di sbarcare in Laguna. 

Si scopre che gli animali sono "neofobi", temono le cose nuove pertanto vengono bendati e sollevati di peso con un complicato sistema di cinghie. Si susseguono una serie di questioni burocratiche dove tutti sono colpevoli ma nessuno si sente colpevole. Al momento dello sbarco i cavalli oltre che impauriti si rivelano anche malati. 

Il romanzo procede quindi lungo una lunga serie di sfortunati eventi tra strane muffe e ammutinamenti vari fino ad arrivare alla scomparsa di Momo un bambino autistico di nove anni che pare essere stato l'unico ad aver empatizzato con gli sfortunati animali. 

Un libro fine a sé stesso a mio avviso che ho decisamente faticato a finire.

Chiara Covi

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Prima opera narrativa di Arianna Ulian, ambientata in una Venezia afosa ed opprimente, setting scelto da un regista canadese per le riprese del sequel di Il mio nome è nessuno. Un western quindi che vede come protagonisti dei cavalli oltre ad alcuni abitanti del posto. Ma ecco che tutto si complica: i cavalli prima non riescono a sbarcare, poi spariscono. E Momo, bimbo sensibile e singolare, affascinato dal mistero legato alla loro sparizione cerca di capire che cosa sia successo.

Ulian utilizza una lingua a tratti troppo minuziosa, quasi puntigliosa, rendendo la narrazione a tratti faticosa, quasi ridondante. Tanto che il lettore si perde tra le righe di questa storia improbabile.

Claudia Prandi

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La storia non mi piaceva all'inizio, ma nella lettura dei vari capitoli ho cambiato opinione e lo sviluppo delle vicissitudini dei poveri cavalli mi ha sorpreso. Tutto è ben collegato e nulla è tralasciato dalla scrittrice che ha creato una rete i personaggi e di vicende legate tra loro in un modo creativo e sorprendente.

Cristiana Chesani

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Uno stile lezioso e ricercato unitamente ad una struttura troppo complessa non mi hanno permesso di trovare piacere nella lettura del libro. Nemmeno la trama, volutamente intrigante, (un film western a Venezia!) è riuscita a catturare la mia attenzione e farmi finire il libro. Rimarrò, senza rimpianto alcuno, all’oscuro della finale.

Chiara Marcozzi

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Disorientante all'inizio per la difficoltà di individuare una trama, un filo rosso risulta poi rassicurante perché forse più tradizionale nella caratterizzazione dei personaggi attraverso le loro esperienze esteriori. Piacevoli gli spunti paesaggistici di una Venezia anomala, pennellate di colore ed emozione.

Marina Marcozzi

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Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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