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Quando la casa brucia di Giorgio Agamben
Giometti & Antonello

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
“Biblioteca comunale di Castano Primo”
coordinato da Paola Lauritano e Maria Rosa Gambacorta

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È un libro di nicchia per lettori studiosi e appassionati di filosofia. Bisogna andare oltre ad una lettura superficiale per potere comprendere le riflessioni dell’autore. attraverso questa raccolta poetica di pensieri l’autore esprime in modo pungente e crudo la sua visione su varie tematiche attuali. Non è un libro di facile lettura e tuttavia offre senz’altro interessanti spunti di riflessione.

Elisa Baldetti

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Non sono in grado di esprimere un giudizio perché ho rinunciato a proseguire la lettura dopo 20 pagine. Non si comprende ciò che il filosofo vuole trasmettere. Essendo un trattato di filosofia non vedo come lo si possa paragonare a “la piccola Parigi”.

Carla Tagliabue

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Libro difficile, non mi è piaciuta la struttura, né la narrazione. Senza entrare nella vicenda della narrazione. Peraltro, probabilmente per colpa mia che non ho ben compreso quale tipo di narrativa rientri nel torneo, mi è anche difficile definire la categoria di questo tipo di opera.

Concludendo non lo raccomanderei come un buon libro da leggere.

Giovanni Marzorati

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Libro di difficile lettura, destinato a pochi? Cosa vuole trasmettere l’autore? Si presenta come annotazioni di riflessioni e considerazioni. È un’opera che necessita di spiegazioni. Anche sulla scelta della struttura. Alcuni capitoli sono numerati con numeri arabi, altri con numeri romani e altri con lettere dell’alfabeto ebraico (perché si sono utilizzate 16 lettere e non tutte le 22 dell’alfabeto?) La casa brucia e tanti non si accorgono... “questi uomini così inconsapevoli da sembrare quasi innocenti”. Forse mi posso collocare in questa massa che non capisce che il potere cerca “di afferrare a ogni costo la nuda vita (...) e si sforza di appropriarsene e controllarla con ogni possibile dispositivo non più soltanto poliziesco ma anche medico e tecnologico (...). “Non condivido quanto esposto dal filosofo che sembra si senta profeta/testimone non ascoltato. Scrive che “gli uomini devono esser mobilitati, devono sentirsi ogni istante in una condizione di emergenza, regolata nei minimi particolari da chi ha il potere di deciderla” e che la vita sparirà dalla terra e apparirà un nuovo animale. Ci salveranno forse la filosofia e la poesia.

Maria Rosa Gambacorta

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In quest’opera l’Autore mi fa pensare a una persona colta che spazia tra filosofia, conoscenza di lingue classiche e religiosità. Nella prima parte le considerazioni filosofiche ricordano in qualche modo, i giovani del ‘68 e il loro desiderio di cambiare il mondo. La seconda ci mostra un lato battagliero, ma più descrittivo. Nell’ultima parte dell’opera la testimonianza viene considerata da un punto di vista religioso e legale. Consiglierei di legare le varie parti dell’opera per una lettura più scorrevole.

Maria Grazia Arpisella

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Ho letto solo qualche pagina di questo libro. Sono riflessioni dell’autore con domande e risposte che non mi hanno coinvolta e/o incuriosita o altro e pertanto non ho proseguito la lettura.

 Rosa Maria Calloni

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Il titolo mi ricorda un detto zen del monaco Thich Nhat Hanh, che recita più o meno: cosa fate mentre la vostra casa brucia, inseguite il piromane o spegnete le fiamme? Come questo detto, l’autore sembra voler scuotere le coscienze, invitare alla riflessione, forse spingerci ad un’azione, come il titolo sembra voler sollecitare (“Quando la casa brucia”... la mancanza di una frase reggente sembra lasciare sottointeso qualcosa che forse spetta a noi). Il linguaggio lirico conferisce spessore a questa raccolta di scritti filosofici, tuttavia, mi chiedo: sarà in grado di arrivare alle coscienze che dovrebbe risvegliare? 

Ilaria Mossali

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Con questa raccolta di pensieri l’autore si interroga sulla situazione della società attuale che va in rovina. La casa che brucia è la nostra stessa essenza umana, le fiamme ci avvolgono senza che vi prestiamo attenzione. L’incendio è incominciato forse già da un secolo “quando il cieco impulso dell’umanità verso la salvezza e il progresso si è unito alla potenza del fuoco e delle macchine”. Ora, dice l’autore, non ci sono più fiamme, ma numeri, cifre, menzogne. “Il potere controlla la nuda vita che ha prodotto con ogni possibile dispositivo, non più soltanto poliziesco, ma anche medico e tecnologico” Agamben fa riferimento esplicito alla recente pandemia mondiale e alle misure adottate dai diversi governi per arginarla, sottolineandone le limitazioni della libertà individuale. Testo complesso di non semplice fruizione, riservato ad un numero limitato di lettori in quanto presuppone una preparazione o almeno una certa consuetudine a riflessioni di tipo filosofico.

Luigia Sala

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A parte le prime pagine di questo libro che ho trovato ricca di spunti di riflessione e che, appunto, danno il titolo al libro (la casa che brucia potrebbe essere la rappresentazione del nostro mondo attuale), il resto del libro (dalla scrittura utilizzata ai discorsi toccati) non l’ho personalmente apprezzato. Ho fatto fatica sinceramente a seguire i vari ragionamenti dello scrittore.

Sara Martin

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Premesso che non mi sento all’altezza di scrivere una recensione a questo libro perché troppo difficile, cerebrale e profondo! (e forse inutile…?) Provo a riassumere i pochi concetti che ho capito. Nella prima parte l’autore scrive che il nostro mondo è ormai “bruciato”, finito, ma noi continuiamo a vivere facendo finta che non lo sia. “Una cultura senza vita ci governa attraverso uno stato di eccezione permanente che mira ad isolare gli uomini, a distanziarli gli uni dagli altri”. Il potere quindi non è più soltanto poliziesco ma medico e tecnologico. Il nostro volto, che è la cosa più umana attraverso cui comunichiamo, ce lo fanno coprire con una maschera! A questo punto mi sono chiesta se l’autore sia un no-vax che pensa che la pandemia sia un complotto ordito dai poteri forti e dalle case farmaceutiche! Mi rifiuto di credere che un filosofo possa avvalorare questa tesi. Spero di aver capito male e di sbagliarmi! Il secondo capitolo è incentrato sul significato della parola porta che può essere un’apertura, un passaggio, una soglia o invece un serramento che separa e chiude uno spazio da un altro. Semplificando la porta serramento è la “cifra della nostra trasgressione”, c’è sempre una porta proibita da oltrepassare, mentre la soglia rappresenta i riti di passaggio che esistevano nelle società tradizionali. Questi riti non esistono più ai nostri giorni, ma non perché sono stati cancellati, bensì dilatati e porta come esempio l’adolescenza che si prolunga fino a coincidere con la stessa esistenza. L’ultimo capitolo è troppo concettuale, non sono riuscita a trovare uno spunto di riflessione e sinceramente l’ho trovato di una pesantezza incredibile!

Elena Pastori

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È la prima volta che mi capita credo, ma non sono riuscita a concludere questo libro... non ho colto il senso, non ho capito forse quello che mi voleva comunicare …Per me davvero faticoso nella lettura e nella comprensione.

Daniela Colombo

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È un libro assurdo. L’autore, quasi un profeta di una qualche setta parte da un assioma da cui fa discendere una serie di corollari: l’ho riletto più volte, pensando di essere superficiale od impreparata. Sarà pure così, ma questo continua, per me, ad essere un libro inutile.

Lucia Garavaglia

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L’autore, filosofo di fama internazionale, ha insegnato in tutte le più prestigiose università dell’occidente (Parigi, Londra, Friburgo, ed in alcune università degli Stati Uniti). L’incipit del libro è significativo: “tutto quello che faccio non ha senso quando la casa brucia”. L’autore afferma che forse la vita sulla terra sta sparendo o siamo già in un immenso rogo, ma il filosofo e il poeta o anche il comune cittadino devono continuare a parlare una lingua, che può sembrare incomprensibile, ma che non è manipolata. In alcuni punti richiama il libro “1984” di Orwell. L’autore parla di una repubblica che crolla senza lucidità e fierezza in abiezione e paura. Solo il linguaggio della filosofia e della poesia e la testimonianza possono farci ritornare ancora liberi. Indubbiamente il linguaggio della filosofia è affascinante ma richiede preparazione ed impegno, ho trovato efficace e stimolante soprattutto la prima parte.

 Maria Luisa Tacchi

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Quando la casa brucia di Giorgio Agamben ...sproloquio filosofico lungo 90 interminabili pagine? Delirio di un genio incompreso? No, probabilmente l’inintelligibilità del testo è la conseguenza dell’ignoranza del lettore? Non saprei. Non trovo la risposta. Prometto che mi impegnerò a cercarla nella filosofia. Al di là di Agamben.

Samantha Mapelli

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Recensione 15: Con entrambi i libri del Torneo ho esercitato almeno tre tra i diritti sanciti da Pennac: quello di saltare pagine, quello di non finire un libro e quello di non leggere. Esercito ora anche quello di tacere. Rare sono state le esperienze di lettura così poco soddisfacenti. Rispetto ad Agamben (filosofo?) penso che si tratti di argomentazione criminale o di pericoloso esercizio dell’aforisma da Facebook; quanto alla Piccola Parigi ho trovato un romanzo grigio, in rosa e in viaggio. Né scoperta di un luogo né storia d’amore e d’amicizia. Trieste ha avuto di certo pagine, penne e parole migliori.

Brunella Baita

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Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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