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Tempo con bambina di Lidia Ravera
Bompiani

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Milano 3 “La banda del book”
coordinato da Moira Maggi
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In questo breve romanzo autobiografico, che ha il tono e la forma di una lunga lettera indirizzata alla sorella Mara, scomparsa da diversi anni, Lidia Ravera racconta la gioia del suo essere nonna, seppure a distanza, lo sconfinato amore per Mara piccola, la figlia della nipote rimasta orfana e che ha cresciuto come una figlia. Lidia è la nonna delle vacanze, la nonna non-nonna, la nonna a distanza. E la distanza, in tempo di Covid diventa ancora più dolorosa. Tre anni di vita, di giochi, di libri letti ad alta voce, di scoperte, di parole mezze in italiano e mezze in inglese, perché Mara piccola vive al di là dell’oceano, in America. Questo raccontarsi, non importa in che veste, se come sorella o nonna, questo raccontare a Mara assente, la vera nonna della piccola, è un’occasione per ripensare al passato. È un amarcord, frammenti di vita famigliare degli anni della sua gioventù, di momenti vissuti con Mara, che si intrecciano al suo diventare madre, al suo essere scrittrice, ma soprattutto donna, agli attimi di crescita e scoperta di Mara piccola. Il tempo è il vero protagonista. Il tempo passato è la gioventù che ha accettato e compreso, mentre il futuro è qualcosa che le procura inquietudine e incertezza. Il tempo con bambina è il presente, questo momento gioioso e carico di entusiasmo per cui non può che essere grata.

La scrittura è precisa e curata, ma per quanto Ravera sappia scrivere, non ha catturato più di tanto il mio interesse.

Cristina Casanova

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Dimenticate la scrittrice di “Porci con le ali”, qui Lidia Ravera sembra una dilettante sprovveduta. Frasi fatte, stereotipi sull’essere nonna nel secondo millennio, quel volere a tutti i costi raccontare una storia speciale (il suo rapporto con la figlia della figlia di sua sorella morta svariati anni fa) che poi di speciale ha poco o nulla; di donne così, sempre giovani dentro ma invecchiate anagraficamente è pieno il mondo e non sarà certo la Ravera a doverlo spiegare e divulgare.

Fatta eccezione delle primissime pagine, che fanno forse ben sperare in un prosieguo originale, per il resto libro noioso con ripetizioni a non finire. Una delusione a tutto tondo.

Sabrina Manzo

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Sincero fino a far male, questo monologo interiore si fa dialogo, mai interrotto, con la sorella amata e perduta troppo presto. Tuttavia, speranza e vita rinascono grazie alla piccola Mara, la bambina di Maddalena, figlia di sua sorella e quindi pronipote della scrittrice.

Il romanzo ripercorre il passaggio dal rifiuto della morte della sorella e giovane madre, alla faticosa presa d’atto dell’ineluttabilità del destino umano, passando attraverso le vite interrotte di sua madre che continua a raccontare gli ultimi istanti della figlia in un loop, della bambina orfana che reagisce maturando di colpo la consapevolezza dell’esistere, della stessa scrittrice che ha trascritto i suoi pensieri di su quadernetti mai più riletti e ripresi dopo tanti anni, in un’età fragile, la terza o più, della quale avverte l’incombenza.

 La “nonnitudine”, termine che la scrittrice adotta per definire il suo sentire il rapporto con Mara, è un sentimento tenerissimo ed una relazione speciale e profonda che lega entrambe, nonostante la distanza (Mara vive negli USA) e la pandemia. La scrittrice fa osservazioni mai banali sull’essere nonni, sui ruoli femminili negli anni ‘60 e sulla pandemia che ci ha costretti a ripensare il tempo come attesa.

Silvana Paolillo

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Leggere “Tempo con bambina” equivale ad immergersi in un mare di sentimenti che si mescolano e a tratti si confondono, come del resto si mescolano e si intrecciano le vite di Lidia con quella di Mara piccola e di Mara grande. Nel narrare l’esperienza dell’esser nonna di quella che avrebbe dovuto essere la nipotina della sorella morta prematuramente, Lidia Ravera si sofferma ad osservare, descrivere e scandagliare i piccoli momenti di vita di Mara piccola: con lei condivide piccoli gesti quotidiani, parole, sguardi, emozioni; da lei impara (o riscopre) l’importanza della ripetizione ma anche come la grande distanza generazionale che la divide da lei possa essere colmata e superata dall’amore, anche in presenza di enormi distanze geografiche.

Raccontare di Mara piccola e del suo rapporto con lei riporta continuamente alla luce i ricordi di Mara grande; non importa quanto tempo sia trascorso dalla morte, il dolore non è facilmente tollerabile, almeno finché non si sviluppa una muscolatura interiore capace di reggere lo sforzo.

Ancora una volta Lidia Ravera ricorre alla narrazione e al racconto per depositare, guardare e trasformare il suo dolore, anche se “il racconto è sempre una manomissione”. Nel raccontare il suo esser nonna ha creato un intreccio di ricordi, emozioni, situazioni, riflessioni; ha spaziato tra passato e presente, perché “è sempre dal passato remoto che si delinea la fiaba del vivere”.

Anna Paladino

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Romanzo potenzialmente coinvolgente ma tradito da una narrazione troppo “cronachistica”, talvolta monocorde e monotona e spesso asettica. Le immagini scorrono prive di quella intimità vera che ci si aspetterebbe, che sicuramente c’è ma non si avverte, di quelle emozioni sostituite da fatti raccontati in un diario scritto alla sorella morta.

Rimane, però, a dare spessore, l’universalità dei temi: la maternità, prima negata, poi desiderata, voluta, e vissuta in una declinazione di forme diverse; la sorellanza, la perdita e quello che resta; e poi la “nonnità”, quell’essere nonna senza essere madre, condizione solo apparentemente anomala e tutt’altro che innaturale che, da spunto narrativo e tematico, da filo conduttore, offre all’autrice l’opportunità per piombare, scavare, indagare nel proprio passato e toccare altri temi quali la vita, la morte, la famiglia, il consumismo, l’ecologia, ecc. Riflessioni talvolta naturali ma talvolta forzate come forzato appare il finale sulla pandemia che sa più di escamotage conclusivo che di bisogno narrativo, o forse un bisogno narrativo nato dall’esigenza di riempire il tempo.

Maria Grazia Giovannini

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Romanzo autobiografico sulle relazioni all’interno di una famiglia anomala (la figlia Maddalena è in realtà sua nipote, praticamente adottata dopo la prematura morte della sorella). Incentrato sul rapporto tra nonna (l’autrice) e nipote (Mara), affronta però anche gli altri ruoli con cui l’autrice deve misurarsi, madre, sorella ma anche figlia, con un costante incastro di diversi piani temporali (dal presente al passato, con anche uno sguardo sul futuro). Il rapporto con la nipote, reso difficoltoso dalla distanza (la figlia vive negli Stati Uniti), è anche un misurarsi con la propria “terza età”: da una parte una grande curiosità per una vita che si sviluppa, osservata con attenzione, rispetto e ammirazione; dall’altra introspezione su sé stessa in rapporto al tempo che passa.

La narrazione si presenta come un dialogo con la sorella prematuramente morta, figura importante nella crescita dell’autrice e ancora presente nella sua memoria.

Pur interessante nella tematica, il romanzo risente di una impostazione troppo cronachistica e un po’ piatta che non sempre lo rende avvincente per il lettore.

Renato Mastro

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Diventare nonna come esperienza non solo di amore ma anche di consapevolezza del tempo che inesorabile, passa. E poco importa se sei una vera nonna o sei acquisita.

La minuta descrizione di tutti i piccoli progressi della bimba però, incuriosiscono ma non provocano empatia; la scrittura nonostante il tema, rimane fredda e distaccata. Magari ti riconosci nel ruolo, nelle situazioni, nei pensieri, ma non partecipi, complice una scrittura a brevi frasi che taglia il respiro.

D’altro canto, la scrittrice offre una seria analisi del ruolo delle donne negli ultimi sessanta anni, che spazia dal rapporto con il maschile e con la maternità, fino all’affermazione di sé stesse attraverso il lavoro ed il riconoscimento pubblico.

Molto bello anche il dialogo con la sorella, mancata prematuramente, a cui la scrittrice dedica il libro: a lei sono riservate le pagine più intense sia quando analizza il presente per raccontarglielo, sia quando ricostruisce i momenti della sua malattia e morte e per ultimo quando spaventata, le presenta il problema dell’invecchiamento che non ha potuto conoscere.

Anna Ciccarese

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson
di Perino “FestivalTrebbia”
coordinato da Irina Turcanu
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Tempo con bambina: diario sentimentale.

Elena Merli

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Questo libro prende in esame il grande tema del tempo che ci è concesso e che ci concediamo, di conseguenza, con un particolare focus sul rapporto speciale tra nonna e nipote quando oramai la gran parte della vita ce labbiamo alle spalle. Ricco di riflessioni e storie, offre un punto di vista attento sul mondo dei bambini. Nonostante sottolinei limportanza del qui ed ora” non è stato capace di coinvolgermi appieno.

Corinne Monti

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Lautrice chiude una trilogia familiare intrapresa anni fa, ci porta nel mondo di una nonna e di Mara Piccola, alla scoperta dei passaggi di crescita e della crescita del loro rapporto.

Però…. Finisce lì, si perde, si autocompiace.

Gli estremi della vita e il loro affrontare la vita, la prima con meno fretta, la piccola in crescendo. Però… io in questo loro rapporto non sono riuscita ad entrare.

Laura Derata

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In questo libro l’autrice ci racconta in modo autobiografico il “tempo” di una donna con la propria nipote, la terza età di una donna che diventa nonna, anche se la sua è una nipote acquisita dalla sorella, e ce lo narra parlandoci del presente, del futuro e del passato. Potrei consigliarlo a chi è over 60 per potersi confrontare e stimolare nel rapporto con i giovani ma ancor di più a chi è giovane per entrare in empatia con una generazione diversa e a chiedersi se non è meglio a volte cercare di passare un pomeriggio in più con i propri anziani.

Sonia Galli

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“Non mi ha mai chiamata mamma, Maddalena, nel corso del quarto di secolo in cui le ho fatto da madre. […] Mara. La figlia di tua figlia. Nata il 26 di aprile del 2016. […] Dunque io, che non sono la madre di Maddalena, sono la nonna di sua figlia.”

Non ha un grande grado di coinvolgimento questo romanzo memoir di Lidia Ravera. Questa terza autobiografia della scrittrice torinese ci svela pagine molto dolorose della propria vita, costringendoci a un brusco stop nei nostri pensieri. Però, la sensazione che lascia è quella di un libro adatto a un pubblico molto adulto anagraficamente, e dalle pagine traspare sempre il desiderio dell’autrice di affermare la ‘superiorità’ di una certa generazione di nonne. La sua. E questa sensazione soverchia tutto, il grande dolore famigliare, la presa di coscienza sociale, l’arretramento dei diritti individuali e collettivi di oggi, per lasciare spazio a un solo, esclusivo punto di vista.

Giovanni Crotti

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In questo libro autobiografico, Lidia Ravera racconta la sua esperienza di nonna, di madre, sorella e, soprattutto, di donna che vive la stagione della vita anziana (“il terzo tempo”) con paura ed entusiasmo.

Il focus è sulla “nonnità” e sul rapporto con Mara piccola, la nipotina di sua sorella, morta prima dei cinquantanni, a cui era legata da un amore profondo.

Una nonna, libera dai doveri che il ruolo genitoriale impone, può amare incondizionatamente.

I primi tre anni sono determinanti per la vita di ogni essere umano. Così, la nonna vive lincanto di questo periodo grazie allamatissima nipotina che vive in Texas, con la quale condivide i lunghi periodi delle vacanze. Grazie al rapporto speciale con la piccola, la nonna può recuperare uno sguardo comprensivo rispetto al passato e di gratitudine per il presente.

Anna Leonida

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Stopposo, come un pan di Spagna cui manca una spennellata di acqua e zucchero.

Irina Turcanu

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Riflessione garbata e attenta sul rapporto speciale nonni-nipoti. Un testo sincero e autentico dove il sentimento predominante è l’amore sconfinato e totale di Lidia, l’autrice, nei confronti della piccola nipotina Mara, che vive lontano, in Texas. Un amore, quello dei nonni, senza tutte le responsabilità genitoriali, svincolato da obblighi, regole e imposizioni. I nonni sono abbracci e giochi. Un libro da leggere per comprendere il valore degli affetti profondi e, dopo il Covid -19, rivalutare l’importanza dei veri sentimenti della vita... di una esistenza che non è eterna.

Paola Fusco

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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