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Una certa età di Vittorino Andreoli
Solferino

 

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson 
di Palmanova "LiberMente"
coordinato da Maria Renata Sasso

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Non ho trovato una nuova idea della vecchiaia in questo saggio di Andreoli, solo concetti già noti quali “ci sono giovanissimi in età da vecchi e vecchi in età giovanile”, o che la persona anziana ha bisogno di mantenersi in esercizio ma senza eccedere in esasperato salutismo, o la scoperta della circolarità che lega fra di loro corpo, mente e funzioni sociali mostrando così che l’uomo è una unità, o che il lutto è un vuoto da sanare.

Credo che il sunto di tutto il saggio stia nell’affermazione lapidaria fatta a ¾ del libro: “ritengo che la persona anziana, uomo o donna, e il suo comportamento non siano altro che un’espressione coerente con tutta la vita passata. Certo in qualcosa si può cambiare, a qualsiasi età, anche da vecchi, e alla fine Andreoli suggerisce la lettura di Camus per trovare lì l’inspirazione di quella rivolta vitale utile a sconfiggere un ineluttabile destino.

Mi chiedo però come possa Andreoli conciliare un’ipotesi di vecchiaia non solo attenta, concentrata, comprensiva, creativa, ma addirittura “rivoltosa”, con la realtà di una vecchiaia che descrive invece come conservatrice. E qui devo dire che cade proprio nel patetico quando dice che è commovente osservare una coppia di anziani che camminano a piccoli passi tenendosi per mano e raccomandandosi l’un l’altro di non cadere (lei ovviamente è più premurosa nell’accudire il suo bambino over 65), o quando dice che lui (e sembra di capire non l’abbia mai fatto da giovane) sbatte la tovaglia dalle briciole (ma sempre sotto l’occhio vigile di lei, regina della casa), o quando racconta dei loro litigi al supermercato sul numero di limoni da comperare. Quadretti irrealistici per me, ma forse non per chi si riconosce nel suo schema delle differenze di genere: LEI dare LUI avere, LEI prudenza LUI rischio, LEI portacipria LUI portafoglio, LEI casa LUI automobile, LEI sacro LUI profano e, dulcis in fundo…, LEI sentimento LUI ragione. Una young old sbalordita.

Ripamonti Angela

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Andreoli ha confermato, senza grandi novità, la mia idea di vecchiaia, stagione della mia vita che cerco di vivere, come suggerito non solo da lui, come un’opportunità. Potrebbe servire da guida a chi ancora non si trova a vivere “una certa età”.

Sasso Maria Renata

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Circolo dei lettori del torneo di Robinson 
di "Biblioteca di Pioltello"
coordinato da Fiorenza Pistocchi e Sara Ballis

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Un grande vecchio, ricco di anni, studi, esperienza, affronta il tema della vecchiaia: non una malattia - perché ci si può ammalare a tutte le età - né l’avvicinarsi o - peggio - l’attesa della morte. È una fase della vita, che lo scrittore analizza e descrive nelle sue caratteristiche fisiologiche e psicologiche, offrendo al lettore una disamina ampia e sfaccettata della fenomenologia dell’anziano e preziose indicazioni per vivere con serenità questo importante periodo della nostra esistenza. L’autore espone il suo pensiero in un linguaggio proprio e garbatamente specialistico, con argomenti attinti ad ogni ramo del sapere, a conferma che il migliore scienziato è lo scienziato umanista: nel suo discorso convivono felicemente la letteratura e la relatività, la mitologia e le neuroscienze, la filosofia antica e la psicoanalisi.

Nella riflessione sugli aspetti sociali e culturali della condizione dell’anziano non manca un giudizio severo, seppure non arcigno, su una società che, dando più valore al denaro e al profitto che al lavoro e alle doti personali, condanna alla solitudine, all’abbandono, a un frustrante e deprimente senso di inutilità chi può ancora dare un cospicuo contributo di immaginazione e creatività, oltre a svolgere l’insostituibile funzione di raccordo tra generazioni ed elaborazione della memoria storica.

Rendono questo lavoro veramente pregevole il senso di umana compassione e comprensione, il profondo rispetto della persona, il religioso amore per la vita che animano ogni pagina del libro

Maria Liverani

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Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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