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Serpico di Peter Maas
Castelvecchi

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Napoli “Iocisto”
 coordinato da Gigi Agnano:

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Che dire di Serpico di Peter Maas? Mi sono annoiato. A me questo poliziotto frickettone, che combatte ogni ingiustizia, appassionato di lirica e balletti, campione di onestà in mezzo tra criminali veri e poliziotti criminali, avrebbe pure potuto incuriosire, ma è proprio il libro, il racconto, lo stile narrativo che è datato e poco accattivante. Quasi quattrocento pagine senza suspense, lente, documentaristiche, ripetitive, senza intreccio o colpi di scena. Bocciato!

Luigi Agnano

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La figura di Serpico, poliziotto integerrimo, è il centro e la periferia di questo romanzo lineare, diretto, semplice nel linguaggio. La sua vita narrata costituisce una biografia ma anche una denuncia della corruzione del Dipartimento di Polizia di New York. Lui, vestitoquasi da hippie, amante del balletto, eroe anticonvenzionale, persegue in ogni pagina un ideale di giustizia e lealtà sociale duro e commovente.

Non si piega, Serpico, neanche quando è raggiunto da proiettili ed abbandonato dai propri stessi compagni. É’ il prototipo del poliziotto che tutti vorremmo. Una figura che, al di là delle azioni poliziesche dettagliatamente descritte, pone interrogativi etici e sociali.

Antonella Canfora

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Il testo narra l’esperienza del poliziotto italoamericano Frank Serpico, in servizio nel Dipartimento della polizia di New York dal 1959 al 1972. Nonostante i contenuti che il libro descrive cioè la battaglia di Serpico alla corruzione sistematica presente nei vari dipartimenti di Polizia, con la connivenza degli organi superiori non mi è piaciuto. Ha uno stile non stile, cioè non è un romanzo, non un poliziesco, non un libro intervista, non una vera e propria biografia e in molti tratti è noioso.

Sabrina Piccolo

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Un eroe senza armatura né tempo, un pesce contro corrente, un giustizialista, oppure un semplice uomo di legge, che crede nei valori del diritto e dei diritti e che non vuole far altro che ciò che ritiene essere il proprio dovere? Dove è la verità, qual è la morale?

Una lettura appassionante che va oltre la storia e le parole, accompagnando il lettore tra dubbi etici, morali e filosofici. “Serpico” si conferma un romanzo di passioni più che di genere.  

Federica Flocco

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Frank Serpico è una persona reale, una persona che ha creduto fermamente in quello che ha fatto. Il libro ci racconta la storia di questo poliziotto sui generis, per look e atteggiamento, che da sempre aveva sognato di entrare in quello che credeva l’espressione della giustizia e dell’equità, cioè il corpo di polizia e che si era rivelato invece covo di sopraffazione e corruzione.

Aveva sognato di combattere la criminalità ma si è ritrovato a combattere contro i suoi stessi colleghi che sono arrivati ad abbandonarlo durante un’irruzione e a inviargli bigliettini con l’augurio di morte durante il suo ricovero in ospedale.

Serpico, come tante persone integerrime che seguono i loro princìpi e che spesso vengono denigrate e sono costrette a ricorrere a una strenua difesa nonostante siano nel giusto, ha combattuto contro chi attribuisce alla corruzione e al malcostume una parvenza di normalità e di consuetudine.

Avrebbe potuto diventare un personaggio epico e invece la prosa piatta di Peter Maas e l’assenza di introspezione rendono il personaggio scialbo e il libro poco avvincente.

Annamaria Vargiù

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Forse unico romanzo superato in popolarità e bellezza dalla pellicola omonima. Forse l’unico poliziotto che essendo diventato leggenda di sé stesso non riesce e non può affascinare più i lettori contemporanei, quelli più giovani, quelli che di supereroi pronti a combattere ogni ingiustizia e sopruso ne hanno fin sopra i capelli. Un classico, certo, ma superato dalla globalizzazione, dal nuovo modo di essere sbirri, da un certo individualismo 2.0 che fa sembrare questo romanzo quasi una pittura rupestre. Povero Serpico, hai fatto il tuo tempo!

Antonia del Sambro

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Tra la Los Angeles di Max Dembo e la New York di Serpico, per una volta preferisco la luce accecante della California alle atmosfere notturne della Grande Mela. Tra il poliziotto integerrimo di Maas ed il criminale feroce di Bunker la mia preferenza è per quest’ultimo, perché il lettore ha bisogno di viaggiare nell’Inferno in compagnia di chi la dannazione l’ha conosciuta sul serio. Di questo Serpico noiosetto sappiamo già tutto: ce l’ha raccontato il film ed è uno di quei rarissimi casi in cui il libro risulta meno riuscito del film.

Anna Di Rosa

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Serpico è un fuoco di artificio che non esplode, un’epifania deludente. Datato, privo di tensione, piatto, scontato nella dissertazione piuttosto trita sul bene ed il male. Forse la cosa migliore del libro resta la postfazione autobiografica, che ha però il difetto di arrivare dopo oltre trecento pagine piuttosto noiose.

Giovanna Granata

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“Serpico” di Peter Maas è una storia vera, raccontata senza retorica. È il ritratto di un “uomo-contro” mpegnato nella lotta senza se e senza ma alla corruzione e alla sopraffazione, un poliziotto che non si piega alla criminalità per difendere gli ideali di giustizia in cui crede e che ha abbracciato completamente. Il corposo romanzo di Peter Maas la cui eco è stata amplificata dal film diretto da Lucas e interpretato magistralmente da Al Pacino, è molto più che un racconto di genere o una biografia, è un ritratto dal taglio

verista che trascende il poliziesco. Un romanzo violento e introspettivo che, attraverso le gesta di un poliziotto integerrimo, riflette sul bene e sul male, sull’etica e sulla vita. Di rilievo la toccante postfazione al romanzo scritta e firmata da Frank Serpico.

Cinzia Martone

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New York Police Department. Il luogo della giustizia? Ma dietro distintivi, divise scure e scarpe lucide c’è il marcio della corruzione. 

Frank Serpiko è un poliziotto sopra le righe. Lontano dagli stereotipi. Ben presto si troverà solo a combattere il codice omertoso dei suoi “colleghi”. La storia di un eroe moderno raccontata con taglio verista dal giornalista Peter Maas, dentro c’è tutto. Anche la paura di questo temerario che nonostante tutto crede nella giustizia e combatte sapendo che dopo niente sarà più come prima.

Il libro è stato trasposto in un film capolavori da Sidney Lumet con un immenso Al Pacino.

Grazia Della Cioppa

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Il limite che ho trovato insuperabile nella lettura del romanzo di Peter Maas è la cadenza fredda ed elementare della narrazione. Più una sceneggiatura di massima per un film (appunto), che un racconto letterario. Quelli che, all’epoca, potevano essere motivi di originalità, di una personalità fuori dagli schemi, poco istituzionale appaiono, oggi, inevitabilmente dei cliché. Il poliziotto edonista, donnaiolo, amante della musica e dei jeans che sigaretta in bocca attraversa con un fare sfacciato e fuori da ogni regola è, oggi, una delle regole, uno dei modelli con i quali il cinema, essenzialmente, ha narrato e descritto il poliziotto buono, incorrotto ed incorruttibile che nonostante il mancato rispetto degli schemi legali è più “legale” dei colleghi in divisa. Quello che, però, rende di fatto ostica la lettera è, come dicevo, il grezzo e scarno della descrizione dello sviluppo narrativo, una sorta di martellamento monoritmico, talmente privo del benché minimo appeal da apparire poco di più del volenteroso risultato di un tema di fantasia della nostra scuola primaria.

Marcello Marasco

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Frank Serpico, famoso per l’opera cinematografica interpretata dal bravissimo Al Pacino, punta il dito contro la corruzione nella polizia di New Yorke il sistema che le permetteva di operare. É la vera storia della sua isolata battaglia nel periodo che va dal 1959 al 1972. Denuncia la necessità di un profondo mutamento del sistema in cui l’agente onesto teme il disonesto anziché l’opposto. Bello.

Gloria Vocaturo

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Se nell’opera di Bunker il protagonista è un ex-detenuto, specularmente l’opera di Mass rappresenta la biografia dell’agente di polizia Frank Serpico, noto per il suo impegno contro la corruzione, piaga sociale che ha afflitto il sistema delle forze dell’ordine nei primi anni ’70 del 900.

Serpico è il ritratto dell’eroe (suo malgrado) impegnato nella lotta contro la sopraffazione ed i soprusi.

Catalogare, però, l’opera a mera biografia è un atto pernicioso: Serpico è anche un romanzo introspettivo ma violento, che fa pensare il lettore, che si scontra con il bene ed il male attraverso gli occhi del protagonista “poco tutore della legge e molto uomo”.

Le gesta di Serpico mi hanno sinceramente commosso, ma poco hanno potuto contro l’accattivante trama (e conseguente morale) del libro di Bunker, a cui è andato il mio voto.

Roberto Buono

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Bomba per Bunker

Noioso per Serpico

Viviana Calabria

 

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Roma/Pinerolo “Book club 28”
coordinato da Stefania Tulli
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Libro che se da un lato possiede il fascino proprio di certe narrazioni biografiche nelle quali il dato reale non consente divagazioni all’immaginazione e che, almeno in questo caso, conferma l’assunto per cui la realtà supera spesso di gran lunga la fantasia, dall’altro mi pare troppo condizionato da un’esposizione eccessivamente cronachistica degli avvenimenti. Si fatica ad entrare in empatia con Frank Serpico: i veri protagonisti sono i fatti attraverso i quali viene ricostruita la complessità di uno stato di cose, ricostruzione però talmente minuziosa da rischiare di confondere chi legge facendogli perdere il filo. Questo è secondo me il vero limite del libro: non una vera biografia per il motivo di cui sopra, non un romanzo, dal momento che fotografa esattamente una realtà così come era, ma una cronaca di quella realtà che risulta, a mio parere, poco potente dal punto di vista del coinvolgimento di chi legge.

Paola Bertozzi

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Racconto puntuale della vicenda di Frank Serpico, un poliziotto fuori dagli schemi nella New York negli anni ‘60-’70. Il libro ripercorre l’odissea di un uomo che aveva creduto nell’immagine del poliziotto moralmente integro al servizio della propria comunità e si era invece scontrato con una realtà fatta di corruzione e connivenza con la malavita a tutti i livelli della gerarchia del corpo di polizia. Sono riportati tutti gli episodi in cui Serpico si è trovato nella condizione di dover subire l’ostracismo di quei colleghi che facevano parte dell’ingranaggio ben oliato da bustarelle e mazzette che permetteva alla malavita di continuare indisturbata a eludere leggi e regolamenti. Il libro, piuttosto ponderoso, se da un lato ci dà un’idea dettagliata di tutta la storia, dall’altro risulta piuttosto appesantito , cosa che limita notevolmente l’empatia e la partecipazione emotiva del lettore. La parte più interessante è quella finale, dove è Serpico stesso che, quindici anni dopo i fatti, ci racconta il suo pensiero e ci aggiorna sulla sua “nuova vita” di ex poliziotto.

Mariagrazia Da Re

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Figlio di immigrati italiani Frank Serpico fin da piccolo prende posizione con tutte le sue forze contro i prepotenti e matura in quel periodo il progetto di diventare poliziotto per difendere i deboli dai soprusi di chi è più forte. Fedele all’insegnamento ricevuto da suo padre umile ma saggio calzolaio “Non importa l’aspetto esteriore di un uomo a contare è solo quello che ha dentro” quando entra nel corpo di polizia di New York pur essendo un poliziotto anomalo (si veste come un hippy, porta barba e capelli lunghi … nello stesso tempo appassionato di Opera e di Balletto ed il suo libro preferito è la biografia della Duncan) è un abile tiratore e pratica il karatè; è un poliziotto tutto d’un pezzo che non sopporta il clima di omertà che consente ai suoi colleghi di fare affari con delinquenti di ogni specie. Durante i dodici anni di servizio nel New York Police Departement è costretto a rischiare la vita in nome della giustizia e della verità e nonostante sia lasciato solo a subire i soprusi dei colleghi e il silenzio superiori alle sue richieste di aiuto, riesce a far aprire un’inchiesta di vaste proporzioni sugli illeciti della polizia. Nelle ultime righe del libro la sua citazione “mi sono semplicemente limitato a fare quello che dovevo fare” Chapeau! Libro non sempre scorrevole. Da consigliare in quanto storia vera meritevole di essere conosciuta.

Cecilia Bruno

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Frank Serpico è un personaggio notissimo, tanto che leggendo la sua storia, immagini il volto di Al Pacino che l’ha interpretato in un famosissimo film.

Un libro inchiesta chiaro, dettagliato e puntuale che però, per queste sue qualità, a tratti affatica. Vengono descritti troppi casi, troppi particolari e a volte si perde il centro, cioè la figura di Serpico. Ho trovato interessante che si scopra solo a pagina 19 che Frank Serpico è un poliziotto, fin lì si cerca di descrivere solo “un uomo”.

La sua morale, il suo senso di giustizia, il suo tentativo di combattere la corruzione insita in un sistema ormai marcio, la sua apertura mentale è qualcosa di straordinario per quegli anni e per quell’America anche se, leggendo di lui oggi, oserei dire che purtroppo è ancora estremamente attuale quasi 50 anni dopo.

La sua è una figura ormai diventata mitica e ho trovato molto interessante leggere il suo punto di vista nelle pagine finali del libro, ciò che era e ciò che poi è diventato restando però sempre fedele al suo senso di giustizia e alla ricerca della verità.

Stefania Tulli

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Un libro valido per il carattere di denuncia e che, ricostruendone la lunga, ostinata e pericolosa lotta alla corruzione, rende giustizia a Serpico, poliziotto onesto e tenace, troppo a lungo osteggiato, vilipeso. Ma un libro che ho trovato noioso.

Ammetto che i vaghi ricordi dell’omonimo film con Al Pacino mi inducevano a sperare in un testo appassionante, pieno di tensione e ciò mi ha condotto fuori strada. Però, dopo pagine accattivanti, rese vivaci dai Flashback che riportano al ferimento di Serpico, ai suoi ricordi, paure e visioni nella disperata lotta contro la morte, secondo me il ritmo del racconto si lento e piatto. I due piani temporali della narrazione lasciano progressivamente il posto a una circostanziata ricostruzione cronologica, appesantita dall’abbondanza di particolari e spiegazioni tecniche non sempre necessari. Anche la rievocazione delle “azioni” di Serpico sul campo hanno il tono di un rapporto di polizia, di una testimonianza in tribunale, non la vivacità narrativa di un bel poliziesco.

Claudia Scarparo

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Di Frank Serpico è impossibile non innamorarsi. Le sue passioni eclettiche e le scelte di vita era necessario trasporle in un libro. Il lettore viene coinvolto immediatamente nella vita del protagonista grazie ad un evento importante attorno al quale si dirama tutta la storia, ed è proprio grazie al colpo di scena iniziale che, la lettura si mantiene viva, colta tuttavia, da narcolessia a tratti.

Giorgia Citti

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La storia del poliziotto Frank Vincent Serpico ad inizio degli anni Settanta del secolo scorso sconvolge la grande mela. Il detective è diventato famoso in tutto il mondo per il coraggio che ebbe a denunciare la corruzione nel Dipartimento di Polizia di New York.

Un uomo che voleva essere solamente un buono poliziotto e si è ritrovato, suo malgrado, ad essere un eroe moderno desideroso di difendere gli ideali di giustizia che ha scelto di proteggere con il suo lavoro. Un romanzo introspettivo che si legge scorrevolmente. Ho apprezzato molto la postfazione dello stesso detective; al mondo dovrebbero esserci più “Serpico”.

Clementina Miele

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La notte del 3 febbraio 1971 sparano a Serpico, sbirro scomodo, controcorrente, isolato, senza amici all’interno del Dipartimento di Polizia, perché denunciò i colleghi corrotti che intascavano mazzette dalla malavita di New York.

Quando, stanco di denunciare a destra e a manca la situazione che vigeva tra i suoi colleghi del NYPD, si decise a rilasciare un’intervista al New York Times, il Sindaco costituì una commissione d’inchiesta, che portò alla luce, finalmente la corruzione che imperava nel corpo di polizia.

Divenne un caso internazionale, ma il problema venne risolto solo in parte e vennero colpiti solo dei semplici poliziotti: nessuno dei piani alti venne toccato; infatti Serpico scrisse “la corruzione non può esistere a meno di non essere per lo meno tollerata a livelli gerarchici superiori”.

Nella primavera del 1972 quando il Dipartimento gli rese noto che gli avrebbe conferito la Medal of Honor, non per il coraggio dimostrato nell’aver denunciato la corruzione ma perché si era fatto sparare, decise di lasciare il corpo di polizia.

Difficile, quando si legge questo testo, non avere davanti la figura di Al Pacino che lo ha interpretato nel film girato nel 1973. È una figura “romantica” di poliziotto, quello che si vorrebbe fosse un poliziotto: onesto, integerrimo, a tutela della legge e a salvaguardia della legalità

Emanuela Morello

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Conoscevo il film e non il libro; mi ha colpito scoprire che la vicenda narrata sia una storia vera. Comprendo ora come romanzo e film possano essere stati, all’inizio degli anni Settanta, un caso letterario e cinematografico di dirompente coraggio per la schiettezza con cui si denunciò la corruzione del sistema. Anche in questo caso il senso di fondo è l’esistenza di ampie zone d’ombra e della quasi totale impossibilità di vedere il mondo in bianco e nero.

Alessandra Crosato

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Protagonista è naturalmente Serpico, personaggio particolare, vestito da Hippy, con barba e capelli lunghi, ma anche amante di spettacoli e buona musica, figlio di un calzolaio che ha inculcato in lui saldi principi di rettitudine.

Fermamente convinto della necessaria correttezza morale di un poliziotto, non esita ad agire per il bene della propria comunità, anche rischiando la sua stessa vita, contro la corruzione dilagante nel corpo di polizia, troppo spesso connivente con la malavita che, con mazzette e bustarelle, riesce a sfuggire troppo spesso alla legge.

Il racconto troppo dettagliato della sua vita, a partire dalle sue origini familiari, la descrizione troppo minuziosa del personaggio, rendono spesso pesante la lettura, diminuendo il coinvolgimento del lettore, pur sempre dalla parte del protagonista, che ne esce costantemente serio e onesto, al di là di qualunque difficoltà.

Maria Teresa Maloberti

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Serpico, un poliziotto fuori dagli schemi per la realtà storica raccontata, un personaggio “strano” nei modi e nei costumi ma che fa dei suoi ideali una missione di vita. Una vita non resa facile da un codice omertoso che favorisce i corrotti a discapito degli onesti.

Un romanzo poliziesco, introspettivo, crudo ma che fa pensare e riflettere. Un libro ispirato a valori, all’umanità, al coraggio di non vendersi alla criminalità, al coraggio di difendere i propri ideali proprio come missione di vita.

Tratto da una storia vera, interpretata anche in un film con Al Pacino, è stata sicuramente una lettura affascinante e commovente di un “eroe” costretto a rischiare la sua vita per la verità.

Fabiana Teoli

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Fin da ragazzo Serpico sogna di essere un buon poliziotto per aiutare la gente dei quartieri poveri di New York. Diventa un poliziotto sui generis, scambiato spesso per un hippy o un drogato, ma in questo modo scopre crimini altrimenti difficili da individuare. Purtroppo si accorge presto del fatto che certi traffici non verranno mai puniti perché la polizia protegge alcuni personaggi e alcune attività che creano un enorme afflusso di denaro nelle tasche dei poliziotti corrotti. Serpico non accetta denaro, denuncia i traffici illeciti ma non vengono presi provvedimenti.

Per anni egli si aggira tra i commissariati di polizia, sempre più solo ed emarginato.

Anche quando vengono aperti processi i risultati sono deludenti; in genere vengono giudicati colpevoli due o tre semplici poliziotti, mentre i capi la passano liscia o vengono trasferiti.

Il libro tratta un argomento attuale e interessante, però diventa pesante da leggere in quanto si ripetono situazioni di corruzione molto simili tra loro e non se ne vede un’uscita.

Serpico è un personaggio apprezzabile per la rettitudine e la costanza nel denunciare la corruzione, nonostante le delusioni accumulate.

Olga Pons

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Il coronamento del sogno di indossare la divisa della Polizia di NY per incarnare l’ideale di ‘servire e proteggere’ la sua comunità, coincide per Frank Serpico con la scoperta di una realtà per lui amarissima.

La realtà di un sistema strutturato sulla corruzione, gestito dagli stessi agenti e che coinvolge l’intera gerarchia del corpo di Polizia. I suoi anni di servizio diventano una lotta personale per smascherare questo sistema dal quale non si lascerà mai piegare e di cui riuscirà a denunciarne solo un piccola parte, ma dal quale non può comunque uscirne vincitore, e che lo porterà invece alla rottura definitiva.

La forza del racconto sta nella potenza del protagonista stesso, del quale percepiamo l’amarezza, il senso di sconfitta e di impotenza.

Lucia Crollo

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Leggere Serpico è significato entrare nelle viscere di un personaggio surreale e di una vicenda umana e professionale unica. Una vicenda che è vera e che per questo coinvolge con maggiore forza. Le descrizioni dettagliate, a cominciare dallo stile di Frank Serpico - non solo nell’abbigliamento eccentrico ricalcato benissimo dallo straordinario Al Pacino di Lumet -, hanno il privilegio di non distrarti e invece, se possibile, avvicinarti ancor più alla narrazione. Il dolore, i dubbi e le inossidabili certezze di un poliziotto sui generis che combatte per il suo ideale contro un sistema che vorrebbe assoggettarlo e quindi cerca di schiacciarlo. Un personaggio, un uomo, che però allo stesso tempo, e nonostante tutto, non può essere considerato il classico “eroe” e che forse per questo lascia il segno.

Eleonora Fioramonti

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Quanto conta quello che conosciamo di una storia quando ne leggiamo la sua trasposizione romanzata? Non avevo mai letto il libro di Peter Maas, ma avevo ben impresso nella mente il nome di Frank Serpico, e il volto e la barba di Al Pacino ovviamente, e tutta la “mitologia” che da quasi 50 anni ruota attorno alla sua storia. Una storia che nelle parole crude e puntuali di Maas si tinge di epica classica e Frank Serpico assume i tratti dell’Eroe tragico, colpevole di hybris, scacciato per il proprio peccato contro l’ordine costituito. Che poi l’ordine costituito nel suo caso sia quello della corruzione dilagante negli ambienti della Polizia di New York da quando la Grande Mela nacque nel sangue (citando Scorsese), beh, questa è un’altra storia o meglio la storia di tutte le storie, la storia di quanto (forse) non esista una verità assoluta, e come lo stesso Serpico in qualche modo ammette nella postfazione al libro citando Nietzsche: Forse nessuno è stato ancora onesto su cosa sia la «verità».

Rosita D’oria

 

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