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Via col vento di Margaret Mitchell
Neri Pozza

 

Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Lanciano “Ex Libis”
coordinato da Maria Rosaria La Morgia

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Romanzo “fluviale e appassionante”, Via col Vento, nonostante lunghezza e lungaggini, mi ha profondamente emozionato, prendendomi cuore e fantasia. Sul grande affresco storico della Guerra di Secessione americana vista dalla parte dei vinti, con le sue tragiche conseguenze (distruzione di una civiltà, di una economia per altro basata su un sistema di produzione schiavistico, di un ideale di vita sereno e operoso), si inseriscono vicende private e collettive di una serie di personaggi, tra i quali emerge la protagonista, Scarlett O’Hara. Eroina, o meglio antieroina moderna e attualissima, Scarlett, fornita di una buona dose di egoismo e cinismo, spinta dall’amore, passa attraverso la tragedia della guerra e della ricostruzione nordista portandone le ferite, ma riuscendo, fino alla fine, a guardare avanti (domani è un altro giorno). Su tutto domina la presenza consolatrice di Tara, la terra madre, l’Eden da salvare e ritrovare per trarne la forza di andare avanti.

Rita Foresi

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Un romanzo dal memorabile finale “Dopotutto, domani è un altro giorno ; dunque tutto è possibile e niente è definitivamente perduto.

Grazie anche al film il libro ebbe un clamoroso successo: sullo sfondo della Storia c’è una storia, c’è la vicenda di amore, egoismo, sacrifici, cinismo della protagonista Scarlett OHara, alle prese con due uomini , uno ideale ed etereo ed uno virile e ruvido. Intorno ruotano personaggi impressi nella memoria collettiva; la dolce Melania, la vecchia nutrice nera Mami, il generoso e sanguigno Gerald, la dolce Ellen, la madre padrona. Sullo sfondo la Guerra di Secessione americana che dal 1861 al 65 insanguinò gli Stati Uniti, vista dalla parte degli sconfitti, i Confederati del Sud che non volevano l’emancipazione dei neri contro gli abolizionisti del Nord. La scrittrice senza dare giudizi storico-politici, presenta le reazioni dei vinti, il loro viscerale attaccamento alla terra, alle tradizioni, ad un codice di onore, ricco di umanità . Un codice molto spesso violato da Scarlett, una donna ostinata, pronta a cogliere i mutamenti dei tempi in maniera spregiudicata, a volte, crudele, capace di affrontare gli eventi della vita, resiliente e caparbia e di rialzarsi dopo ogni caduta, sostenuta dal respiro sempre presente, anche nella lontananza, di Tara nella terra madre georgiana.

Rita Crisanti

 

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Rossella O’Hara ci accompagna per tutto il romanzo durante un percorso storico che è, allo stesso tempo, il percorso della trasformazione della protagonista. Trasformazione storica e sociale in cui certezze, schemi, stabilità vengono spazzati “via col vento” della guerra che porta alla fine del Sud e della sua economia, dei suoi cerimoniali , del modo di vivere i rapporti interpersonali. Rossella, in questo vero e proprio romanzo di formazione, è l’emblema del cambiamento: una storia di coraggio e determinazione, di adeguamento alle necessità reali senza più indulgere a regole e cerimoniali sociali costrittivi e restrittivi per una ragazza che sceglie di vivere secondo le sue intenzioni in un mondo in cui questo alle donne non viene concesso. Rossella, che all’inizio ci viene presentata come una ragazza volubile e poco consapevole, diventa padrona della sua vita e regge la barra del timone nelle tempeste.

Anna Ciarelli

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Nel testo si ride, si soffre, si vive insieme a Rossella, protagonista indiscussa del romanzo insieme a Melania, il suo alter ego. Melania e Rossella, il bene e il male, l’altruismo e l’egoismo, il vecchio e il nuovo, sempre insieme eppure così lontane… Un testo che sembrerebbe leggero e disincantato in realtà è anche uno spaccato, attraverso lunghe descrizioni, sulla guerra di secessione americana e sui cambiamenti radicali ad essa connessi. Sé Rossella rappresenta la nuova società, la capacità di adattarsi ed abbracciare nuovi valori quali il denaro e la ricchezza, dall’altra Melania rappresenta la vecchia società, i vecchi valori quali l’onore e l’onestà. Con la sua morte si sancisce la fine di un’epoca che a stento è riuscita a sopravvivere ai cambiamenti. L’emblematica frase “dopotutto, domani è un altro giorno” di Rosella è un invito a guardare avanti con speranza, verso ciò che non si conosce, il futuro.

Elvira Martelli

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Osannato e criticato, un classico controverso Via col vento, recentemente al centro anche del dibattito sul razzismo. Rileggerlo è comunque piacevole grazie alla scrittura della Mitchell e soprattutto alla nuova traduzione. A distanza di tempo sono riuscita a capire di più Rossella, o meglio di Scarlett O’Hara, la protagonista, non solo ereditiera capricciosa e ostinata, quanto donna decisa a scegliere il suo futuro e disposta, anche, a rimettersi in gioco dopo una sconfitta: “Domani è un altro giorno”

Maria Rosaria La Morgia

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Straordinario affresco di personaggi, storie individuali e familiari, vicende sociali, economiche e politiche negli anni della guerra di Secessione americana (1861-1865) che contrappose le regioni del Sud, gelose custodi delle tradizioni e ricche di un’agricoltura fiorente anche grazie allo sfruttamento degli schiavi, alle regioni del Nord, più povere ma decise ad opporsi allo schiavismo e fortemente protese verso il nuovo, verso il progresso.

La capacità narrativa della Mitchell sa mettere in luce la complessa psicologia dei personaggi: Scarlett è superficiale, avventuriera, predatrice ma anche capace di inseguire un amore impossibile, di sostenere la famiglia, di ricostruire Tara, la casa di famiglia distrutta. Rhett Butler è spregiudicato, forse ladro ma pronto a straordinari e segreti slanci di generosità, che restano nascosti e non chiedono ricompense. Melanie appare debole, sempre malata, ma in realtà è la più solida: bontà, gentilezza, cultura, amore per le tradizioni, disponibilità verso chi è in difficoltà, senza dare peso alle critiche degli altri. Alla fine della storia tutto torna: Scarlett si è illusa di poter essere amata da Ashley come la Georgia, la sua terra, si è illusa di poter vincere la guerra; la disfatta della Georgia si accompagna alla triste e tardiva scoperta di Scarlett: se avesse capito Ashley non l’avrebbe mai amato, se avesse capito Rhett Butler non lo avrebbe mai perduto. Ma nulla è perso per sempre: la cultura della frontiera impone di andare avanti perché domani è un altro giorno.

Luigina De Santis

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Distaccarsi dalle precedenti letture di questo libro e dalla versione cinematografica ne ha reso la Lettura molto difficile, ma ritengo che quello fosse il solo modo per rileggerlo ed in questo la nuova traduzione mi è stata d’aiuto.

Innegabilmente un grande romanzo di affermazione personale su una grande donna che non è la ragazzetta viziata che abbiamo imparato ad amare o detestare nel film, ma una donna determinata e innamorata, non di Ashley o di Rhett, bensì della vita.

Ho molto apprezzato l’atteggiamento dell’autore di semplice narratore di un’epoca storica resa, una volta tanto, dal punto di vista dei perdenti, in cui quel che ora viene considerato razzismo, non è altro che la lettura degli effettivi rapporti tra richiesta e offerta di lavoro tracciata in maniera quasi asettica come specchio di un’epoca. Non vi ho trovato campanilismi o tentativi di fuorviare la realtà molto in uso in una certa letteratura Americana, ma solo il desiderio di raccontare attraverso il capovolgersi della vita di tutti la profonda ferita inferta da una guerra civile.

Insomma, un libro che mi ha sorpreso come solo un capolavoro può fare.

Luisa Carinci

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Se penso a Via col vento, mi rivedo bambina mentre osservo dal finestrino del filobus l’abbraccio di Vivien Leigh e Clark Gable nella locandina del film, che i miei genitori mi portano a vedere al cinema, con la scorta di un panino per merenda, perché “il film è lungo e durerà tanto”. Rivedo alcune immagini (Che meraviglia l’abito di velluto verde smeraldo di Rossella!) e rivivo con emozione alcune scene (L’incendio di Atlanta). Non avrei voluto leggere il libro per non cancellare dalla memoria tutto questo. Negli anni seguenti, ho visto il romanzo tra le mani di persone che ritenevo tanto sentimentali e credevo, perciò, che fosse un fumettone; per di più, condito di razzismo. Poi mi ha incuriosita e convinta la Nota alla traduzione: vi ho percepito che una chiave interpretativa politicamente più neutra di quella condizionata dai pregiudizi razziali di fine anni Trenta avrebbe restituito al romanzo lo smalto dell’autenticità. Dalla lettura la sorpresa: un impianto storico solido sulla sanguinosa Guerra americana di Secessione, (1861-1865) raccontata dalla parte degli sconfitti, i Confederati del Sud, contrari all’emancipazione dei neri, che si battevano contro i Confederati del Nord, favorevoli all’abolizionismo. La Mitchell, benché ideologicamente appaia simpatizzare per il fronte sudista, quello degli sconfitti, e non manchi di cogliere del buono nel paternalistico schiavismo dei padroni, in fondo mi è sembrata volersi fare laudator temporis acti: il tempo delle piantagioni di cotone. Così il tempo di Tara è quello favoloso del Paradiso perduto. Ma la Mitchell è anche laudator di un tempo adatto alle passioni, agli amori controversi di personaggi certamente non immacolati, di un’eroina umorale e di un eroe spregiudicato, come Rossella e Rhett Butler. Figure queste che, egoiste e generose contemporaneamente, sono l’espressione di quella Georgia e di quegli anni tragici, di quell’epos alla rovescia.

Tonita Di Nisio

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Storia famosa per la trasposizione filmica hollywoodiana, di enorme successo. Anche qui siamo nella fase di formazione degli Stati Uniti, quando ancora il nord e il sud sono divisi e c’è una guerra per una unificazione che non conviene a tutti. Elementi storici, culturali, sociologici, non ancora democratici, molto interessanti da scoprire. Ma anche il romanticismo di una sfortunata storia d’amore. Testo il cui romanticismo di sostanza può essere gradito a lettori più giovani.

Edvige Ricci

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Il quasi unico libro di Margaret Mitchell probabilmente suffragista e piena di alto senso di sé come Rossella è scritto in modo divino. Ti affascina con le sue vicende descritte in modo minuzioso, sembra essere stato pensato per essere subito una sceneggiatura. Si fa perdonare anche il suo esaltare i valori e le atmosfere di un Sud razzista e perdente. Anche se non ti fa amare il Nord vincitore.

Non avevo mai letto il libro ed è stato un piacere farlo con l’introduzione di Mariarosa Mancuso. Condivido totalmente che “le immagini di Clark Gable e Vivien Leigh, inevitabilmente si sovrappongono nella mente del lettore (e delle traduttrici) alle parole di Margaret Mitchell.

Ed è una pecca del libro potrei aggiungerne una seconda: la scrittrice che ordina la distruzione delle sue pagine, la sua mancanza di generosità come se avesse mutuato verso il resto del mondo un francamente me ne frego.

È ovvio che si desidera subito leggere le prime e le ultime pagine alla ricerca di frasi note.

E si rimane sconvolte dall’esordio “Scarlett O’Hara non era particolarmente bella” non conosceva l’esistenza dei Borgia e non “riusciva a sopportare solo per poco qualsiasi discorso che non ruotasse intorno a lei.” La Rossella letteraria è meno simpatica della corrispondente di un film pluripremiato. Non posso non chiedermi come abbia fatto l’autrice a delineare così bene il battito delle “ciglia folte e nere rapide come ali di farfalla” o gli appetiti “lussuriosi e spudorati”. Stupisce anche il suo pensare “Le donne maritate non si divertivano mai.” non per il concetto in sé ma per aver cercato tanto spesso di maritarsi.

Annarita Frullini

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Quando si parla di Via col Vento prima ancora del libro si pensa al film che ha incantato e fatto sognare generazioni, si pensa ai capricci e agli occhioni azzurri dell’attrice che ha dato voce e corpo a Rossella. Si pensa a Tara. Il libro, come spesso accade, è di gran lunga superiore alla pure riuscitissima e super premiata riduzione cinematografica. Un affresco di un’America abitata dai venti di guerra che cominciavano a spirare nel Sud e che avrebbero cancellata la società schiavista. Protagonista è la giovane Rossella, volubile e capricciosa, non abituata ai sacrifici, costretta però a fare i conti con la tragedia della guerra, la decimazione della sua famiglia, la perdita dell’amatissima Tara, la ricerca ossessiva di un amore quello per il timido e garbato Ashley e poi la passione con lo spregiudicato e avventuriero Rhett che solo quando è tardi si accorgerà di amore. Una storia epica che di certo non smetterà di appassionare mentre si continuerà a ripetere parole diventate quasi un mantra “domani è un altro giorno”. Milleduecento pagine fluide e scorrevoli, ricche di eventi e avvenimenti che però non sono riuscite a coinvolgermi fino in fondo. Sarà perché tutto era già noto?

Pina De Felice

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Un classico ambientato durante la guerra di secessione, un racconto su più livelli, raccontato dalla prospettiva dei perdenti, dei secessionisti, incapaci di adattarsi e accettare il cambiamento dei tempi. E parallelamente Rossella, la protagonista, incarna questa incapacità di saper accettare la realtà per quella che è, di saperla affrontare. Ma Rossella è anche una giovane donna che riesce a mantenersi caparbiamente ancorata alle sue radici, Tara, la famiglia, l’amore idealizzato, fino a scontrarsi con la rovina e la necessità di ridefinire ogni cosa. Una scrittura lieve e scorrevole, nonostante non si tratti di un’opera breve.

Antonella Fantini

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Una donna, l’autrice, attraverso le innumerevoli storie personali delle ricche famigli degli stati confederati del Sud ci racconta la Grande Storia, quella della guerra civile americana, icona di tutte le guerre “il problema non sono gli schiavi, Scarlett. Gli schiavi sono un pretesto. Ci saranno sempre guerre, perché agli uomini fare la guerra piace. Le donne la odiano, ma gli uomini la amano. E la amano più delle donne”.

Un’altra donna, Scarlett, mossa da “Come l’ha chiamata? «Ansia di vivere »” stende su questo ritratto, “cruda della crudezza della gioventù e caparbia e impetuosa come lei”, pennellate rosso scarlatte per affermare la volontà di essere “maledettamente sé stessa” e la determinazione a non arrendersi mai agli eventi della vita perché è sempre possibile costruire un altro domani.

Il risultato è un’opera di straordinaria bellezza che affascina e travolge.

Paola Fasciani

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Torino 3 “Fior di Giappone all’ora del tè”
coordinato da Fabiola Palmeri
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La nuova traduzione restituisce un testo ampiamente e piacevolmente fruibile, nonostante la nuova leggibilità non riesca a cancellare la distanza ideologico-culturale rispetto al mondo che la Mitchell non solo rappresenta ma evidentemente ama, difendendone i valori, tra i quali lo schiavismo ed il culto dell’onore delle élites del Sud: si vedano la polemica contro “La capanna dello zio Tom” e la giustificazione della nascita del Ku Klux Klan come risposta inevitabile all’imposizione della emancipazione degli schiavi. Per il resto si tratta di un solido romanzo popolare, ben congegnato, anche se debordante, ed una convincente descrizione, dalla parte dei perdenti, della guerra civile americana e delle sue conseguenze dirette negli stati del Sud. Numerosi i caratteri forti e ben definiti, ma due personaggi indimenticabili, quello di Rhett Butler e di Scarlett O’Hara, si stagliano sopra tutti, lottando con tutte le loro forze per affermarsi contro il loro ambiente che li respinge. Inoltre, se bisogna, con difficoltà, contestualizzare le affermazioni palesemente razziste della Mitchell per procedere con la lettura, e non pensare alla loro attuale riedizione, non si può ignorare la portata innovativa della rappresentazione delle nuove prospettive per il ruolo sociale della donna, arrivando ad affermazioni apertamente “femministe”.

Claudio Sasso

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“Via col vento” di Margaret Mitchell l’ho riletto molto volentieri anche in questa nuova riedizione, rimane sempre un romanzo molto avvincente e scorrevole da leggere perché vengono, dal punto di vista storico, descritti bene i cambiamenti che ci furono nella società sudista americana durante e subito dopo la Guerra di Secessione e che fanno da sfondo ai cambiamenti nella vita della giovane Scarlett, sempre alla ricerca del grande amore, che deve imparare in fretta ad adattarsi per poter mantenere un tenore di vita agiato come ai tempi di prima della guerra.

Fiorenza Bergamo

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Ho il dubbio di aver apprezzato questo romanzone fuori dal tempo più per il ricordo della sua bellissima trasposizione cinematografica che per i suoi effettivi meriti letterari. Paradossalmente, i limiti di questa (un po’ ridondante) lettura finiscono per diventare pregi e diventa così piacevole, per una volta, leggere una storia che forse oggi non ha troppo da dire, sé non ricordarci assurdità passate (schiavitù, guerra, subordinazione sociale della donna) e farci apprezzare, nonostante tutto, le libertà delle quali oggi godiamo.

Gian Piero Chieppa

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“Via col vento” racconta l’amore negli Stati Uniti dell’Ottocento. La protagonista Scarlett è allegra e ha molto sale in zucca per conquistare tutti gli uomini che desidera, tranne quello che proprio vorrebbe. La storia è appassionante ed il vento ti trascina con la sua lieve brezza nel vortice della narrazione e delle descrizioni di ambienti e personaggi. A scatenare il vento c’è Scarlett con i suoi pensieri e le sue emozioni. Ho 20 anni e consiglio questa storia a tutti gli adolescenti miei coetanei che vedono la vita in modo romantico, in generale consiglio la storia a tutti i romantici.

Genesi Meza

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Sebbene lontano nel tempo, politically incorretto all’eccesso e tenacemente esigente con il lettore per la sua lunghezza, questo romanzo è senza dubbio capace di avvolgere di emozioni e continua ad intrigare anche grazie alla nuova traduzione più aderente al significato dei termini inglesi originali.

I personaggi vengono descritti con abbondanza di dettagli fisici e psicologici, i fatti storici raccontati incisivamente anche se rispecchiano un solo punto di vista, ma tale sfacciata parzialità libera passione e verità. I ricchi sudisti del periodo erano quel che ci viene raccontato, il contesto complesso e drammatico, e poi la storia d’amore... degna del suo nome e della sua universalità. Scarlett O’Hara docet.

Fabiola Palmeri

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Avevo già letto il romanzo, ma rileggerlo mi ha riportato in un altro mondo. Scarlett è per l’epoca in cui vive una donna moderna per costume e tempra. Il contesto storico del romanzo è specifico così come il particolare rapporto della protagonista con i neri che circondano la sua famiglia. Scarlett se ne infischia del giudizio degli altri ed il bello di Via col Vento è proprio questo.

Daniela Ferraris

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Circolo dei lettori del torneo letterario di Robinson
di Piacenza “Cumbriccula di piasintein”
coordinato da Daria Corsini
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Appena ho cominciato a leggere mi sono ritrovata in un Harmony… crinoline, spasimanti, moine, corteggiamenti e feste di fidanzamento, e per un attimo mi sono detta che sarebbe stata dura andare avanti. Poi è arrivata la narrazione della Guerra di secessione, sullo sfondo ma ossessivamente presente nella mente e negli stomaci di chi ha visto ribaltato il proprio mondo, come sempre accade ai perdenti. E ho continuato a leggere, per capire cosa avrebbe fatto questa Scarlett, cosi diversa da come vorremmo le donne adesso e così comprensibile nelle sue scelte, egoista nel non voler soccombere, generosa nell’agire non solo per sé ma per tutta la sua famiglia, vanitosa e frivola ma sempre concretamente attiva. Mi piacciono tutte e due le donne di questo romanzo (anche se mi sento più affine a Melania) sono forti, ognuna a modo suo, cercano il riscatto, oggi per descriverle useremmo il termine resilienza, e offuscano con la loro forza morale gli uomini: uno inetto e l’altro eccessivo.

Daria Corsini

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Durante la mia adolescenza, quando mi trovavo sulla poltrona di un dentista, che per me è ed è sempre stato il simbolo stesso del terrore, chiudevo gli occhi e mi dicevo: “non ci devo pensare adesso, ci penserò domani, domani sarà tutto finito”. Anche negli anni successivi questo rimandare i pensieri negativi al giorno seguente spesso mi ha aiutato.

La frase finale del romanzo “ci penserò domani, dopotutto domani è un altro giorno”, che rappresenta in pieno la forza di volontà e la filosofia di vita di Rossella O’Hara, è entrata nella mia vita quando avevo 12 anni e ne ho fatto tesoro. Negli anni della mia adolescenza leggevo Via col Vento, che avevo trovato negli scaffali dei romanzi di mio padre insieme alle avventure di Jack London e di Zane Grey, una volta all’anno e sempre riusciva a regalarmi ore e ore di piacere e di sogno.

Ho riletto oggi, come adulta, le 1200 pagine che compongono il romanzo e devo ammettere di aver avuto paura di rimanerne delusa. La maturità, l’esperienza, tutti i libri che sono passati tra le mie mani in questi anni forse avrebbero stravolto il mio giudizio su questo romanzo tanto amato. Ma non è stato così. Gli anni raccolti per strada mi hanno aiutato a capire alcune sfumature che a 18 anni non riuscivo a mettere a fuoco, ad amare la forza nascosta di Melania, la complessità di Ashley, la libertà mentale di Rhett. E se da ragazza giudicavo Rossella una vera eroina, da adulta ho potuto vederne anche le debolezze, gli slanci, le contraddizioni e l’ho amata con l’indulgenza che un’adulta ha per una giovane che non è perfetta ma proprio per questo così profondamente umana.

In quelle 1200 pagine ci sono 10 anni di un momento fondamentale della storia americana. C’è la pace che precede la guerra di Secessione, gli anni del conflitto, gli anni della ricostruzione. Ci sono gli schiavi, come li vedevano i loro proprietari degli Stati del Sud. A questo proposito trovo ridicola la polemica che taccia il romanzo di razzismo e lo vorrebbe messo al bando. Il romanzo è, come tanti altri, una fotografica dell’epoca. Non si cancella il passato negandolo. Lo si può giudicare conoscendolo. In tutti i casi, questo non è un trattato di storia che dovrebbe essere oggettivo e politically correct ma un romanzo. Un romanzo scritto negli anni trenta del secolo scorso ma fresco e moderno come pochi altri.

Piera Marchioni

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Via col vento se è vero, come sostiene Italo Calvino, che un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire, il romanzo di Margareth Mitchell si riconferma un grande classico della letteratura mondiale. Non è facile rileggere con occhio spassionato e sentimento obiettivo un libro molto amato da diverse generazioni e che ha fortemente popolato il nostro immaginario, con il contributo non trascurabile di un film diventato ancora più famoso, seppure meno completo e articolato. Eppure il romanzo continua a piacerci, perché la narrazione è complessa e appassionante, mai noiosa, la scrittura si dipana agile nella descrizione degli ambienti e dei personaggi e ogni parte descrittiva ci appare sempre funzionale alla storia, mai superflua o prolissa. I personaggi sono ben caratterizzati e non corrispondono a stereotipi, ma presentano luci e ombre, sfaccettature caratteriali che ce ne fanno apprezzare pregi e difetti. La storia della guerra di secessione americana fa da sfondo e a tratti balza in primo piano, delineando il grande affresco del tramonto di una civiltà e dei suoi valori, radicati e profondi, anche se in parte discutibili. Nella trama domina la figura di Scarlett, il cui fascino è frutto di una straordinaria vitalità che non ha bisogno di corollari. Possiamo amare oppure odiare questa donna ribelle e determinata, che incarna il modello della self made woman americana agli albori della modernità. Tuttavia possiamo soltanto restare incantati da come la sua creatrice l’ha rappresentata: viziata e capricciosa, coraggiosa e instancabile, vittima e carnefice, sconfitta, ma mai perdente.

Paola Cerri

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Di questo romanzo mi ha colpito il tema della sorellanza, il legame forte a dispetto di tutte le differenze e nonostante la rivalità, tra queste due protagoniste. Le due donne di questo romanzo sono meravigliose, una all’apparenza scorretta, superficiale e sempre alla ricerca dell’ammirazione degli altri, a tratti anche odiosa; l’altra all’apparenza rispettosa di tutte le norme sociali, anche le più sciocche, fragile, un cuore d’oro incapace di far male a una mosca, a tratti anche irritante. Dico all’apparenza perché nel momento del bisogno, la prima si farà carico della sopravvivenza della sua famiglia, infischiandosene delle malelingue, dandosi da fare in prima persona nonostante le sue origini di ricca signorina di buona famiglia, con una forza e una determinazione impensabili per una donna di quell’epoca, mentre la seconda si scoprirà addirittura capace di coprire l’uccisione di un soldato nemico da parte dell’amica, per salvarla e la sosterrà anche quando sarà spudoratamente colpevole. Sono due figure così umane e così compassionevoli, come spesso solo le donne sanno essere, restano apprezzabili sempre, anche nel 2020, anche se chi ama una disprezza l’altra, anche se tutto il resto del romanzo può sembrare difficile da capire.

Livia Ravella

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Il torneo letterario di Robinson è un'iniziativa curata da Giorgio Dell'Arti per conto di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
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