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Ragtime di Edgar L. Doctorow

Mondadori

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Palermo “Eutropia”
coordinato da Rosana Rizzo:

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Il ritmo della scrittura, la musica che si riesce ad ascoltare dentro di noi mentre sto leggendo il libro.

Direi che queste emozioni, insieme ad una storia raccontata benissimo, mi hanno rapito.

Giuseppe Riccio

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Ragtime è ambientato a New Rochelle, ed è un romanzo di gente “al servizio del proprio colore della pelle”, come dice Coalhouse Walker ad un altro nero, Booker T. Washington. Una pletora di personaggi affolla le densissime pagine del romanzo, e ognuno è desideroso di far conoscere tutto di sé al lettore: pagina dopo pagina, un nutrito parterre di celebrità dell’epoca percorre il proprio red carpet narrativo, dall’attrice Evelyn Nesbit all’attivista Emma Goldman (due modi totalmente antitetici di essere donna che però si interfacciano in modo intimo), dal banchiere ed egittologo per ossessione Pierpont Morgan ad Harry Houdini, che raggiunge le luci della ribalta grazie all’arte di sottrarsene, scomparendo. Le loro esistenze sotto i riflettori si intrecciano con quelle di chi, nella finzione narrativa, non ha neppure il nome di battesimo: si tratta della famiglia del narratore, una famiglia non felice e destinata a disgregarsi nella sua formazione originaria perché travolta dalla Storia. Papà è un esploratore: si allontana da casa per una spedizione nell’Artico, ed il ritorno a casa si traduce in un continuo e mai riuscito esercizio di riambientamento; in sua assenza, la Mamma ridisegna completamente il nucleo familiare accogliendo in casa la giovane madre di colore Sarah ed il suo bambino. Il Fratello di Mamma abbraccerà la causa rivoluzionaria morendo lontano, al fianco di Zapata. Ma i personaggi più riusciti del romanzo sono sicuramente l’ebreo Tateh, il “barone,” che dopo una vita di miseria diventa ricco grazie al cinema, ed il musicista nero Coalhouse Walker, troppo elegante, distinto e testardo per non essere invidiato, e quindi perseguitato, dai bianchi. Il finale, lieto, riconfigura la geografia delle relazioni tra i personaggi che rimangono a New Rochelle (la Mamma, il Barone, i figli acquisiti) in una nuova famiglia che nulla ha a che vedere con quella di origine, ed è perciò veramente autentica.

Questo romanzo è proprio come il genere musicale a cui si ispira: se ci si abbandona al ritmo della narrazione e ai mille rivoli in cui essa si dipana, allora se ne può godere appieno; ma se si vuol tentare di fare ordine tra eventi e personaggi con puntiglio di chiarezza, ecco, potrebbe configurarsi il rischio del disorientamento, o anche di un leggero mal di testa. Ecco, lo confesso, a me è successo proprio questo.

Neva Galioto

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Ragtime: “Genere musicale prettamente strumentale nato dalla contaminazione tra i ritmi dei balli europei di fine Ottocento e delle danze dei neri d’America, prevalentemente pianistico e rigorosamente scritto, in seguito adattato a ensemble di strumenti a fiato; nell'esecuzione pianistica la mano sinistra sostiene un ostinato tempo binario e la destra esegue una melodia fortemente sincopata.”

Ragtime è un romanzo che racconta, cavalcando l’omonimo ritmo musicale, la nascita della Nazione Americana intrecciando la storia di tutta una serie di figure storicamente esistite (quali Pierpont Morgan, Evelyn Nesbit, il mago Houdini, l’architetto Stanford White, Emma Goldman) con le vicende dei personaggi veri e propri.

Il racconto a più voci, ambientato nei primi anni del XX secolo, ci parla delle storie di una famiglia borghese di New Rochelle (New York), di un musicista di colore e di un immigrato ebreo che troverà la sua strada facendo fortuna nel nascente mondo cinematografico.

Il romanzo, attraverso i suoi personaggi, reali e di fantasia, racconta delle condizioni degli immigrati, della discriminazione razziale, dell’avvento della tecnologia e delle forti diseguaglianze sociali, la lotta politica e la lotta per il lavoro, e tutti quegli sconvolgimenti e contraddizioni che, nel crogiuolo dell’U.S.A. di inizio del secolo scorso, hanno portato all’attuale identità del popolo americano.

Il libro, attraverso pochi dialoghi serrati e capitoli a volte brevi, di uno o pochi paragrafi, e lunghi tratti di prosa fluida ed espressiva, ci trascina dentro un ritmo musicale sincopato, proprio del rugtime, che invoglia a correre ma, contemporaneamente, ferma l’attenzione sui tanti avvenimenti e concetti importanti in esso contenuti.

Romanzo straordinario, ritmo veloce ma suonato con accurata lentezza, divertente ma con affreschi potenti di storia, scorrevole e con importanti temi sociali e culturali, di un’altra epoca eppure assolutamente contemporaneo.

In definitiva un imperdibile “classico” che può aiutare nella comprensione della forza e delle contraddizioni dell’attuale società americana.

Salvatore Balsamo

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Il Ragtime è un genere musicale diffusosi tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, nato dalla contaminazione di vari generi e caratterizzato da un ritmo sincopato, stracciato, a brandelli. Il titolo del romanzo di Doctorow da un lato serve a contestualizzare l’opera nel periodo storico in cui è ambientata, dall’altro vuole metaforicamente rappresentare la varietà dei contenuti e dei suoi protagonisti principali. Attraverso le sue pagine è possibile incontrare personaggi realmente esistiti come il mago Houdini, l’impresario Ford, il finanziere J.P. Morgan, la sensuale attrice Evelyn Nesbit, l’anarchica Emma Goldman ai quali se ne affiancano altri di pura finzione tra cui il talentuoso e sfortunato pianista Coalhouse Walker Jr. Il romanzo è narrato da un non meglio identificato personaggio che si riferisce ai componenti della famiglia attorno cui si sviluppa la storia in base al rapporto di parentela che li unisce (nonno, mamma, papà, fratello minore di mamma, bambino) senza che venga mai svelato il loro nome. Il tutto armonicamente intrecciato in un’alternanza equilibrata di realtà e finzione.

 

New York è in pieno fermento culturale, demografico ed economico e anche se più di un secolo ci separa da quegli anni, tante sono le questioni sociali che la tormentano oggi come allora: la paura dell’altro, del migrante (“A quanto pare, gli immigrati c’erano. I negri c’erano”); la lotta per la parità dei sessi (“La verità è, proseguì in fretta Emma Goldman, che le donne non possono votare, non possono amare chi vogliono, non possono sviluppare la loro mente e il loro spirito, non possono dedicare la loro vita all’avventura spirituale della vita, non possono fare niente, compagni!”) e contro le ingiustizie sociali, (“In tutta l’America il sesso e la morte si distinguevano appena. Donne scappate morivano nei rigori dell’estasi. Storie venivano messe a tacere e cronisti zittiti con denaro da ricche famiglie”), il divario socioeconomico tra le classi egemoni e quelle subalterne (“Come mai le masse si permettono di farsi sfruttare dai pochi? La risposta è: Lasciandosi persuadere a identificarsi con loro”), l’abuso di potere da parte delle forze dell’ordine soprattutto davanti alle questioni razziali (“La Mamma disse: Mr Walker, mi vergogno che questa comunità, nella sua opinione, debba essere rappresentata da quel branco di mascalzoni”). Un romanzo intenso, sorprendentemente contemporaneo, a tratti crudo e amaro. C’è tutta l’America con le sue eterne contraddizioni.          

Laura Guercio

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Un affresco potente della America dei primi del Novecento, narrato in prima persona da un personaggio di fantasia “il ragazzo” dove la storia della sua famiglia (il padre, la madre, il fratello minore, il nonno) i cui membri non vengono mai identificati si intreccia con quella di personaggi famosi realmente esistiti. La storia di un pianista di origini afroamericane suonatore di ragtime, che veste e parla come un bianco destando in alcuni stupore e in altri fastidio, si intreccia con quella della famiglia che viene coinvolta in un susseguirsi di avvenimenti, di soprusi, umiliazioni e violente reazioni che ancora una volta sottolineano l’intolleranza della società bianca americana nei confronti degli afroamericani. Si alternano a questi avvenimenti lunghi capitoli dedicati a personaggi realmente esistiti. Per citarne alcuni: il mago Houdini, con la sua ossessiva ricerca di azioni eccezionali, Henry Ford la cui genialità ha dato il via alla grande produzione industriale, il miliardario Morgan e la sua bramosia di impossessarsi dell’arte e della storia, Sigmund Freud che non nasconde il suo disgusto per la rozzezza degli americani. E poi la bella Evelyn Nesbit coinvolta in uno scandalo a causa del suo violento e pazzo marito di cui si innamora il fratello minore. Ed è proprio in seguito alla delusione amorosa per Evelyn che il fratello minore diviene prima un terrorista e poi grazie ai suoi progetti di esplosivi rientra nella storia della prima guerra mondiale. Il romanzo è un continuo alternarsi di fantasia e fatti storici lasciando però un riflettore acceso sul sogno americano ben rappresentato dall’artista di origine ebraica Tateh che riesce a riscattare, grazie alla sua arte, la sua vita e a trasformarsi in un ricco astro della cinematografia           

Mariangela Federico

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Il romanzo è ambientato a New Rochelle ed esprime l’atmosfera dell’America ai primi del Novecento, attraverso le vicende di una ricca famiglia, la cui storia si intreccia con quella di altri personaggi creati dalla fantasia dell’autore, in particolare un immigrato dell’Est europeo di origine ebraica, destinato a farsi strada nel mondo del cinema e un pianista negro, in lotta contro la società che lo discrimina. New York diventa un crogiolo di razze, di cultura, di situazioni, in cui ricchezza e povertà, progresso e razzismo si intrecciano e si complicano. Mamma, papà, fratello minore della mamma, nonno, ragazzo, sono i personaggi principali che sembrano in un primo tempo prigionieri della loro forma e in un secondo tempo fuscelli in preda ad una forza centrifuga che li disperde e mescola le carte.

Fantasia e realtà si mescolano, ma non sempre con successo, perché i personaggi storici ( es.Eveljn Nesbitt) vivono la loro vita avventurosa ai limiti del paradossale e finiscono col rasentare l’assurdità. Difficile quindi seguire il corso della vicenda per i continui rimandi, lo stile è pesante e non sempre armonioso, mancano i dialoghi, l’iter narrativo è un po’ asimmetrico con capitoli brevissimi ed altri lunghissimi, troppo netta la dicotomia tra bianchi cattivi e negri buoni. Il ritmo narrativo è davvero spezzato ed a volte sincopato, a volte assordante, qualche volta noioso.

Gemma Alfano

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L’autore, attraverso la voce narrante di un ragazzo, ci fa immergere in un mondo popolato di personaggi, reali ed immaginari che ci danno una visione dell’America dei primi anni del 1900 con le sue utopie e contraddizioni mentre riecheggia la musica del Rag.

La vicenda si svolge a New Rochelle – New York – dove vive la famiglia del ragazzo:

il padre, proprietario di una fabbrica di bandiere e fuochi artificiali ed appassionato viaggiatore ed esploratore, la madre, il nonno e il fratello minore della mamma. Nessuno di queste persone ha un nome, quasi a voler marcare la differenza tra loro e quelle realmente vissute in quegli anni che andiamo incontrando nel corso della narrazione. Tra questi incontriamo per primo il pittore Winslow Homer, che viene citato anche nelle ultime pagine del libro quando la sua casa è già diventata oggetto di visite turistiche. L’ architetto Stanford White, in parte responsabile del saccheggio di tesori della “vecchia Europa” in un periodo storico in cui l’America cercava una parvenza di nobiltà. La bella Evelyn Nesbit e il suo folle marito Harry K. Thaw. Il banchiere ed appassionato d’arte J.P. Morgan. Harry Ford, quando il suo impero era ancora agli albori. Emma Goldman, appassionata sostenitrice dei diritti umani e dell’emancipazione femminile. L’educatore nero B. T. Washington. Il mago Houdini e altri ancora. Il vero protagonista è Coalhouse Walker, creato dall’autore, un pianista nero che, per vendicarsi di un sopruso subito da parte di un pompiere

scatena una guerra che causerà la morte di diversi pompieri e la distruzione di diverse caserme, gettando nel panico l’intera popolazione. Questo personaggio entra in contatto con la famiglia del ragazzo in quanto la madre un mattino trova nel suo giardino un neonato nero che è stato abbandonato, e decide di tenere in casa sia il piccolo che la madre Sarah. Coalhause è il padre del bambino, ma quando dopo lunghe insistenze, riesce a convincere Sarah a sposarlo, avvengono i fatti che porteranno alla morte della stessa Sarah, alla sua vendetta ed alla sua stessa morte. Sono molti i temi che emergono: emigrazione ed integrazione, il divario tra chi riesce ad emergere come Tateh, un emigrato ebreo che riesce ad affermarsi nella nascente industria cinematografica, e chi resta sempre ai margini della società. Il razzismo, purtroppo sempre attuale, e la violenza che ne scaturisce. La condizione femminile. Anarchia e capitalismo. Il rapporto tra realtà e illusione, tra l’individuo e l’occulto, tra l’uomo oggi e coloro che l’hanno preceduto. Questi ultimi sono quelli che mi incuriosiscono di più, l’amarezza di Houdini quando si rende conto che ciò che l’uomo è capace di creare supera di gran lunga tutti i suoi trucchi (realtà o illusione? Il dubbio resta). Ho trovato molto interessante la conversazione tra Ford e Morgan e la teoria di quest’ultimo secondo cui è impossibile che il genio nasca dal nulla, ma può solo essere trasmesso dal passato forse attraverso la reincarnazione. Il libro si legge con interesse la prosa è gradevole e asciutta, si conclude con un lieto fine, secondo me un po’ incongruo, ma questo non ci tranquillizza perché sappiamo che oggi, a distanza di più di un secolo, le problematiche che emergono sussistono ancora e niente ci fa sperare che ne vedremo la fine.

Olinda Orlando

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Recensione 8  Ragtime è l’esplorazione dello stra-ordinario. Quello che Doctorow ci presenta è un turbinio di vite che si intrecciano e che, attraversando situazioni al limite del surreale, ci svelano gli estremi opposti della società americana di inizio Novecento.

L’iniziale povertà di Tateh accanto alle velleitarie esplorazioni di Papà; la ricchezza smisurata di Morgan, tale da farlo credere degno di un segno da parte di Osiride, accanto alla disperazione di Sarah e al maldestro tentativo di uccidere il suo stesso bambino.

Il libro è disseminato di storie eccezionali, che ci parlano di lotte sociali, razzismo e migrazione, ma anche di modelli produttivi vincenti, scalate di potere e storie di successo, ovvero del lato più “sbrillucicante” del sogno americano. In una continua altalena tra opposti, si scorgono le storie di alcuni personaggi femminili che ci rimandano dignità e forza, sia che agiscano nella scena pubblica come Goldman e Nesbit, sia in quella familiare come la Mamma.

L’intrecciarsi di personaggi fittizi a personaggi reali, tra cui appunto Goldman, Morgan, Houdini e altri, rende più curioso e accattivante il romanzo, che fino alla fine promette di stupire con qualche nuovo innesto narrativo. Alla bizzarra costruzione del racconto trovo che si aggiunga uno stile piacevole e a volte poetico. Ho trovato particolarmente divertente l’immagine finale dei tre bambini seduti in giardino che, con la loro diversità di origini e tratti somatici, diventano l’ispirazione delle “Simpatiche canaglie” e al tempo stesso il simbolo (del successo?) del modello multiculturale americano.

Roberta Palleschi

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Questo libro è un grande viaggio nel mondo America del primo Novecento con tutto il suo fascino e le sue contraddizioni. Una società ricca di intelligenze, di artisti, di pittori, poeti, musicisti, fotografi, esploratori con un ritmo di vita che è quello del Rag (un aria suonata da una pianola). C’è dentro il puritanesimo, lo spirito d’avventura, il razzismo, il capitalismo, le ineguaglianze, i migranti, le lotte sindacali, l’anarchismo, le condizioni degradate dei quartieri poveri.

Personaggi mitici (Houdini, JP Morgan, Emma Goldman, Stanford White, Winslow Homer, Evelyn Nesbit etc) che identificano il mondo caleidoscopico americano in cui tutto c’è ingegno, passione, rischio, curiosità, ma anche rabbia. Sigmund Freud non è d’accordo (con lui forse lo sguardo dell’Europa?) la società americana appare grossolana, opprimente e fracassona (L’America è un grosso sbaglio). Ci sono storie romantiche (Tate che mi ricorda citazione dal pranzo di Babette “un artista non è mai povero”), storie malinconiche (papà e mamma di cui non sapremo mai il nome), storie drammatiche (Coalhouse il pianista del Ragtime). Quest’ultima è il leitmotiv del romanzo in cui c’è tutta la rabbia della gente di colore contro il razzismo della società americana.

I tre figli che alla fine parlano tra loro prendendo il sole (la figlia, il figliastro ed il figlio nero adottato) sono il frutto di queste storie e rappresentano la continuità e forse la speranza di un’America migliore.

Houdini è il manifesto di questo libro: personaggio in cui si concentra la fantasia, lo spirito d’avventura, ma anche l’approccio scientifico della migliore società americana (Houdini demistificherà le sedute spiritiche e farà parte della American Scientific Society).

Mario Cottone

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Il riferimento alla musica è presente fin nel titolo del bellissimo romanzo di Doctorow sebbene non sia un romanzo sul ragtime in quanto genere musicale e di cui si fa a stento cenno nel corso delle pagine. Ciò nonostante è innegabile che l’opera tragga ispirazione da quel tipo di musica e dal tempo in cui fiorì in America ed è altresì innegabile che si senta battere proprio il ragtime durante la narrazione. È il ritmo che scandisce un racconto poliedrico, ricco di personaggi veri e inventati, colmo di sfumature. Doctorow ci porta nel “L’America (…) agli albori del secolo XX, un paese di macchine a vapore, di locomotive, di aeronavi, di motori a scoppio, di telefoni e di edifici di venticinque piani.”

L’autore di Ragtime impernia la trama principale sulle vicende di una famiglia della borghesia bianca benestante di New Rochelle, nello stato di New York, negli anni che vanno dal 1902 al 1913. Intorno ai componenti della famiglia ruotano un’infinità di storie, di trame secondarie e di personaggi, tra i quali alcuni realmente esistiti, le cui esistenze e vicende sono rappresentative dei moltissimi temi messi in campo dall’autore. Tutto ciò che ferveva in occidente all’inizio del secolo è affrontato: immigrazione, lavoro minorile, estrema povertà delle classi lavoratrici, i movimenti politici, la questione razziale, il ruolo delle donne nel nuovo secolo, l’ebreo perseguitato, ma anche la nascita della psicanalisi, l’illusionismo, le grandi avventure geografiche, l’industria automobilistica, il mondo della finanza, l’arte, gli artisti, la musica. Tutto quello che avrebbe caratterizzato il novecento trova collocazione e New York è l’universo delle cose possibili.

Doctorow permette a chi lo legge di osservare da un punto di vista privilegiato una società intera che si dipana e si sviluppa alla vigilia della prima guerra mondiale.

Si ha l’impressione, scorrendo le pagine del romanzo, di assistere a uno spettacolo dal vivo in cui personaggi, più o meno probabili, si affollano sgomitando per venire alla luce e catturare l’attenzione del lettore/spettatore con il loro pezzetto di storia. Siamo spettatori del futuro che si forma in tutte le sfaccettature, un futuro che per ragioni storiche abbiamo vissuto e viviamo, conosciamo e riconosciamo nelle vite e nelle avventure dei protagonisti, attori e attrici che entrano ed escono dalla luce dei riflettori.

I personaggi reali sono magnificamente inseriti nel mondo immaginario e i personaggi immaginari si muovono con naturalezza nella storia: ecco il tempo binario della musica “stracciata”, del ragtime.

Del genere musicale a cui si deve il titolo, Doctorow è pianista eccezionale; le mani suonano indipendenti, una la melodia principale, l’altra si lascia andare all’improvvisazione. Il risultato si può paragonare a una esecuzione musicale di qualità, che pur non essendo contenuto da forma alle storie e ai protagonisti suggerendo un ritmo narrativo veloce e sincopato ma allo stesso tempo pigramente lento. La musica incide nella struttura stessa della frase e nell’uso della lingua, precisa e fortemente descrittiva, diventando simbolo di un’epoca insieme all’altro formidabile simbolo della civiltà del XX secolo e dell’acquisizione di uno status, la Ford Model T, prima auto a essere costruita in serie, fatto che cambia per sempre il concetto di lavoro.

Scrive Doctorow nell’ultima pagina che “l’era del ragtime era finita, come se la storia altro non fosse che un’aria suonata da una pianola”. Sentiamo in questa affermazione l’eco delle parole di Prospero ne The Tempest con le nostre vite racchiuse nel tempo di un sogno.

Cinzia Marino

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Il ragtime è stato un genere musicale afroamericano in voga nei primi anni venti del novecento, che si basa sulla contrapposizione tra due ritmi diversi, uno regolare e ossessivo, l’altro vario e sincopato. Il libro di Doctorow, riprendendo fedelmente il periodo storico, il clima e l’ossatura di questo genere, è un racconto spezzato, che dipinge un periodo a brandelli. La parte regolare del racconto è costituita dalle vicende vissute da personaggi di fantasia: un’agiata famiglia borghese di New Rochelle, indicata facendo riferimento ai ruoli familiari (Papà, Mamma, Nonno, il Fratello Minore, il Figlio) accoglie in casa Sarah, una donna nera con il suo piccolo bambino e viene coinvolta, suo malgrado, nell’incredibile escalation di soprusi subiti dal pretendente della serva di colore, Coalhouse Walker, un pianista nero a cui la società del tempo non perdona il peccato di possedere proprio quelle che sono le virtù più apprezzate nel mondo dei bianchi: benessere, contegno, dignità e amor proprio. Il “negro” che, pur essendo un personaggio di fantasia è invece indicato per nome, si ribellerà con una serie di azioni plateali che porteranno alla sua tragica morte. L’intreccio di base viene interrotto ed arricchito dalla presenza di una corte variegata di personaggi storici che faranno da contrappunto vivacissimo, anche se non sempre efficace e conducente, alla storia. Ragtime ci mostra anche una società apparentemente regolare, opulenta, lieta e ottimista dove “Non c’erano negri. Non c’erano immigrati” ed è invece infestata da fortissime disuguaglianze sociali che emergono prepotentemente nella trama, mostrando tutte le contraddizioni del popolo americano. Come ogni ragtime che si rispetti, il racconto termina con la ripetizione del ritornello: la Grande guerra trasformerà i festosi fuochi d’artificio in micidiali bombe e la Famiglia, che perde il Padre imbarcatosi nel Lusitania, un padre sempre più disorientato e perso man mano che si prosegue nel racconto, ripeterà il suo regolare ritmo su nuove basi: la Madre, infatti, sposerà Tateh (Padre, in ebraico), un immigrato sfuggito alla miseria dopo aver prestato la sua arte all’industria cinematografica e i tre bambini, il Figlio, la figlia di lui e Coalhouse Walker III, vivranno insieme in una serena mescolanza come nelle avventure della serie “Simpatiche canaglie”, a cui il romanzo sembra alludere nel finale.

Pietro Giammellaro

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Il romanzo è ambientato a New Rochelle, cittadina dello stato di New York, nei primi anni del XX secolo. I fatti narrati si svolgono fino al 1917, anno in cui gli Stati Uniti sono entrati nel primo conflitto mondiale, ed intersecano tra loro eventi accaduti e personaggi realmente esistiti a storie e figure di fantasia. Le vicende si svolgono attorno ad una ricca famiglia bianca di cui fa parte anche il giovane narratore ed un pianista di origine afroamericana. L’io narrante introduce tutti gli avvenimenti con la consapevolezza di un narratore onnisciente. Presenta al lettore, senza mai chiamarli per nome, i membri della famiglia - il Papà, la Mamma, il Fratello Minore, il Nonno, il Ragazzo - tra luci e tenebre, abbracciando le contraddizioni tipiche della società americana dell’epoca, densa di conflitti sociali e razziali. Una società dove le donne che cercano di liberarsi da un marito violento vengono etichettate come delle “poco di buono”, come accade a Evelyn Nesbit, e quelle che dedicano la loro vita alla politica, come Emma Goldman, sono sempre sotto il mirino della polizia. Infatti la Goldman è arrestata di continuo con accuse pretestuose; a lei non si perdonano non tanto le posizioni anarchiche, quanto il fatto che a sostenerle sia una donna. Una società che non accetta che un uomo di colore, il pianista Coalhouse Walker, possa essere un abile suonatore di Ragtime, che vesta e parli come un bianco, tanto meno che possegga una Ford Modello T. In questo contesto è reso oggetto di umilianti soprusi che lo porteranno a compiere atti criminali, con la lucidità di chi sa che nessuno gli farà mai giustizia, se non sarà lui stesso a farla. Si intrecciano con le vicende della famiglia personaggi reali: Houdini, uomo dai mille tormenti, Sigmund Freud, che lascerà gli Stati Uniti disgustato, desideroso di tornare al suo tranquillo studio di Vienna, Henry Ford, Pierpont Morgan, bramoso di carpire i segreti dell’antico Egitto e tanti altri personaggi che talvolta intersecano le loro vite con quelle dei membri della famiglia, altre volte le loro vicende sono oggetto di ampie digressioni. La storia di un immigrato ebreo, Tateh, che da poverissimo diventa un astro nascente della cinematografia, conferma la teoria del sogno americano, dove ogni speranza si può realizzare. L’improvviso ed inatteso lieto fine, più favolistico che realistico, in un testo così drammatico non convince del tutto, in quanto appare incongruente con la solidità del romanzo. L’ingresso dei personaggi reali, nella sua apprezzabile originalità, non sempre è inserito nell’opera armoniosamente, talvolta appare forzato e finisce per frantumare il genuino fluire degli eventi. Il ritmo del testo è spezzato, pochi dialoghi e brevi spazi di scrittura distesa, con un immaginario sottofondo di Ragtime.

Caterina Pietravalle

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Edgar L. Doctorow mescola, con grande abilità e ottima costruzione narrativa, personaggi realmente esistiti ad altri di fantasia. La passione femminista di Emma Goldman, le intuizioni di Henry Ford, la fama e le esibizioni del grande Houdini, sono alcuni degli elementi che concorrono a dipingere un grande affresco del New England dei primi del Novecento.

L’autore ci conduce su una mappa spazio-temporale, nella quale incontriamo persino Sigmund Freud, sbarcato a New York insieme ai suoi discepoli, Jung e Ferenczi.

Decisamente post-moderno per la fusione tra diversi registri narrativi diversi, tra fiction e vicende reali o con personaggi reali come protagonisti e per la scelta di Doctorow di non fornirci i nomi della ricca famiglia bianca di New Rochelle i cui componenti, vengono chiamati solo Papà, Mamma, Fratello Minore, il Nonno, il Ragazzo. Ragtime, che gioca con le coincidenze, con l’intrecciarsi e lo sfiorarsi delle vite dei personaggi, decolla lentamente poi prende quota e ricrea magistralmente l’atmosfera del primo nove-cento senza tralasciare nessuno degli aspetti che hanno caratterizzato quell’epoca negli Stati Uniti: il capitalismo e l’industria, le lotte operaie e la nascita dei sindacati, la nascita del cinema e la musica afro-americana, l’immigrazione e soprattutto il razzismo, che diventa il tema forte della parte finale

Viviana Conti

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Nel 1906 si apre la vicenda narrata in questo libro, nella casa di una famiglia benestante dello stato di New York. Ci si aspetterebbe che la storia continuasse raccontando le vicende che si svolgono in questo contesto familiare, o magari con l’approfondimento di alcuni personaggi. E invece, come per magia, lo scenario si apre e incredibilmente cominciano ad apparire e scomparire personaggi storicamente esisti e non, che intersecano le loro storie con quelle degli appartenenti la famiglia.

Il lettore si trova faccia a faccia con Harry Houdini, Sigmund Freud, Emma Goldman, Henry Ford, J.P. Morgan, Evelyn Nesbit... che, con le loro storie personali. danno vita a piccoli romanzi nel romanzo, scendendo nel loro intimo e mettendo a nudo, dolori ed emozioni con precisione e chiarezza, confrontandosi con altri personaggi creati dalla penna dell’autore come un immigrato dell’est europeo di origine ebraica e un elegante pianista nero.

A fare cornice a questo spaccato di umanità reale e immaginaria, vi è la città di New York con le sue sfaccettature, la povertà imperante, la ricchezza, i sobborghi e il razzismo.

È proprio su quest’ultimo tema che si sofferma la narrazione: mettendo a confronto la dignità della persona contro i pregiudizi dell’ignoranza e la cattiveria umana. Tema molto attuale ancora al giorno d’oggi. Doctorow si ferma a descrivere minuziosamente, quanto l’abbigliamento, i modi, la cultura e la personalità del “NEGRO” fossero così simili a quelli dei rispettosissimi “BIANCHI”, anzi che spesso fossero ancora migliori e superiori.

La dignità di PERSONA, che il pianista vuole affermare a tutti i costi e che gli fa perdere il senso etico delle cose, è proprio la protagonista e il simbolo delle contraddizioni di un’epoca e di una città che le vive tutte al suo interno. Dignità che viene fuori nella descrizione di ogni personaggio, la fierezza che vi è, nonostante non venga rivelato nemmeno il nome di battesimo di alcuni di loro, vedi il Fratello Minore, il bambino nero, ecc. Tutto ciò raccontato al ritmo del rag che sembra di sentire, man mano che la lettura procede e ci si introduce nelle vite dei personaggi.

L’ambiente sociale rimane fuori, con le sue contraddizioni, eppure è comunque proiettato al futuro e al progresso, come vediamo dalla chiusura del romanzo, in cui il povero immigrato straccione diventa un ricco industriale dell’industria cinematografica e a chiusura del cerchio sposa la signora della ricca famiglia.

Serena Crifò

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Il romanzo dello scrittore statunitense è pubblicato in lingua originale nel 1974, in italiano nel 1976. Sullo sfondo del pianoforte e del tentativo di un pianista di colore discriminato di farsi giustizia, si incontrano, in un intreccio tra quotidiano e surrealtà, celebrità come il Pittore, il Mago, lo Psicanalista, l’Architetto che sono, come link di un ipertesto, digressioni biografiche da esplorare. Una lente d’ingrandimento si sofferma sui migranti dall’Italia e dall’Europa orientale, etichettati e stipati come polli, disprezzati da Newyorkesi e Irlandesi, impuzzati di aglio e di pesce, pieni di piaghe e disposti a lavorare per nulla, vittime di angherie, costretti a fare gli ambulanti, a scegliere tra mandare a scuola i figli e sbarcare il lunario, e al contempo ladri, ubriaconi, stupratori, assassini, mal visti dai poliziotti. Balena una curiosità che ha stimolato il mio interesse nella descrizione dei porti allo sbarco delle navi: il tema poco usuale del saccheggio autorizzato dell’arte europea attraverso il mare. La prosa è secca, senza dialoghi, il libro procede a ritmo stracciato, come il genere musicale di riferimento, paragonabile a una composizione cubista nell’assembramento sintetico dei “pezzi” dello spirito americano dei primi anni del Novecento, che riflette il collage di culture e subculture di New York e dintorni in quegli anni: ricchezza e povertà, razzismo, ghetti e progresso, miseria e visione del futuro. Non sarà un caso che proprio Picasso abbia disegnato la copertina di “Ragtime” di Igor Stravinsky nel 1919.

Laura Mollica

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Vigevano “Circolo Bibliosofia della La biblioteca di Mastronardi”
coordinato da Raffaella Barbero

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Uno spaccato dell’America del primo Novecento, in cui la vita di una benestante famiglia si intreccia con la Storia.

Nella New York di inizio secolo, piena di immigrati, neri e operai in lotta, i protagonisti non hanno bisogno di essere identificati altrimenti che con i termini generici di “Mamma”, “Papà”, “Ragazzo”…, perché rappresentano il ruolo che gli è stato attribuito.

I loro destini si intersecano con quelli di uomini e donne realmente esistiti: Houdini, Freud, Jung, Emma Goldman, Henry Ford...

L’autore riesce a descrivere, con un ritmo tensivo e repentini cambi di piano, esistenze che si incontrano e si condizionano, evidenziando come piccole coincidenze e casi fortuiti producano conseguenze determinanti e indelebili.

Raffaella Barbero

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Ragtime è un romanzo del 1974 dello scrittore statunitense, di origini ebraico - russe, Edgar L. Doctorow. Siamo nella New York, povera e maleodorante, di inizio Novecento, all’epoca del presidente Theodore Roosevelt. Nel romanzo le vicende di una comune famiglia americana dell’epoca - non meglio identificata, tanto che Doctorow decide di non dare loro nemmeno un nome ma di nominarli con dei generici Mamma, Papà, Bambino, Nonno - si intrecciano con quelle di personaggi storici del periodo: l’illusionista Houdini, Sigmund Freud (che non apprezzò N.Y. tanto che, rientrato in Europa, disse: “L’America è uno sbaglio gigantesco”), la modella Evelyn Nesbit, Henry Ford con la sua produzione industriale e il grande finanziere J. P. Morgan, “il classico eroe americano”, affascinato dall’Egitto e dallo spiritismo. Doctorow ha saputo dosare ed incastrare tutti questi testimoni di inizio XX secolo, in una New York nella quale gli operai scioperano e muoiono di stenti ma, per le strade della città, è un viavai di gente che svolge piccoli lavori con grande intraprendenza e che suona. La musica rag di Scott Joplin, infatti, fa da sottofondo a tutto il romanzo.

Alessia Chierico

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Ragtime è un romanzo unico nel suo mescolare sapientemente personaggi fittizi e reali fino a rendere indistinguibile realtà e finzione. Sostanzialmente privo di dialoghi, procede alternando sequenze brevi e fotogrammi a brani lunghi e prosaici creando un effetto musicale chiaramente ispirato al ragtime, che oltre ad essere il titolo dell’opera è anche colonna sonora ideale per tutta la storia. La trama è ambientata ad inizio Novecento in una cittadina americana borghese nei pressi di New York, e narra le vicende intrecciate di una famiglia americana benestante, un musicista nero che lotta contro la discriminazione, e di un ebreo immigrato che cerca la sua strada nel mondo del cinema. Tutto questo però, serve a descriverci l’America della Prima Guerra Mondiale e la nascita del sogno americano, con tutte le sue grandi possibilità e le sue infinite contraddizioni.

Edoardo Mornacchi

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Doctorow nella metà degli anni Settanta sforna già un romanzo che anni dopo il collettivo di scrittori italiano Wu Ming avrebbe certamente definito un oggetto narrativo non identificato, nel quale finzione letteraria e realtà d’attualità si mescolano e sposano come fossero yin e yang della narrazione romanzesca. Tra personaggi realmente vissuti e figure non meno veritiere ma inventate, l’autore sciorina fatti, esprime condizioni e propone denunce sulle condizioni dei dimenticati, degli sfruttati, degli ultimi. Un libro datato e fresco, come se in quasi due secoli di storia umana fossimo ancora fermi nella New York della seconda metà del XIX secolo, al ritmo sincopato del ragtime.

Simone Satta

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Un libro che mi ha affascinato e respinto contemporaneamente. Il mettere insieme in una storia personaggi reali e fittizi mi ha dato un’impressione di disorganicità del romanzo che mi ha sconcertato. Non puoi incontrare casualmente Freud e i suoi discepoli o l’Arciduca Francesco Ferdinando mentre stai seguendo le vicende di una personaggio, che per te, mentre lo leggi, è “reale”. La sensazione di qualcosa di assurdo è accentuata anche dal fatto che tutti, reali o inventati, facciano delle cose e operino delle scelte estreme, dall’andare in una spedizione al Polo Nord, a far saltare con la dinamite delle caserme dei pompieri o unirsi ai seguaci di Zapata in Messico… Eppure eppure… non si riesce a smettere di leggerlo, complice anche la prosa scorrevole e spesso sottilmente ironica di Doctorow. Ma stranamente, la cosa che mi ha colpito di più è come riesce a descrivere il lento spegnersi di un matrimonio, dando solo brevi accenni ogni tanto, direi quasi in modo subliminale. Cose che solo un grande scrittore può fare.

Nives Trombotto

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Ragtime ci offre un ritratto fedele dei primi anni del Novecento a New York e dintorni, visti attraverso gli occhi di una famiglia. La situazione politica e sociale, l’immigrazione, la povertà, il razzismo segnano gran parte della storia, ma sono i cammei di personaggi storici a mettere la ciliegina sulla torta: Houdini, J.P. Morgan, Pancho Villa, Freud, Henry Ford, l’anarchica Goldman, non sono solo aiutanti ma giocano un ruolo importante nella trama principale. Doctorow riesce a far convergere le molteplici linee apparentemente disarticolate in un unico argomento che si sviluppa nell’ultima parte del romanzo, necessario per capire quel periodo storico negli Stati Uniti.

Chiara Ghilardi

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Ragtime è un grande affresco di quegli anni americani di inizio novecento, in cui uno sviluppo industriale rapido e tumultuoso, portava anche grandi cambiamenti sociali e culturali, accentuando le disuguaglianze e le ingiustizie. L’autore coglie lo spirito del tempo attraverso le storie incrociate dei protagonisti appartenenti ad ambienti molto diversi e creando così continui cortocircuiti, l’inserimento nel romanzo di personaggi realmente esistiti, contribuisce a renderlo ancora più originale e ricco.

Angela Bertelegni

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Ragtime è un libro ambientato nei primi anni del Novecento, una fotografia dell’America di quegli anni.

La trama ci trasporta nel 1906 nello Stato di York. Incontriamo una ricca famiglia, di cui non si conosce il nome, identificati dal ruolo, Mamma, Papà, il Fratello Minore,…

A loro si affiancano personaggi realmente esistiti, che vengono mescolati nella vicenda, creando una trama alquanto originale. Incontriamo ad esempio Houdini, Sigmund Freud, Henry Ford e altri. I temi affrontati sono importanti, la situazione degli immigrati, la povertà e il razzismo.

Ragtime pur essendo un libro complesso, nel quale risultano praticamente assenti i dialoghi, merita di essere letto in quanto ci parla di una società che cambia, che affronta problemi importanti e ci svela come si è formata la società americana, attraverso la storia e gli ideali di uomini e donne.

Maria Basiricò

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Il sogno/incubo americano, tra miliardari che arredano le loro lussuose magioni saccheggiando la vecchia Europa e danno feste di beneficenza in cui imitano lo squallore dei bassifondi, e quartieri poveri che è una discarica di umanità, in cui le bambine vengono tenute al guinzaglio perché non vengano rapite e sfruttate nei bordelli. In mezzo la media borghesia, in cui i negri sono animaletti di cui avere pietà o da castigare. È qui che si agitano le vite dei protagonisti (alcuni inventati, altri reali), in uno spietato e realistico cinismo. Un romanzo amaro e senza salvezza, come dovrebbero essere tutti i romanzi che parlano di Terre Promesse e sogni da realizzare. Cui la lettera scarlatta ti viene cucita addosso senza che tu abbia commesso peccati, assegnata per lignaggio.

Mauro Rizzo

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Una prosa paratattica, con periodi brevi e incalzanti quasi a ritmo di ragtime, introduce il lettore, coinvolgendolo, negli ambienti e nelle atmosfere dell’America, tra fine Ottocento e inizi Novecento, costituita da “una pazza arlecchinata di umanità”. È l’America crogiuolo di etnie dove gli immigrati lavorano e vivono in condizioni disumane e i neri sono discriminati, l’America emblema di contraddizioni: luogo di grandi disuguaglianze sociali, ma anche paese in cui chi ha spirito di avventura e creatività talvolta riesce a fare la scalata sociale.

Il romanzo intreccia le vicende di una famiglia borghese con quelle di un pianista di colore, che a seguito di un sopruso subìto diventa terrorista, e con quelle di un immigrato ebreo che si fa strada nel campo della nascente cinematografia.

Una voce narrante interna alla situazione, ma onnisciente e apparentemente distaccata, presenta una numerosa varietà di personaggi, alcuni di fantasia, altri realmente vissuti, ma di cui Doctorow racconta fatti più o meno inventati e in bocca a cui mette le considerazioni sulla nascente Nazione americana. Tra questi Freud che, dopo un viaggio in America, scappa dicendo: l’America è uno sbaglio, uno sbaglio gigantesco. Interessanti anche le storie di personaggi rappresentativi dell’epoca che Doctorow, secondo me, è riuscito ad inserire nel racconto con abilità narrativa. Ho letto questo romanzo con piacere, anzi, l’ho quasi divorato.

Antonia Ricciuti

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Se non sei intraprendente, se non hai la bontà d’animo, amore per la giustizia e per la libertà, non avrai successo economico, indipendentemente dalle tue origini etniche o sociali, dalle tue convinzioni politiche o dal fatto che sei una donna: questo è il sogno americano. Eppure, la vittima di un’ingiustizia, perché nera, è costretta a trasformarsi in un terrorista per poter essere ascoltato; un ricco bianco, pervertito, sadico e assassino, può essere rapidamente rimesso in libertà; un “nullafacente”, lavoratore per una società di fuochi artificiali finalmente “cresce”, aprendo gli occhi sull’ingiustizia del mondo e sull’oppressione dei popoli e finisce per diventare un rivoluzionario; un operaio, per dare un futuro alla figlia, rinuncia alla lotta per i suoi diritti e diventa un ricco produttore di Hollywood. Mescolando personaggi fittizi e reali, Doctorow crea un racconto corale dell’America in bilico tra l’Ottocento e Novecento, tra fedeltà e ipocrisia verso i propri valori, tra la casa con lo steccato bianco e la potenza economica-militare. Libro molto scorrevole, per quelli cui piace immaginare come siano stati vissuti i fatti dei libri di storia da quelli che “c’erano”.

Andrea Feoli

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Non stupisce che alla sua uscita, questo romanzo si sia aggiudicato numerosi premi e sia rimasto tra le opere più significative della letteratura americana contemporanea per la sua originalità.

Mescolando personaggi fittizi e reali (a partire da Harry Houdini, all’anarchica Emma Goldman, fino al rivoluzionario Emiliano Zapata), il romanzo ci conduce in un viaggio a rotta di collo verso il baratro, in un’America multietnica ma ancora razzista, ricchissima e ancora misera e ghettizzante.

Tra un colpo di scena e un fraintendimento, i protagonisti si trovano imbottigliati in una storia più grande di loro, di cui si trovano loro malgrado a esserne rappresentanti e vittime. Una narrazione quanto mai attuale.

Giulia Rizzato

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Pubblicato nel 1975, Ragtime è ambientato a New York e dintorni nei primissimi anni del Novecento ed è la fotografia di un’epoca. Questo permette all’autore di far emergere anche vari temi sociali, primo tra tutti il razzismo: al centro del libro un episodio di discriminazione razziale che causerà conseguenze imprevedibili e tragiche.

Il ritmo del libro, talmente serrato che a volte ci si sente anche disorientati, ma ci sono anche delle pause, isole di pura poesia, scene in cui l’arte del romanziere si esprime al massimo grado, con descrizioni che fermano il tempo: una delle più belle, la scena in cui uno sconosciuto pianista di colore vince la diffidenza dei suoi ospiti suonando meravigliosamente proprio il ragtime. Bellissimo!

Martina Azzolari

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La storia narra la vicenda di una ricca famiglia borghese e di un pianista afro-americano nei primi anni del XX secolo, e l’autore nel narrarla, restituisce gli elementi di un passato che rimane vivo, non solo nella memoria, ma riesce ancora porre domande sul nostro presente.

Il romanzo però racconta in particolare la nascita dell’America come nazione e la sua evoluzione, illustrando le condizioni degli immigrati, le disuguaglianze sociali, le lotte politiche per la liberà e l’avvento della tecnologia.

Il libro presenta pochissimi dialoghi, il ritmo è spezzato, alternato, crea proprio quell’effetto musicale da cui prende il titolo: Ragtime, un genere suonato al pianoforte, agli albori del Jazz.

Il tempo del Ragtime diventa un affascinante intreccio tra realtà storica e fantasia, il genere musicale diventa la colonna sonora di tutta la storia.

Giudizio: Ottimo

Consigliato: a tutti

Franca Ottoboni

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Roma 19 “Libreria AltroQuando”
coordinato da Alessandro Alessandroni:
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Ragtime apre una finestra sulla New York di inizio Novecento mescolando storie di personaggi di fantasia con altri che hanno fatto la Storia, da quelli più conosciuti come Freud, J.P. Morgan e Harry Houdini ad altri appartenenti alla sfera del gossip dell’epoca. In questo libro, la prosa di Doctorow, scorrevole e accattivante, nasconde però una trama che predilige più la ricerca di costanti appigli tra realtà e fantasia che l’omogeneità del racconto in sé. Le due trame principali dei personaggi di fantasia si perdono nella massa di eventi e la loro conclusione è abbozzata. Personalmente trovo che la storia avrebbe potuto avere senso anche senza la presenza di alcuni personaggi reali menzionati e questo mi fa chiedere “a che pro inserirli?”. Purtroppo non ho trovato in questo libro l’originalità che mi aspettavo, ma sicuramente Doctorow merita un’altra chance!

Voto 3.5/5

Giulia Brioschi

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Il titolo Ragtime - riferito ad un genere musicale fondato letteralmente su un «tempo stracciato», «a brandelli» - descrive allegoricamente la struttura e i caratteri principali del romanzo di E. L. Doctorow (1931-2015), pervaso da un forte senso di musicalità che sin dall’epigrade viene rievocato con le parole di Scott Joplin. La narrazione, ambientata nel primo decennio del Novecento fra New York e New Rochelle, è infatti scandita da una vivace partitura ritmica, per effetto della quale gli episodi dei numerosi personaggi che popolano il romanzo si alternano serratamente in un brioso intreccio - dovutamente sincopato, come da ragtime. Ragtime (1975) è di fatto un romanzo corale, in cui una pletora di celebri personalità della storia e della cultura, per effetto di un curioso reimpasto di realtà e finzione, incontrano gruppi di personaggi inventati, dando vita ad una serie di eventi e di occorrenze accomunate da un unico sottotesto: nell’America delle grandi speranze, può succedere di tutto. Così l’esistenza di un qualunque Fratello Minore di una qualunque Madre può confondersi per qualche pagina con quella di Evelyn Nesbit, ballerina e modella di grande fama, finendo casualmente per inciampare su un’Emma Goldman, madre dell’anarcofemminismo americano, finanche sul grande mago Houdini. In questo stesso modo un qualunque artista di strada est-europeo potrebbe aver incontrato un giorno, per caso, un Sigmund Freud in viaggio a New York, accompagnato dai suoi allievi Carl Gustav Jung e Sàndor Ferenczi. O ancora, un qualunque Padre di famiglia potrebbe ritrovarsi coinvolto nei grandi svolgimenti della Storia, partecipando alla prima spedizione di Robert Peary verso il Polo Nord, o salpando con la storica Lusitania. Al centro, la vicenda di giustizia privata del jazzista Coalhouse Walker Jr, nella cui figura - esemplata sul Michael Kohlhaas di Heinrich von Kleist - si personifica l’eco della suggestione musicale tramata dal testo, nonché la lacerazione sociale portata dal razzismo. Tale vastità di personaggi e di categorie sociali viene convocata a raccolta e inserita in un racconto esplosivo e di grande potenza espressiva, con cui prende forma un intenso affresco della New York d’inizio XX secolo, contesto di grandi rivoluzioni epocali come le migrazioni europee e l’affermarsi dello star set. Dipingendo luci e ombre con eguale vividità, imprimendo nella narrazione un andamento lieve ma non privo di acmi drammatici, Doctorow esprime pienamente il fascino della realtà che osserva, avvicinando con un penetrante sguardo ironico i luoghi comuni e le ambiguità di un mondo che contiene in nuce la nostra attualità.

Fabiana Cecamore

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“Ragtime” è un romanzo che si scopre lentamente, e lentamente diventa epico. Doctorow introduce i suoi personaggi in modo sincopato, portandoci a conoscere ambienti e condizioni dell’America e di come nasca il sogno americano. E così ci appaiono personaggi conosciuti come Houdini e Ford, la modella Evelyn Nesbit che finisce sulle copertine di tutte le riviste e Emma Goldman, l’anarchica che viene arrestata ad ogni evento; ma anche l’immigrato che finirà per far parte del nascente mondo cinematografico. Personaggi che rappresentano la New York e l’America di inizio Novecento, e vengono introdotti attraverso la vita di una ricca famiglia bianca e di un pianista afroamericano. Problemi di lavoro e povertà, razzismo e umiliazione delle donne fanno da sfondo alle tragedie ed ai cambiamenti di etica, società, con tutte le contraddizioni connesse e accompagnano il lettore nella trasformazione di un mondo e di una nazione.

Michele Gargamelli

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È una grande galleria di personaggi al contempo eroici e disgraziati quella di Ragtime, le cui storie di avvicinano, allontanano, intrecciano, e poi corrono parallele proprio come su uno spartito musicale, a ritmo sincopato e incalzante. A dover cercare un carine, lo si potrebbe trovare nella famiglia di New Rochelle, composta da Mamma, Papà, Fratello Minore della Mamma e un Ragazzo. Ciascuno di loro, singolarmente o in modo corale, intreccia la propria vita e le proprie speranze con quelle di uno dei personaggi che vi ruotano attorno: la rivoluzionaria Emma Goldman, la giovane Sarah e il suo bambino, uniche persone che stanno davvero a cuore al pianista Coahlhouse, il giovane artista ebreo che la sua piccola figlia chiama solo con il nomignolo di Tateh, e poi personaggi famosi: Henry Ford, Pierpont Morgan, il grande illusionista Houdini. Qualcuno si salva, qualcun altro no. Ma è davvero difficile dire chi, perché quello che sembra suggerire questo Ragtime, è che non sempre arrivare sereni alla fine dei propri giorni corrisponda a salvarsi.

Giulia Melideo

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Una vera scoperta. Il libro che non ti aspetti. Non conoscevo (grave colpa) il testo e neanche l’autore; forse, anche per questo, il “viaggio” è stato entusiasmante.

Personaggi di fantasia si alternano a personaggi reali e le loro vite sono perfettamente incastrate. Ne esce una rappresentazione potente dell’America dei primi del Novecento, dove tutto è possibile: il povero diventa ricco, nasce l’industria cinematografica, il lavoro in catena di montaggio è ormai una realtà, l’automobile è simbolo di benessere, ma anche motivo di contrasto razziale e di classe.

A fare da sottofondo a tutta la narrazione è la musica nera che nasce nei quartieri poveri, ma viene suonata nei club dei ricchi.

Doctorow chiude l’opera con un’immagine, che sembra quasi un messaggio di speranza per l’America multirazziale: una ragazza ebrea, un ragazzo bianco e un bambino nero, che fanno parte della stessa famiglia allargata, giocano insieme su un prato.

Alla fine, ne esce una raffigurazione, del periodo e dell’ambientazione, degna di un romanzo storico.

Barbara Pazzaglia

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Ragtime è un complesso mosaico di personaggi e storie che si intrecciano tra loro delineando le atmosfere dei primi decenni del Novecento americano. Attraverso le storie dei personaggi, alcuni realmente esistiti, altri fittizi, Ragtime racconta la nascita dei sindacati, le discriminazioni razziali, il divario tra ricchi e poveri, il tutto a ritmo del genere da cui prende il titolo. Leggendolo si ha la sensazione di poter toccare il fermento di quegli anni, si partecipa alle lotte di Emma Goldman e poco dopo si vola su uno dei primissimi aerei assieme a Houdini. Un’esplosione di voci differenti narrate da un narratore che resta sospeso, dentro e fuori dalla storia, lasciando il lettore a chiedersi chi sia davvero: è uno dei tasselli del mosaico oppure è l’artigiano che l’ha composto?

Paolo Maria Pedullà

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L’America è un puzzle, vite diversissime che si intrecciano, storie lontanissime che convergono, e alla fine, inaspettatamente, tutto si unisce ed un nuovo paese è continuamente plasmato dai suoi stessi abitanti. Ad un primo sguardo può sembrare solo una gran confusione, ma basta rimanere per un attimo ad ascoltare le atmosfere, i passaggi dall’una all’altra, i forte e i piano che risuonano, e sarà chiaro che l’America si va formando a ritmo di ragtime.

Valentina Valvalà

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Il vincitore di questa “difficile” partita è Ragtime, vince perché a mio avviso riesce ad avere un respiro incredibilmente ampio pur restando intimo, psicologicamente minuzioso. Un romanzo corale che racconta un periodo delicatissimo della storia americana, quella transizione dal vecchio al nuovo che agli inizi del Novecento era così palpabile, così estrema, ottimista e tragica allo stesso tempo. Una galleria di personaggi, alcuni di finzione altri realmente esistiti, che dal piccolo dei loro drammi privati riescono a restituirci un quadro complesso ma realistico dei tanto contraddittori “tempi moderni”. A strozzare ulteriormente il respiro del racconto è lo stile scelto da Doctorow, paratattico, claustrofobico, fatto di frasi piuttosto brevi, alcune delle quali riescono in un attimo a sovvertire le sensazioni che il lettore si è costruito fino a quel momento. Se un attimo prima i quartieri più poveri di New York appaiono caratteristici e tutto sommato sereni, improvvisamente un’immagine accennata, piazzata lì in mezzo alle altre, deflagra restituendoci un aspetto cruento di quella povertà. Il ritmo allora è proprio quello di un ragtime isterico che da maggiore passa improvvisamente in minore per poi tornare sui suoi passi. Tra i personaggi narrati un posto d’onore spetta a mr. Coalhouse e alla sua disperata impresa. Già la pronuncia del suo nome rende manifesta l’ispirazione a Von Kleist e al suo Michael Kohlhaas: entrambi alla ricerca forse cieca, sicuramente un po’ folle, di una giustizia che si ottiene a caro, carissimo prezzo.

Armando Vertorano

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Roma 2 “Passaparola”
coordinato da Giulia Alberico:
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Un romanzo molto interessante per la costruzione originalissima. Personaggi fittizi che incrociano le loro vite con persone note e famose, realmente esistite, dando luogo a un pot-pourri pieno di ritmo e concitazione, come la musica ragtime da cui il romanzo prende il titolo.

Non è comunque il mio genere anche se apprezzo l’originalità e la maestria dell’autore.

Giulia Alberico

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In un vortice di trame e sottotrame, al ritmo spensierato del “rag” l’autore ci porta nell’America del primo Novecento, quella del Sogno, dove il privato, a volte imbarazzante, di celebrità si intreccia con le vicissitudini delle persone comuni inclusi gli ultimi (immigrati, neri…) che vivono ai margini, ignorati dal resto della società. Ci sono tutti gli aspetti che hanno segnato l’America di quegli anni l’industria, le lotte operaie... ma soprattutto il razzismo. Ho apprezzato la capacità di narrare con leggerezza, distacco il precipitare drammatico dagli esiti imprevedibili, la catena di causalità che frantumeranno il progetto di una vita felice. Una leggerezza che parla di inesorabilità, impotenza per chi assiste e non sa come intervenire come spesso accade ancora oggi.

Antonia Santilli

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Lo stile trascinante di Doctorow ci trasporta sin dall’inizio in una raffigurazione quasi cinematografica della vita della New York di inizio secolo, nella quale scorrono e si intersecano le storie di una miriade di personaggi di tutte le classi sociali. Tuttavia la descrizione anche troppo dettagliata di tutti gli avvenimenti, sia personali che sociali, a lungo andare stanca e spezza il ritmo del libro. E nella parte finale traspare l’ansia dell’autore di tirare le fila per concludere l’opera ricomponendo tutte le storie.

Cristina Merlo

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Ragtime offre un’immagine plausibile, ma soggettiva, della società di New York nel periodo tra il 1902 e il 1917, in cui si mescolano nostalgia, fatti documentati, ricordi personali, situazioni straordinarie. Quella che ci viene rappresentata è l’America delle diseguaglianze e del potere, dei neri, delle donne, degli immigrati, dei ricchissimi e potenti e dei bianchi poveri, di fatti e nomi noti (più miti pop che persone reali), ed eventi immaginari. Immersa in questa narrazione c’è la storia di tre famiglie: una famiglia WASP qualunque, medio-borghese, piena di senso comune e misericordia cristiana; quella di un orgoglioso ebreo migrante e una terza in formazione, giovane e nera, senza alcuna relazione tra di loro ma le cui vicende, con un sapiente intreccio, si fonderanno in una nuova famiglia, frutto di un ingannevole ‘melting pot’. A guidare il tutto è il ritmo a brandelli (rags) della narrazione, suadente ed efficace, e una voce narrante non identificabile in modo univoco, che tesse il reale con l’immaginario. Tutto sembra un’illusione, come quella di Houdini, che vuole resuscitare la madre o di Coalhouse il negro, che vuole giustizia per un torto subito, o dello stesso Tateh, l’ebreo, che realizza con il cinema il sogno di essere un finto nobile. Ragtime risente molto del periodo in cui fu scritto, in pieno postmodernismo, ma è ancora capace di avvincere e meravigliare.

Alfredo Menichelli

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Sulle note di Wall Street Rag e di The Maple Leaf si intrecciano le storie di tanti personaggi. La scrittura è scorrevole, con un ritmo sincopato e veloce, come lo sono sulla tastiera del pianoforte le dita nere lunghe e affusolate che suonano le musiche di Scott Joplin. L’inserimento di personaggi famosi, realmente esistiti, nelle vicende dei protagonisti del racconto, fa di questi degli spettatori della storia degli Stati Uniti, testimoni del “sogno americano”, che ancora agli albori del Novecento faceva sembrare tutto possibile. Si parla così dell’industria automobilistica, dell’industria cinematografica e di quella bellica, ma anche della crisi esistenziale del grande Houdini o delle digressioni filosofiche del magnate Pierpont Morgan. E poi si parla di ingiustizie subite, di diritti umani calpestati, di ideali rivoluzionari. E alla fine viene fuori il vero “sogno”: un gruppo di bambini, bianchi, neri, grassi, magri, ricchi, poveri... tutti amici, che giocano insieme!

Amina Vocaturo

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La frase in epigrafe al romanzo “non va mai bene suonare in fretta il ragtime” rende appieno il ritmo sincopato della narrazione, fatta di frasi paratattiche, alternate alle ipotattiche. Dunque due velocità caratterizzano il romanzo che è un patchwork della storia americana ai primi del novecento. Anni di crescita di una società ancora in formazione, quando non si volevano vedere emigrazione e razzismo, sentito ma non dichiarato ad alta voce dalla borghesia benpensante. Storie vere e inventate si mescolano tra loro. Molti personaggi storici, tra cui il mago Houdini, il finanziere Morgan o la sindacalista anarchica Emma Goldman, stringono relazioni di breve o lunga durata con personaggi costruiti dalla fantasia dell’autore che mostrano due facce contrastanti, emblemi del sogno americano: solidarietà ed individualismo. Come in un film di Altman, vicende apparentemente scollegate, che presentano un’umanità alla ricerca di un sogno, trovano alla fine un inatteso punto di incontro. È un quadro con qualche disarmonia, legata al numero dei personaggi, senza che emerga un vero protagonista, anche se per molte pagine il pianista nero Coalhouse Walker prende la scena. In quest’opera postmoderna, fatta di frammenti, situazioni paradossali e grottesche, un narratore che, mescolando finzione e realtà risulta inaffidabile, c’è anche il tentativo di attualizzare il passato (storico e letterario con il riferimento a Von Kleist) attraverso l’ironia. Altrimenti, come afferma Eco, la distruzione del passato porta al silenzio.

Livia Tucceri

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È un romanzo che non parla del tipo di musica chiamata Ragtime, ma è un romanzo ispirato dal quel ritmo - un misto di gioiosità e tristezza, proprio dei negri americani all’inizio del secolo XX. La narrazione si sviluppa alternando ritmi veloci e lenti intorno a personaggi reali e inventati che si trovano coinvolti in eventi che mescolano fatti realmente accaduti con quelli immaginari. Forse l’opera non è ben riuscita, ma merita particolare attenzione in quanto l’autore cerca di rompere gli schemi della narrativa tradizionale per cercare di applicare le strutture musicali alla letteratura. Come risultato, si ottiene un sovrapporsi di situazioni semi-credibili tenuti insieme dal ritmo linguistico-musicale piuttosto che dallo sviluppo logico e coerente della narrazione.

Raffaella Cammarano

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Con Ragtime di E.L. Doctorow abbiamo un romanzo pieno di rumore e furore, un caleidoscopio di personaggi reali e fittizi. Ci si aspetterebbe un romanzo che parli della musica ragtime, invece è un romanzo che va a suon di ragtime, col suo ritmo sincopato. Lo scrittore detta le regole di lettura dall’incipit con la citazione di Joplin: come il ragtime non è pensato per essere suonato a un ritmo veloce così la storia va gustata con calma, prima che arrivi il jazz e la rivoluzione del ritmo della vita.

È un affresco storico accattivante dell’America dei primi vent’anni del Novecento; la storia della modernizzazione attraverso diversi personaggi, con vite, obiettivi e ambienti diversi. Ritroviamo il tema diversificazione della società americana, ancora oggi molto discusso e dibattuto, il libro finisce con quello che oggi chiameremmo una famiglia allargata multietnica e multiculturale.

Nathalie Guillorit

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Ragtime di E.L. Doctorow si presenta come un affresco di New York nei primi anni del Novecento con storie tra il realismo più crudo e il surrealismo fantastico, con un numero straordinario di personaggi, alcuni storici (Freud, Morgan, Houdini) altri immaginari, tra cui il protagonista e la sua allargata famiglia. Pagine drammatiche descrivono i ghetti della città americana con un’analisi spietata e purtroppo vera del razzismo contro gli immigrati e soprattutto contro i neri, vittime di un odio feroce e di ingiustizie gravi. Alcuni scontri tra l’ottusa polizia e la popolazione nera sembrano cronache di oggi.

Margherita Masucci

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Con Ragtime di Edgar L. Doctorow ci immergiamo nell’America dei primi del Novecento, a New Rochelle tranquilla cittadina vicino a New York. Protagonisti i membri di una benestante famiglia borghese di cui tuttavia non conosceremo mai i nomi, saranno sempre Papà, Mamma, il Fratello Minore, il Ragazzo, il Bambino. Le vicende della famiglia si intrecciano con quelle di Coalhouse un musicista discriminato dalla società e di un immigrato ebreo, Tate, che farà strada nel mondo del cinema. Accanto ai personaggi di fantasia, entrano prepotentemente nel racconto, rendendolo unico e geniale, alcuni grandi personaggi storicamente esistiti, come il banchiere Pierpont Morgan, l’attrice Evelyn Nesbit, il mago Houdini, Sigmund Freud, Robert Peary alla cui spedizione al Polo partecipa Papà. Colpisce l’andamento ora veloce, ora sincopato che l’autore impone alla scrittura creando un effetto musicale che evoca il ritmo strumentale del ragtime. Con questo peculiare stile narrativo l’autore analizza i molteplici e complessi aspetti della New York di inizio secolo: ricchezza, povertà, razzismo, ma, al contempo, progresso e desiderio di un futuro migliore.

Marcella Mottolese

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Siamo nei primi anni del Novecento, Mamma, Papà, il Fratello Minore di Mamma, il Nonno e il Ragazzo vivono una vita agiata in una grande casa a New Rochelle, alle porte di New York. Intorno a loro, ma molto distanti, ci sono gli immigrati emarginati e squallidi di Ellis Island, i negri senza diritti, gli operai in lotta: un’America sofferente e misera; lontanissima da loro, ma che ad un certo punto entrerà nella loro vita e la travolgerà.

Tutto comincia con il ritrovamento di un neonato abbandonato, con l’adozione della sua mamma Sarah: la vita della famiglia verrà scardinata e Papà, che è l’unico apparentemente solido e che vorrebbe opporsi a questa adozione, presagisce lo sconvolgimento che deriverà da questa adozione. Infatti il pianista nero Coalhouse con la sua bella macchina, fidanzato di Sarah e vittima di un violento sopruso da parte del capo dei locali vigili del fuoco, un tipaccio arrogante e violento, con la sua storia sconvolgerà tutto. Ma intorno, con un ritmo sincopato e con una tristezza sempre maggiore, l’Autore ci presenta tante storie nella storia. Storie dell’America di quegli anni.

La ballerina Evelyn Nesbit, per amore e gelosia della quale il rozzo e grosso marito ucciderà l’amante White, architetto importante. Il marito violento finirà in un manicomio criminale e Evelyn con la sua bellezza sciupata scenderà sempre più in basso. Il famoso mago- illusionista Houdini; i suoi trucchi e la sua bravura, il suo legame morboso con la mamma e l’adesione allo spiritismo quando questa muore.

Il povero artista ebreo che ritaglia figure, con la bellissima figlia. Evelyn è attratta dalla bambina ma poi i due spariranno e riappariranno verso la fine del romanzo quando lui ha avuto ormai successo con l’industria cinematografica, si fa passare per un barone, è ricco, famoso e alla fine sposerà la mamma. L’anarchica rivoluzionaria Emma Goldman che affascina tanti e in particolare il Fratello minore che - dopo una vita sconclusionata passata tra amori e spese - attraverso lei e sposando la causa di Coalhouse sceglierà la rivoluzione. E poi la storia vera. Il romanzo è quasi un romanzo storico, ci parla della spedizione di Peary al Polo (1909), della rivoluzione messicana di Villa e Zapata, dell’alternarsi dei Presidenti USA (Roosevelt, Taft e Wilson) e poi dell’Arciduca Francesco Ferdinando e dello scoppio della Prima Guerra Mondiale E ancora ampio spazio è dato all’industria automobilistica di H. Ford e all’invenzione della catena di montaggio; oppure alla figura di John Pierpont Morgan banchiere famoso e grande collezionista.

La scrittura di Doctorow mescola tutto questo con ritmo incalzante e nell’incontro con la storia della Grande America, nel precipitare verso la Guerra Mondiale, si bruciano tutti i protagonisti. Coalhouse, diventato bandito e terrorista per avere giustizia, compie diversi attentati alle caserme dei pompieri e morirà ucciso dalla polizia dopo essersi barricato nella splendida Biblioteca - Archivio di Morgan. L’aver rivisto la sua macchina riparata dal perfido capo dei pompieri non lo salverà. Non ha speranza. Così anche Sarah che è morta tragicamente in seguito ad un pestaggio della polizia che l’ha scambiata per un’attentatrice. E invece cercava solo giustizia. Papà, dopo aver avuto un ruolo di mediatore nella trattativa con Coalhouse, fallisce nella vita affettiva e matrimoniale. Guadagna sempre di più con la sua fabbrica ma muore nell’affondamento del piroscafo Lusitania nel 1915 mentre confida per i suoi affari nell’entrata in guerra degli Stati Uniti a fianco degli Alleati, cosa che avverrà poi nel 1917. Il Fratello minore, idealista e sognatore, entusiasta di Emma G. e abile con gli esplosivi, collabora con la protesta violenta di Coalhouse, poi con la rivoluzione messicana e muore in un’esplosione dopo aver lasciato i suoi disegni alla fabbrica del cognato. Si salvano la Mamma, il ragazzo, il bambino nero e il lituano ebreo, ormai ricco grazie al cinema, con la figlia: formeranno una nuova famiglia. Il libro si legge facilmente per il ritmo sincopato della narrazione simile a quello del ragtime che la famiglia scopre per la prima volta suonato da Coalhouse.

Maria Rossi

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Ho conosciuto e molto amato la scrittura di Doctorow vari anni fa in occasione di un viaggio a New York. È uno degli autori che associo allo spirito di quella città e Ragtime le rende omaggio.

Mariella Cioffi

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Ragtime di E.L. Doctorow è un romanzo epico, corale, pieno di storie che s’intrecciano di persone comuni e di grandi personaggi storici.

Ha una lettura sincopata, ritmica, un romanzo molto contemporaneo.

È soprattutto il racconto della nascita del sogno americano, della lenta conquista delle donne, (E. Nesbit), del razzismo violento, e della ricerca di giustizia e dignità di un uomo, un anti eroe tragico simile e molto somigliante a quel personaggio sublime descritto da Von Kleist, Michael Kohlhaas.

Ida Scalercio

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L’America dei primi del Novecento e le sue contraddizioni profonde rappresentate come in un grande Guernica.

Frammenti di vita, incontri con grandi personaggi, angoli di città, ricchezza, povertà, razzismo, progresso compongono, con un linguaggio potente ed estremamente efficace, il grande affresco dell’America di inizio secolo.

Giuliana Loizzo

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La New York di inizio secolo, tra protagonisti e derelitti è lo sfondo del romanzo di Doctorow, “Ragtime”. Al centro non ci sono solo i componenti di una ricca famiglia dello stato di New York, ma, quasi magicamente, Emma Goldman ed Henry Ford, Houdini e Sigmund Freud. Forse a raccontarci una visione fantasmagorica del sogno americano. “Da ciascun giardinetto un mucchio di gente stava a guardare. Ma Papà, aggiustandosi la catena sul panciotto, scese sul marciapiede per vedere se c’era qualcosa ch’egli potesse fare. Il proprietario della macchina era Harry Houdini, il famoso artista della fuga. Fu invitato a entrare in casa, mentre il radiatore si raffreddava”.

Lucio Biancatelli

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Milano 2 “Lettori Temerari”
 coordinato da Patrizia Ferragina
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È sicuramente un bel libro, particolare e molto interessante. Nei diversi capitoli l’autore ripercorre la storia degli Stati Uniti accostando, anzi facendo proprio interagire alcuni noti protagonisti famosi nei primi del novecento nella vita quotidiana dei suoi personaggi, famiglie o persone comuni di cui non viene indicato neppure il nome. Incontriamo ad esempio il mago Houdini, oppure Sigmund Freud arrivare in città e ripartire dopo poco infastidito, partecipiamo all’incontro certamente mai avvenuto, fra J. P. Morgan e H. Ford nella sua bellissima biblioteca per progettare un improbabile viaggio. È scritto molto bene, con realismo ed è molto fantasioso, forse un po’ troppo, ma comunque da leggere.

Gabriella Buizza

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“Ragtime”: Una cosa fra tutte ho apprezzato: l’autore non descrive, mostra. Sia nello scrivere delle ambientazioni, che nel parlare dei personaggi o dei loro stati d’animo, Doctorow non descrive, si limita a mostrare. È difficile descrivere qualcosa, o qualcuno, senza, allo stesso tempo, lasciar trapelare la propria opinione, il proprio “feeling”, positivo o negativo che esso sia. In Ragtime, secondo me, l’esercizio riesce e l’autore si limita a mostrarci il tutto, dando al lettore quasi la sensazione di essere sul posto a guardare l’automobile per metà sommersa nello stagno, o quella di essere seduto sul divano ad ascoltare i racconti di una spedizione all’Artico. Non sono e non mi ritengo un critico letterario, per cui commetterò un piccolo peccato di deformazione professionale e darò al testo tre voti (da zero a dieci) - che poi si medieranno a comporne uno - allo stile (7), al soggetto (8) e allo svolgimento o trama (7,5). Voto medio: 7,5.

Eugenio Ferragina

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Nelle pagine iniziali di Ragtime ho fatto fatica ad orientarmi nelle innumerevoli sfaccettature della storia che mi appariva come un puzzle indecifrabile. Ho dovuto procedere nella lettura per rendermi conto che si tratta di un affresco ben illustrato che cattura lo spirito dell’America tra l’inizio del Novecento e la Prima Guerra Mondiale. Tutti i personaggi, reali ed immaginari, fanno da sfondo ad una vicenda imprevedibile, ma purtroppo immagine di un diffuso razzismo, in cui la caparbietà di un musicista ragtime di Harlem, in nome di un senso di giustizia, lo spinge a compiere atti di ribellione violenta.

Patrizia Ferragina

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Ambientato all’inizio del secolo scorso, questo romanzo offre la descrizione della suggestiva e agiata famiglia ebrea “senza nome”, la Mamma, il Papà, il Fratello, il Nonno, etc. che abita nell’area di New York la cui vita si intreccia con vicende, tragedie e fenomeni che hanno come protagonisti personaggi “veri”, realmente esistiti e in varia misura famosi per i più diversi motivi. Fanno la loro comparsa il mago Houdini, Henry Ford, Emma Goldman, J.P. Morgan, Sigmund Freud e persino la Nesbit, con marito, amante e relativo processo per omicidio. “A New York City i giornali erano pieni dell’uccisione del famoso architetto Stanford White da parte di Harry K. Thaw, eccentrico rampollo di una grossa fortuna carbonifera e ferroviaria. Harry K. Thaw era il marito di Evelyn Nesbit, la famosa bellezza che in passato era stata l’amante di Stanford White.” Ne risulta un frammento avvincente di un’epoca piena di vita e avvenimenti della società statunitense in evoluzione tra immigrazione, miseria, progresso, conflitti razziali, scandali e contraddizioni che in qualche modo mostrano le basi di comportamenti e fenomeni riscontrabili ancor oggi, pur nella diversa forma attuale, in piena pandemia e nel particolare inconsueto cambio di Presidenza dopo le elezioni politiche. Con uno stile letterario caratteristico che lo stesso autore indica come distinto da quello degli altri suoi romanzi e una prosa sintetica e precisa al dettaglio, Doctorow ci mostra tutto questo e a partire dal titolo. Proprio da questo si dipana l’incredibile azione di Coalhouse, un pianista “negro” (non siamo ancora ai tempi del politically correct) che si presenta in casa della Famiglia a bordo di una fiammante Ford T per cercare di ri-conquistare la ragazza che ha sedotto e dalla quale ha avuto un bambino e che è ospitata in casa e suona al piano un rag per dimostrare le sue capacità al diffidente Papà. Da qui il romanzo procede, drammatico, sempre intrecciando le vite dei vari personaggi autentici o inventati e non manca di sorprendere fino alle ultime parole: “… l’era del ragtime era ormai finita, come se la storia altro non fosse che un’aria suonata da una pianola. Avevamo fatto la guerra e l’avevamo vinta. L’anarchica Emma Goldman era stata deportata. La bella e appassionata Evelyn Nesbit aveva perduto la sua bellezza ed era caduta nell’oscurità. E Harry K. Thaw, ottenuto il rilascio dal manicomio, ogni anno sfilava a Newport, nella parata dell’Anniversario dell’Armistizio.” Grande E.L. Doctorow!

Giorgio Figini

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Libro interessante, scritto molto bene. Un intreccio di storie per raccontare l’America del primo ventennio del ventunesimo secolo. Affronta tematiche importanti: razzismo, rivoluzione industriale, ricchezza e povertà, lotte sociali. Descrive molto bene i personaggi. Interessante l’incontro tra i personaggi reali e quelli immaginari, a cui non dà un nome. Mi è piaciuto il finale con la formazione della nuova famiglia che riunisce attraverso l’immagine dei bambini di ogni razza e colore il sogno di un futuro diverso.

Rita Lopane

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Leggendo il romanzo si incontrano personaggi inventati dall’autore, come la famiglia che vive a New Rochelle, le cui vicende attraversano tutto il racconto e una serie di famosi personaggi di cui è interessante ripercorrere le scelte di vita e le scoperte che li hanno resi noti. L’intreccio del racconto, denso di avvenimenti inventati e realmente accaduti, fa sì che le vite dei personaggi si intersechino o si sfiorino. Colpisce fortemente la grave forma di discriminazione razziale affrontata con la storia del pianista nero, un racconto nel racconto con finale drammatico. Ancora una volta, come in altri romanzi, la città di New York fa da sfondo con le sue forti contraddizioni: la precaria situazione degli immigrati, le lotte politiche e per il lavoro, con le categorie sociali più deboli in costante lotta per la sopravvivenza. L’intreccio delle storie è ben costruito nel romanzo, anche se in alcune parti lo scrittore si dilunga su alcune vicende e appesantisce il romanzo che diventa poco scorrevole. Non mi è dispiaciuta la collocazione temporale di alcuni avvenimenti storici contemporanei alle vicende raccontate. Il titolo riporta a un genere musicale che “il pianista” esegue nel locale in cui lavora e che ricorda un genere musicale in voga all’epoca. Non stupisce che dal romanzo con una così densa trama siano stati tratti dei film, vista l’enorme quantità di materiali presenti nel libro, adatti ad una trasposizione scenica.

Vilma Marchesi

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Una sorpresa. Nonostante la mancanza di dialogo diretto, la narrazione è fluida. Come una storia raccontata: sembrava di ascoltare più che di leggere. Bellissima sensazione. Immagini vividissime come in movimento: descrizioni perfette. Niente di più, niente di meno. Il padre, la madre, il fratello minore: sembrava proprio di vederli come in una favola. Come i personaggi veri: Houdini, Ford, Morgan… La storia e le storie. Intreccio riuscitissimo. Perfetto il meccanismo narrativo: i cerchi concentrici si chiudono con precisione. Una lettura piacevolissima.

Cinzia Morselli

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Un affresco della società newyorkese del primo Novecento, con soggetti di tutti i ceti sociali. Si intrecciano così le storie drammatiche di immigrati senza nome con le vicende della famiglia di un produttore di gadget patriottici, con le prodezze del mago Houdini, le complicate vicende sentimentali di Evelyn Nesbit e le complicità della femminista Emma Goldman, l’ascesa del banchiere Morgan e i soprusi vissuti dal pianista Coalhouse Walker...

Sul ritmo del Ragtime è stato molto bello leggere questo libro la sera della vittoria di Biden. Aggiungo che apprezzo la curiosità e la voglia di approfondire la conoscenza dei personaggi reali suscitata da questa lettura.

Bernadetta Pazielli

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Grande narrazione dell’America di inizio Novecento. L’idea di mischiare personaggi inventati e reali alleggerisce la storia e permette di fantasticare ma allo stesso tempo di rimanere con i piedi per terra e legati al periodo storico. Sensazioni contrastanti e in continua evoluzione: tristezza, compassione, rabbia e gioia.

Marta Pedrini

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Con questo libro mi sono trovato di fronte a un dilemma: premiare la ricchezza d’inventiva e l’originalità dell’intreccio e, di conseguenza, mettere in secondo piano lo stile oppure sottolineare il non eccelso livello dello stile e mettere in secondo piano i pregi sopra detti? Potendo fare il confronto con l’altro testo - La Sfida - dal contenuto semplice e dallo stile, a mio avviso, migliore, alla fine, se avessi potuto, avrei giudicato a pari merito le due opere. Lo sforzo compiuto da Doctorow è stato di ricondurre la macrostoria al livello delle storie individuali. Ne risulta un sapiente mélange fra generale e particolare che in qualche modo fa interagire il pathos delle vicende che coinvolgono i vari personaggi con il freddo riferimento storico che di quelle vicende è lo sfondo costante. In questo modo il lettore, affezionandosi ai protagonisti, finisce anche con l’introiettare quel pezzo di storia americana che va dai primi anni del Novecento alla vigilia della prima guerra mondiale.

Salvatore Pennisi

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Ho scelto questo romanzo come vincitore. “Ragtime” è un poderoso affresco dell’America dei primi Novecento. L’inizio è datato 1906, anno nel quale le vicende di una ricca famiglia dello stato di New York si incrociano con quelle di un raffinato pianista nero. In realtà gli intrecci, le vite, i personaggi che prendono corpo in questo testo sono innumerevoli, realmente esistiti (Freud, Houdini) e di fantasia. Doctorow ci descrive mirabilmente “l’era del ragtime”, un genere musicale pianistico “ideato” e praticato largamente dal musicista Scott Joplin, genere che in un certo senso costituisce la colonna sonora dell’intero romanzo. “Ragtime “ha tutte le carte per essere definito un romanzo epico, nel quale Doctorow ci presenta, appoggiandosi a una scrittura per certi versi cinematografica, l’America prima della Prima Guerra Mondiale: l’America, appunto, del ragtime, dove il sogno americano era alla portata di tutti. Come non concludere con una piccola citazione della mirabile trasposizione cinematografica di Milos Forman: un autentico gioiello.

Nicoletta Romanelli

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È un grande e potente racconto corale, anche se la voce che si sente è quella di un unico onnisciente io narrante.

Si intrecciano la vita di una emblematica famiglia borghese (dei cui membri non ci viene fornito il nome, ma solo la loro denominazione di parentela), quella di un elegante musicista di colore in lotta contro la società che lo discrimina e quella di un immigrato ebreo che si farà strada nella storia del cinema.

Questo intreccio principale è a sua volta intersecato dalle vicende di alcuni personaggi realmente esistiti, fondendo registri narrativi diversi.

L’ho trovato un romanzo affascinante, ricco di atmosfere. Dopo una partenza lenta, trascina il lettore dentro il clima dei primi anni del Novecento negli USA dello stato di New York: la rivoluzione tecnologica, il capitalismo, l’industria, le lotte operaie e sindacali, l’immigrazione, la nascita del cinema e soprattutto il razzismo che diventa tema forte del romanzo.

Come si è detto l’intreccio si caratterizza per la presenza di alcuni personaggi del tempo che contribuiscono ad accrescere il valore del romanzo dal punto di vista storico: Houdini, Henry Ford, Pierpont Morgan, l’arciduca Francesco Ferdinando e addirittura Sigmund Freud in visita negli USA. E proprio in questo contesto è possibile trovare alcuni godibilissimi passaggi, come ad esempio l’immagine che dell’America del tempo si fa proprio Freud, ai cui occhi europei il paese appare barbaro e sguaiato, provocandone un rapido e disgustato allontanamento.

Ma “Ragtime” è principalmente un racconto molto sensoriale, pieno di colori, forme, suoni soprattutto, e tra questi il ragtime, ovviamente. Che lo si senta realmente - come quando risuona nel salotto di Papà e Mamma attraverso il piano di Coalhouse Walker (cfr. pag133) - o meno, il ragtime è sempre in sottofondo, è la colonna sonora della vicenda narrata. E la scrittura, la prosa di Doctorow “va dietro” a questa musica, la riproduce in qualche modo. Ci sono molti brani in cui questo è evidentissimo (cfr.ad es. pagina 16,18,143,159): il ritmo della narrazione è spezzato, sincopato, proprio come la musica che quindi aleggia intorno anche quando non c’è qualcuno che la suoni veramente. Un’opera davvero ispirata.

Patrizia Romano

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Pur essendo uno spaccato dell’America dai primi del Novecento alla Prima Guerra Mondiale, Ragtime non cattura l’attenzione sulle condizioni degli immigrati, le forti diseguaglianze sociali, la lotta politica in nome della libertà. Pur ripercorrendo, nella seconda parte del libro, tutta l’escalation della tragedia del pianista negro Coalhouse la tematica della “giustizia negata” resta in secondo piano; pieno risalto trovano invece le storie di alcuni personaggi “bianchi” di un’economia capitalistica sempre più spregiudicata.

Piera Saita

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Teatro della narrazione è l’America di inizio secolo, un paese in tumultuosa crescita, in cui ricchezza e miseria, sfruttamento, lotte sociali e incredibili opportunità si intrecciano e scontrano.

La vicenda mescola personaggi “reali”, come Houdini, Ford, J.P. Morgan, conditi con un pizzico di fantasia, e personaggi “di fantasia”, ruoli più che persone, tanto da non avere un nome proprio, ma da venire indicati come Moglie, Marito, Ragazzo….

Il ritmo del racconto è incalzante, come gli avvenimenti che si susseguono; è un ritmo di danza e ricorda le Danze Macabre raffigurate nei nostri cimiteri; come in esse, i protagonisti impersonano le diverse istanze che compongono il quadro della vita: potere, miseria, bellezza, giustizia, ecc… e il ritmo della danza è il ritmo del Ragtime, appunto!

Uno dei nuclei centrali del romanzo è la vicenda di Coalhouse Walker, ricalcata puntualmente su quella di Michael Kohlhaas, narrata da von Kleist: un ignobile sopruso, protetto dal sistema di potere, genera una sanguinosa ribellione, che assume i connotati di una rivendicazione collettiva. Alla fine il protagonista accetterà la morte, ma solo dopo che la giustizia, il diritto e la dignità saranno stati ristabiliti. Molto, molto interessante!

Olga Varalli

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Delle due opere che mi sono state sottoposte ho sicuramente preferito Ragtime, di Edgar L. Doctorow, un affresco dell’America dei primi del Novecento, dove tutti i personaggi sembrano muoversi proprio al ritmo del ragtime. Un linguaggio crudo, diretto di un’America bianca che non accetta l’ascesa del popolo afroamericano, dove i diritti primari alla sopravvivenza restano un tabù. Lo scrittore riesce a mescolare i personaggi e le loro storie fondendole in unica storia, scomodando personaggi come J.P. Morgan, il mago Houdini, Henry Ford, Sigmund Freud, mantenendo invece un certo anonimato sui protagonisti che chiamerà semplicemente Papà, Mamma, Figlio Minore portando quasi il lettore a sentirsi parte della famiglia.

Piero Vernizzi

 

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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