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Lettere dalla Kirghisia di Silvano Agosti
Mondadori

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Parma "Voglia di leggere Ines Martorano"
coordinato da Pietro Curzio

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Il libro riporta al sogno di cinquanta anni fa senza storicizzarlo. Il lettore rimane col dubbio se l’utopia di Kirghisia sia legata a valori universali o limitata a quelli che nel ‘68 hanno permeato le scelte di vita di tanti giovani di allora. Non è chiaro se, per l’autore, gli ideali di questo passato possano costituire anche uno strumento di analisi e riflessione per comprendere la realtà di oggi.

Lucilla Del Poggetto

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Questo breve romanzo epistolare, scritto anche a grandi caratteri, si legge in modo veloce. È un racconto visionario, la descrizione minuziosa di un'utopia: la società, il lavoro, la scuola, il tempo libero... non sono quelli della nostra attuale società ma sono rivisitati, a mio avviso in modo un po' ingenuo, per far emergere una critica drastica al vivere moderno. Sebbene condivida il punto di vista dell'autore- il nostro modo di vivere non è il migliore possibile- ritengo il racconto eccessivamente didascalico, talvolta persino noioso nell'analisi che Agosti fa di questa società alternativa di Kirghisia. Un'alternativa esiste e cambiare è possibile ma questo racconto di una nuova società risulta pressoché ridicolo. 

Cristina Colla

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Forlimpopoli “Biblioteca di Babele”
coordinato da Laura Battani

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La ristampa di queste pagine dove protagonista è ‘l’utopia’ sicuramente da un segnale di speranza e ottimismo.

Nella società ideale di Kirghisia i ministri sono uguali al resto della popolazione; lavorano per un massimo di 3 ore al giorno.

Le armi e le bombe sono sepolte in appositi cimiteri, tutti hanno cibo e sono in salute di conseguenza il sorriso è sui loro volti…

L’autore cita l’utopia di Leonardo quando disegnò la macchina per volare; le ere dell’uomo immaginate sette e noi saremmo nella quinta: fra barbarie e civiltà; perché non teorizzare la settima dell’armonia? Abbandonarsi lasciando da parte il cinismo e leggere questo libro, può solo far bene!

Laura Battani

 

 

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Circolo dei lettori del torneo
di Robinson di Terni "Scarabeo c/o Mondadori Point"
coordinato da Gianni Pozzi
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Un viaggio immaginario alla scoperta di una realtà alternativa. Un’analisi critica tanto sottile quanto spietata della società moderna che dovrebbe invitare tutto noi a riflettere sull’ineluttabilità del percorso intrapreso dal nostro Mondo. Una vita diversa più semplice ed umana è soltanto utopia?

Gianni Pozzi

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Un racconto epistolare visionario che porta a porsi tante domande sul nostro modo di vivere. La Kirghisia ha una società dove si lavora solo 3 ore al giorno e si ha tempo per la famiglia e il tempo libero, dove a scuola si apprende giocando, dove l’anziano non è un peso ma una risorsa, dove non esiste la criminalità perché le persone sono felici e rilassate. Una società moralmente corretta e appagata è davvero possibile? Invece di affannarci ad arrivare a fine mese, ad affermarci superiori sugli altri, a portare sempre avanti il nostro ego e le nostre presunte capacità, a non avere mai abbastanza tempo per i nostri affetti e a guardarci dentro…forse la soluzione è ad un passo da noi, ma impossibile ormai da raggiungere?

Susanna Bartoli

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Lettere dalla Kirghisia è uno strano romanzo. Nel suo insieme consiste sostanzialmente nella descrizione che l’autore riporta della sua visita a Kirghisia, nelle quali  manifesta tutto il suo entusiasmo per quello che definisce “un angolo raro di serenità”, un luogo civile davvero, dove gli uomini vivono felicemente e in tranquillità, senza ingiustizie ma soprattutto senza ipocrisia. Il visitatore insiste nel confrontare la vita in un mondo perfetto (quale è Kirghisia) con quella nel frenetico e complesso mondo occidentale. Quando, alla fine, scrive di dover tornare in Italia, lo fa con tono malinconico, perché consapevole di lasciare un Paese ideale, dove è l’uomo e i suoi bisogni, il fulcro intorno al quale si adeguano le istituzioni e le regole, e non viceversa. Un romanzo abbastanza scorrevole nella forma, ma a tratti stucchevole nel contenuto, in cui se facciamo lo sforzo di non considerare per un attimo la “meravigliosa” l’utopia che la fa da padrona, possiamo intravedere un invito di adottarne almeno in parte l’etica, cosicché il mondo diventi, grazie ai suoi stessi abitanti, migliore. 

Francesca Catanzani

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Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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