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Via dalla pazza classe di EdoardoAffinati.

Mondadori

 

Racconto dell'esperienza delle scuole Penny Wirton dove si insegna gratuitamente l'italiano agli immigrati. Il libro a metà tra un saggio sull'insegnamento e l'importanza del rapporto emozionale tra docente e discente e il diario personale, si perde, a mio avviso, tra eccessive citazioni di autori, libri, personaggi, fatti storici, registi, film, filosofi e luoghi che sottraggono drammaticità e pathos alle storie di questi "alunni" particolari e a quelle dei loro docenti, spesso adolescenti.

Storie che avrebbero dato maggiore spessore narrativo al libro inducendo un più forte coinvolgimento empatico nel lettore.

Annamaria Vargiù

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Encomiabile e commovente il lavoro delle associazioni Penny Wirton, descritto nel libro di Eraldo Affinati, a favore dei giovani migranti e dei diseredati che sono accolti, aiutati, alfabetizzati e apprendono le principali regole della nostra lingua da volontari di varia provenienza che prestano la loro opera gratuitamente. Il testo è dotto ed esaustivo; tuttavia la lettura è resa faticosa dall’abbondanza di riferimenti ad artisti che si sono distinti in ogni tempo nei vari campi della cultura; dall’eccessivo numero dei discenti elencati che non sempre permette una loro conoscenza approfondita; dall’elenco delle sedi Penny Wirton sparse in tutta l’Italia.

Annamaria Montesano

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Eraldo Affinati scrive una serie di racconti nati dall’esperienza pluriennale come insegnante nelle aule dei centri “Penny Wirton” dove gli stranieri possono imparare la nostra lingua.

È una scuola non scuola, non sono possibili orari precisi, giudizi o voti, la scommessa è mettere persone provate da un vissuto inimmaginabile alla maggior parte di noi in condizioni di comunicare, parlare e possibilmente scrivere in italiano, persone che spesso sono analfabeti anche nella loro lingua.

 Molti sono minorenni e portano anche il peso delle attese dei familiari rimasti in patria che hanno investito tutto nel viaggio del ragazzo che quindi non ha nessuna possibilità di tornare indietro, nessun diritto di non farcela.

 Gli insegnanti, tutti volontari, si destreggiano in un costante e difficile equilibrismo emotivo per poter veramente comunicare con questi migranti che vengono si per imparare ma hanno tantissimo da dare, da raccontare.

Insegnare per imparare, conoscere, ascoltare. È questa la vera svolta per l’integrazione.

Nadia Anselmi

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Il libro mi è piaciuto molto per diverse ragioni, troppo numerose da elencare per cui mi limiterò a poche righe di commento.

Affinati ha scritto un grande libro "d'amore", per il suo lavoro, per la scuola e per i meno fortunati, non importa se migranti o semplici studenti con un bagaglio scolastico meno completo di altri. Ha scritto (e non descritto) il suo modo di

insegnare, con passione oltre che con competenza, dando del fare scuola una bellissima e sintetica definizione che racchiude il bene e il male di questo lavoro/ esperienza di vita: " Occasioni sfruttate al meglio. Opportunità perdute senza che ce ne siamo accorti".

Il suo libro non è però soltanto questo perché Affinati sa essere scrittore preciso,

completo, colto, attento ai dettagli, senza inutili fronzoli ma dritto al punto mettendo evidentemente in pratica quello che egli stesso dice dell'essere scrittore: " Uno scrittore, in particolare, non dovrebbe ricorrere a un giudizio esterno per legittimare la propria opera e neanche temere chi puntasse a invalidarla.

L’unico foro al quale dovremmo sottoporci – ma ciò riguarda ogni essere umano – è quello interiore: il più severo e intransigente, se abbiamo fatto bene i conti con noi stessi. Se imbrogliassimo le carte, pagheremmo in altro modo la nostra ipocrisia."

Tutto quello che Affinati ha scritto qui è passato evidentemente al filtro di uno spessore culturale notevolissimo che gli consente di citare, mai a sproposito, Petrarca e Levy-Strauss, Pavese e McCarthy, Stevenson e Truffaut o Herzog.

Maria Rosaria Baglieri

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Eraldo Affinati tratta un tema molto delicato con un tono che sembra leggero ma che spinge a numerose riflessioni; in primo luogo il rapporto con l’altro, con chi viene da lontano e che non sempre si riconosce in un rapporto immediato di reciprocità e condivisione, poi il valore del rapporto non solo con gli adulti ma anche con i propri coetanei e con se stessi in un fase di crescita che è fondamentale per la formazione di una personalità adulta equilibrata e serena.

Le storie si susseguono con una passione e un crescendo sempre maggiore e ci spingono a riflettere sulle nostre debolezze mostrando un’unica ancora di salvezza: i giovani.

Bianca Ferrara

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Una narrazione che ha il ritmo di un diario, racconti e riflessioni, nomi, volti e luoghi prendono spunto dall’esperienza diretta dell’autore. Partendo dalla straordinaria testimonianza delle scuole Penny Wirton per l'insegnamento gratuito della lingua italiana ai giovani migranti, Eraldo Affinati racconta la storia di una nuova esperienza didattica dove ci si guarda negli occhi, sedendo allo stesso tavolo, senza classi e senza voti, in una relazione uno ad uno di disponibilità ed empatia. “Via dalla pazza classe” non significa necessariamente uscire dall’aula, si tratta invece di assumere una diversa posizione esistenziale alla luce dell’assioma “Chi educa forma se stesso” (H. G. Gadamer).

Raccomando questo libro perché, pur orientandosi verso la saggistica, affida alla narrazione storie vere, percorsi di vita e professionali profondamente attuali perché legati alla questione dei giovani migranti; questione affrontata sul piano della mediazione linguistica e culturale. Una tematica che grazie a questo libro ci viene comunicata con chiarezza ed efficacia.

Cinzia Martone

 

 

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