< Libri e lettori

Verso Occidente David Foster Wallace
Minimum Fax

 

***
Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Palermo “Gli amici del Venerdì”
coordinato da Paola Ardizzone
***

 

Esilarante nella terminologia con impetuosi voli pindarici tratteggiati da forte ironia.

Purtroppo intristisce l’animo del lettore perché rende vana la forza della letteratura immaginando la “strozzatura” della vita se non supportata dalla forza degli “altri “.

Ma è proprio la letteratura a rafforzare l’esistenza vincendo sulla solitudine immaginata dalla superficialità!

Augusta Troccoli

***

Fin dal titolo si capisce che la lettura sarà impegnativa e piena di rimandi. In fondo è quello che tutti ci aspettiamo da Foster Wallace, una scrittura veloce e complessa, spiazzante e piena di citazioni. Anche se non sembra, ci troviamo di fronte ad una commedia dell’assurdo, incominciando dai protagonisti, strampalati, male assortiti, pieni di fissazioni e di fobie ma con il sogno comune di raggiungere il luogo di un grande raduno. Sono l’emblema del vuoto della società che Foster Wallace conosceva bene, tanto bene da non sopportarla più.

Claudia Casano

***

Sono stata avvertita, dalla prefazione, che la lettura di questo libro sarebbe stata impegnativa e a volte di difficile comprensione per la quantità di rimandi a persone e fatti poco noti. In verità il susseguirsi di 250 pagine senza alcun punto di riferimento non aiuta il lettore ad orientarsi per non smarrirsi tra situazioni surreali, racconti irreali e divagazioni incredibili che lo costringono alla massima attenzione per non perdere il filo della storia, che storia non è. Difficile anche provare empatia o immedesimarsi in almeno uno dei personaggi, come spesso accade nelle normali narrazioni. Eppure si va avanti nella lettura e ci si immerge in una realtà molto dissimile dalla propria ma che si percepisce come assolutamente veritiera: una spietata descrizione di una parte della società americana. E si continua a leggere perché tra le meticolose descrizioni di funzioni biologiche o tra le pieghe di un racconto delirante si nascondono importanti messaggi sull’uomo, la morale, la religione che a volte si traducono in poche righe di assoluta poesia: “…è tutto intorno a te. Ogni minuto. Il suono che senti quando tutto tace, ma non dormi. O quando sei sveglio e in ascolto. Un grande silenzio.”

Francesca Messina

***

Cruda e dissacrante analisi socio-culturale, aneddoti e battute, fobie e nevrosi il tutto condito da una sensazione d’inquietudine di fondo. Geniale l’idea, indiscusso il talento, ma lo stile non fa per me. MI centrifuga!

Paola Ardizzone

***

Se Mark Twain può esser considerato il padre della narrativa moderna nord-americana, e probabilmente uno dei progenitori di quella occidentale, D.F. Wallace è lo zio matto (lo vedo meglio nella veste dello zio simpatico che in quella del papà saggio) della letteratura di sperimentazione contemporanea. Il suo modo di manipolare le parole con le mani – curiosamente il verbo contiene in sé l’anagramma perfetto “parole & mani” – ogni volta mi lascia stupefatto della stessa stupefazione che provavo quando il mio zio preferito mi cavava una moneta da cento lire da dietro l’orecchio destro. Non avevo letto questo racconto del nostro D.F.W. (un acronimo da aeroporto in cui volano solo romanzi) che con il suo andamento dinoccolato e disincantato ma sempre spietato e lucido mi ha fatto il dono che tutti gli scrittori dovrebbero consegnare ai loro lettori, ovvero: mi ha intrattenuto rapendomi.

Piergiorgio Di Cara

***

La letteratura mediocre mira all’apocalisse e questa scrittura è tale. Dire che Wallace è ostico, è un eufemismo; il suo pensiero, le sue parole, i suoi personaggi, protagonisti, del nulla. Il realismo del nulla costruito a tavolino. Pare che lo scrittore si diverta a seguire i suoi personaggi lungo una via che non porterà da nessuna parte e talvolta se ne compiace, come del professore che tenta di insegnare a scrivere il racconto del racconto, avendo dinanzi il progetto di una casa dove nessuno vivrà realmente. Wallace vuole scrivere di cose serie e colpire al cuore il lettore e ci riesce...occupandosi di aspetti reali e problemi della società in cui viviamo. Il viaggio verso Occidente subisce contrattempi, divenendo e risultando assai pesante. Wallace è prolisso, ridondante, logorroico, quasi geniale, ma a me non piace...Lunghi giri di parole di personaggi inconsistenti: al centro del discutere, gli spot di McDonald’s: cosa ci può essere di più vuoto? Non vedo orizzonti culturali. Come l’alba nell’Illinois, anche l’idea di questo romanzo è qualcosa che si sbriga in fretta, riflesso di un mondo privo di valori e di pensieri, dove tu, lettore, non puoi entrare, grazie a Dio!

Il romanzo che il lettore sta leggendo è un manufatto, un falso. Dietro ai personaggi c’è tutto un lavoro psicologico che non porta a niente. Scrive Wallace che per classificare serve la parte del cielo in cui si cerca un sole mai nuovo.

Rosalba Marfia

***

Un libro che necessita di una prefazione pedante è vittima innocente o colpevole?

 Normalmente non leggo le prefazioni se non dopo la lettura del testo, ma questa volta non conosco l’autore, sto partecipando a un gioco, mi impongo di rispettare tutte le regole.

Faccio un secondo errore: leggo ad alta voce per allargare la partecipazione a un compagno.

 Non ce la faccio, a metà siamo entrambi annoiati, interrompo, ma il piacere è già un po’ guastato.

 Inizio il racconto, ancora ad alta voce, ma devo di nuovo interrompere, è troppo faticoso e di comune accordo continuo da sola la lettura. Tengo il ritmo e arrivo alla fine. Mi punisco e torno alla prefazione per leggerne la conclusione.

 Non mi è piaciuto, sciocca asserzione, lo so, ma sono lettore per caso (in libreria l’attenzione si sarebbe rivolta altrove) e non ho altra scelta che ammettere e dichiarare la mia inadeguatezza a formulare riguardo a Verso occidente un pensiero sensato. Mi sento come un meccanismo non predisposto.

Silvia Parlagreco

***

Una scrittura del tutto inconsueta, continue digressioni e rimandi, descrizioni ossessive di tratti caratteriali o fisici, lunghi elenchi volutamente incoerenti e contraddittori: si è travolti da una scrittura del tutto destabilizzante, che ha degli indubbi tratti di genialità. Ma che fatica! La lettura procede come una masticazione lenta e faticosa di qualcosa che sai che ti fa bene, ma che ti risulta del tutto indigesto. Mi è stato negato il “piacere” della lettura, ho finito il libro con la sensazione di trangugiare una medicina salutare, di assumere un cibo dalle indubbie qualità nutrizionali, ma che non va giù se non molto faticosamente.

Valeria Balsano

***

Un romanzo ricco di spunti, digressioni e citazioni, a partire da quella più esplicita: il racconto “La casa stregata” dello scrittore americano John Barth. Un fiume in piena che travolge il lettore mentre segue sei eccentrici personaggi in viaggio verso una destinazione che forse non raggiungeranno mai. Sullo sfondo, uno dei temi più cari all’autore, la critica nei confronti cultura occidentale, del consumismo e del ruolo della pubblicità. Un libro che si articola su più livelli narrativi e che probabilmente si apprezzerebbe di più se preceduto dalla lettura del racconto di John Barth, cui dichiaratamente si ispira.

Ermanno Lombardo

***

Scrivere qualcosa in merito a Wallace e i suoi libri risulta sempre un lavoro scomodo. Innegabile la capacità di creare parallelismi e labirintiche trame che mai sono quello che dovrebbero essere. Lo stile, sempre nevrotico, spesso però affatica con le continue divergenze e la ricercatezza di una ascendenza solipsistica come i continui riferimenti ai corsi di scrittura creativa universitari e la costante critica della società capitalista. Da affrontare con la stessa tenacia di un analista alle prese con un plotone di mammoni ossessivo compulsivi.

Laura Piricò

***

David Foster Wallace è uno scrittore geniale, la sua satira è sempre cinica e brillante. I sei personaggi del romanzo sono tutti sopra le righe, divertenti e tragici, variopinti e originali Il libro è un viaggio senza fine negli sconfinati campi di granturco che conducono al raduno di tutti coloro che hanno partecipato a uno spot di Mc Donald’s. Il viaggio è continuamente interrotto da incidenti, intoppi e ostacoli che rendono la meta sempre più lontana e irraggiungibile. Questa sensazione di viaggio di corsa e in salita, in un territorio dall’orizzonte sconfinato dove è impossibile intravedere la meta, è quello che ha reso difficile la lettura, e ha rimandato, a volte, la voglia di abbandonare il viaggio e la compagnia surreale dei personaggi.

Tiziana Pupillo

***

Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
L'iniziativa è riservata agli utenti maggiorenni. Per partecipare, registrati. Questo sito non usa cookies.
Dubbi, problemi: torneoletterariodirobinson@giorgiodellarti.com
Vedi anche Il Blog di Giorgio Dell'Arti su Repubblica.it