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Storie di ordinaria follia di Charles Bukowski
Feltrinelli

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Savona “La Compagnia dei lettori”
coordinato da Alessandra Bruno
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Continuate a leggerlo. Non fermatevi ai primi racconti. Non fareste che confermare le sue convinzioni sul genere umano. La sua è una voce fuori dal coro. Non ti racconta quanto sia bello e divertente il mondo che ci sta intorno. Non ti narra le qualità e i virtuosismi del suo protagonista. La sua scrittura è sporca; le vicende narrate sono deplorevoli. Lentamente, però, ci si rende conto che questo modo di scrivere aggressivo e non curante, è il risultato di una visione disillusa dell'esistenza. Lui ha avuto il coraggio di liberarsi dell'ipocrisia che regna nella società moderna, e raccontarsi per quello che è. Bukowski non ha la pretesa di piacere.

Elena Monacciani

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Ho amato tanto Bukowski e tanto ho amato alcune di queste storie, ma molte mi hanno lasciata abbastanza interdetta e insoddisfatta, posto che è un libro che va letto se si ama Bukowski, a mio avviso ce ne sono altri che lasciano molto di più sia sul chi sia l'autore, sia sul suo modo unico di vedere il mondo.

Alessandra Mancini

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Racconti che lasciano il segno in pieno stile Bukoswki. Qui riesce a venir fuori la sua grande bravura.

Alberto Taramasso

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Racconti che rileggo sempre volentieri, racchiudono tutto l’essere di Bukowski: crudo, diretto, cinico.

Luca Frumento

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Crudo, ironico, sporco, sottile, onesto, coraggioso, anti-perbenista, fantasioso, sgrammaticato. Un tentativo riuscito di vincere le bassezze della vita e gli scontri con la realtà tramite l'ingegno della scrittura. Bukowski si espone in prima linea al fuoco della società e si lascia scalfire solo in superficie, mantenendo costanti i suoi principi che prevedono l'assenza di principi.

Livio Giraudo

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Charles Bukowski, in tutte le sue contraddizioni e sfaccettature da odiare e da amare ogni volta che si legge un suo libro. Il libro narra le vicende dell'alter ego dell'autore, per questo motivo gli appassionati di Bukowski e del suo modo di essere devono necessariamente passare dalla lettura di questo libro. Una vita condotta sempre borderline.

Paolo Schiavi

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Trascinandoci con lui nelle piccole vicende folli l'autore è in grado di esprimere e condividere il senso di una vita ricca di eventi. È un testo caratterizzato da molteplici sfumature intime e vitali tipiche dei suoi romanzi.

Victoria Lauri

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Racconti fuori dal comune. In ogni suo libro c’è sempre una parte di sé stesso ed è questo che affascina di lui. Perverso e interessante, crudo e incisivo. Nei suoi racconti, romanzi e poesie non manca mai nulla, soprattutto a non mancare è il senso della vita.

Alessandra Bruno

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Charles Bukowski appartiene alla corrente letteraria del realismo sporco ed anche in questo libro la sua scrittura è provocatoria, volgare, scurrile, violenta e rappresenta tutte le brutture della vita nei bassifondi di una Los Angeles brutta e maleodorante negli anni successivi alla crisi del 1929. Nei protagonisti dei racconti, ladri, barboni, prostitute è riconoscibile lo stesso scrittore che, stordendosi con l’alcol e scrivendo cerca di eliminare il suo senso di sconfitta, la sua rabbia, la sua disperazione, senza peraltro riuscirci.

Marisa Chianura Petrella

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Conoscevo alcuni romanzi del prolifico Bukowski che non mi erano piaciuti per la ripetitività delle situazioni e per la volgarità del linguaggio e delle immagini. I racconti non hanno smentito la mia impressione: il protagonista è sempre l’ingombrante Bukowski , un uomo eccessivo, inquieto, cinico e beffardo che ama e disprezza le donne. Racconti disperati e volgari, espressione di un male di vivere raffigurato negli aspetti più materiali della vita.

Donatella Vigna

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Questi racconti confermano la fama di scrittore underground di Bukowski, il quale descrive con la sua solita crudezza di linguaggio gli ambienti più sordidi e malfamati degli Stati Uniti. Si percepisce un'esasperazione dell'angoscia esistenziale, che, se da un lato tradisce il suo realismo, dall'altro assume tratti sarcastici veramente esilaranti, come nell'allegoria del lillipuziano divorato dalla donna diabolica e tornato alle sue dimensioni normali non appena liberatosi di lei. Il linguaggio esageratamente scurrile nulla toglie né all'umanità   e alla sensibilità che traspare nella descrizione dei personaggi, tutti decisamente perdenti, né alla sua meravigliosa scrittura

Clara Taramasso

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Bukowski è alcol, sesso e volgarità. Ti fa sentire al tempo stesso l'eros e la repulsione. La narrazione in prima persona fa percepire al lettore tutti gli alti e i bassi delle cento vite del protagonista.

Eleonora Poggi

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Difficile valutare dal punto di vista letterario questi racconti, al limite del biografico.

Una serie di mini-storie con ripetizione ossessiva di temi, situazioni ed eccessi, volti soprattutto a stupire, provocare, scandalizzare.

Cinismo scanzonato, sfoggio eccessivo e gratuito di oscenità, che sembrano nascondere un disagio profondo.

Io ne ho tratto angoscia, fastidio, irritazione e a volte pena.

Patrizia Saracco

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Il mondo di Bukowski è raccontato da protagonisti, parrebbe, molto simili a lui: uomini sgangherati dediti all’alcool, al sesso, al gioco d’azzardo, che quando non vivono di espedienti fanno un lavoro ripetitivo e insoddisfacente. È evidente che il fine ultimo dell’autore è dare il benservito a una società bigotta, ipocrita e perbenista ma per arrivare a questo, occorre passare tra sentimenti di rabbia, follia e crudeltà filtrati sempre nello stesso modo dallo stesso personaggio che si aggira inquieto in tutti i vari racconti di questa raccolta. Capita così che trovate geniali, contenuti brillanti e di rottura, cedano presto il passo alla noia, al già letto. Si ha come l’impressione che Bukowski sia limitato dallo stesso Bukowski e che, al netto di questo soggetto molto ingombrante, la lettura ci avrebbe potuto lasciare qualcosa di più.

Roberta Cospito

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Racconti che catturano l’attenzione con il linguaggio diretto, crudo e immediato (a tratti quasi sgradevole), ben supportato dall'impeccabile traduzione che mantiene il ritmo della versione originale. Procedendo nella lettura, tuttavia, le storie si rivelano ripetitive, ridondanti di personaggi “fotocopia”, collocate in ambientazioni già viste, disseminate di dialoghi, brevi ed essenziali, già sentiti. Per quanto interessanti (la penna geniale riesce a coinvolgere tutti i nostri sensi: “vediamo”, “tocchiamo”, percepiamo sapori, odori e rumori), gli episodi autobiografici descritti sono solo immagini fugaci di una più complessa realtà segnata da degrado, emarginazione, disperazione, sregolatezza, alienazione e promiscuità. Dovendo consigliare Bukowski, a parità di temi anticonvenzionali, indirizzerei il lettore verso i romanzi o, meglio ancora, le poesie.

Emanuela Berra

 

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Circolo dei lettori del torneo letterario
di Robinson di Firenze “L’idea”
coordinato da Emilia Gilberti
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Purtroppo non sono arrivate recensioni per questo libro

 

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