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Lezioni di volo e d’atterraggio di Roberto Vecchioni
Einaudi

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Rapallo "Amici del libro"
coordinato da Mariabianca Barberis

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Il libro, più che altro, è un proporci quello che è l’autore: professore di latino e di greco, cantautore, paroliere, poeta, scrittore, il tutto attraverso lezioni scolastiche dense di riferimenti che spaziano dal mito, alla letteratura, alla storia, all’arte, spesso autoreferenziali, pretenziose e alla fine pesanti. Anche i personaggi della narrazione, in primis gli studenti, appaiono improbabili, costruiti anche nei loro nomi di pittori o calciatori dalla visione di Vecchioni, concentrata su di sé. Emergono tuttavia in qualche passo il suo grande, multiforme talento  e la sua profonda cultura classica  , peccato però che qui  vengano dispersi in divagazioni cervellotiche difficili da seguire o in episodi, come quello su Ada Merini  nella narrazione del tutto superfluo. Una lezione che “non vola” ma si appiattisce greve sul terreno tra qualche pietra lucente e tra molti sassi grigi.

Gabriella Vezzosi

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Interessante l’idea dell’autore di creare la narrazione come se lui stesse parlando con i suoi studenti. Vere e proprie lezioni di vita, interessante anche l’utilizzo di metaloghi strumenti che portano il gruppo a cercare di riflettere su temi filosofici e verità alternative. Argomenti interessanti anche se forse troppi, perché mi sembra che possano mettere un po’ in difficoltà l’attenzione del lettore.

Clizia Canavese

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Partivo con molte aspettative su questo libro, forse troppo alte ma comunque non disattese. Le giornate di follia, come lo stesso autore le chiama, sono “le lezioni che tutti avremmo voluto ascoltare, nella scuola e nella vita”, sono incontri dove il dialogo e lo scambio la fanno da padrone, e non c’è limite all’immaginazione, anzi, lo scopo è proprio sondare l’alternativa. “Poteva durare anche a lungo questo aggrovigliarsi di nuvole e mondi, ma prima o poi si atterrava sempre”: che si parli di Ulisse, Socrate, la battaglia di Gettysburg, de Andrè, Alda Merini e persino il vangelo, grazie all’uso delle parole che diventano magiche veniamo trasportati in altri mondi sul serio. Le parole infatti sono protagoniste in questo libro, le analizza e ne risale alle radici, e le definisce “mattoni di cui i poeti in particolare si servono per le loro architetture in versi”.

Bello, l’ho apprezzato molto, come apprezzo chi ancora si dedica all’insegnamento in questo modo, regalando delle ali piuttosto che regole su come vanno usate.

Manu Prato

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Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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