< Libri e lettori

Momenti trascurabili n. 3 di Francesco Piccolo
Einaudi

 

***
Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Palermo 3 “Eutropia”
coordinato da Rosanna Rizzo

***

 

 Dai tempi ormai lontani e fortunati di Storie di primogeniti e figli unici e Allegro Occidentale, la scrittura di Francesco Piccolo si è via via con il tempo asciugata fino a restringersi nella forma del racconto brevissimo, talvolta nell’aforisma, un po’alla Bergonzoni. Momenti trascurabili è una silloge dei “momenti di nessuna importanza” che rimangono spesso incastrati negli interstizi della nostra vita di tutti i giorni e su cui non abbiamo mai riflettuto abbastanza (Piccolo sì, evidentemente, e non manca di farcelo notare); è un album di istantanee del paradossale, ma anche un repertorio della normalità deformata a tal punto da essere declinata in situazioni spesso comiche o ridicole (a che servono le zanzare? Come trovare il coraggio di dire

alla donna delle pulizie che la casa è più sporca di prima? Cose da non scrivere MAI: La perfida Albione, per indicare l’Inghilterra, lo Stivale al posto dell’Italia, e così via per circa 135 pagine.) Questo repertorio pieno di humour ed ironia diverte inizialmente chi legge. Poi, però, proseguendo nella lettura, si percepisce un sottile ma persistente autocompiacimento intellettuale da parte di chi scrive, per cui, alla lunga, il libro risulta un po’ respingente e anche un tantino noiosetto.

P.S. La citazione in esergo è tratta da un romanzo immortale, Il dottor Zivago di Boris Pasternak. Lecito domandarsi cosa c’entri con il resto.

 Neva Galioto

***

Raccolta di piccoli racconti, aforismi, brevi aneddoti che, sotto l’etichetta di “trascurabili” narrano e fanno intendere qualcosa di molto meno banale del fatto o della considerazione apparente. L’autore, in questa apparente semplicità e banalità, ci indirizza, con la sua ironia e col sottile sense of humor, ad andare oltre, a trovare nei fatti quotidiani e di poca importanza una diversa sostanza, un significato diverso che possa rendere meno noiosa e più “leggera” la nostra vita. Con uno stile lineare e godibile l’autore porta ad una maggiore attenzione verso i fatti giudicati, superficialmente, poco importanti e, pertanto, trascurabili. Risultano poco godibili alcune ripetizioni e narrazioni che possono risultare noiose. Comunque un libro “facile” con molti spunti interessanti e pervaso da una sottile e gradevole ironia.

Salvatore Balsamo

***

L’ultima creatura di Piccolo è una lettura agile quanto evanescente. Una teoria di aneddoti e aforismi che scivolano via non riuscendo a suscitare emozioni degne di note. Sembrano più appunti di un frettoloso diario che le pagine di una sincera e irriverente raccolta di racconti di vita personale. Un’occasione mancata.

Marco Beccali

***

Il terzo libro dell’autore, come gli altri è un caleidoscopio di piccoli racconti, aneddoti, a volte solo aforismi, di poca importanza per questo trascurabili. L’autore però con essi ci induce a riflettere, lo fa attraverso usando una scelta narrativa semplice quasi diaristica ma che invece di raccontare le cose importanti lo fa puntano l’attenzione su momenti della nostra quotidianità semplici divertenti a cui forse dovremmo dare un valore maggiore per rendere migliori le nostre giornate. Se c’è una cosa che da questo libro può insegnare è il senso di leggerezza che dovremmo cogliere per spezzare le difficoltà delle nostre giornate.

Paolo Siena

***

L’opera di Piccolo sfugge a qualsiasi definizione di genere letterario: non mi sembra appartenga al romanzo perché manca di plot, né che possa definirsi un saggio non riuscendo ad individuare né tema né argomentazioni, men che meno potrebbe definirsi un poema o un’opera teatrale e certo non mi sento di definirla una raccolta di racconti. Ecco forse possiamo parlarne come di un tentativo di innovazione letteraria che punta alla destrutturazione del concetto stesso di opera letteraria. La splendida introduzione di Pasternak ci fa illudere sul contenuto: momenti apparentemente vissuti in modo superficiale che, tuttavia, acquistano peso ed importanza nei sogni. Il libro, però, non mi pare tratti di questo argomento, probabilmente la sottoscritta non è stata in grado di cogliere appieno il senso della scrittura, ma l’opera sembra essere un insieme di riflessioni, di pensieri, di fatterelli quotidiani, slegati gli uni dagli altri, difficile trovare un filo conduttore, su soggetti e temi di ordinaria frequenza. Emerge, un po’ tra le righe ed un po’ palesemente evidenziato, il tono ironico dell’autore o forse il tentativo di fare sorridere il lettore. In conclusione un’opera frammentaria e frammentata che finisce con il frammentare anche chi legge.

Rosella Balsamo

***

Il testo focalizza l’attenzione su alcuni momenti della nostra vita, momenti comuni a tutti, di nessuna importanza, vissuti senza renderci conto della loro assurdità: le bombolette di Autan da agitare prima dell’uso, il tassista che ti chiede “che strada facciamo”?, i calzini spaiati, le capsule bicolore del medicinale, la predizione della chiromante, la voglia di conoscere solo le ragazze del quartiere, sono assurdità sulle quali si può parlare a tempo perso e magari sorridere. Il testo si presenta parcellizzato, frammentario, a volte ripetitivo, in qualche punto un po’noioso come ad esempio nella digressione sui vestiti monocolore dell’amica. Sono presenti note ironiche come ad esempio la riflessione: “chi mi darà indietro tutto il tempo perduto a districare i fili dell’auricolare?” oppure l’elucubrazione sulla scritta “senza olio di palma” ma nel complesso non è riuscito a darmi qualcosa da trattenere nel cuore e nella mente. Dopo la lettura mi è sorta spontanea la domanda “Cui prodest”? e “chi mi darà indietro tutto il tempo perduto a districare i fili della narrazione e a mettere insieme una traccia?”. Per essere un po’ polemica l’unica cosa indovinata mi è sembrato il titolo.

Gemma Alfano

***

Ancora una volta Francesco Piccolo ci porta a riflettere su piccoli fatti quotidiani, emozioni e sensazioni che ci sfiorano senza incidere sulla nostra vita. Le sue osservazioni ci regalano un sorriso soprattutto quando le sentiamo affini alle nostre. Mi ha divertito quando dice di non sopportare “i simpatici” o “quelli che ti vogliono bene”, penso che tutti noi conosciamo persone che allietano le nostre serate raccontandoci, per la centesima volta, episodi che ritengono esilarati, ed altri che ti propinano con dovizia consigli, non richiesti, per il tuo bene. Ho trovato tenero il rapporto con il figlio che ormai lo giudica anziano e pensa di doverlo proteggere. Può un ragazzo giudicare giovane una persona che ha il triplo della sua età? Ritengo noioso il racconto sulla moglie che spera di incontrare un nuovo amore. Ho trovato interessante le riflessioni finali, forse perché mi sono sempre chiesto che significa vivere a lungo: possiamo forse dire che Mozart o Raffaello, solo per citare due nomi di un lungo elenco, abbiano vissuto poco? Avevo già letto i primi due libri e penso che questo non abbia la freschezza degli altri, ma anche questo, essendo molto breve, si può leggere nei momenti di pausa senza rischiare di perdere il filo.

Olinda orlando

***

Uno zibaldone di pensieri, aforismi, riflessioni. Alcune immagini sono ben riuscite e ti fanno sorridere, altre hanno il pregio di tranquillizzarti, sono pensieri che hai fatto anche tu e Piccoli ha il merito di esternarli e slatentizzarli senza imbarazzo. Altre ancora, specie quelli più lunghe, si avviluppano in ragionamenti contorti e francamente spossanti, che ti riportano alle riflessioni che si fanno in una notte insonne o mentre sei imbottigliato nel traffico o fai la fila alla posta, quando si dà la stura ad una serie di elucubrazioni senza meta e controllo che ti avvolgono in un loop ossessivo e si dileguano in un attimo, al primo suono di clacson, così come sono arrivate. Libro senza impegno e senza pretese con un titolo azzeccato; già immagino l’autore fare spallucce dicendo: “Ma io l’avevo detto che erano momenti trascurabili!”

Annalisa Cannata

***

 “La vita è fatta di rarissimi momenti di grande intensità e di innumerevoli intervalli. La maggior parte degli uomini, però, non conoscendo i momenti magici, finisce col vivere solo gli intervalli” diceva Nietzsche in una sua celebre frase ed è proprio a questi momenti che si ispira Francesco Piccolo nel libro che completa la sua trilogia, quasi come se volesse sottolineare quanto essi costellino la nostra vita ordinaria e siano degni perfino di stare insieme sequenzialmente tra le pagine di un libro. Le sue sono considerazioni che accompagnano la quotidianità, che balzano alla mente senza apparente motivazione per libera associazione per svanire pochi secondi dopo. Sono pensieri spontanei che possono essere divertenti, ma anche commoventi, banali, profondi, provocatori, persino noiosi. Così il lettore segue l’autore mentre cerca di districare ancora una volta gli auricolari, mentre continua a posticipare il momento in cui si fermerà per prelevare contanti al bancomat o per fare benzina, mentre è sul motorino con suo figlio o mentre cerca di nuovo il cordless. Sono scene quotidiane e familiari, scene leggere anzi leggerissime, per dirla come Colapesce e DiMartino.

Laura Guercio

***

Il libro di Francesco Piccolo è una raccolta di aforismi o di brevi riflessioni su aspetti della vita quotidiana. Alcuni sono divertenti perché riflettono un sentire comune di fronte alle difficoltà o paradossi del mondo contemporaneo.

Alcuni esempi: L’autore ci fa riflettere che la complessità non è solo un concetto che riguarda la scienza ma anche la nostra vita quotidiana dove le scelte su cosa fare, su cosa comprare diventa complessa a causa del bombardamento di informazioni acritiche che riceviamo.

 Il nostro atteggiamento di fronte al presente o al futuro: dialogo tra lui e la moglie in cui uno vorrebbe vivere con progettualità mentre l’altra vorrebbe vivere al presente tormentata dall’idea della possibile morte.

La frenesia del cellulare con la descrizione di una donna ossessionata dalla carica di questo piccolo strumento che sta condizionando la nostra vita. La riflessione sui sogni belli e brutti tra padre e figlio. Ma a fronte di queste ironiche riflessioni ve ne sono altre banali di cui l’autore poteva fare a meno. Alcuni di questi aforismi sono opinabili e con una ironia incomprensibile: per es. su affetti e solidarietà. Il problema degli scrittori moderni è il loro ego smisurato che li porta ad imbarcarsi in velleitari progetti dimenticando che imitare Pascal o la La Rochefoucauld è impresa ardua ed irripetibile.

Mario cottone

***

In che misura sono trascurabili i momenti trascurabili? Non lo dovrebbero essere, perché ci definiscono e ci aiutano a definire il mondo, ma di fatto probabilmente lo sono. È certo che travolti dalle nostre vite quotidiane, trascuriamo o meglio non dedichiamo la giusta attenzione ai “moments of being” (se mi si consente il paragone con Virginia Woolf) che costellano il nostro essere e il nostro essere sociale. Nel terzo volume della serie dedicata ai tanti momenti delle nostre vite, Francesco Piccolo stigmatizza, sotto forma di racconti minimi, quasi appunti collettivi, gli accadimenti e le situazioni in cui i momenti da trascurabili diventano degni di nota, o perché epifanie o perché assurgono averi e propri “massimi sistemi” con un linguaggio accattivante, l’autore alterna l’individuazione di pensieri e – appunto - momenti della nostra vita quotidiana a considerazioni di carattere più generale che riguardano la complessità e la difficoltà delle relazioni umane. In questo testo Piccolo parla, sì, della sua vita e della sua esperienza ma per il lettore è facile identificarsi nella stragrande maggioranza di essi, dato che mentre leggiamo ci sembra di conoscerli, quasi li avessimo già vissuti. Non è superfluo precisare che Francesco Piccolo, di queste sensazioni, ne sa scrivere con grande efficacia. Tutti i passaggi hanno, infatti, l’immediatezza della battuta fulminate e riescono a fare emergere sia le meschinità, le piccole miserie, i compromessi sia le soddisfazioni, le felicità piccole e grandi che si intrecciano nel dipanarsi delle vite di tutti noi. Piccolo sembra dunque suggerire, in chiusura, che forse il vero tesoro della nostra esistenza si nasconde proprio in questi momenti che troppo spesso consideriamo trascurabili ma che nei dettagli parlano di noi e a noi. Emblematica in questo senso è la riflessione per la quale “La vita non finisce più, se si sa comprendere ogni singolo momento di un giorno solo” (pag. 127) che costituisce una sorta di carpe diem, che è anche più di un semplice invito a imparare ad avere cura della nostra esistenza dato che ci suggerisce di fare tesoro dei “momenti”, delle frazioni che la compongono e che troppo spesso ci scrolliamo di dosso con fastidio e superficialità, noncuranti del fatto che essi invece contengono indizi di una complessità. Ebbene, è questa complessità che le pagine di questo testo contribuiscono a comprendere ed apprezzare e in questo senso il lavoro di Piccolo costituisce un prezioso spunto di riflessione.

Cinzia marino

***

Piccolo propone una raccolta di aneddoti, di stralci di vita quotidiana più o meno brevi che per motivi differenti hanno attirato la sua attenzione. Alcuni racconti, come quello della profezia di un nuovo amore, quello sulla difficoltà di un padre nel relazionarsi con i figli adolescenti o quello della capacità di instaurare relazioni solo con ragazze del proprio quartiere, possono suscitare qualche spunto di riflessione o un sorriso per qualche tratto ironico che emerge tra le righe, ma nella maggior parte dei casi la banalità di molti aforismi stanca il lettore e più che farlo sorridere lo annoia. Forse tra le righe l’autore voleva proporre momenti che solo in apparenza sembrano insignificanti, ma che incidono con un loro peso sulla realtà e in maniera leggera ed informale dimostrare come anche la quotidianità possa essere oggetto di un testo letterario in cui si incontrano brio, freschezza e malinconia. Se questo era l’intento l’autore lo ha raggiunto in isolati momenti, trascurabili momenti, in cui è riuscito a catturare l’attenzione del lettore

Caterina Pietravalle

***

Ultimo volume di una trilogia edita da Einaudi, “Momenti trascurabili” di Francesco Piccolo è il tentativo di elevare a letteratura anche i momenti più insignificanti della vita di ciascuno di noi. Il lettore può così immedesimarsi facilmente nei personaggi e nelle situazioni narrate, in un gioco di specchi che talvolta affascina, ma che allo stesso tempo disturba. Un divertissement trascurabile come gli eventi che racconta. Perché leggere di mutui da accendere o di calzini spaiati, quando è possibile impiegare il proprio tempo vestendo i panni di Antigone o del principe Myskyn?

Elda Lo Cascio

***

Una raccolta di aforismi carichi di humor ed ironia. Alle prime pagine mi sono divertita, ma andando avanti piano piano la noia ha preso il sopravvento ed ho lasciato il libro. Mi sono chiesta quale utilità possa avere la lettura di questo genere letterario difficilmente catalogabile e del perché di questa scelta editoriale

Clelia Burlon

***

Può essere definito un libro senza pretese, tutto sommato piacevole, da leggere in vacanza a bordo piscina (come mi è capitato di fare anni fa) o la sera per rilassarsi dopo una giornata particolarmente pesante; una raccolta di minuscoli momenti di allegria che, nel quotidiano, riescono a strappare un sorriso o situazioni che possono dare un valore aggiunto in più alle monotone giornate. Con umorismo, a volte cinico, Francesco Piccolo riesce (a tratti) a inserire ironia divertita, intelligenza e stupore, mettendo a nudo quelle che sono le debolezze, i tic e le manie della gente comune, suggerendo non prendersi troppo sul serio. Considerazioni a volte più profonde, spesso solo divertenti, a volte assolutamente banali. Così come i singoli momenti della vita di ciascuno di noi.

Viviana Conti

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
L'iniziativa è riservata agli utenti maggiorenni. Questo sito non usa cookies.
Dubbi, problemi: torneoletterariodirobinson@giorgiodellarti.com
Vedi anche Il Blog di Giorgio Dell'Arti su Repubblica.it