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Questione di Costanza di Alessia Gazzola
Longanesi

 

Trama e recensione

[trama: È la storia di una donna, Costanza Macallè, ventinovenne messinese, laureata in medicina, che sogna di andare a lavorare a Londra. Nel frattempo, vince un concorso per un posto all’Istituto di Paleopatologia di Verona. Costanza è anche madre single della piccola Flora, una vivace bambina di quattro anni. Insieme alla sua piccola “orchetta” decide di accettare l’incarico (“non è il mio mestiere”), e trasferirsi nella città scaligera, presso la sorella Antonietta. Qui cominciano le sue avventure.

La scoperta con i colleghi di uno scheletro (vero), la ricerca di Marco, il padre di Flora, uno scheletro (mentale), rimasto fino a quel momento nell’armadio... ]

L’ho trovato un libro dalla scrittura fluida, la lettura è scorrevole, semplice con punte di umorismo (simpatiche le scenette con Flora), anche se all’inizio stenta un po’ ad ingranare, meglio la seconda parte.
La struttura si sviluppa su più̀ piani. Le vicende storiche e romanzate legate alle figlie di Federico II di Svevia, Selvaggia e Biancofiore (quelle che più mi hanno appassionato – comprendono l’arco temporale 1230 - 1270), si intrecciano con le avventure della protagonista contemporanea Costanza Macallè, del suo quotidiano e delle vicissitudini tra un lavoro che non la soddisfa, delle sue debolezze, le incertezze, gli errori (e il “complicato” rapporto con Marco, ritrovato) ma... si poteva dare di più̀.

Se da un lato ho apprezzato le figure di Selvaggia e Biancofiore, e i ‘quadri’ storici nei quali si muovono (situazioni arricchite di riferimenti, incisi e cenni di un periodo che mi affascina), dall’altro vorrei annotare alcune osservazioni. Si poteva andare più̀ a fondo nella descrizione psicologica dei protagonisti i quali, mancano di un certo spessore. Alla fine di ogni capitolo, i loro profili mi lasciano un po’ di vuoto.

C’è indubbiamente un bel lavoro di fantasia e intreccio degli eventi (romanzo un po’ storico, un po’ giallo, un po’ rosa), ma manca quell’approfondimento sui contenuti e le scelte della protagonista, di Marco e del loro “rapporto- non rapporto”. Non ne riesco a percepire l’interiorità, la vera sostanza.

Di questa autrice non ho letto altro, forse non è nella sua volontà scavare ulteriormente l’io, forse vuole rimanere in superficie. A mio avviso, mantenere detto taglio narrativo riduce il “peso specifico” dell’opera, rendendola in alcune parti scontata.
Giocare (anche) col termine “costanza”, nell’accezione di perseveranza e intraprendenza, non è “Questione banale”. L’intento è buono ma credo sarebbe stato più̀ accattivante lavorare sulle ‘molle interne’ di Costanza, del suo impegno e ricerca di una sua dimensione, sia nella sfera lavorativa (cambiamento, adattamento), sia in quella familiare e affettiva.

Si resta troppo a pelo d’acqua e i protagonisti rimangono leggeri, poco riflessivi. La scrittura a volte anche troppo semplice e stucchevole (toglietemi i “Montessori, flagellami” e i “Lovely”), a mio parere contribuiscono a svilire i loro profili. Ne risente il mordente, l’empatia nei confronti dei protagonisti.

Chiederei a Costanza un po’ più̀ di sostanza.

Luca Bontorin

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Del libro 'Questione di Costanza' ho apprezzato il progetto ambizioso: un accattivante mix di Kinsella e Dan Brown. Bella l'idea delle due sorelle di cui una con i capelli rossi, che hanno il loro alter ego nel medio Evo. Ci fa capire anche quanto siamo fortunati e quanta libertà abbiamo oggi. La ricerca storica e paleopatologica mi ha spesso coinvolto. Ho però trovato il libro un po' lungo e a tratti noioso, anche perché la protagonista non mi è molto simpatica. Forse sarebbero bastate un po' meno pagine per dire le stesse cose.

Nadia Tadioli

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È la prima volta che mi cimento in questa impresa ed il mio voto va a favore del libro LENA e LA TEMPESTA.

Ecco i motivi della mia scelta.

Costanza e Lena sono due donne d' oggi, moderne, indipendenti e complicate. Entrambe hanno vissuto un trauma indimenticabile, Lena per essere stata violentata, adolescente, da un amico del padre, Costanza per aver partorito una bimba, frutto di una notte d'amore con uno sconosciuto, del quale non ha più avuto notizie.

Ma le due donne sono profondamente diverse. Lena cerca di superare il trauma subìto ed è in cerca di un suo riscatto personale e di una nuova vita. Anche se il prezzo che sta pagando è alto, data la sua difficoltà ad intrecciare nuovi rapporti con il sesso opposto, alla fine il suo riscatto personale arriverà, insieme ad un nuovo amore e alla promessa di una nuova vita.

Costanza invece sembra non riuscire a staccarsi dal suo passato. La necessità di rintracciare il padre della bimba sembra celare il desiderio di riallacciare una relazione amorosa con quell'uomo dal quale sente di essere ancora profondamente attratta.

La ragione della mia preferenza per Lena sta nello spessore che l'autrice riesce a dare a questo personaggio. Le sue riflessioni tormentate, la sua voglia di riscatto, mi hanno emozionata e resa partecipe. Lo stile dell'autrice è intimistico, ma capace di restituirci gli stati d'animo che attraversano la protagonista, personaggio delicato, nonostante il suo passato " ingombrante".

Lena ci insegna che, affrontare il dolore ed uscirne, ci rende più forti e più umani.

Costanza è invece un personaggio più freddo. Poco sappiamo del suo travaglio interiore di fronte ad una maternità vissuta in solitudine, molto invece apprendiamo del suo lavoro di paleopatologa, con descrizioni di carattere scientifico che suonano ridondanti, così come del tutto superflua appare la divagazione storica su Federico II e sulle sue figlie Selvaggia e Biancofiore.

Questa " incursione nel territorio del romanzo storico ", per citare l'autrice stessa, è fine a sé stessa, non funzionale agli eventi, e colpevole, casomai, di ostacolare ed interrompere la nostra partecipazione emotiva alla vicenda umana e sentimentale della protagonista.

Certo lo stile della Gazzola è sempre uno stile di scrittura scorrevole, accattivante, spesso arricchito da una sottile ironia, ma quando si parla di cuore e di " sentimenti " apprezzo molto la profondità e non amo le divagazioni.

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Non vi è alcun dubbio: Questione di Costanza di Alessia Gazzola batte Le posizioni dell'amore di Valentina Ricci 10 a 0.
La quotidianità̀ di una donna più̀ che normale, alle prese con gli alti e i bassi della vita, per la quale è facile provare simpatia, è movimentata da un'indagine che intriga il lettore e lo trasporta in un viaggio nel tempo. La storia scorre veloce, nonostante le 352 pagine, perché́ è interessante e perché́ è scritta bene.

Non così il libro di Valentina Ricci, che, più̀ che un romanzo, è il diario intimo di un personaggio senza spessore, in preda ad un delirio esibizionista che può̀ tutt'al più solleticare la curiosità̀ di un lettore voyeur. Non si salva nemmeno la lingua, mutuata dal registro più̀ basso dell'italiano standard e facile al turpiloquio. Unico lato positivo: le pagine sono solo 160 e il supplizio passa in fretta.

Sara Furlati

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Un romanzo semplice d’affrontare che ti accompagna per mano dentro una storia contemporanea: i problemi che si possono presentare a una madre, il cambio di vita di un uomo che diventa padre dalla sera alla mattina, di due persone che, senza reale interesse, si devono conoscere. Una relazione prodotta da uno scherzo del destino, i sogni professionali e accademici che appaiono sempre più lontani. La passione moderna, effimera, poco tangibile, che si mescola alla fantasia di un antico, forte e misterioso amore. Scritto come se fosse il racconto di vita di una tua vecchia amica, ti offre l’opportunità interrogarti su diversi fenomeni sociali come l’immigrazione, la mancanza d’amore proprio e il disprezzo della società verso una persona che non ha avuto una vita modello. Senza dubbio questo romanzo ti susciterà la curiosità di conoscere un passaggio della storia d’Europa che, purtroppo, nelle pagine del romanzo, rimane solamente sullo sfondo della vicenda prodotta dall’immaginazione dell’autrice.

Blancas Gutiérrez Karen

 

 

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