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Sul filo dell’acqua di Sara Rattaro
Solferino

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson

di Milano 4 “Club delle Argonne”

coordinato da Fabio Mantegazza

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L’invisibile filo conduttore del romanzo breve di Sara Rattaro è la capacità di resistere, di rinascere, di avere speranza. Ambientato a Genova, ha come sfondo l’alluvione del 4 Novembre 2011, una delle tragedie che ha segnato la recente storia della città.

Un romanzo corale, la cui trama è data da otto diverse voci e storie che si intrecciano e si congiungono a formare un’unica narrazione collettiva. La brevità delle storie, però, non consentendo un approfondimento dei caratteri dei personaggi, lascia nel lettore una sensazione di incompletezza: insomma, si vorrebbe sapere qualcosa di più delle vite di Chiara, Giulia, Angela, Marco, Carlo...

Il linguaggio è curato e chiaro, mai banale.

Maria Zioni

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Otto vite si intrecciano e si completano, si perdono e si ritrovano. Tutte sul filo dell’acqua.

L’evento di cronaca che fa da sfondo a queste storie è la tragedia del 4 novembre 2011, quando l’esondazione di alcuni torrenti allagarono la città di Genova, lasciandosi dietro sei vittime e una popolazione sotto shock.

I personaggi si muovono in una Genova post catastrofe. La tragedia ha colpito tutti e ognuno di loro deve fare i conti con le proprie ferite e le proprie perdite; deve far fronte alla disperazione e trovare dentro di sé la forza di reagire.

L’acqua è elemento palpabile. Acqua alta, che tutto sommerge e travolge, separa, per poi riunire. L’impulso è dunque quello di risalire e guardare avanti alla rinascita che ne segue.

La scrittura è pulita, nitida, scorrevole. La trama è ben congegnata, con le vite degli otto personaggi che si incastrano l’una con l’altra alla perfezione.

Un po’ troppo costruito. Brava l’autrice a puntare sul lato umano, ricreando emozioni ed empatia, ma la sensazione che ho avuto è stata di un bellissimo lavoro di scuola di scrittura.

 Cristina Casanova

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Le vicende di un gruppo di estranei si intersecano dopo una tragica alluvione nel genovese.

La vicenda raccontata basandosi sui flashback della vita dei nostri otto protagonisti fa empatizzare con ognuno di loro e fa vedere tutti i punti di vista possibili. Il lettore come un osservatore conosce i processi mentali di tutti i soggetti ma solo a fine libro riesce a ricongiungere tutti i fili della trama.

Ogni soggetto ha incontrato gli altri personaggi in momenti diversi e la vita di ognuno di loro è cambiata partendo dalla semplice azione di un estraneo. Una trama alla butterfly effect che si conclude nel miglior modo possibile.

Ho divorato il racconto in pochi giorni, avvincente ed emozionante, non vedevo l’ora di scoprire dove mi avrebbe portato alla fine della storia.

Barbara Bandoni

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson

di Vicchio “Ghost readers”

coordinato da Serena Materassi

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Un romanzo fatto di acqua, di mare, di pioggia e di lacrime, ma luminoso e umano che, a partire dalla morte, torna alla vita e ne trasporta il senso profondo. Chiara, Giulia, Anna e tutti i protagonisti, sono legati senza saperlo da questo filo sotterraneo dell’acqua, vite che come piccoli vortici si intrecciano e si rincorrono. Il grande affresco parte dalla terribile alluvione a Genova 4 novembre 2011, quando ognuno dei personaggi è stato coinvolto in qualche modo negli eventi. Morte, vita e rinascita, a un anno dai fatti, pare che la vita stia intrecciando una nuova trama: Chiara si scontra con Anna al ristorante, da lì ognuno degli otto personaggi si trova a fare nuovi incontri, partono nuove vite e nuovi amori, in un avvincente intreccio di trame e sentimenti, sempre sul filo dell’acqua.

Cinzia Panichi

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Un libro scorrevole di facile lettura ma ho trovato la storia un po’ troppo inverosimile, troppi intrecci che in un solo giorno si collegano tra di loro e vanno in aria progetti, desideri, sentimenti ed il tutto legato allo scorrere dell’acqua, che in questo caso è la causa scatenante. Vuole senz’altro toccare le corde dei sentimenti, specialmente per chi certe situazioni le ha vissute, ma in fondo lascia intravedere anche tanta speranza.

Serena Pinzani

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Una storia che può essere interessante ed all’inizio ti riempie di aspettative poi nel seguito ti sconcerta e ti distrae. Questi cambi repentini dei personaggi interrompono il filo del racconto e devi leggere un paio di pagine per ricollegare tutto l’ensemble. La scrittura è semplice e scorrevole anche se l’intreccio mi è

sembrato un po’ artificioso.

Piera Cantini

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Va via in un soffio questo romanzo, un intreccio inestricabile di vite e di storie, una girandola di personaggi tutti collegati fra loro. Nel passaggio da un capitolo all’altro, cercando di ricordare la connessione del nuovo personaggio con quelli precedenti, mi è tornato in mente di quando mia nonna, cercando di farmi capire di chi stava parlando, non riuscendoci diversamente ricorreva alle parentele, e allora veniva fuori un albero genealogico per me difficilissimo da districare. Nel complesso un libro molto piacevole, senza grandi pretese ma col pregio di farti passare un’ora molto gradevole.

Serena Materassi

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Grandi lettori
di Robinson
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Romanzo a episodi. Quadri già pronti per lo schermo del cinema. Il filo che li unisce è una ferita nazionale, l’alluvione del novembre 2011 a Genova. Le immagini di quel disastro fanno da sfondo a questi racconti, scritti in cronaca romanza molto ben fatta. Purtroppo nel concatenarsi degli episodi, delle vite e delle emozioni, qualcosa sfugge al controllo e si fa stereotipo. Saranno i capelli rossi di Angela, l’eroismo di Enrico e l’amore di Marco, i cuori infranti e le nuove e inaspettate vite ma i giri del valzer sono rigidi e ripetitivi, sono veri fino a prova contraria. Se la vita è tutta un film, speriamo che il regista sappia coglierne luci e ombre orgogliosamente non da prima serata.

Flavia Fiocchi

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Una storia circolare quella raccontata ne “Sui filo dell’acqua”, otto capitoli per otto personaggi le cui storie si intrecciano, si collegano tra loro per poi tornare alla prima.

Otto episodi tenuti insieme da un filo comune, l’acqua appunto, quella dell’alluvione di Genova del 4 novembre che ha sconvolto le vite delle persone che vi si sono trovate in mezzo ma che potrebbe benissimo essere ambientata in qualunque altra città di mare, così come in qualunque giorno dell’anno.

Acqua che per ciascun personaggio è causa di un dolore, è momento catartico, è indice di un problema, è anticipazione di una vita.

La lettura è piacevole, coinvolgente e veloce, si legge d’un fiato, questo a sacrificio di un disegno dei personaggi e dei contesti in cui si muovono un po’ pallido, c’è un ventaglio di tante emozioni ma sempre solo abbozzate, otto personaggi che si muovono soli ma che sono legati agli altri, ai quali siamo pronti ad affezionarci ma sui quali non è possibile soffermarsi oltre il capitolo che ne racconta la storia.

Se sono sei i gradi di separazione della teoria, qui c’è qualche passaggio in più e qualche approfondimento in meno ma forse perché questo testo racconta persone “normali” e aggrappate alla precarietà dell’esistenza come tutti noi che li leggiamo.

Anna Fengite

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Otto vite intrecciate dal destino, sconvolte dal tragico alluvione del quattro novembre, in una Genova che si presta benissimo agli eventi tragici. Sul filo dell’acqua, come l’acqua che quel maledetto giorno sommerge le vite dei suoi abitanti, ma anche la circonda maestosamente, l’adorna e l’alimenta da sempre. Si inizia con la morte e si finisce con l’arrivo di una nuova vita, nel mezzo tutto ciò che in un anno i suoi protagonisti fanno, dicono e pensano, ci sono loro amori spesso segreti e inconfessabili, le memorie vive e fiere di un’esistenza serena e felice e di contro il dolore per la perdita di chi si ama, il lavoro in una città che ricorda troppo bene quello che è successo, incapace a dimenticare, che si ostina a non alzare lo sguardo verso il futuro. Carlo è padre per soccombere al dolore della morte della madre, Giulia è madre per la vergogna di essere sopravvissuta ad Enrico, suo soccorritore. Enea vorrebbe continuare ad amare la moglie morta ma non potendo ama la moglie di Carlo. Alla fine il cerchio si chiude e la tragedia si trasforma in speranza, il passato doloroso è divenuto ricordo. Genova ha superato la tragedia tramite i suoi abitanti, ha rivisto i protagonisti riappropriarsi delle loro vite, ora piene di senso, pronte a continuare, ad inseguire una nuova opportunità. Un libro da leggere tutto d’un fiato.

Enzo Cimino

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Sul filo dell’acqua, di Sara Rattaro, inizia con grandi premesse. La voglia è quella di raccontarci un evento tragico che unisce a doppio filo tutti i personaggi del suo romanzo. La sua è una scrittura fluida e lineare, alla ricerca costante di rievocare il movimento dell’acqua. Le coincidenze che collegano i personaggi, inizialmente, sono una continua fonte di stupore per il lettore. Ma solo inizialmente. Purtroppo l’evento tragico nel corso dei capitoli viene diluito, per restare in tema acquoso, lasciando sempre più spazio a dinamiche umane che ricordano più uno sceneggiato spagnolo che la vita reale. Le scelte dei personaggi diventano poco chiare e le coincidenze diventano così tante da non stupire più, già da metà libro. Nel complesso è un buon libro che può trovare un buon pubblico perfetto presso gli amanti del romanzo d’amore.

Nello Di Coste

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Una piacevole lettura sulle svolte impreviste della vita che ti costringono spesso a rivedere la tua storia. Una scrittura immediata e scorrevole.

Bello l’intreccio dei personaggi.

Camilla Tiozzo

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Una storia di persone e dei loro piccoli drammi articolati intorno ad un dramma collettivo; un racconto quasi volutamente mono-tonico, con una costruzione che inizialmente pare semplicemente basata su parallelismo e sincronicità degli eventi ed invece via via offre guizzi di inatteso.

Marina Rossi

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Come si affronta la vita dopo un lutto? Le vicende dei protagonisti di questo romanzo sono unite da un evento drammatico: l’alluvione avvenuta a Genova il 4 novembre 2011. I destini si intrecciano mentre si fanno i conti con la morte, con la vita, con l’amore, con chi resta. Questo romanzo sovrappone storie intime in un crescendo di emozioni. Grazie anche alla ricchezza dei particolari, la lettura è piacevole e scorrevole. La sensazione è quella di voler conoscere il finale della storia che sorprende. L’intreccio delle storie è intrigante e accende la curiosità a ogni capitolo. Ho trovato la storia coerente, senza pietismo e il filo conduttore dei racconti lineare.

Marco Lo Bianco

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Buccinasco “Gruppo di lettura biblioteca di Buccinasco”
coordinato da Silvia Mincuzzi
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Il libro si sviluppa intorno alla tragedia dell'alluvione di Genova in cui perde la vita un vigile del fuoco. Dietro questo triste episodio ruotano diverse vite, situazioni che stranamente si intrecciano fra loro determinando un certo, prevedibile, lieto fine. Il libro si legge con molta scorrevolezza, ma sembra molto inverosimile l'intreccio tra le varie storie.

Federico Gerardo

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Un inizio intrigante per “Sul filo dell’acqua” via, via si pasticcia e si perde. Il gioco di passaggio del testimone da un capitolo all’altro a volte risulta forzato, così come il citare l’alluvione del 4 novembre, un giorno in cui tutto cambia per tutti. Infine, nel suo chiudersi a cerchio (piuttosto scontato) si annoda e quasi annoia, senza risolversi sino in fondo.

Ferrari Donata

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Nonostante abbia letto più facilmente il libro “Sul filo dell'acqua”, che ho trovato avvincente e ben costruito, ho scelto il libro “Diario di una talpa”, perché lo trovo un libro “necessario”.

Invernizzi Raffaella

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Una tragedia collettiva - l'alluvione di Genova - racchiude in sé una tragedia privata: la morte di un Vigile del fuoco travolto da un'ondata di acqua subito dopo aver portato a termine un salvataggio. Da questo evento centrale si sviluppano tante storie, una per ciascuna delle persone legate direttamente alla vittima o indirettamente tramite altri, in un canovaccio in cui si intrecciano tanti fili che sono tante vite, tutte in qualche modo segnate da quell’evento luttuoso. Tante storie che per un verso o per un altro sono comunque storie d’amore, amore vissuto, rimpianto o solo atteso, sognato, che porta nella vicenda una nota di speranza in mezzo a tanto dolore.

Manzo Agnese

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Intrigante la struttura del romanzo: ogni storia apre alla successiva e i brevi racconti disegnano un unico affresco. Tante vite si intrecciano, tante storie accomunate dall'alluvione di Genova. Ma le singole storie in sé mancano di originalità

Marchiori Monia

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Lettura piacevole, fortemente sentimentale dove l'acqua come la vita e i sentimenti avvolge, travolge e abbraccia. Le storie sono semplici ma belle e interessante è il filo conduttore della tragedia di Genova. 

Masella Angela

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Un romanzo corale, riuscito solo in parte. In una molto amata Genova, devastata dall'alluvione, le vite di otto personaggi si intrecciano e si rincorrono, in un'atmosfera

drammatica, che tende alla fine ad attenuarsi. Pregevoli alcune descrizioni, per la precisione e l'efficacia, ma poco originali le storie e molto prevedibile il finale.

Mincuzzi Silvia

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Nel confronto con il libro "Diario di una talpa", ho preferito "Sul filo dell'acqua", perché, al contrario di quello, ho finalmente trovato un romanzo, leggero ma un romanzo, un romanzo di fantasia creativa, non originale, ma creativa.

Morano Guido

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Libro piacevole e scorrevole. Otto vite si incontrano e si intrecciano fino a formare un cerchio che si chiude dopo un anno, partendo dalla drammatica alluvione di Genova. Nello scorrere di queste storie si evidenzia come alcune scelte possano influenzare non solo la propria vita, ma anche il futuro degli altri. Il libro si sofferma in modo speciale sui sentimenti, dalla elaborazione di un lutto alla consapevolezza di dover riprendere a vivere, aprendosi quindi alla speranza. Tuttavia, secondo me, si sarebbero potuti approfondire ulteriormente i comportamenti e i sentimenti dei singoli protagonisti.

Notarangelo Antonia

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"Sul filo dell'acqua" utilizza la tecnica de personaggi che raccontano una piccola parte della storia, secondo il loro punto di vista. Non è però solo il loro punto di vista che varia, ma anche la prosecuzione della storia che porterà, alla fine, a chiudere il cerchio, almeno parzialmente, perché Enea e Angela ne rimarranno fuori. Scrittura semplice, ma visiva e vitale. L'autrice riesce a farti vedere (perché li vedi) i drammi, piccoli e grandi, vissuti dai suoi personaggi. Lei adora Genova e i suoi abitanti e si vede. Consolatorio, anche se solo nel finale.

Parretti Lorena

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Se questo libro fosse un colore, secondo me sarebbe un bel grigio scuro. Forse è proprio questa l’intenzione dell’autrice: dare al lettore l’idea del pantano grigio in cui la tragica alluvione avvolse anni fa la città di Genova, alluvione che è infatti il filo di collegamento delle singole storie narrate. Anche i personaggi si muovono lasciando una scia grigia. Sono talmente poco caratterizzati che, per capire meglio, ho disegnato uno schema con nomi, ruoli e relazioni. Le storie si intrecciano, come già visto in racconti simili, con una certa prevedibilità, si ripetono da punti di vista solo in apparenza diversi, i dialoghi spesso sono “scritti”, non “parlati”, in generale, tuttavia, il ritmo della narrazione è fluido, non ci si annoia. Il testo è politicamente molto “correct” in quanto non trascura madri single, omosessuali, malati terminali, eroi civili vari.

Panico Donatella

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Il libro mi è piaciuto perché scorrevole, leggero anche se forse gli argomenti andrebbero un po' più approfonditi qua e là. Tratta di vicende a volte tristi e dolorose, a volte felici, come a tutti noi capita nella vita. I personaggi sono legati da una conoscenza comune. Un metodo non nuovo nella letteratura e qui bene usato.
Non manca poi l'"happy ending" che soddisfa i lettori più romantici.

Patruno Vincenza

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Ho letto tutti i libri di Sara Rattaro e la sua scrittura mi è sempre piaciuta. Non questa volta. Una storia banale, con personaggi finti e contrassegnata da perle incredibile come queste: “nel fare l’amore fu intenso e lento come un disco d’autore ascoltato in vinile!" Oppure “io ero ancora sensibile come solo un livido poteva esserlo”, oppure,

“la delicatezza dei lineamenti contrastava con la spensieratezza dei capelli” e ancora

“il silenzio si stende sul tavolo come un sudario” e “non riuscivo a definire quel qualcosa che la rendeva diversa come una foresta di mangrovie non potrebbe mai essere paragonata a qualsiasi altro bosco” Sinceramente mi chiedo come hanno fatto a pubblicarlo!

Sala Alessandra

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Lettura piacevole e trama interessante. Tutti i personaggi sono descritti in maniera dettagliata e raccontati da diversi punti di vista. La scrittrice a volte sottolinea, forse troppo, i difetti dei personaggi. Ho trovato scritte in maniera davvero chiara e precisa le varie scene di “quasi-annegamento” che ritroviamo nel libro. Sono scene descritte talmente bene che ho avuto per un attimo la sensazione fisica di quello che si prova nel trovarsi con sabbia ed acqua in bocca che ti tolgono il respiro.

Solano Tina

Sul filo dell’acqua di Sara Rattaro
Solferino

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Fermo “Villa Vitali”
coordinato da Cinzia Centanni
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Non penso che esistano delle qualità specifiche che caratterizzano la scrittura femminile… il talento è talento e non ha genere, però… Però questo “Sul filo dell’acqua” poteva essere scritto soltanto da una donna: è un libro tessuto, ed intessuto di Vita! Quella di Sara Rattaro è una scrittura straordinariamente femminile, per il suono, il ritmo, la morbidezza, lo stile, la musicalità.

Eppure è tenace, determinata, tesa, mai banale e soprattutto di una misura davvero perfetta. Questo “strano romanzo” ti prende alla gola e non ti lascia andare fin quando non termina l’ultima pagina… Sarà il potere generativo dell’acqua, sarà la Genova potente e terribile che l’autrice descrive con infinito amore e grande maestria, ma questo libro è davvero un dono del talento umano ed un omaggio alla forza della Vita.

La storia di ciascun personaggio si incatena, vita nella vita, a quella del precedente e degli altri personaggi che scopriamo pagina dopo pagina in un susseguirsi di intrecci talmente consueti da essere davvero straordinari.

Alcune persone sono, a vario titolo, contemporaneamente nella Genova del 4 novembre 2011 durante l’alluvione. La tragedia atmosferica è solo uno dei “gradi di separazione” come lo definirebbe John Guare per iniziare a tessere la tela narrativa.

Dopo quell’evento, a causa di quell’evento, per merito di quell’evento, alcuni di loro ricominciano a vivere, altri perdono la vita, altri conoscono il dolore più estremo. Tutti loro, (e molti altri che in quel giorno non ci sono) riempiono quella stessa trama con le proprie emozioni, i desideri, le paure, la riempiono con la propria acqua.

Acqua che è mare e liquido amniotico, fiume, fango e pioggia, lacrime e acqua a da bere, fluido corporeo, memoria e nutrimento. Le pagine di questo libro scorrono come un rivolo tra i sampietrini dei caruggi, che dalla collina di Carignano scende con dolcezza e determinazione, “… destando annoiato interesse negli occhi di un gatto…” * giù fino al porto, fino a bagnare a Lanterna, fino a perdere la propria identità per ricongiungersi con il mare e restituire la vita di ognuno alla Vita del genere umano.

Un piccolo, grandissimo libro che invito a leggere, d’un fiato, naturalmente in un pomeriggio di pioggia…

Giorgio Ripani

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Un libro che fin dalle prime pagine ti incuriosisce e affascina. E’ una storia che si snoda nel racconto dei protagonisti che sembrano vivere e agire in

maniera autonoma visto che è dedicato ad ognuno di loro un capitolo, ma che creano il filo conduttore di tutto il libro. E mentre leggi, ti rendi conto che non esiste una storia ma la trama è il frutto dei racconti dei protagonisti che vivono uno legato all’altro senza saperlo. Il protagonista del capitolo successivo è l’attore non protagonista del capitolo precedente e così via, fino alla fine, quando il cerchio si chiude e tutto è portato ad unità,

quando ti rendi conto che l’unica vero protagonista è l’Amore. Bellissimo, innovativo e intrigante. Sicuramente da consigliare

Carmen Napolitano

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Un racconto che a mio avviso fila poco. Troppi incontri fortuiti in una tragedia vera, tanti personaggi i quali faccio fatica a star dietro

Giuseppe Natarella

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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