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Storia di un figlio. Andata e ritorno di Fabio Geda e Enaiatollah Akbari
Baldini+Castoldi

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Farra di Soligo “Quelli di LLC”
coordinato da Annalisa Tomadini
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Un libro che affronta tematiche importanti con quel pizzico di leggerezza che non mira a rendere meno difficile la storia, solo a far in modo che il lettore comprenda. Enaiat ha attraversato il mare e la terra dall'età di 10 anni, età in cui la madre dall'Afghanistan lo porta in Pakistan, non per abbandonarlo, tutt'altro, per salvarlo. Ha camminato nella neve, viaggiato nel doppio fondo di un camion e fatto i lavori più duri e disparati, ha visto morire i suoi amici, ha conosciuto la fame e la disperazione ed è giunto in Italia. La sua storia poi è diventata un best seller, Nel mare ci sono i coccodrilli, ma la mamma non ha più saputo nulla di quel figlio lasciato andare troppo presto. Enaiat è divenuto un adulto, ha studiato, lavora, ha persino raccontato la sua storia senza mai più rivedere la sua terra e la sua famiglia. Così inizia il racconto di un nuovo viaggio attraverso la diffidenza di chi sa e non vuol parlare per paura, il filo del telefono, la burocrazia italiana e tutto ciò che c'è da sapere non solo sull'Afghanistan, ma anche sugli hazara, minoranza etnica a cui appartiene Enaiatollah. se è vero che non si smette mai di essere genitori, è vero che non si smette di essere figli. non così, non senza un saluto. Dopo i primi " incontri" telefonici, rotti dai silenzi e dai pianti e una serie interminabili di visti e certificati, Enaiat tornerà laggiù. No, non a casa sua, non in Afghanistan, ma in Pakistan per rivedere la sua famiglia. E al lettore non rimarrà che commuoversi per questo ritrovamento, incazzarsi per la burocrazia e provare una grande affetto per quest'uomo che ha superato cose che noi, quelli nati dalla parte fortunata del mondo, al massimo conosciamo dai libri. Non sarà tutto indolore, tutto bello, tutto perfetto. Non c 'è alcuno scontro di civiltà. Ma sarà vita, sarà ritrovarsi, scoprire l'amore, divenire zio, vivere il lutto e perdonare. Perdonare ciò che oggi ci viene raccontato come un gesto d'amore, ma che per un bambino di 10 anni è stato il più grande tradimento subito. Un storia da cui ognuno di noi può imparare.

Irene Asciutto

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Storia di un figlio, pubblicato nel 2020, è la storia vera di Enaiatollah Akbari, un ragazzino afgano di etnia hazara di 10 anni che la madre ha abbandonato in Pakistan a vivere di elemosina tra gli orfani di strada per riuscire a dargli una possibilità di vita e che noi ritroviamo oggi a Torino.

Enaiat è sopravvissuto a mille peripezie narrate nel romanzo Nel mare ci sono i coccodrilli; ora, dopo anni, cerca notizie della sua famiglia.

“La storia è questa, ma forse la conoscete già: mi chiamo Enaiatollah Akbari, anche se tutti mi chiamano Enaiat. Sono nato in Afghanistan, nell’Hazarajat, una regione montuosa a ovest di Kabul, selvaggia di terra e rocce, tappezzata di pascoli e con il cielo più limpido che possiate immaginare. D’inverno la neve, di notte le stelle, ovunque – tante da ritrovartele persino nelle tasche. L’Hazarajat è la terra degli hazara, la mia etnia. È grande come mezza Italia e ci abitano meno di dieci milioni di persone.

Da Torino, dove abito adesso, quando mi capita di sollevare lo sguardo in direzione delle Alpi, soprattutto sul finire dell’inverno, quando l’ultima neve le copre fin dove partono i boschi bruciati dal freddo, allora, di tanto in tanto, sento emergere una specie di nostalgia che solletica la nuca e mi riporta al calore della brace nella casa di Nava, alle grida degli amici riuniti per strada a giocare a buzul-bazi, agli odori della cucina di mia madre e soprattutto alla sua voce, che dice: Enaiat, Enaiat jan, mi serve il tuo aiuto, c’è da prender l’acqua. Enaiat, dove accidenti sei finito?”

Quando, grazie ad una catena di aiuti, il padre di un amico riesce a rintracciare la madre, questa non ci crede, non crede si tratti di suo figlio, ma appena ne sente la voce al telefono lo riconosce. La prima telefonata è composta da soli singhiozzi di emozione da entrambe le parti. Poi la madre gli chiese se lui mangi abbastanza, come tutte le mamme del mondo

“…ricominciato a parlare è stato come se avessimo, senza dircelo, concordato di concentrarci sul presente e sul futuro senza tirare in ballo un passato che rischiava di ingolfare i discorsi. Perché parlarne avrebbe voluto dire affrontare la notte d’autunno al samavat Qgazi di Quetta, quando mi aveva fatto fare tre promesse e al mattino non l’avevo trovata più; significava decidere se ero arrabbiato e se c’era qualcosa da perdonare, se l’avevo già perdonata o se invece dovevo ringraziarla.

Troppo difficile”.

Delicato, semplice e diretto, raccontato col cuore e la mente di un bambino cresciuto in fretta e sopravvissuto ad esperienze che racconta ma su cui non vuole soffermarsi troppo perché sono passate e forse perché chi non le ha vissute non può comunque immaginarle ma se vuole può tendere l’orecchio ed ascoltarle.

Una stretta di cuore e via, con lo sguardo rivolto al futuro, con speranza ed apprezzando tutto ciò che ci circonda, senza mai darlo per scontato.

Lettura consigliata per tutti.

Marzia Pavanin

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Ho letto con grande piacere questa storia vera (narrata a due voci da chi l’ha vissuta, Enaiatollah Akbari, detto Enaiat, e da Fabio Geda), che è il seguito del libro “Nel mare ci sono i coccodrilli”. Enaiat aveva già raccontato del suo arrivo in Italia, appena dodicenne. Qui ci racconta quello che è successo dopo, in particolare la ricerca spasmodica della sua famiglia – madre, fratello e sorella – di cui non aveva alcuna notizia da moltissimi anni. E’ una narrazione emozionante, piena di speranza e amore, oltre ogni difficoltà. E’ una storia di vera rinascita.

Annalisa Tomadini

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Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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