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Sinfonia funebre di Rex Stout
Mondadori

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Rapallo “Amici del libro”
coordinato da Mariabianca Barberis
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Giallo ben costruito disseminato via via di indizi che però non fanno scoprire fino alla fine il colpevole che risulta poi il meno sospetto. All’inizio si ha un po’ difficoltà ad inquadrare tutti i personaggi che sono tanti e presentati subito tutti nel primo capitolo. Ma mano a mano che si svolge il racconto vengono ben caratterizzati. Originale l’inserimento di questo violino stradivari prezioso che è l’oggetto principale di questo omicidio-suicidio e che andrà irrimediabilmente perso.

Mariabianca Barberis

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Classico "Giallo" americano, datato 1941, con un affollamento di personaggi che inizialmente mette il lettore alla prova con i nomi e i ruoli di ciascuno. La trama si snoda tra intrighi sospetti e tradimenti, come da copione, con il solito detective privato che indaga, collaborando con la polizia, interni di lusso, oggetti spariti e poi ritrovati vedi il vìolino di Jan Tusar, biglietti o biglietto, colpi di pistola, una preziosa ceramica rotta, veleno… e tutto quanto di misterioso e intricato che trova alla fine la sua logica conclusione grazie alle intuizioni dell'investigatore Fox.

Lettura piacevole ma, come tutti i "gialli " dalla trama complessa, personaggi ben delineati, colpi scena ed un finale a sorpresa.

Maria Luisa Bertolotti

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Letto il titolo, mi sono chiesta: che ci fa un libro di Stout, senza Nero, Archie e Fritz? ho letto anni fa (tanti)Sinfonia funebre e mi sembrava di aver provato una grossa delusione per la mancanza dei miei personaggi preferiti. Come giallo, tutto funziona: falsi indizi, false identità…: perfetta, anche se intricata, soluzione finale

Ma che malinconia lo spuntino frettoloso e interrotto di Dix!!!

Maria Grazia Bertora

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La parte iniziale del libro appare lento e poco coinvolgente, la presenza di molti personaggi e la scarsa descrizione di essi, non permette l'immediata partecipazione agli eventi. Invece continuando nella lettura del libro, a poco a poco, la trama diventa sempre più avvincente, dando la possibilità al lettore di essere sempre più assorbito dalla vicenda e curioso di scoprire i colpevoli e le motivazioni, che hanno spinto ai delitti.

Clizia Canavese

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Dopo un inizio un po’ faticoso, affollato da troppi personaggi con relativa descrizione fisica, cosa che confonde un po’ il lettore, il “giallo “prende il via e diventa coinvolgente verso la metà della narrazione.

Fox non è un personaggio accattivante come Wolfe, anche se pure lui si dedica al giardinaggio, hobby caro a Stout. In certi punti la narrazione è un po’ troppo dettagliata per quanto riguarda la descrizione degli spostamenti dei personaggi, cosa che può essere apprezzata da un lettore americano, assai meno da uno straniero.

Non è il lavoro migliore di Stout, ma si riscatta col finale a sorpresa.

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Il libro ha lo schema classico dei gialli di una volta: con tanti personaggi (e molto spesso è un problema capire chi è chi) presentati dall’autore quasi tutti (o tutti?) già nelle prime pagine. Gli stessi personaggi li ritroviamo poi quasi esclusivamente in un unico ambiente, una casa signorile, dove il nostro detective alla fine fa la sua brava figura risolvendo il caso: smaschera il colpevole ricomponendo tutti gli indizi come i pezzi di un puzzle! Insomma, più che una “trama” mi è sembrata una narrazione piuttosto schematica e poco originale, in cui i personaggi rimangono delle vaghe ombre appena delineate, finendo per ridursi in una sfilza di nomi più complicati di un romanzo russo dell’ottocento (con buona pace di Tolstoj che le atmosfere le sapeva rievocare!).

Inoltre lo stile della scrittura consiste quasi esclusivamente di dialoghi virgolettati, che mi hanno fatto pensare più alla sceneggiatura di un film che ad un romanzo: No rievocazione di un ambiente, no creazione di personaggi credibili, no brillantezza nello stile. Mi è piaciuto? Che dite?

Eppure Stout è un autore di gialli apprezzato: forse questo non è il suo romanzo migliore.

Simonetta De Paolis

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Un giallo avvincente in cui i personaggi si avvicendano nello scenario di un teatro di musica d'orchestra. Le descrizioni particolareggiate rappresentano i numerosi personaggi e l'ambientazione realistici, rendendo più semplice al lettore il coinvolgimento nella storia. Testo con molteplici omicidi o tentati omicidi, che lascia con il fiato sospeso fino alla fine, quando l'autore svela con un colpo di scena la reale identità dell'assassino Fish/Henry Pomfret e fornisce finalmente la prova schiacciante a lungo cercata.

Barbara Florida

Giallo non classico: inizialmente si indaga su un suicidio.

I nomi dei personaggi sono strani e inizialmente è difficile ricordarli, ma dopo un po’ ci si

appassiona agli sviluppi della storia e agli ambienti altolocati della New York degli anni trenta.

Il lettore comincia a farsi qualche idea sugli intrighi e sui nuovi omicidi (comunque è molto difficile

scoprire precocemente l’assassino).

Io ho trovato il romanzo interessante e ben architettato, complicato con misteriosi furti, lettere

anonime, intrecci amorosi, corse in auto, trappole mortali, personaggi che non sempre si

comportano coerentemente e inverosimili travestimenti e depistaggi.

Comunque ho apprezzato lo sforzo creativo di Stout, anche se come investigatore preferisco Nero

Wolfe a questo mai sentito Tecumseh Fox (insomma preferisco il lupo alla volpe).

Giuliana Clotilde Gabet

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Il libro non è uno dei migliori di Stout, ci troviamo tra personaggi che non sono i suoi

consueti, felicemente riusciti.

Infelice la traduzione del titolo che non ha niente a che fare con la vicenda e assillante

all'inizio la girandola dei personaggi che in poche pagine arrivano almeno a 15... Faticoso

ricordarseli! Anche se la trama presenta alcune ingenuità e non offre motivo di grande

suspense, in ogni caso l'autore riesce a incuriosire, per cui si legge rapidamente e

piacevolmente per arrivare alla soluzione della vicenda. Una soluzione che fa rientrare

Stout nelle fila dei suoi libri più noti.

Marinella Gagliardi

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Rex Stout, autore del romanzo “ Sinfonia funebre”, è una garanzia che ci dispone favorevolmente alla lettura della sua opera . Abbandonato Nero Wolfe, pigro, egocentrico, misogino, abitudinario e sarcastico, affida le indagini del suo giallo ad un investigatore caratterialmente diverso dal primo . In comune hanno la genialità , l’acuto intelletto e le ottime capacità di osservatori. E’ quanto basta per farci entrare con il piede giusto in questo romanzo che rispetta le regole di un buon libro giallo. Infatti tutte le curiosità suscitate vengono soddisfatte e stimolano le capacità intellettive del lettore. Colpi di scena e, perché no, di fortuna guidano l’investigatore Fox verso lo smascheramento dell’assassino. Va alla ricerca di un valido motivo che potrebbero accomunare più fatti delittuosi, della programmazione dei dettagli, dei depistaggi inevitabili. I personaggi vengono presentati non solo nelle loro azioni ma setacciati anche psicologicamente, condizione indispensabile per capire le motivazioni che spingono ad azioni delittuose. La storia, insomma incatena: il lettore è distratto dalla sua quotidianità, si diverte e mantiene attivi i meccanismi mentali. Insomma un riposo dalle preoccupazioni personali.

Filomena Martoscia

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Il libro risponde pienamente alle caratteristiche del giallo come genere letterario. Ambientazioni prestigiose, personaggi ben definiti nei caratteri e nei ruoli, tecnica funzionale e provvista degli elementi tipici del genere: colpi di scena, imprevisti, azioni convulse, sospetti, complicità, mistero. Il lettore si trova immerso subito in un caso di suicidio che, come un bubbone, si espande e contamina tutto. Mancano cause ed indizi. Ritmo incalzante fino alla fine, essenziali e godibili i dialoghi. Coinvolgimento e trepidazioni assicurati al lettore fino alla fine.

Ruggiano Teresa

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Mi domando perché la Mondadori abbia deciso di ripubblicare questo giallo che non è uno dei migliori di Stout, è un po' piatto anche se, quanto a leggere, si fa leggere: a metà, però, già si capisce chi è il responsabile degli omicidi.

Alcuni dettagli, poi, peccano di ingenuità.

All'inizio tutta quella girandola di personaggi messi sulla scena rende un po' difficile il procedere del discorso.

Rinaldo Santi

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Un promettente violinista indotto al suicidio, un violino Stradivari irrimediabilmente danneggiato,

preziosi vasi distrutti o trafugati, un paio di omicidi non riescono a rendere questo giallo avvincente. I personaggi sono troppi, troppi i sospettabili, eccessivamente caratterizzate le personalità, labile il movente. Le osservazioni e le deduzioni dell’investigatore, Tecumseh Fox, sembrano più il risultato di casi fortunati che di una sua effettiva capacità razionale.

Il suo rapporto con la polizia è poco significativo, le sue intuizioni e la sequenza logica che lo

portano alla soluzione non convincono. Anche il movente è debole.

Chi ha letto e si è appassionato alle indagini di Nero Wolfe e del suo sodale Archie Goodwin rimarrà deluso dalla lettura di questo poliziesco.

Anna Signori

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Mondadori presenta il giallo “Sinfonia Funebre” dello scrittore Rex Stuart, padre del personaggio

Nero Wolfe e Archie Goodevin. La trama: siamo nella prestigiosa sala concerti Carnegie Hall di

New York. Una giovane donna , Dora Moubray, seduta al pianoforte accompagna l’esordiente

violinista Jon Tusar. Scena seguente: la pessima performance di Tusar durante il primo tempo del concerto. Un vero fiasco che sembra sia dovuto alla scarsa qualità di suono del costoso Stradivari.

L’investigatore Tecumseh Fox( personaggio principale del libro) presente al concerto anche uno dei

mecenati che hanno contribuito all’acquisto dello strumento non si convince pienamente del

suicidio del violinista avvenuto alla fine del primo tempo.

La trama ne risulta un intrigo che si infittisce pagina dopo pagina, inducendo il lettore incuriosito a

scoprire “ che cosa succederà dopo”. Ben tradotto dall’originale inglese, The Broke Vase(Il vaso rotto) il libro è un classico giallo che genera un crescendo di tensione, il cui obbiettivo da raggiungere è scoprire l’assassino o gli assassini ed il perché del delitto commesso.

Graziella Tognetti

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Ho trovato la lettura poco interessante e noiosa per impostazione della trama, caratterizzazione dei personaggi, stile per me obsoleti. Sono sin da piccola una lettrice di gialli ma se allora gustavo le detective-story di grandi autori del passato come Stout, ora per evoluzione dei tempi e dei costumi quel modo di condurre la storia non mi attrae più. Mi piacciono infatti autori come ora i giallisti nordici e soprattutto quelli italiani come Camilleri, De Giovanni, De Cataldo, Manzini, Carofiglio che ambientano il thrilling in luoghi anche provinciali fortemente caratterizzati per atmosfere e personaggi. Di Stout comunque rimango legata al suo Nero Wolfe (straordinario Buazzelli tv) ma questa “Sinfonia” farraginosa e improbabile non mi è proprio piaciuta.

Gabriella Vezzosi

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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