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Ricordami nell’acqua di Eloisa Donadelli
Sperling

 

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Grandi Lettori
di Robinson

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Una storia fredda che brucia. Neve è una bambina alta e ingombrante che di colpo diventa adulta. Nel suo nome la leggerezza dell’acqua e l’imponenza delle montagne. Una vita passata a guardare dal basso i grandi che litigano senza capire, per poi ritrovarsi a fare i conti coi grovigli dolorosi di un passato che si intreccia con l’adesso. “Ricordami nell’acqua” è la memoria dei legami indissolubili, di case e paesi del cuore da cui, anche a distanza di vent’anni, si ritorna.

Lorenza Ferraiuolo

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Ricordami nell’acqua è uno di quei romanzi che entra dentro in punta di piedi, si prende il suo scranno e non se ne va più. Nonostante la mole di libri letta, è la prima volta che mi capita di piangere così tanto leggendo un romanzo. Dire che l’ho trovato meraviglioso sarebbe riduttivo. La scrittura della Donadelli scorre come un fiume, un fiume dolce e avvolgente come l’abbraccio di una mamma. Il calore emanato dal rapporto d’amore padre-figlia, l’asetticità trasparita tra Neve e l’impassibile madre Maura, l’inadeguatezza vissuta dalla protagonista nel non riuscire a generare figli, il desiderio di maternità soffocato da una malattia; tutto questo l’ho sentito nelle ossa come se Neve stesse vivendo proprio dietro la mia sedia. È stato difficile vivere la lettura con sguardo attento allo stilema o al filo logico dei fatti, l’animata pulchritudo di cui sono imbevute queste pagine mi ha inondata completamente!

Viviana Maria Nobile

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Il libro ha come protagonista Neve una ragazza che porta con sé un vuoto emotivo per la perdita del padre e della zia e per la mancanza d’affetto della madre. Il romanzo, rapisce fin dalle prime pagine, e in un alternarsi di capitoli tra il presente ed il passato, il lettore riesce, pezzo dopo pezzo, a ricostruire la trama. Tutta la storia è fortemente legata alla natura, soprattutto ai paesaggi alpini ed un elemento imprescindibile: l’acqua. Neve ha un carattere forte, quasi di ghiaccio in alcuni momenti; la necessità di ricongiungersi al padre, non le permette lo slancio verso la vita. Un romanzo denso di metafore e poesia che riesce a farci cogliere quanto sia necessario godersi la salita piuttosto che lambire al solo traguardo. Una storia, che ci fa comprendere quanto la famiglia possa forgiare il nostro essere.

Federica Matarazzo

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In Ricordami nell’acqua, gli uomini hanno un ruolo incidentale (ad eccezione del padre) e sono portatori di valori positivi. Al contrario, le figure femminili dominano la narrazione in un affastellarsi di conflittualità: le uniche eccezioni sono la zia Cecilia, afflitta dalla malattia e dalla colpa che la porterà al suicidio, e la nonna Ginevra confinata in una grazia primitiva e rurale. In un intrico fittissimo di accadimenti, tutte le sofferenze vengono esasperate in una scrittura elementare, a tratti ridondante, che ricorda l’immediatezza del linguaggio televisivo e appiattisce fatti e personaggi. Sul finale si giunge ad una totale, improvvisa e a tratti inspiegabile risoluzione che difficilmente convince il lettore.

Silvia Vantaggiato

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Certamente la letteratura ha un valore terapeutico e probabilmente non ho la montagna dentro, ma in questo particolare caso credo che abbia fatto bene più all’autrice che al lettore.

Alessandro Greco

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Un testo che non convince ma dalla grande ambizione. Eloisa Donadelli, tenta di spostarsi nella storia come si sposta l’acqua di un fiume. Raccoglie i detriti per trasportarli alla foce, e cerca disperatamente di non lasciarne indietro alcuno. Peccato che le digressioni si allunghino, che perdere il filo sia facile, che lo scorrere non risulti infine così naturale. Si legge la volontà di raccontare qualcosa di profondo, ma lo sforzo non è mascherato e il rischio è che tutto perda di verità. Tra le mille storie, tenerne solo una fino alla fine, avrebbe forse giovato.

Ilaria Grando

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La storia potrebbe anche essere appassionante ma la scrittura è banale e i dialoghi poco credibili. Parti piene di frasi comune si alternano ad altre molto poetiche ma non c’è legame tra queste. In generale il libro sembra una bozza sulla quale molto lavoro andrebbe ancora fatto. Non so se è poi permesso un commento sulla copertina da stile Harmony che fa perdere ulteriore credibilità al romanzo.

Claudia Bellante

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Rapallo “Amici del libro”

coordinato da Mariabianca Barberis
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Storia avvincente dove la protagonista, iniziando da una profonda crisi di coppia a causa della sua infertilità, ripercorre la sua storia famigliare in cui dominano il rapporto conflittuale con la madre, priva d'istinto materno, distaccata e maniaca del controllo, e il legame affettuoso e spontaneo con i nonni paterni e il padre, morto prematuramente in un crepaccio. Lettura scorrevole ed emozionante avente come fulcro l'importanza della famiglia come luogo sicuro a cui fare ritorno superando vecchie incomprensioni.

Barbara Florida

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I temi che accomunano i due libri sono quelli dell’infertilità e della natura violata: il primo tuttavia qui diventa marginale, mentre l’altro si sviluppa in una valle alpina, un po’ nascosta, che rischia però con i cambiamenti climatici la perdita delle sue specificità o la distruzione. Ma in realtà il tema dominante è sembra la necessità della protagonista (tornata nella valle natia) di capire quanto della sua infanzia e giovinezza hanno influito sul suo presente (passioni e “fobie” comprese): madre anaffettiva, cugini e cugine, parenti vari. Ma soprattutto un padre alpinista e scalatore di vette esotiche di cui sono scomparse le tracce (di vita o di morte). Un andirivieni di piani temporali richiede attenzione di lettura, poiché lo scenario muta poco. Il titolo si riferisce a pozze termali di acqua calda, presenti nella valle.        

Bert.

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Il romanzo di Eloisa Donatelli a tratti zampilla come l’acqua fresca di montagna che fa da sfondo alla storia, per poi scorrere più lentamente perdendosi in meandri sinuosi e meno avvincenti.

Gli interrogativi che Neve, la protagonista, si pone sono quelli di tutti gli esseri umani. Quali sono le strade giuste da percorrere? La protagonista sembra paralizzata in un’impasse che non si scioglie fino alla fine, intrappolata in una relazione a cui non riesce a dare un nome. Non sono sempre chiari i rapporti tra i personaggi, che si confondono in una realtà onirica sublimata nei vapori dell’acqua termale di Acquasalus, e altrettanto nebulose appaiono le scelte di Neve: la montagna aspra e solitaria o la Milano, caotica e impura? La lettura del romanzo imprime nella mente vividi paesaggi di montagna, i cui vecchi abitanti vivono una vita dura, di privazioni e difficoltà, mentre le generazioni moderne paiono confuse e insicure delle proprie scelte.

Una lettura estiva piacevole, che però non catalizza l’attenzione del lettore, che talvolta rimane disorientato e confuso.

Anna Ferranti

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Questo romanzo di formazione con il ricordo dei luoghi dell’infanzia, l’esaltazione della bellezza e del significato della natura, la ricerca di radici e di legami, tratta temi fondamentali e universali, compagni di vita e di letture che, per essere oggi percepiti e goduti avrebbero avuto bisogno di originalità e profondità che in questa narrazione mancano. Il forte amore della natura, “fil rouge” di descrizioni paesaggistiche, di caratteri dei personaggi e di vicende, rimane fine a sé stesso senza travalicare in significati più intimi e toccare l’animo del lettore. La narrazione è lenta, inframmezzata da dialoghi superflui, i personaggi sono piatti usciti da una vena letteraria ancora immatura con frasi, in certi casi, di una banalità sconcertante. Il tema dell’acqua salvifica come recita il nome del borgo immaginario Aquasalus perde via via la sua suggestione e i personaggi rimangono appiattiti in una saga familiare di stereotipi come il rapporto della protagonista Neve con la madre dove anche il tema della maternità non ha vigore. Lo spazio dedicato alla natura, tema oggi così sentito e di forte impatto, dà comunque un certo valore alla lettura.

Gabriella Vezzosi

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Questo libro mi è piaciuto molto per l’ambientazione alpina, per la vicenda complessa delle due famiglie originarie di Neve, la protagonista, per la narrazione profonda dei sentimenti e delle emozioni dei vari personaggi. La descrizione dei luoghi è così viva e dettagliata che sembra di vederli scorrere davanti agli occhi, come un film. La narrazione dei sentimenti è avvincente ed evocativa, mi risuona dentro, perché li riconosco nella mia esperienza. I personaggi sono veri e reali, non ci sono finzioni, né aggiustamenti per renderli simpatici: sono autentici, come le persone che vivono nella realtà.

La scrittura è ricca, incisiva ed anche colta, ma nello stesso tempo scorrevole ed avvincente. Un libro da consigliare e da regalare, ma anche da rileggere, per gustarne meglio l’atmosfera.

Anna Pesaresi

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Romanzo che narra il percorso evolutivo di una giovane donna al recupero delle proprie origini familiari e geografiche, alla soluzione di drammi sospesi e mai accettati, alla ricerca della definizione dei propri ruoli (di figlia, di compagna per il suo uomo e forse, un giorno, di madre). Il rapporto con sua madre, algida e distaccata, Neve lo ha somatizzato nella propria stessa infertilità. Spiragli si soluzioni positive nel finale. L’ambiente della Valtellina è facilmente riconoscibile, piacevolmente condito con un pizzico di magia. La scrittura è scorrevole, poetica e a tratti commovente.

Giudizio positivo.

Giuliana Gabet

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Neve è la protagonista di questo romanzo ricco di simbologie.  È una donna non serena, che ha lasciato il proprio paese di montagna per fuggire da un difficile rapporto con la madre.  La storia si sviluppa tra passato non risolto e un presente pieno di dubbi, tra la famiglia di origine e l’amore per il proprio compagno, con una grande voglia, non dichiarata, di essere madre e moglie. Un romanzo che scorre verso la fine senza sussulti né particolari entusiasmi.

Alberto Foresta

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Questo romanzo mi è piaciuto molto, intriso di sentimento e tanto amore di una figlia verso il proprio padre. Lui aveva scelto il suo nome: NEVE nome insolito, ma a lui caro perché come guida alpina parlava dell’acqua nella forma da lui più amata, la neve appunto. La scrittura è scorrevole, poetica e a tratti commovente e commovente anche la storia di come è nato questo libro che la scrittrice ci rivela: è legata alla figura di suo nonno che adorava la montagna e che lasciò poesie in dialetto per esprimere i suoi sentimenti e l’unica in italiano l’ha inserita nel romanzo, attribuendola al padre di Neve: “Quando sarò nel vento”. Bellissima!

Mariabianca Barberis

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Libro coinvolgente e carico di sentimenti e di amore. Addirittura in alcune parti risulta commovente per la storia di Neve, la protagonista, che ha un ottimo rapporto con il padre, una famosa guida alpina e negativo con la madre che però verso la fine della storia riconoscerà di essere stata un ghiacciaio e che non è riuscita a percepire il calore che aveva attorno…Il padre risulterà disperso durante una delle sue escursioni e il suo corpo sarà rinvenuto 20 anni dopo. Neve dapprima vorrebbe morire anche lei, ma con l’aiuto degli amici riesce a superare questo dolore e poi quando il corpo viene ritrovato viene ritrovata anche una poesia che il padre ha dedicato proprio a lei e questo la consolerà della sua perdita e troverà il coraggio di continuare la sua vita e tornerà con il ragazzo che non ha smesso di amarla.

Laura Coppo

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Ricordami nell’acqua è un libro appassionante e romantico anche se con un finale tragico. L’autrice utilizza un linguaggio che permette al lettore di entrare in modo empatico nella narrazione.

La protagonista del romanzo, Neve, ci porta insieme a lei sulle sue montagne in un viaggio pieno di ricordi, di vissuti e di emozioni legate alla sua famiglia e alla sua fanciullezza.

Clizia Canavese

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La protagonista, Neve, ripercorre i luoghi dell'infanzia per ritrovare sé stessa e ricomporre le tessere di un mosaico non compiuto. I luoghi, il paesaggio, le tradizioni della montagna che la scrittrice ben conosce, accompagnano la protagonista nel suo cammino di ricordi e di ricerca. Il libro non trasmette emozioni, nonostante una certa ricerca poetica, il tema resta superficiale anche un po' scontato. La scrittura non vibra, i rapporti umani non riscaldano, ma questo forse era nell'intenzione della scrittrice che, non a caso, chiama la protagonista Neve.

Maria Luisa Bertolotti

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È difficile pensare ad un'infanzia vissuta senza l'amorevole cura di una madre, ma la trama del romanzo “Ricordami nell'acqua” si incentra su un diritto all'amore materno negato alla protagonista e che viene traumatizzata non da un genitore violento ma dall'assenza emotiva, dall'indifferenza e dal rifiuto della madre, nonostante l'amorevole presenza del padre e di altri familiari che si prendono cura di lei. I semi dell'amore restano intrappolati, non le consentono una vita interiore facile, ma il bisogno di uscire dalla trappola dei ghiacciai dell'anima le suggerisce di seguire un percorso all'indietro nei luoghi e nel tempo passato. Il calore del legame con la natura non sarà solo fisico, ma anche interiore e creerà una connessione profonda tra il mondo in cui vive e lei stessa., riportando in vita i semi intrappolati grazie anche al calore degli affetti. Il tutto raccontato con una scrittura agevole, non banale e capace di destare sentimenti positivi.

Filomena Martoscia

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Romanzo molto scorrevole e coinvolgente, che ci porta all’interno del mondo familiare e degli affetti attraverso i sentimenti e il carattere dei vari personaggi.

La protagonista si trova a dover affrontare le ombre del passato che si riflettono nel presente della sua vita, l’autrice ci conduce in un viaggio avanti e indietro nel tempo fino alle radici della sua famiglia, e lo fa bene, senza creare confusione. I personaggi, i luoghi e la storia sono descritti in modo molto poetico ed è facile immergersi nel loro mondo e sentire i profumi della montagna e dello chalet della nonna, mi ha riportato ai ricordi della mia infanzia. Troviamo un legame molto forte tra i personaggi e la natura, L’acqua è l’elemento naturale costante nelle loro vite, sia a livello fisico che a livello di emozioni, queste ultime descritte in modo tanto reale da immedesimarti in esse. Bellissimo il rapporto della protagonista con il padre. Un elogio all’importanza della famiglia e degli affetti, siano essi in carne ed ossa o vivano nei nostri ricordi.

Manu Prato

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Il libro rivela della scrittrice semplicità espressiva e sensibile. Narrazione fluida, di facile comprensione, nonostante la profondità e la complessità dei temi. Ambientazione affascinante, quasi fiabesca. Sentimenti e… risentimenti contenuti, tuto si muove come in una atmosfera protetta. Si apprezza l’interesse per la poesia, presente in alcuni personaggi, a dispetto della complessità del linguaggio, della visionarietà delle immagini, della profondità del messaggio. Nonostante la semplicità e credibilità delle situazioni, non mancano l’elemento onirico e la preveggenza, che arricchiscono il tessuto del libro, impreziosendolo.

Tommaso Santapaola

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Libro interessante soprattutto per gli amanti della montagna, delle erbe officinali, dei fiorellini di campo. Grande il rispetto della natura, con la quale si riesce ad instaurare un continuo e tenero dialogo. Esiste poi un luogo misterioso che sa di magia e di sovrannaturale; si manifesta a pochi “iniziati”: in esso si annulla il limite dell’esistenza e si scopre la continuità del vivere oltre la morte. La presenza dei defunti tra i vivi è reale, quasi tangibile e vale a rendere più dolce il distacco ed il rimpianto delle persone care scomparse. Questo sentimento si intreccia sorprendentemente con l’amore per la poesia che anima alcune figure del libro. L’opera si dipana con leggerezza, a parte l’eccessiva sentenziosità di qualche personaggio.

 Teresa Ruggiano

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Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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